Brett Battles.
Quinn. Il ripulitore.

Titolo originale: The Cleaner.
Traduzione di Giuseppe Settanni.
2014 Arnoldo Mondadori Editore, Milano.

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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Jonathan Quinn  un agente freelance al servizio di un ente governativo segreto denominato l'Ufficio. Professione: ripulitore. Si occupa di far sparire cadaveri e ogni segno di violenza dalla scena di un'operazione. Un'attivit di contorno, per cos dire, niente di troppo cruento.  uno che arriva a cose fatte per qualche intervento cosmetico. Corre ugualmente dei rischi, ma non tali da disturbare i suoi sonni. Finch una missione di routine non prende una piega pericolosa. Il suo incarico  semplice, all'apparenza: stabilire se l'incendio costato la vita a un certo Taggert sia stato accidentale o doloso. Ma quando si rende conto che l'uomo  stato ucciso e inizia a porsi delle domande, un sicario tenta di fare fuori anche lui. Simultaneamente vengono attaccati i suoi referenti dell'Ufficio. Altro che routine. Qualcuno vuole distruggere l'organizzazione. Meglio scomparire e attivarsi per scoprire chi ha dato l'ordine. Sempre che Quinn sopravviva abbastanza per riuscirci.

L'AUTORE.
Nato e cresciuto nel sud della California, Brett Battles vive e scrive a Los Angeles, pur avendo viaggiato molto: Ho Chi Minh, Berlino, Singapore, Londra, Parigi, Bangkok, che ritroviamo come ambientazioni nei romanzi che vedono Jonathan Quinn come protagonista.

QUINN IL RIPULITORE.

A mamma e pap
per i motivi pi ovvi
e anche per quelli non cos ovvi.

1.

Denver non era le Hawaii. Niente spiagge, palme, bikini, cocktail mai tai sorseggiati con calma sulla terrazza del Lava Shack, sull'isola di Maui. Solo persone vestite come se aspettassero la prossima era glaciale; nessuna con un bikini nel raggio di mille chilometri. Peggio ancora, anche se erano solo le tre, ora locale, di un gioved pomeriggio quando Jonathan Quinn sbarc dall'aereo, uno spesso strato di nuvole color acciaio brunito oscurava il cielo, tanto che sembrava gi sera.
La vacanza era definitivamente terminata, si tornava al lavoro.
Quinn si diresse verso il terminal, trascinandosi dietro un trolley, il suo unico bagaglio. C'era un piccolo chiosco, oltre l'area degli arrivi. Ci and e prese un caff, scandalosamente caro.
Mentre portava la tazza alle labbra, diede un'occhiata in giro. Le persone che stava cercando non erano semplici passeggeri in transito. Gli parve che nessuno lo stesse pedinando, stavolta. Bevve un altro sorso di caff e riprese il cammino.
Trov una sedia libera di fronte a una batteria di display che annunciavano gli arrivi e le partenze, vicino alla biglietteria. Recuper il libro che stava leggendo durante il volo, A sud del confine, a ovest del sole di Haruki Murakami, e ricominci dal punto in cui si era interrotto. Un'ora dopo, quando erano atterrati almeno un'altra ventina di voli internazionali, mise via il romanzo. Era giunto il momento di fare una telefonata.
- Non avevi detto che saresti arrivato in mattinata? - disse la voce irritata del suo interlocutore telefonico.
- Memoria selettiva, Peter - rispose Quinn. -  quello che hai detto tu, non io. Il mio mezzo di trasporto  pronto?
- Dalle otto di stamattina - sbott Peter. Indic a Quinn dove poteva trovare il veicolo e riattacc.
Un SUV Ford Explorer di colore blu. Sedili in pelle, radio AM/FM, lettore CD, ed equipaggio composto da due uomini che non ritennero necessario presentarsi e che Quinn pertanto battezz Quello al Volante e L'Altro.
Mentre si sistemava sul sedile posteriore, L'Altro gli gett una grossa busta gialla, che pesava almeno mezzo chilo. Quinn si apprest ad aprirla.
- No - disse Quello al Volante, guardandolo attraverso lo specchietto.
- Perch no?
L'Altro si gir a met sul sedile. - Solo dopo che ce ne saremo andati. Questi sono gli ordini.
Quinn rimise la busta sul sedile. - Non sia mai che vi metta nelle rogne!
Procedettero in silenzio per oltre un'ora; attraversarono Denver e proseguirono su per le pendici delle Montagne Rocciose. Era ormai buio e Quinn cerc invano di immaginare che i pini che sfilavano fuori dal finestrino fossero palme. Lo squallore del paesaggio lo costrinse a rinunciarci. I cumuli di neve sul ciglio della strada non potevano in alcun modo evocare le spiagge di Kaanapali.
Lasciarono l'Interstate 70, inoltrandosi tra i boschi per un chilometro e mezzo, prima di svoltare in una stradina ancora ammantata di neve. Un centinaio di metri pi avanti, una Ford Taurus verde era parcheggiata sul bordo della carreggiata. Quello al Volante si ferm e spense il motore. Strada deserta. Due tipi cupi e silenziosi. Un'auto pronta per filarsela alla svelta. Lo scenario classico di un omicidio.
Game over, amico. Grazie per aver giocato, ma hai perso".
Senza una parola di commiato, Quello al Volante e L'Altro scesero dall'auto. Nel momento in cui aprirono gli sportelli una ventata di aria gelida invase l'abitacolo. Un istante dopo, la Taurus si mise in moto. Senza nemmeno dare il tempo al motore di scaldarsi, Quello al Volante fece una rapida inversione a U e ripart.
Quinn ridacchi tra s e s. Tutta quella misteriosa messa in scena era a suo modo divertente, a ben guardare. Idiota, ma divertente.
Smont dall'Explorer, serrando i denti e rabbrividendo. Il giubbotto di pelle che indossava era una ben misera barriera contro il freddo, ma non aveva avuto il tempo di procurarsi niente di meglio, quando l'avevano strappato bruscamente dalla sua vacanza alle Hawaii.
Si affrett a girare intorno al veicolo e a sistemarsi dietro il volante. Richiuse lo sportello, riaccese il motore e regol il riscaldamento al massimo, lasciando che l'aria calda riempisse l'abitacolo. Si sarebbe fermato appena possibile a comprare vestiti invernali, magari anche un paio di maglioni. E un piumino. Quanto odiava il freddo!
Appena nell'abitacolo ci fu abbastanza caldo, si sporse verso il sedile posteriore e recuper la busta. Rovesci il contenuto sul sedile del passeggero. C'erano altre due buste bianche, una cartina e tre fogli. Due erano copie di una nota d'agenzia in cui si parlava dell'incendio di uno chalet, in una localit che si chiamava Allyson. Un uomo di cui non si faceva il nome era morto nel rogo di una casa affittata solitamente a turisti.
Quinn prese l'ultimo pezzo di carta e lo esamin. Conteneva istruzioni per lui e uno scarno riassunto della situazione. Peter, come sempre, era avaro di particolari; non voleva che Quinn s'impicciasse troppo. La vittima era un certo Robert Taggert. Quinn doveva stabilire se l'incendio era stato accidentale, come pensavano le autorit locali, o doloso.
Non c'era altro. Niente nemmeno sul conto di Taggert. Nessun suggerimento utile per le indagini. Solo un indirizzo, Yancy Lane 215, e il nome di un contatto all'interno della polizia locale. Apparentemente un lavoretto di poco conto. Cos facile che Quinn non capiva perch avessero richiesto il suo intervento.
Prese la cartina e la distese. Una piccola X rossa contrassegnava il luogo dell'incendio, a un paio d'ore di macchina da dove si trovava adesso. Mise via la mappa e apr la prima busta bianca. Una somma in contanti, circa cinquemila dollari. Sufficienti a coprire le spese di una settimana di lavoro, salvo imprevisti. Anche qualcosa di pi di una settimana, se non fosse stato costretto a oliare gli ingranaggi. Nel caso invece l'indagine si fosse conclusa rapidamente, diciamo un paio di giorni, avrebbe potuto intascare quello che avanzava.
L'altra busta conteneva due documenti d'identit, entrambi con una sua foto. La prima era una patente di guida del Colorado. La seconda un tesserino dell'FBI. Aveva gi interpretato la parte dell'agente federale, ma era stato parecchio tempo prima.
Il suo nuovo nome lo fece sorridere: Frank Bennett. Peter aveva sempre avuto un debole per i cantanti pop classici. Fosse dipeso da lui, avrebbe preferito Tony Sinatra, ma forse sarebbe stato troppo ovvio.
Rimise tutto a posto, poi frug sotto il sedile per cercare quello che non c'era dentro la busta. Si ritrov in mano una custodia di pelle, chiusa da una lampo. L'apr e trov ci che si aspettava: una SIG Sauer P226 calibro nove millimetri, con tre caricatori pieni. La sua arma preferita. Infil di nuovo la mano sotto il sedile e recuper un'altra custodia: un silenziatore. Tutto il resto di cui avrebbe potuto aver bisogno era senza dubbio nel bagagliaio, all'interno del kit in dotazione per le missioni di sorveglianza.
Ripose nel cassetto del cruscotto la pistola, i caricatori e il silenziatore, poi ingran la marcia e ripart.

2.

L'indomani Quinn fece colazione a base di uova strapazzate e salsiccia nel ristorante dell'Allyson Holiday Inn, dove aveva pernottato. Accanto al piatto, sul tavolo dove sedeva da solo, aveva una copia del quotidiano del posto.
Le notizie locali occupavano gran parte della prima pagina. Una in particolare. L'incendio dello chalet. L'inchiesta ufficiale aveva concluso che si era trattato di cause accidentali. Un cortocircuito dovuto all'impianto elettrico difettoso. Era morto un turista. C'era poco altro. Il nome di Taggert non compariva. Un'omissione senz'altro inusuale, ma Quinn sospettava che dietro ci fosse lo zampino di Peter.
Una cameriera si avvicin con una caraffa di caff. Si ferm quando vide quello che Quinn stava leggendo. - Terribile, vero? - gli chiese.
Lui alz gli occhi dal giornale. Sulla targhetta appuntata sul bavero c'era scritto MINDY. - L'incendio?
- S - conferm la donna. - Avr avuto, immagino, dei parenti da qualche parte. Forse una moglie. Dei bambini. - Sospir. - Terribile.
- Senza dubbio - fece lui.
La cameriera scosse la testa. - Dicono che  successo mentre dormiva. Probabilmente un brav'uomo, che voleva godersi una vacanza. Che brutta fine!
Mindy prosegu il suo giro, distribuendo caff ai clienti, prima di tornare alla cassa. Disgrazie che capitano riflett Quinn. Fino a prova contraria.
Il comando del dipartimento di polizia di Allyson era a un paio di chilometri dall'Holiday Inn. Il contatto che Peter gli aveva fornito era George Johnson, capo della polizia locale.
Sventolando il tesserino dell'FBI davanti agli occhi del sergente che presidiava l'atrio, Quinn ottenne di essere ricevuto immediatamente da Johnson. Il capo della polizia si alz in piedi quando lo vide entrare nel suo ufficio.
Era un uomo alto, appesantito negli anni dal troppo tempo passato dietro la scrivania. Lo stress del suo lavoro gli aveva segnato anche il viso, con profonde occhiaie scure e un principio di doppio mento. Ma il sorriso era sincero, e la stretta di mano ferma. Quinn concluse che era uno che faceva ancora con passione il proprio mestiere, nonostante tutto.
- Agente Bennett - esord Johnson. - Confesso che non ho mai avuto a che fare con l'FBI prima d'ora. Ma sembra che questa sia la giornata delle prime volte.
Indic la sedia vuota davanti alla scrivania. Mentre prendeva posto, Quinn si chiese cos'avesse voluto dire il capo della polizia, parlando di giornata delle prime volte, ma attese che fosse lui stesso a chiarire il mistero.
- Che cosa posso fare per lei? - domand Johnson, sistemandosi sulla sua poltroncina.
- Sinceramente, non sono sicuro che possa fare davvero qualcosa - esord Quinn. - Non sono qui in missione ufficiale per il Bureau.
Johnson gli lanci un'occhiata incuriosita. - E perch, allora?
- Per l'incendio che c' stato l'altro giorno.
- Quello dello chalet - precis Johnson, come se in fondo se l'aspettasse.
- Esatto - conferm Quinn. - Sono qui per la vittima. Robert Taggert.
L'altro parve sorpreso che lui conoscesse il nome. - S?
- Sembra che sia imparentato con un agente speciale di Washington. Una persona parecchio pi in alto di me, nella scala gerarchica. Ora, dato che mi trovavo da queste parti per un'altra faccenda, mi hanno chiesto di controllare come procede l'inchiesta. Pi che altro si tratta di tranquillizzare la persona a cui ho accennato. Sono sicuro che l'indagine  in ottime mani.
Johnson rimase in silenzio per un istante. -  per questo che l'altro tipo si  precipitato qui, stamattina presto?
Stavolta fu Quinn a restare stupito. - Non sono sicuro di sapere di chi si sta parlando.
Il capo della polizia apr un cassetto della scrivania e tir fuori un biglietto da visita. - Nathan S. Driscoll - lesse. - Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms, and Explosives (ATF)".
- Posso vederlo? - chiese Quinn.
Johnson glielo diede. - Non avevo mai nemmeno parlato con uno dell'ATF, prima d'ora.
Il biglietto da visita era di prima qualit, stampato su carta governativa, con tanto di simbolo dell'ATF impresso in rilievo.
- Non lo conosco - disse Quinn. - Ma pu darsi che sia qui per la medesima ragione per cui ci sono io. Se la persona gi a Washington di cui le parlavo  davvero cos ansiosa di avere notizie, si sar rivolta a tutti quelli che aveva a portata di mano. - Restitu il biglietto. - A che ora  venuto?
- Se n' andato non pi di una mezz'ora fa - rispose Johnson.
Quinn si sforz di sorridere nel modo pi cordiale possibile. - Mi rincresce farle ripetere da capo tutta la manfrina, ma potrebbe essere cos gentile?
L'altro scosse la testa. - Nessun problema. Ma come ho gi fatto presente all'agente Driscoll, non c' poi molto da dire.  stato un incidente. Tutto qui.
- L'ho letto. Per Andersen... quello di Washington... non era soddisfatto. Sa com', quando si dispone solo delle informazioni riportate dai giornali, si ha sempre il dubbio che possano essere stati trascurati particolari importanti.
- Se ha appreso la notizia dai giornali, come faceva a sapere che la vittima era Taggert?
- Ottima domanda - fece Quinn. - Sinceramente non ne ho idea.
Johnson parve riflettere sulla cosa. - Forse  stata la sorella.
- La sorella?
- La sorella di Taggert. Avevamo informato solo lei.
Quinn annu. - Mi sembra ragionevole. C' nient'altro che pu dirmi?
Johnson scroll le spalle, poi rispose: - Non  granch.
- Anche il dettaglio apparentemente pi banale pu essere utile.
Il capo della polizia prese un sottile fascicolo da una pila di carte sul lato destro della scrivania e lo porse a Quinn con un sorriso scettico. - Come ho detto, non  molto. Il fuoco  divampato, pare, da un cortocircuito. Nel soggiorno, pensiamo. Una stufetta che si  surriscaldata o qualcosa del genere. Taggert era di sopra, in camera da letto. Probabilmente  morto asfissiato per il fumo prima che potesse mettersi in salvo. Quando i pompieri sono arrivati sul posto, era troppo tardi. Hanno domato le fiamme, ma si era salvato ben poco.
- Come avete identificato il cadavere?
- Abbiamo controllato presso l'agenzia che gestiva la casa di vacanze, la Goose Valley Vacation Rentals. Alla stipula del contratto di affitto, la vittima aveva lasciato un numero in caso di emergenza.  cos che abbiamo potuto avvertire la sorella. Lei ci ha spedito delle radiografie che il fratello si era fatto fare dal dentista. Le abbiamo ricevute il giorno dopo. Abbiamo controllato l'arco dentario della vittima, e corrispondeva.
- Una curiosit. Perch non avete comunicato il suo nome alla stampa?
- Per desiderio della sorella. Dato che non era uno di qui, non mi  sembrato un grosso problema.
- Potrei avere quel numero? - chiese Quinn.
- Il numero della sorella? Non dovrebbe averlo gi, il suo amico? Voglio dire, se sono in rapporti cos stretti...
- Probabilmente. In tal caso avrebbe fatto meglio a darmelo, vero?
Johnson riflett qualche istante. Poi abbass di nuovo gli occhi sul fascicolo. Scrisse un numero di telefono su un pezzo di carta, che porse a Quinn.
- Non ho molto altro da dirle - avvert. -  stato un incidente. Sono cose che capitano.
-  stata fatta un'autopsia?
Il capo della polizia annu. - Com' d'uso in questi casi.
- Chi l'ha eseguita?
- Il dottor Horner. Al Valley Central Hospital.
- Le secca se gli parlo?
- Assolutamente no - rispose Johnson. - Anche se credo che non potr dirle molto di pi di quello che le ho detto io.
- Immagino che sar cos, ma non voglio lasciare niente di intentato.
Johnson prese un altro pezzo di carta e ci scrisse sopra qualcosa. Diede il foglio a Quinn: era l'indirizzo dell'ospedale.
- Grazie - disse questi.
- Nient'altro?
- No, non mi viene in mente nient'altro. - Quinn si alz, imitato da Johnson. - Posso anche dare un'occhiata al luogo dell'incidente, spero? Gi che ci sono...
- Faccia pure. Sa dov'?
- S, lo so.
- Stia attento, per, mi raccomando. L'indagine non  ancora conclusa, anche se stavamo per archiviare il caso.
I due uomini si salutarono, scambiandosi di nuovo una stretta di mano. - Grazie - fece Quinn. - Mi  stato di grande aiuto.
Nuvole basse e scure avevano invaso il cielo durante il colloquio di Quinn con Johnson, lasciando presagire un'imminente nevicata. Quinn doveva affrettarsi, se non voleva che la neve vanificasse il suo sopralluogo, coprendo i possibili indizi.
Lasciata la citt, chiam con il cellulare il numero che Johnson gli aveva dato. La sorella di Taggert. Quattro squilli, poi si inser la segreteria telefonica.
Salve, dopo il segnale lasciate un messaggio. Vi richiameremo appena possibile".
Una formula tristemente scontata, registrata da una voce femminile piatta e incolore. Quinn non era in grado di dire di chi fosse, ma era pronto a scommettere che non avesse niente a che fare con Taggert.
Trov senza difficolt la casa divorata dall'incendio. Una Jeep Cherokee bianca era gi parcheggiata davanti a quello che ne restava. Quinn ferm l'auto qualche metro pi indietro e diede un'occhiata intorno. Erano rimasti in piedi solo un caminetto annerito, con il camino di pietra che puntava verso il cielo, e qualche pezzo dei muri perimetrali.
Tir su la lampo della giacca di Gore-Tex che aveva comprato la sera prima. Fu colpito in primo luogo dal profondo silenzio. Perfino lo scricchiolio della neve sotto le scarpe e il soffio del suo respiro suonavano stranamente attutiti.
Dappertutto quiete, immobilit. A spostarsi erano solo lui e le nuvole, che si addensavano turbolente in una sorta di danza minacciosa sopra la sua testa.
Per prima cosa ispezion la Jeep. Lev una mano dalla tasca e la pos sul cofano. Era ancora caldo. Rinfil la mano in tasca e prosegu verso la casa.
Johnson gli aveva detto che i pompieri ritenevano che l'incendio fosse cominciato nel soggiorno. Quinn individu ci che rimaneva della porta d'ingresso e una sorta di pista attraverso le macerie. Seguendo quella traccia, s'inoltr tra i resti della casa. In vari punti lungo il percorso erano visibili i pezzi di legno e le zone ripulite dai detriti che i pompieri avevano esaminato per cercare di capire da dove fosse partito il fuoco. Vicino al centro della casa trov una massa di plastica fusa e annerita dalle fiamme. Poteva essere qualsiasi cosa, una pila di CD consumata dal rogo o magari la stufetta elettrica di cui Johnson gli aveva parlato. Impossibile stabilirne la vera natura, se non dopo averla fatta a pezzetti per esaminarla all'interno.
Quinn si rialz e si guard intorno. Come sospettava, le fiamme si erano sviluppate da quel punto verso l'alto. Non c'era alcun dubbio, l'incendio era partito proprio da l. A dimostrarlo erano le tracce annerite che si diramavano in tutte le direzioni, risalendo poi verso il primo piano. Ma mancava un'indicazione precisa sulla causa che aveva acceso il focolaio responsabile di quel disastro.
Le istruzioni che aveva ricevuto dicevano che la stanza al primo piano dove Taggert era morto era crollata sulla cucina nel retro della casa. Quinn torn sui propri passi fino all'ingresso, poi gir intorno al perimetro delle rovine carbonizzate e raggiunse il giardino posteriore.
Al limitare della zona interessata dall'incendio c'era chino un uomo, impegnato a esaminare la neve. Era di spalle e sulla schiena della sua giacca a vento spiccavano tre grosse lettere in stampatello: ATF.
Quinn lo osserv per qualche istante, con distacco, poi riprese la sua ispezione. Era quasi sicuro che il punto in cui si trovava fosse a pochi metri dal luogo in cui era stato rinvenuto il cadavere di Taggert. Purtroppo, non c'era granch da vedere. Un armadio semicarbonizzato era in pratica l'unico arredo identificabile rimasto; il resto della parte posteriore della casa era solo un altro mucchio di macerie.
Chiuse gli occhi, liberando la mente da ogni distrazione, e cerc di visualizzare quello che era accaduto. Se non era un incidente, allora si trattava di un omicidio. In tal caso, chi aveva appiccato l'incendio doveva assicurarsi che non si estinguesse prima di avere raggiunto l'obiettivo. Quinn immagin l'incendiario-assassino mentre metteva in atto metodicamente il suo piano. Ipotizz che fosse arrivato dal viale d'accesso, oppure...
Apr gli occhi e si gir verso la parte posteriore della propriet. C'era un punto, a una decina di metri, dove delle impronte di piedi nella neve si diramavano in varie direzioni, e un altro, poco pi avanti, dove la neve era intatta. Il manto ancora integro dopo l'ultima nevicata si estendeva per una trentina di metri sul retro della propriet, fino al limitare del bosco che la circondava su tre lati.
Fu sul lato sinistro del terreno, vicino a una fila di alberi, che Quinn scorse infine qualcosa di interessante. Un piccolo avvallamento nella neve, forse solo una pigna o un ramo caduto. O forse un indizio migliore.
L'uomo con la giacca a vento dell'ATF si volt. Doveva avere pi o meno venticinque anni, dieci meno di Quinn. Era anche quattro, cinque centimetri pi alto, sul metro e ottanta. I capelli castani erano piuttosto corti, ma niente di drastico. Quando vide Quinn, sorrise e gli and incontro.
- Immaginavo che ti avrei trovato qui - disse. - Guarda cos'ho trovato.
Mostr un braccialetto d'argento. Quinn allung una mano, ma invece di prendere il monile, afferr il polso dell'agente e lo tir verso di s. All'ultimo momento moll la presa. Il giovane era ancora sbilanciato in avanti, quando Quinn gli diede uno spintone sul petto, facendolo cadere in terra.
- Che diavolo? - esclam l'altro.
Ma Quinn si era gi allontanato.

3.

Quinn si diresse verso il piccolo avvallamento che aveva avvistato nella neve. Alle sue spalle, l'agente dell'ATF si rialz e lo rincorse.
- Che ti  preso? - gli domand.
Quinn si ferm. - Che ci fai qui, Nate?
- Come sarebbe a dire che ci faccio qui? Mi hai chiesto tu di venire.
- Ti ho detto di venire in Colorado. Non sul luogo dell'incidente. E soprattutto non ti ho detto di presentarti alla polizia travestito da agente dell'ATF.
- Dov' il problema? - chiese Nate. - Ho pensato che fosse l'occasione buona per mettere in pratica quello che ho imparato durante l'addestramento. Non vedo come possa compromettere qualcosa.
Quinn fu tentato di fare ben di pi che buttarlo a terra, per quel commento. - Come lo sai? Come sai che non hai compromesso niente? Forse proprio in questo momento il capo della polizia Johnson si sta chiedendo perch ben due agenti federali siano venuti a trovarlo per un banale incendio, ritenuto finora accidentale. Forse, andando in giro qui intorno hai cancellato un indizio importante. Hai parlato con nessun altro?
Nate scosse il capo. - No. Solo con il capo della polizia.
- Dammi il braccialetto - ordin Quinn.
- Che?
- Il braccialetto. Quello che mi hai mostrato un attimo fa.
- Ah, s. - Nate apr la mano dove poco prima stringeva l'oggetto, ma era vuota. - Deve essermi caduto quando mi hai spinto... - Si corresse. - Quando sono caduto.
- Vallo a prendere.
Quinn attese mentre il ragazzo recuperava il braccialetto e glielo riportava. Stavolta, quando glielo porse, lo prese e l'esamin.
Lo allarg sul palmo della mano sinistra per osservarlo meglio. Era fatto di spesse maglie quadrate di circa un centimetro, con una sorta di disegno sulla faccia superiore. Alcune maglie erano annerite dal fuoco, ma nel complesso il bracciale era sorprendentemente in buono stato. Quinn se lo infil in tasca.
- Pensi che possa significare qualcosa? - chiese Nate.
- Voglio che tu te ne torni in macchina e mi aspetti l.
- Come faccio a imparare in questo modo?
Quinn lo guard negli occhi. - Lezione di oggi. Fai quello che ti si ordina di fare.
Nate sostenne ancora per un istante il suo sguardo, poi abbass gli occhi. Senza proferire parola, fece buon viso a cattivo gioco, e se ne torn verso la macchina.
Dopo che il ragazzo si fu allontanato, Quinn riprese il cammino verso il limitare del bosco, mentre i primi fiocchi di neve scendevano danzando dal cielo.
- Magnifico - mormor a mezza voce, affrettando il passo.
Quando arriv davanti all'avvallamento nella neve, vide subito che non era una pigna o un ramo caduto, ma l'impronta di un piede. Vide anche che ce n'erano altre, che andavano verso il retro della propriet. Aveva trovato quello che cercava.
In un primo tempo stent a capire se le impronte si allontanavano o si dirigevano verso la casa. Guardando meglio, not che andavano in entrambe le direzioni. Sembrava che qualcuno fosse uscito dal bosco per poi tornare indietro, ricalcando le impronte precedenti. In effetti, poteva darsi che avesse fatto pi viaggi. O forse c'era pi di una persona. Impossibile dirlo.
Mentre seguiva le tracce, lasciando le proprie impronte accanto alle vecchie, la neve si fece sempre pi fitta, oscurando la visuale. Le impronte tuttavia erano abbastanza profonde, e sarebbero sparite completamente solo dopo un po' di tempo.
A un centinaio di metri dalla casa, Quinn scopr che chi le aveva lasciate doveva essersi appostato tra i pini, muovendosi poi sul posto, probabilmente per scaldarsi.
- Ha spiato l'incendio da qui - mormor Quinn, immaginando la scena. - Per essere sicuro di raggiungere l'obiettivo che si era prefissato.
Ma perch poi era tornato indietro?
Infatti, osservando meglio le tracce, risultava ormai chiaro che quelle pi fresche andavano verso la casa.
Quinn cerc di trovare una spiegazione logica, ma non gli venne in mente niente. Decise di accantonare per il momento il problema, e continu a seguire le impronte dello sconosciuto nel fitto del bosco.
Not subito che non c'era traccia di pi passaggi: le orme andavano in un'unica direzione, verso la casa.
Okay. Il nostro uomo si avvicina alla casa da un punto imprecisato del bosco. Appicca il fuoco. Torna indietro per un tratto, appostandosi tra gli alberi, e controlla che tutto proceda come previsto. E poi che succede?
Forse il primo tentativo di appiccare il fuoco non era riuscito.
O qualcuno era arrivato all'improvviso a guastare i piani dell'incendiario.
Ma non erano stati rinvenuti altri cadaveri, oltre a quello di Taggert. La sola conclusione a cui Quinn poteva arrivare con sicurezza dall'osservazione delle tracce nella neve era che l'assassino non aveva lasciato la scena del crimine nello stesso modo in cui ci era arrivato.
Seduto al volante della Ford Explorer parcheggiata davanti alla casa, Quinn stava parlando al cellulare con Peter, capo di un'agenzia governativa nota semplicemente come l'Ufficio.
- Posso escludere che sia stato un incidente - disse.
- Testimoni? - chiese Peter.
- Nessuno, a quanto pare.
- E Taggert  stato l'unica vittima?
- S. A meno che non ci sia qualcosa che non mi hai ancora detto.
- Non c' niente - assicur Peter. Ma Quinn ebbe la netta sensazione che stesse mentendo. - Il capo della polizia non aveva nessun altro elemento?
- Ha accennato a una faccenda di cui non ero al corrente - rispose Quinn.
- Quale?
- Mi ha detto di avere parlato con una persona che affermava di essere la sorella di Taggert. Tu ne sai niente?
- Alza i tacchi e mandami il tuo rapporto - ordin Peter, ignorando la domanda.
- Non t'interessa conoscere la causa di morte?
- No. Hai appurato quello che ci interessava sapere.
- Che avete combinato? - domand Quinn. - Avete assoldato qualcuno di cui non vi fidavate per liberarvi di quel tipo? E adesso siete preoccupati che non abbia fatto un lavoro come si deve?
Un istante di silenzio dall'altra parte. Poi Peter disse: - Non abbiamo ucciso noi Taggert. Da morto non ci serviva a nulla.
- Chi era?
- Non  necessario che tu lo sappia.
- D'accordo, non fa niente. Senti, Peter, conto di lasciare questo posto entro stasera. Avrai il mio rapporto domani mattina. - Quinn fece una pausa. - Ci sono ancora un paio di cose che vorrei controllare.
Peter attese un momento prima di rispondere. - Di che si tratta?
- Non ho visto macchine. Nessuna qui e nessuna nel rapporto della polizia. Non posso credere che Taggert sia venuto a piedi.
- Forse ha preso un taxi.
- In un posto isolato come questo  indispensabile avere un mezzo di trasporto.
Un'altra pausa, e poi la risposta di Peter: - Cadillac.
- Che?
- Guidava una Cadillac bianca.
- Grazie - rispose Quinn. - Buono a sapersi.
- L'avr presa quello che ha appiccato l'incendio. A quest'ora lui e la macchina saranno gi lontani.
Quinn era della stessa opinione. Ma non guastava mai fare un controllo. Gli pareva strano, tuttavia, che il capo avesse tanta fretta di chiudere il caso.
- Che altro? - chiese Peter.
- Cosa?
- Hai detto un paio di cose.
- Era solo un modo di dire - ment Quinn.
- Mi dispiace, agente Bennett. Non c'era nessuna auto quando i pompieri sono arrivati - spieg Johnson, il capo della polizia locale. - Avremmo dovuto fare caso a questo particolare. Non cerco scuse. Questa  una zona tranquilla, non ci capita spesso di doverci occupare di morti sospette, ma  stata lo stesso una svista clamorosa. Avrei dovuto notarlo.
- Non mi sembra questo gran problema - lo rassicur Quinn. - Forse si era fatto portare da un amico. O aveva preso un taxi.
- Probabile - convenne Johnson. - Controller.
- Chiss, magari la sorella di Taggert  in grado di fornirci una risposta. Se non altro, potrebbe dirci se aveva un'auto e di che marca era - continu Quinn, sperando di rallentare le indagini della polizia finch non fosse stato in grado di rispondere lui stesso a questi interrogativi.
- Buona idea. Prover a chiamarla.
- Mi faccia sapere se c' qualche novit - si raccomand Quinn. Chiese anche una copia del rapporto finale, dando a Johnson un numero che avrebbe inoltrato il documento direttamente nella sua casella di posta elettronica. Si salutarono, poi Quinn chiuse la comunicazione e scese dall'auto.
Continuava a nevicare, meno fitto di prima, ma in modo incessante. Alla sua sinistra, sent lo sportello della Cherokee aprirsi e richiudersi. Un attimo dopo, Nate era accanto a lui.
Rimasero fianco a fianco a contemplare i resti dello chalet in un silenzio irreale, rotto solo dal rumore del loro respiro.
Dopo un paio di minuti, Nate chiese: - Trovato niente?
Quinn non rispose subito. Quando lo fece, parl in tono calmo: - Quali erano le mie istruzioni quando ti ho chiamato?
- Lo so. Ho sbagliato. Avrei dovuto aspettare una tua telefonata nella mia stanza di albergo, come mi avevi ordinato.
- Perch? - domand Quinn.
Nate esit, poi disse: - Perch rischiavo di mandare tutto all'aria?
- Perch - corresse Quinn, sempre in tono calmo e fermo - era quello che ti avevo ordinato di fare.
- Scusa.
Quinn guard il suo apprendista con espressione neutra. - Ti ho spiegato a che cosa potrebbero portare le scuse.
Nate abbass gli occhi, mortificato, poi rialz il capo e guard Quinn in faccia. - Potrebbero portare alla morte.
Senza aggiungere altro, Quinn gir sui tacchi e cominci a perlustrare il perimetro dell'area di parcheggio. Nate lo segu in silenzio a qualche passo di distanza.
Quinn non si aspettava di scoprire ancora qualcosa. Le tracce che non si erano mischiate con quelle dei mezzi dei pompieri erano state cancellate dalla neve. Dopo qualche minuto, smise di cercare. Se Taggert aveva una Cadillac, non c'era pi alcun segno del suo passaggio.
E se Peter aveva ragione, a quell'ora l'auto si trovava a centinaia di chilometri di distanza, probabilmente abbandonata in qualche parcheggio. Ma c'era un'altra possibilit. Pi ci pensava, pi la sua ipotesi gli pareva plausibile.
Si rimise al volante dell'Explorer e ripart, tornando sulla strada principale. Guardando nello specchietto, scorse Nate che lo seguiva con l'altra auto. Ogni tanto era capace anche lui di fare la cosa giusta, senza bisogno di suggerimenti.
Quinn prese il cellulare e chiam il servizio d'informazioni.

4.

Ipotizzando che l'assassino non avesse usato l'auto per lasciare la citt, era verosimile immaginare che avesse scelto un mezzo di trasporto alternativo, in grado di portarlo via di l il pi rapidamente possibile. Ce n'era solo uno disponibile, che rispondesse a quei requisiti. Fu cos che Quinn decise di andare a dare un'occhiata al Goose Valley Community Airport.
E infatti eccola l, una Cadillac bianca ultimo modello, in fondo al parcheggio dell'aeroporto, a quell'ora quasi deserto. Probabilmente avevano sospeso i voli a causa della nevicata. Del resto era un piccolo scalo, concepito per ospitare solo una manciata di voli al giorno, in maggioranza aerei privati.
Quinn parcheggi l'Explorer accanto alla Cadillac e scese.
- Di chi ? - chiese Nate, appena lo ebbe raggiunto.
- Non ha importanza - rispose Quinn.
Controll le portiere. Chiuse a chiave. Torn accanto alla Explorer per prendere dal kit d'emergenza uno spadino, il ferro del mestiere dei ladri d'auto.
Torn vicino alla Cadillac e porse l'attrezzo a Nate. - Aprila - ordin.
Nate sorrise, poi infil lo spadino tra il vetro e la guarnizione di gomma dello sportello anteriore di destra. Nel giro di mezzo minuto, la serratura scatt.
- Sei migliorato - osserv Quinn. - Ma devi esercitarti ancora. Dovresti riuscire a farlo in meno di cinque secondi.
Nate continu a sorridere, per nulla scoraggiato. - Comunque sono migliorato.
Quinn scosse la testa, accennando a sua volta un sorriso. - Leggermente.
L'interno dell'auto era in perfetto ordine, cosa in fondo normale. Molto probabilmente l'assassino di Taggert era un professionista che lavorava a giornata, come Quinn. Se perquisire l'auto non era nella lista dei suoi compiti, si era risparmiato la fatica. Perch sprecare tempo a fare qualcosa per cui non sei pagato?
Quinn apr il cassetto del cruscotto. Dentro trov un manuale di guida praticamente mai sfogliato, un elenco dei tagliandi effettuati, un paio di cartine stradali, una macchina fotografica usa e getta ancora sigillata dentro la sua confezione di plastica, il libretto di circolazione, la ricevuta di un autonoleggio (dunque non si trattava dell'auto personale di Taggert), un paio di costosi occhiali da sole Ray-Ban, e due caricatori pieni per pistola. Quinn lasci gli occhiali dov'erano, ma intasc i caricatori e la ricevuta dell'autonoleggio.
Poi frug sotto i sedili anteriori dell'auto, sperando di trovare la pistola a cui i caricatori erano destinati. Ma non c'era nulla.
Nate era ancora l fuori, accanto alla portiera. Quinn guard in su verso di lui.
- Adesso aprir il baule - annunci. Prese dalla tasca un caricatore e lo mostr a Nate. - Stiamo cercando una pistola. Una Glock nove millimetri.
- Okay.
Quinn azion il comando che apriva il bagagliaio dall'interno e riprese a frugare dentro l'abitacolo, mentre Nate guardava dietro. Aveva appena cominciato, quando sent i passi del ragazzo che tornavano.
- Che c'? - gli chiese, interrompendo la ricerca.
- Devi venire a vedere.
Quinn fu infastidito da quell'interruzione, ma non disse nulla e segu il suo apprendista verso il bagagliaio dell'auto.
-  morta - disse Nate, anticipando un'ovvia constatazione.
Il vano era occupato quasi interamente dal cadavere di una donna, avvolto in vari giri di nastro adesivo color argento. Non c'era il puzzo insopportabile che ci si sarebbe potuti aspettare, probabilmente perch il freddo aveva rallentato il processo di putrefazione.
Quinn riconobbe all'istante la vittima. Era Jills. L'allegra Jills, quella che sapeva fornire preziose informazioni. Si erano incontrati qualche volta per motivi di lavoro, altre in occasioni pi informali. Adesso era chiaro perch l'incendiario era tornato sul luogo del crimine. Taggert non era solo.
Quinn non aveva mai appurato se Jills fosse il nome o il cognome. Non si facevano domande del genere nel loro ambiente. Magari era un nome di fantasia. Cos come Peter non si chiamava veramente Peter. Anche Jonathan Quinn non era il suo vero nome.
In genere Jills si limitava a svolgere funzioni di corriere. Ma Quinn aveva sentito dire che ultimamente aveva preso parte a qualche operazione non troppo impegnativa. Per non si era mai occupata di nessuno dei suoi lavoretti.
Le missioni vere e proprie erano una scelta di vita impegnativa, pericolosa. Era per questo che Quinn aveva optato per un'attivit, per cos dire, di contorno. Nessuno badava all'uomo che arrivava a cose fatte, dava una controllata ed effettuava qualche intervento cosmetico per evitare le intromissioni della polizia locale. Nel settore dello spionaggio freelance non c'era niente di pi sicuro. Certo, anche lui correva qualche rischio, ma in genere non tale da disturbare i suoi sonni.
Dev'essere per questo che Peter mi ha chiesto se c'erano state altre vittime riflett Quinn, guardando il cadavere. Che ci voleva a dire chiaro e tondo che Jills era coinvolta nell'operazione?
Una cosa era certa: non sarebbe stato facile rabberciare la situazione. E purtroppo toccava a lui farlo.
- Sei sicuro che  Jills? - chiese Peter.
Era quasi mezzogiorno. Quinn stava vicino alla finestra della sua stanza d'albergo, all'Holiday Inn, da solo. Continuava a nevicare e non c'era in vista nessuna schiarita. Temendo che nelle prossime ore potessero chiudere le strade per Denver, aveva mandato Nate a recuperare il suo bagaglio. Le cose di Quinn, invece, erano gi a bordo dell'Explorer.
- Non c' alcun dubbio - rispose Quinn. - Ma chi l'ha fatta fuori prima l'ha massacrata di botte.
Peter rimase un attimo in silenzio. - Hai sistemato le cose?
-  tutto a posto - rispose Quinn. Aveva fatto venire da Denver uno specialista in quel genere di lavori di sgombro, uno con cui aveva gi trattato altre volte. Jills e la Cadillac sarebbero spariti nel giro di un paio d'ore. Aveva richiesto che il cadavere fosse cremato e che le ceneri fossero inviate all'Ufficio, ma non ritenne il caso di informare Peter in merito.
- E la polizia locale?
- Non sospettano niente. Immagino che la sorella di Taggert abbia fornito loro una falsa pista, riguardo alla macchina.
Peter rimase abbottonatissimo, come sempre. - Bene - si limit a dire.
- Che ci faceva, qui, Jills? Stava lavorando con lui, o lavorava per voi?
- Come faccio a saperlo? - rispose Peter in tono poco convincente.
- Insomma, l'operazione non era affidata a te?
- Non ho mai detto che lo fosse.
- E non c'entrate niente con la morte di Taggert?
- Non c'entriamo niente - ribad Peter.
Quinn ebbe conferma dei suoi sospetti. Peter stava mentendo. Altrimenti non si sarebbe preoccupato di rispondere alle domande. Quinn era pronto a scommettere che invece c'era sotto qualcosa di grosso.
- Sto partendo adesso - disse. - Ti mander il mio rapporto per e-mail appena arrivo a casa.
- Non sparire - replic Peter. - Potremmo avere bisogno ancora.
- Se non avr altri impegni, potremmo parlarne. - Quinn riattacc.

5.

Peter era un figlio di buona donna, ma gli assicurava parecchio lavoro, e in genere non faceva troppe storie al momento di pagare. E tanto bastava, considerato che Quinn aveva in previsione di concedersi il pi presto possibile un meritato riposo. Aveva concluso gi da tempo che era meglio lavorare a provvigione che fare il mezzemaniche in pianta stabile per l'Ufficio.
Il vero problema era che l'Ufficio era diventato il suo unico datore di lavoro. Non era stato premeditato, era successo e basta. Quinn non era in grado di dire se Peter fosse consapevole di avere tanto potere contrattuale. Per cautelarsi, non gliel'aveva mai confessato. E comunque Peter non aveva alcun titolo per impicciarsi dei fatti suoi. Meno ne sapeva e meglio era.
Da parte sua, Quinn non conosceva granch di Peter e dell'Ufficio. La sola cosa che sapeva per certo era che il quartier generale era a Washington. Niente di pi. Al massimo poteva supporre che si trattasse di qualche agenzia segreta governativa, forse la National Security Agency, o una branca dell'intelligence militare. Del resto, non gliene importava molto.
Ci non significava che Quinn non avesse dei principi morali. Si considerava un patriota, anche se alquanto disilluso. Qualora fosse stato anche solo sfiorato dal dubbio di fare qualcosa che poteva danneggiare il suo paese, avrebbe piantato l tutto. Finora, lavorando per l'Ufficio, non era accaduto niente del genere. E finch andava avanti cos, lui si accontentava del ruolo di addetto alle pulizie e di intascare la giusta ricompensa.
Il suo onorario standard era di trentamila dollari la settimana, con un minimo di due settimane pagate, che lavorasse per tutti i quattordici giorni oppure no. In genere gli affidavano un lavoro al mese. Anche senza compensi extra, portava a casa quasi settecentocinquantamila dollari l'anno. Con i premi poteva facilmente raddoppiare la cifra. Insomma, un lavoro niente male.
Quinn e Nate partirono con l'Explorer appena il ragazzo fu di ritorno. Ma invece di dirigersi direttamente verso l'interstatale, Quinn torn indietro verso il centro.
- Credevo che avessi fretta di lasciare questo posto - osserv Nate.
- Prima devo sbrigare un paio di commissioni.
Fosse dipeso solo da Peter, l'indagine sulla morte di Taggert poteva considerarsi conclusa. Ma non era cos che Quinn lavorava. Non gli piaceva piantare le cose a met. Se a Peter non interessava scoprire la verit, peggio per lui.
Il Valley Central Hospital era a un paio di chilometri dalla centrale di polizia di Allyson. Quinn parcheggi l'auto nell'area riservata ai visitatori. Non c'erano molti altri veicoli, in giro. Nate si affrett a slacciare la cintura di sicurezza e ad aprire la portiera.
- Che pensi di fare? - gli chiese Quinn.
- Vuoi che venga con te, no?
Quinn riflett un istante. - Se vieni, devi restare muto come un pesce, capito?
Nate sorrise e annu.
La receptionist nell'atrio dell'ospedale inform Quinn che il dottor Horner era al lavoro nell'obitorio. Come al solito, avevano relegato la morte nello scantinato. Quinn e Nate presero le scale, chiedendo indicazioni a un'infermiera che incrociarono. Lei addit un ufficetto a met del corridoio. Trovarono un uomo sulla quarantina dalla corporatura massiccia. Un cartellino di plastica azzurra appuntato sul bavero lo identificava come DOTTOR SHAUN S. HORNER.
- Non credo - stava dicendo al telefono il dottor Horner, quando Quinn e Nate entrarono. Il dottore fece un cenno di saluto col capo e indic una sedia vuota accanto alla scrivania, apparentemente senza rendersi conto che c'era un solo posto per due persone.
Quinn si sedette.
- No, no. Arresto cardiaco - continu Horner. - No, signora. Nessun altro segno... mi dispiace.  tutto quello che le posso dire. Okay. Grazie. - Attacc il telefono. - Un'assicurazione sulla vita - spieg a Quinn. - Speravano che saltasse fuori qualcosa per non pagare il premio.
- Ma sono rimasti delusi, da quanto ho potuto capire - fece Quinn.
- Non posso inventarmi quello che non c' per fare piacere a loro. - Il dottore porse la mano. - Shaun Horner.
Quinn gliela strinse. - Frank Bennett. - Poi si gir verso Nate. - E lui ... l'agente Driscoll.
- Lo immaginavo - comment Horner. - Johnson mi ha avvisato che stavate indagando e che potevate passare da me. Che posso fare per lei, signor Bennett?
- Agente speciale Bennett, per la precisione.
- Giusto. Mi scusi.
Quinn sorrise. - Riguarda l'incendio dello chalet.
L'obitorio era in fondo al corridoio, due porte pi in gi rispetto a quella dell'ufficio di Horner. L'ambiente, relativamente piccolo, poteva ospitare solo dieci cadaveri e aveva un solo tavolo per le autopsie. - In genere non abbiamo pi di quattro o cinque cadaveri alla volta - stava dicendo Horner. - Il massimo  stato sei.
- E adesso quanti ne avete? - domand Quinn.
- Solo due - rispose il dottore. - Uno  la vostra vittima dell'incendio. L'altra  una donna che abitava dall'altra parte della valle.  scivolata ed  caduta dalla veranda di casa.
Il dottore and verso la parete di fondo, attrezzata con appositi contenitori.
- Avete avuto altre volte vittime d'incendio? - chiese Quinn.
- Qualcuna. E sinceramente devo dire che non sono un bello spettacolo.
Senza attendere oltre, il dottore apr il contenitore di metallo. Il corpo, cio quel poco che ne restava, giaceva scoperto su una sorta di lungo vassoio. Era una massa di carne carbonizzata. Quinn non trad la minima emozione, ma Nate volt la testa dall'altra parte, soffocando un conato di vomito.
- Sta bene? - gli domand il dottore.
-  la sua prima volta - spieg Quinn.
- Non vi preoccupate per me - disse Nate, sempre girato dall'altra parte.
- Forse vuole uscire un minuto - sugger Horner.
Nate scosse il capo e riprese il suo posto accanto al dottore, mentre Quinn dava un'occhiata al cadavere.
Taggert giaceva supino, con le braccia e le gambe piegate in una sorta di posa da pugile, come succede di norma a chi muore bruciato, a causa della contrazione dei tessuti. In certe zone la carne era stata consumata completamente dal fuoco. La pelle era avvizzita laddove i muscoli e gli organi, cuocendo, si erano contratti.
- Asfissia? - chiese Quinn.
Il dottore esit. - A dire il vero, no.
Quinn lo guard sorpreso. - No?
- I polmoni sono stati danneggiati dal fumo in modo molto limitato. Ho mandato un campione di tessuto al laboratorio di Denver, per esserne sicuro.
Quinn prese nota della circostanza. Quel campione doveva assolutamente sparire. - Se non  morto asfissiato, com' andata?
L'anatomopatologo si strinse nelle spalle. - Suppongo che si sia spaventato e abbia inciampato, sbattendo la testa da qualche parte, sul letto o sul comodino.
- Ha riscontrato dei traumi sulla scatola cranica? - chiese Nate.
Quinn lanci al suo apprendista un'occhiataccia, ma non disse nulla.
- S - rispose il dottore. - Certo, potrebbero essere conseguenti al crollo del tetto. Ma ne dubito.
- Perch? - domand Quinn.
- C'era un sacco di sangue intorno alla ferita. - E dato che i polmoni erano puliti, ne deduco che il signor Taggert era gi morto, quando  crollata la casa.
- Non le sembra insolito?
- Non cos tanto. Date le circostanze, voglio dire. Doveva essere terrorizzato. La casa stava andando a fuoco. Capita spesso che la gente in preda al panico faccia qualche sbaglio. - Horner guard Quinn per qualche istante. - Se vuole sapere se la botta in testa pu avergliela data qualcun altro, direi che  possibile, ma che mi pare improbabile. Agente Bennett, cose del genere non capitano qui ad Allyson. Voi dell'FBI siete abituati alle grandi metropoli.
- Scusami - disse Nate, quando furono di nuovo a bordo dell'Explorer. - Non sono riuscito a trattenermi. Voglio dire,  ovvio che  stato assassinato.
Quinn accost al marciapiede e si gir. - Perch?
- La ferita.  quella che l'ha ucciso. Qualcuno gli ha dato una botta in testa.
- Quindi, la ferita ci porta a concludere che si  trattato di un omicidio.
- Be', certo - rispose Nate, stavolta in tono meno convinto.
- Non potrebbe essere andata come ha ipotizzato il dottor Horner? Che Taggert, preso dal panico, abbia sbattuto la testa?
- Certo,  possibile. Ma non sembra probabile.
Quinn guard Nate per un istante, poi torn a fissare la strada attraverso il parabrezza, e ingran la marcia per ripartire.
- Che c'? - chiese Nate.
Quinn non disse nulla. Taggert era stato sicuramente assassinato, e ne avevano avuto la prova definitiva, l all'obitorio. Ma non l'aveva ucciso il colpo in testa.
Gli era apparso tutto chiaro appena aveva visto il cadavere. A parte la contrazione delle braccia e delle gambe causata dal calore, il corpo era rimasto nella posizione in cui si trovava quando le fiamme l'avevano consumato. Se Taggert fosse morto per asfissia, l'avrebbero rinvenuto tutto rannicchiato, in una naturale postura difensiva. E anche se fosse stato il colpo in testa ad ammazzarlo, era improbabile che Taggert finisse a terra in quella posa particolare.
No, il corpo era stato disposto in quel modo sul pavimento per un motivo ben preciso. Per fare sapere all'Ufficio che si era trattato di un delitto.
Attraversarono la citt, fermandosi infine sulla Lake Avenue. Quinn fu felice di vedere che c'era ancora il cartello APERTO esposto in vetrina.
- Aspetta qua - disse a Nate.
Niente proteste. Quinn si tir su la lampo del giaccone e usc.
L'edificio era una vecchia casa a un solo piano convertita in ufficio. Appeso al muro esterno, vicino all'ingresso, un cartello annunciava: CASE IN AFFITTO E IN VENDITA NELLA GOOSE VALLEY. Quinn apr la porta ed entr.
Si ritrov in uno stanzone che una volta doveva essere stato un confortevole salotto, ora occupato da tre scrivanie, diversi scaffali per i libri, e una fila di mobiletti di metallo nero per archiviare i documenti. Da una radio accesa veniva una vecchia canzone di Neil Diamond. In fondo alla stanza c'era un caminetto di mattoni in cui ardeva un bel fuoco.
Solo la scrivania pi vicina al caminetto era occupata. Dietro, sedeva una donna sulla quarantina, con i capelli biondi pieni di lacca lunghi fin quasi sulle spalle. Indossava un elegante tailleur blu scuro. Accolse Quinn con un gran sorriso, molto professionale.
- Buongiorno - disse, alzandosi. - Non mi aspettavo di ricevere clienti in una giornata come questa.
Quinn sorrise. - S, davvero orribile. Non si preoccupi, non le porter via molto tempo.
- Ho sentito che oggi  caduto mezzo metro di neve. - La donna gli porse la mano. - Ann Henderson.
Quinn gliela strinse. - Frank Bennett.
- Che posso fare per lei, signor Bennett? - chiese la donna indicando la sedia per gli ospiti.
Quinn tir fuori il tesserino dell'FBI e glielo mostr.
- FBI? - fece lei, perplessa. - C' qualche problema?
Quinn sorrise di nuovo, rassicurante, e scosse la testa. - Speravo solo che lei potesse aiutarmi.
- Certo. Sono a sua disposizione.
- Sto indagando sull'incendio dello chalet.
L'espressione della donna si rabbui. - Una tragedia. Che peccato. - Guard Quinn con aria interrogativa. - Ho sentito che l'incendio  stato accidentale.
- Cos pare.
- Allora com' che se ne occupa l'FBI?
- Per la verit, non sono qui in veste ufficiale. Il signor Taggert era parente di qualcuno che lavora per il Bureau. Sono venuto per fare un favore a lui.
La donna si rilass visibilmente. - Mi  dispiaciuto molto, quando l'ho saputo. Il signor Taggert sembrava tanto una brava persona.
- Lo conosceva?
- Gli ho parlato solo due volte. Quando ha chiamato per chiedere una casa in affitto, e poi di nuovo quando  venuto a firmare e a prendere le chiavi.
-  per questo che sono passato da lei. Il mio collega sperava di avere una copia del contratto d'affitto.
La Henderson si ritrasse istintivamente sulla sedia. - E perch?
- Solo per poter dire di non avere trascurato nulla.
- Vuole farci causa per danni o qualcosa del genere?
Quinn abbozz una risatina rassicurante. - Assolutamente no. La famiglia della vittima vorrebbe solo mettersi l'animo in pace, e si  rivolta a me per avere la certezza di non aver trascurato nessun dettaglio. Posso garantirle che non ci saranno azioni legali di alcun genere.
Il sollievo della Henderson fu palpabile. - Be', allora direi che non  un problema.
Si alz e si spost davanti a uno dei mobiletti di metallo neri. Apr il terzo cassetto del classificatore e cominci a far scorrere i fascicoli. Dopo una breve ricerca, ne tir fuori uno. - Un attimo solo - disse. - La fotocopiatrice  di l.
- Posso dargli un'occhiata, prima? Per essere sicuro che non sia fatica sprecata.
- Certo.
La Henderson porse a Quinn il fascicolo. Dentro c'erano solo due fogli di carta. Il primo era un normale contratto d'affitto, compilato secondo gli standard consueti. Taggert aveva dichiarato nel documento di essere residente a Campobello, Nevada. Quinn non l'aveva mai sentito nominare, ma del resto non poteva conoscere tutti i paesini del Nevada. Un indirizzo sicuramente fasullo, comunque. Alla voce Contattare in caso d'emergenza aveva scritto G. Taggert, sorella, aggiungendo il numero telefonico che il capo della polizia Johnson aveva dato a Quinn.
- Dunque,  lei che ha fornito alla polizia il recapito della sorella.
- Esatto. Il signor Taggert, per la verit, era stato molto restio a darmi quel numero. Mi raccomand di chiamarla solo in caso di assoluta emergenza.
Quinn annu con fare comprensivo, poi torn a esaminare il fascicolo. C'erano altre informazioni, ma niente di significativo. Prese allora il secondo foglio. Era la fotocopia di una patente di guida rilasciata dallo stato del Nevada a nome Robert William Taggert. Data di scadenza: 22 novembre dell'anno successivo. La foto era un po' sgranata, ma l'immagine si distingueva. Un uomo sulla cinquantina, i capelli tagliati molto corti, il viso magro con i segni caratteristici dell'et.
- Questo  il signor Taggert? - chiese Quinn.
Ann Henderson gett un'occhiata sopra il bordo del modulo. -  lui, s.
- Posso avere una copia anche di questo foglio?
- Non ha una sua foto?
Quinn scosse il capo. - Non me l'hanno data - spieg, con una smorfia di rincrescimento.
La donna si strinse nelle spalle. - Prenda pure il foglio. Se faccio una fotocopia della fotocopia temo che si vedr ben poco. Solo una chiazza nera.
- Grazie - disse Quinn. Pieg il modulo, badando di non sciupare la foto, e se lo mise in tasca.
Quinn e Nate raggiunsero Denver in tempo per il volo delle sette di sera, che li riport a Los Angeles. Nate viaggi confinato nel carro bestiame, nella zona posteriore dell'aereo; Quinn invece si rilass con un bicchiere di Chablis nella confortevole prima classe nella parte anteriore. Dopo un'ora circa, accese il computer portatile per scrivere il rapporto.
Sintetizz tutto in una pagina. Non amava dilungarsi troppo. Abbonda solo con i dati concreti gli aveva detto una volta Durrie, il suo mentore. Cos non sbaglierai mai. Ometti i dettagli inutili e le opinioni. Non interessano a nessuno. E se dovessi trovare qualcuno a cui interessano, non vale la pena di lavorare per uno cos".
Un ottimo consiglio, ma c'era voluto un po' perch Quinn riuscisse a convincersene. Quando aveva cominciato a lavorare come addetto alle pulizie sapeva che il suo compito era di riferire tutto quello che riusciva a scoprire e poi togliere il disturbo. La curiosit era scoraggiata. Per era frustrante. C'erano sempre tante domande che restavano senza risposta.
A che diavolo ti serve saperne di pi? gli aveva detto Durrie, una volta che Quinn voleva continuare a indagare dopo la conclusione di un determinato incarico.
Mi sembra un lavoro lasciato a met aveva risposto lui. Tanto per cambiare, vorrei riuscire a capire di cosa si tratta".
Di cosa si tratta? aveva ripetuto Durrie. Perfetto. Quanto a questo sono in grado di darti una risposta. Lo vedi questo tipo, qui?
Si trovavano su una strada sterrata nella parte meridionale di Tijuana, in Messico. Era mezzanotte passata. A terra, ai loro piedi, c'era il cadavere di un ragazzo sui venticinque, ventisette anni. Lo vedo aveva risposto Quinn.
 un fattorino. Ma sarebbe potuto tranquillamente essere un addetto alle pulizie".
Come noi due?
Come me. Tu sei solo un apprendista. Sarai fortunato se riuscirai ad arrivare vivo alla fine di quest'anno, se continui cos. Pi ne sai e pi rischi di finire come lui. Noi arriviamo, raccogliamo le informazioni che ci hanno chiesto di raccogliere. Magari facciamo un po' di pulizia, se necessario. Poi sgombriamo il campo. Il nostro lavoro  questo". Durrie aveva fissato severamente Quinn. Controlla la curiosit, ragazzo. Per il tuo bene. E anche per il mio, dannazione. Perch finch non lavorerai per conto tuo, sar responsabile delle cavolate che fai".
Solo quando aveva rischiato di buscarsi una pallottola, sei mesi dopo, Quinn aveva imparato la lezione. Ci nonostante, non era mai riuscito a soffocare completamente il suo desiderio di sapere. In seguito si era reso conto che, nonostante quello che Durrie gli aveva detto, la curiosit aveva una funzione cruciale nel suo lavoro. Si era solo abituato a tenerla sotto controllo. Mentre rileggeva il suo rapporto sul caso Taggert, sapeva che c'erano un sacco di domande rimaste senza risposta. Chi aveva appiccato il fuoco? Perch Jills si trovava l? E chi diavolo era Taggert, in realt? Domande che gli ronzavano nella testa, anche se disperava di ottenere mai una risposta.
Per il resto, le informazioni che aveva raccolto non si discostavano molto da quel poco che aveva gi comunicato a Peter al telefono. Le sole omissioni riguardavano le sue visite nell'ufficio dell'obitorio e in quello dell'agenzia Goose Valley. Che erano servite solo a confermare il poco che Quinn gi sapeva. L'eccezione era costituita dal particolare del campione di tessuto polmonare, che Quinn aveva aggiunto al suo rapporto, dichiarando di averlo saputo da Johnson, il capo della polizia locale.
Fu solo quando aveva ormai messo via il computer che si ricord di un'altra cosa che aveva tralasciato nel suo rapporto: il braccialetto color argento. Nate l'aveva trovato sul luogo dell'incendio. Inizialmente Quinn non aveva dato importanza a quel particolare, ma dopo il ritrovamento del cadavere di Jills, forse doveva concludere di avere avuto torto.

6.

Quinn e Nate si separarono all'aeroporto internazionale di Los Angeles. Quinn disse al suo apprendista di raggiungerlo di l a un paio d'ore per discutere sul da farsi (nel frattempo, voleva cenare tranquillamente da solo).
Recuper la sua auto, una BMW M3 nera convertibile, dal parcheggio VIP, dove l'aveva lasciata prima di partire per le Hawaii. Attraversare la citt gli port via pi tempo di quanto aveva preventivato, ma alla fine arriv al Siam Sunset, sul Sunset Boulevard di Hollywood. Non era il ristorante thailandese pi famoso di Los Angeles, n il pi grande, ma era il suo preferito. Gli assegnarono il solito tavolo. Ordin pad kee mao con pollo e birra Singha.
Ogni tanto una delle cameriere gli si avvicinava per salutarlo. Sorridendo, si dicevano felici di rivederlo, o gli chiedevano come mai non si era fatto pi vedere per tanto tempo. Quinn le ringraziava, spiegava che era stato via per lavoro, e assicurava che solo cause di forza maggiore potevano impedirgli di andare l tutti i giorni.
Un paio di anni prima aveva fatto un piacere a una delle ragazze del ristorante, liberandola dalle attenzioni non gradite di un ammiratore. Anche se la cameriera che lui aveva aiutato era poi tornata in Thailandia, le altre non avevano dimenticato quello che aveva fatto. Lo accoglievano sempre con tutti gli onori, e mangiava sempre gratis. L'unico aspetto negativo collegato a quella sua buona azione era che aveva infranto una delle regole che Durrie gli aveva insegnato: Non usare mai le tue competenze professionali per aiutare qualcuno al di fuori del nostro giro. Il motivo, a parere di Durrie, era che qualsiasi cedimento sentimentale poteva essere sfruttato dal tuo avversario.
Mentre aspettava che lo servissero, tir fuori dalla tasca il braccialetto che Nate aveva trovato in Colorado. Era composto da maglie quadrate di metallo unite insieme da singoli gancini in modo da rendere il bracciale flessibile. Ogni placchetta aveva inciso sopra un disegno diverso dagli altri. Erano anche molto spesse, circa un centimetro.
Inizialmente aveva pensato che fossero di metallo massiccio, ma in quello pi vicino al fermaglio di chiusura scopr una linea sottile che correva lungo il margine inferiore. Placcato? pens. Prima che potesse investigare oltre, gli portarono il piatto che aveva ordinato. Si rimise in tasca il braccialetto, ripromettendosi di esaminarlo meglio in seguito.
Come al solito, il cibo era squisito, proprio quello di cui aveva bisogno. Quando chiese il conto, gli risposero con un sorriso che non doveva preoccuparsi di pagare. Lasci venti dollari di mancia sul tavolo e se ne and.
Il lavoro che Quinn svolgeva gli consentiva di abitare in qualsiasi parte del mondo. E lui aveva scelto, dopo un'attenta riflessione, la citt di Los Angeles. La posizione era ottimale. Il LAX, l'aeroporto internazionale, era collegato con i quattro angoli della terra, una caratteristica preziosissima per la sua professione. E poi c'era il clima. Caldo e secco. Pochi insetti. Niente neve. Una vera manna per la sua vita privata.
Quinn era originario di Warroad, Minnesota, un piccolo centro sulle rive del Lake of the Woods, a un tiro di schioppo dal confine canadese. Duemila anime in tutto, sempre in guerra con l'afa e le zanzare d'estate, il freddo e la neve d'inverno. In compenso, erano quasi tutti felicissimi di non vivere in una grande citt.
Tutti tranne Quinn, ovviamente. Alla prima occasione era fuggito a gambe levate. Adesso era un cittadino della California.
La sua casa era in una strada tranquilla che si inerpicava tortuosa sulle Hollywood Hills, zona quanto mai prestigiosa, al di sopra dal caos della citt bassa. Intorno aveva duemila metri di terreno in pendenza, protetto da un alto muro di cinta, con l'ingresso sbarrato da un robusto cancello d'acciaio. Mentre stava per entrare con la macchina, scorse Nate che attendeva fuori, accanto al cancello.
Bisognava riconoscere che Nate, se non altro, non era mai in ritardo. Un po' impaziente, rozzo, ma non ritardatario.
Quinn azion il pulsante del telecomando nascosto sotto il cruscotto e attese che il cancello scorresse di lato. Appena ci fu spazio a sufficienza, entr, diede un'occhiata nello specchietto per assicurarsi che Nate avesse fatto in tempo a entrare anche lui, e richiuse il cancello, sempre con il medesimo telecomando.
Scese dall'auto, poi prese dal baule la sua valigia. - Tieni, porta questa - disse, affidandola a Nate e salendo i gradini davanti all'ingresso. Mentre apriva chiese al ragazzo: - Hai sete?
- Certo.
- Hai mangiato?
L'altro scosse la testa. - Sono passato da casa solo per lasciare i bagagli. Prima ho dovuto sbrigare una faccenda.
- Se non sbaglio, dovrebbe esserci una zuppa in scatola, nella credenza. Se invece mi sbaglio, vuol dire che ti  andata male.
Varcata la soglia, Quinn and al pannello del sistema d'allarme accanto alla porta. Premette il polpastrello del pollice sinistro sullo schermo dell'apparecchiatura, poi digit un numero di codice. Il sistema era impostato in modo da riconoscere solo lui e Nate.
Un istante dopo un doppio segnale acustico comunic che l'impianto era pronto a ricevere altre istruzioni. Quinn impost lo stato su CASA OCCUPATA. Aggiunse il numero delle persone presenti: DUE. In questo modo il sistema restava attivo, senza per considerare la presenza di lui e Nate come un fattore di allarme.
- Allora, si mangia bene in quel ristorante thailandese? - chiese Nate.
- Non avevi detto che dovevi sbrigare una faccenda?
- L'ho detto.
- Hai deciso di seguirmi,  cos?
- Ho solo cercato di fare un po' di pratica - spieg Nate, con un sorrisetto compiaciuto. - In un primo momento ho pensato che mi avessi individuato. Perch non hai preso la strada pi veloce. Ma poi hai proseguito normalmente, e allora ho capito che non mi avevi visto.
Il tono di Nate era trionfante.
- Cosa ti ho detto sul pedinamento in una grande citt?
Il sorriso di Nate sbiad. - Che non  difficile. Troppe auto.  improbabile che il pedinato se ne accorga.
- Specie col buio, giusto?
- Certo.
- E quindi? Serviva tutta questa bravura per seguirmi?
Nate scroll le spalle. - No, non credo.
- E invece quanta ne sarebbe servita a me per accorgermi che ti avevo dietro?
- Parecchia. Avresti dovuto tenere gli occhi ben aperti - concesse Nate.
- Cerca di seguirmi alle tre del mattino, se vuoi dimostrare quanto sei in gamba. - Quinn fece una pausa. - Comunque, stasera ti sei mantenuto mediamente a tre auto di distanza. Guidavi una Nissan Altima blu scuro.
Nate sbarr gli occhi.
- Targa dell'Arizona. Posso darti anche il numero, se vuoi. - Questa volta fu Quinn a sorridere. - Qualcosa da bere?
Nate era sgomento. - Sapevi che ti stavo alle calcagna?
- Prima rispondi alla mia domanda, okay? Vuoi da bere?
- Eh... scotch e soda.
Quinn lo guard incuriosito. -  una scelta da vecchio. Da quando in qua bevi scotch e soda?
-  la prima volta.
- E perch vuoi cominciare proprio adesso?
- Ho visto alla televisione uno che lo beveva, e ho pensato di assaggiarlo.
- Direi di aspettare che tu abbia compiuto sedici anni. Ti far un mai tai.
- Non ho mai assaggiato nemmeno quello - confess Nate, ridacchiando.
Quinn and al mobile bar, vicino a un enorme caminetto di pietra, sul lato sinistro del soggiorno, e cominci a preparare il cocktail. - Dov' che hai commesso l'errore pi grande?
- Quando ti seguivo?
- In Colorado. Qual  stato il tuo pi grosso sbaglio?
- Oh, essere andato dalla polizia da solo, immagino.
- Quello  il secondo in classifica. Prova di nuovo.
- Non avere fatto come mi avevi detto?
- Be',  l'errore di base che ha causato anche il primo in classifica.
Nate rimase in silenzio per un momento. - Non sono sicuro di avere capito a cosa ti riferisci.
Quinn sbuc da dietro il bancone del bar portando due bicchieri. Si avvicin a Nate e gli diede il suo. - Che nome hai usato quando sei andato l?
Nate distolse lo sguardo. - Nathan Driscoll. E... prima che tu me lo dica, lo so. Non usare nessuna parte del proprio nome.
-  molto semplice.
- Avevo paura di potermi confondere - ammise Nate. - Oltretutto, ho usato solo il nome di battesimo.
- Basta e avanza - disse Quinn, bevendo un sorso di mai tai. - Non cambia molto tra confonderti stamattina in Colorado o farti ammazzare tra dieci anni in un posto come San Pietroburgo, per esempio, perch qualcuno  riuscito a identificarti grazie al nome che hai usato con il capo della polizia. - Quinn lev il bicchiere accennando un ironico brindisi. - Speriamo solo che tu non debba mai pagare le conseguenze di questo errore.
Quando Quinn l'aveva comprata, quella casa era poco pi che una catapecchia di un centinaio di metri quadri. Al termine dei lavori di ristrutturazione era grande pi del doppio e restava ben poco della struttura originaria.
Il pianoterra occupava quasi l'intera lunghezza dell'edificio. Disponendo in modo opportuno una serie di tramezzi, librerie e mobili, lo spazio era stato suddiviso in sala da pranzo, soggiorno, studio e cucina. Solo il bagno era in un ambiente separato. Le tre stanze da letto e l'ufficio erano al piano inferiore, sotto il livello della strada, data la pendenza del terreno.
L'impiego massiccio di pannelli di legno non lucidato dava calore agli interni. Nate diceva che gli sembrava una fattoria abbarbicata sul fianco di una collina. Un'immagine che ricordava a Quinn le sue origini. Preferiva paragonare la sua abitazione a un confortevole chalet di montagna.
Port il bicchiere dall'altra parte della stanza e apr le tende che schermavano la grande vetrata che occupava l'intera parete di fondo.
- Non mi stanco mai di ammirare la vista che si gode da qui - disse Nate.
Era davvero spettacolare. Con lo sguardo si abbracciava tutta la parte bassa di Los Angeles, con la sua miriade di luci. Sunset Strip, e poi pi oltre Century City, e ancora, un po' pi a destra, la scura distesa dell'oceano Pacifico.
- Questo viaggio  stato molto istruttivo per te - disse Quinn. - Se sei furbo, puoi ricavarne un'importantissima lezione.
Nate stava per bere ma si blocc all'ultimo momento. - Io sono furbo - tenne a precisare.
- Vediamo se hai imparato bene la lezione.
- Mai usare il proprio nome o cognome vero - cominci Nate. - Mai parlare di ci di cui si  avuto ordine di non parlare. Mai recarsi sul luogo di un'operazione senza l'appoggio del supervisore. - Fece una pausa, poi aggiunse: - E non prendere mai alcuna iniziativa che non sia stata espressamente autorizzata da te.
- Hai ragione. Sei furbo. Un giorno potrai dare liberamente prova del tuo spirito di iniziativa. Un giorno, la tua vita dipender da quello. Ma adesso?
- La vita di tutti e due dipende da quello che tu hai deciso - rispose Nate, ripetendo una massima che Quinn gli aveva inculcato fin dal primo giorno di lavoro insieme.
Quinn stava per replicare, ma s'interruppe, distratto dalla suoneria del telefonino. Controll l'ora. Era quasi mezzanotte.
- Pronto - disse.
- Devi venire a Washington. - Era Peter.
- Stai facendo gli straordinari.
- Senti, abbiamo una grossa operazione in corso e sembra che serva il tuo aiuto.  una questione della massima priorit.
- Ha a che fare con il tuo amico in Colorado?
- Per il momento, i dettagli non ti riguardano. Sarai messo al corrente al tuo arrivo. Ti ho prenotato un posto su un volo che parte domattina alle sette. E ti ho inviato le istruzioni preliminari per posta elettronica.
- Non hai tenuto conto di un dettaglio importante. Io non lavoro per te. Prima devi chiedermi se accetto o no la tua offerta.
- Tecnicamente, sei ancora sul nostro libro paga.
Quinn accolse con una smorfia contrariata quella che considerava un'evidente forzatura. Peter si riferiva al minimo di due settimane pagate cui Quinn aveva diritto, anche se completava l'incarico in meno tempo (due giorni, per il caso Taggert). Ma c'era una regola non scritta secondo cui le due settimane si applicavano a un solo incarico alla volta.
Interpretando il suo silenzio come un assenso, Peter prosegu: - Ci vediamo nel pomeriggio. - La comunicazione s'interruppe.
- Che succede? - chiese Nate, mentre Quinn metteva via il telefonino.
Lui gli spieg l'essenziale, mentre rifletteva sugli inconvenienti derivanti dal fatto di lavorare ormai per un unico cliente.
- Ci andrai? - domand Nate.
- S - rispose lui, vuotando il bicchiere. - Ci vado. - Guard Nate, che aveva assunto un'espressione beffarda. - E tu mi accompagnerai all'aeroporto.
- Dai - disse Nate, tornando subito serio - casco dal sonno. Non vedo l'ora di andarmene a casa e di mettermi a letto.
- Dormirai sul divano qui da me - lo inform Quinn. - Domattina alle cinque dobbiamo metterci in viaggio.
Quinn dormiva della grossa quando qualcuno lo scosse e gli mormor: - Ehi, Quinn, svegliati.
Si tir su, subito vigile. Nate era chino su di lui, accanto al letto. - Che c'? - chiese Quinn.
- Il sistema d'allarme  scattato - sussurr Nate, lasciando trasparire una certa preoccupazione. - Penso che ci sia qualcuno, qui fuori.
Il sistema d'allarme? Avrebbe dovuto sentirlo. Aveva anche installato un pannello ausiliario nella sua stanza.
Scese dal letto e and al pannello sulla parete, dove lampeggiava una luce rossa. Solo allora si rese conto che il pulsare che gli pareva di avvertire dentro la testa non era affatto dentro, ma fuori: era il ronzio sommesso del segnale d'allarme.
- Hai controllato il monitor al piano di sopra? - chiese a Nate.
Il ragazzo fece un cenno d'assenso. - Dice: intrusione recinzione posteriore. Ho puntato la telecamera di sorveglianza da quella parte, ma non ho visto niente. E se fosse semplicemente un gatto, o una sciocchezza del genere?
- Ne dubito - spieg Quinn. Il sistema era stato programmato in modo da ignorare gli eventi di modesta portata. - Che ore sono?
- Quasi le tre.
Quinn doveva salire di sopra per controllare il monitor con i suoi occhi.
- Sei armato? - chiese a Nate.
L'altro alz la mano destra. Impugnava una Walther P99 nove millimetri. La SIG di Quinn era nella cassaforte in soggiorno.
Quinn s'infil i pantaloni della tuta che teneva sempre a portata di mano, e sal le scale. Si ferm in cima ai gradini, tendendo l'orecchio.
Silenzio.
La sola luce dentro la casa veniva dallo schermo della TV rimasta accesa, anche se con l'audio escluso, in soggiorno, e dal chiarore della luna che filtrava dalle finestre sul retro. Per il resto, il piano superiore era al buio.
Quinn raggiunse il pannello del sistema di sicurezza vicino alla porta. Per prima cosa disattiv l'allarme. Subito dopo esamin le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza piazzate in giro. Non c'era nessuno nel giardino sul retro, vicino alla recinzione, e nemmeno vicino al muro esterno della casa. Se qualcuno aveva scavalcato la recinzione, era stato ripreso dalle videocamere e il filmato era registrato nel sistema. Volendo, Quinn poteva controllarlo in seguito.
- Forse era solo un gatto - disse Nate, osservando lo schermo.
Quinn richiam l'immagine ripresa dall'obiettivo che inquadrava la parte anteriore e la zoom. Fece una panoramica, muovendo lentamente la telecamera, da sinistra verso destra, per essere sicuro di non farsi sfuggire alcun particolare. Poco prima di giungere in fondo, si ferm, studiando il monitor.
- No, non  un gatto - disse.
Un intruso stava rannicchiato sulla veranda sotto la finestra del bagno. Nate stava per dire qualcosa, ma Quinn port un dito davanti alla bocca, intimandogli di fare silenzio. Esamin anche le immagini fornite dalle altre telecamere per vedere se l'intruso era solo. Quando ebbe la certezza che non c'era nessun altro, torn all'immagine iniziale. L'intruso non si era mosso.
Quinn fece cenno a Nate di dargli la pistola. Non c'era bisogno di tirare fuori la sua dalla cassaforte, la Walther andava benissimo. Nate gli porse l'arma.
- Aspetta qua - aggiunse poi sottovoce. - Quando senti un singolo colpo di nocche sulla porta d'ingresso, apri.

7.

Vista dall'esterno, la casa sembrava accessibile solo attraverso l'ingresso principale o il garage contiguo, dove c'era posto per tre macchine. Ma c'era un'altra via, sul lato occidentale dell'edificio. Una sorta di uscita di sicurezza. Era una porticina dissimulata perfettamente nel muro, costruita da Quinn con le proprie mani. Finora non si era mai trovato nella necessit di adoperarla.
La porticina si apr silenziosamente verso l'interno, sui cardini ben oliati. Quinn avanz in punta di piedi lungo il fianco della casa, seguendo il muro esterno. Si sporse cautamente oltre l'angolo.
L'intruso era ancora sulla veranda, ma si era spostato dall'altro lato dell'ingresso, sotto la finestra dell'atrio. Le persiane per erano chiuse e gli impedivano di guardare all'interno.
Quinn stava per uscire allo scoperto quando lo sconosciuto prese da una sacca di tela una scatoletta nera e la premette contro la finestra, facendola aderire. Poi estrasse da una tasca una coppia di auricolari, collegando il filo che ne usciva al congegno. Si infil uno degli auricolari nell'orecchio sinistro.
Non si trattava certo di un normale ladro. Era senza dubbio un professionista.
Quinn aveva gi visto altre volte quel tipo di dispositivo e sapeva che amplificava i rumori che venivano dall'interno di un edificio. Una ventosa con sgancio rapido serviva a farla aderire ai pannelli di vetro.
Stando chino, Quinn si allontan dalla casa e and verso la sua BMW parcheggiata sul viale d'accesso. Con quella mossa intendeva sorprendere l'intruso alle spalle. Controll che il silenziatore fosse fissato bene sulla canna della Walther, e avanz furtivamente verso il punto dove lo sconosciuto era appostato.
L'uomo intanto si era tolto l'auricolare e stava prendendo qualcos'altro dalla sacca. Quinn si avvicin ulteriormente, fermandosi solo quando fu a un paio di metri.
- Metti gi quella roba - intim, con voce ferma.
L'uomo si blocc, abbassando le mani: in una reggeva una sorta di canapo. Quinn lo riconobbe immediatamente. Funzionava come una miccia. Lo sconosciuto si apprestava ad appiccare un incendio.
- Lasciala!
L'altro obbed.
- Adesso girati e alzati in piedi. Lentamente. Con le mani in alto.
L'uomo esegu. Basso e magro com'era, non pesava pi di una sessantina di chili. Era tutto vestito di nero. Anche la faccia era nera, spalmata con qualcosa di simile al lucido da scarpe.
- Cinque passi - ordin Quinn. - Due indietro rispetto alla finestra e tre verso la porta d'ingresso.
Guard l'uomo spostarsi a ritroso verso l'ingresso. Fino a quel momento aveva obbedito disciplinatamente agli ordini. Quinn gli and pi vicino, senza perderlo d'occhio nemmeno per un istante. - Mettiti faccia al muro - sibil.
Quando lo sconosciuto si gir, lui gli diede uno spintone tra le scapole, sbilanciandolo e costringendolo ad appoggiarsi con le mani alla parete. In quella posizione gli sarebbe stato impossibile tentare di reagire in qualche modo.
Quinn lo perquis rapidamente. L'uomo portava una Glock in una fondina ascellare e un coltello da commando con la lama lunga venti centimetri in un fodero agganciato alla cintura. Quinn gli sequestr le armi, poi diede un colpo con le nocche sulla porta d'ingresso.
Nate apr all'istante. - Mi chiedevo che diavolo stavi facendo... - Sbarr gli occhi e si blocc a met frase.
- Mani dietro la schiena - ordin Quinn all'intruso. - Entriamo.
- In cucina - disse Quinn a Nate, dopo che ebbe richiuso la porta d'ingresso.
Mentre attraversavano il soggiorno, butt la Glock e il coltello sul divano.
La cucina era spaziosa e funzionale, con una grande isola al centro, come quelle che si vedono nelle riviste di arredamento. In un angolo c'era un tavolo antico. Nate prese una sedia e Quinn ci spinse sopra l'intruso.
- Accendi la luce - ordin a Nate.
L'altro azion l'interruttore. Finalmente Quinn pot vedere in faccia il prigioniero. Nonostante il nerofumo sulla faccia, lo riconobbe all'istante.
- Ehil, Gibson.
- Come va, Quinn? - rispose quello in tono altrettanto cordiale.
Lui recuper un rotolo di carta e lo diede al prigioniero. - Tieni. Pulisciti la faccia.
Gibson sorrise, ma non si mosse. Il rotolo gli rimbalz in grembo e cadde a terra.
- Come preferisci - disse Quinn. Prese una bottiglia d'acqua dal frigo e torn da Gibson. - Che ci fai qui?
- Mi annoiavo.
- E cos hai pensato di venire a farmi una sorpresa?
- Certo. Perch no?
- Non immaginavo che sapessi dove abito.
- Ti ho trovato sull'elenco telefonico.
Quinn sorrise, poi bevve un sorso d'acqua. - Chi ti manda?
L'altro sbuff. - Figurati!
Quinn alz la Walther, puntandogliela alla tempia. - Chi ti manda?
- Vuoi uccidermi? Non  da te.
- Per l'ultima volta, chi ti manda? - ripet Quinn.
- Forza. Premi il grilletto. Uccidimi e qualcun altro far il lavoro al posto mio.
Quinn mantenne la pistola in posizione per un istante, poi, sempre sorridendo, l'abbass. - Stai dicendo che sono diventato un bersaglio?
Gibson scroll le spalle.
- Chi paga? - chiese Quinn.
- Non lo direi nemmeno se lo sapessi. Ma non lo so. Cosa cambia, comunque?
Quinn guard Nate. - Ricordi la procedura per contattare Peter?
Il ragazzo fece un cenno di conferma col capo.
- Chiamalo. Il mio cellulare  in soggiorno. Vedi se pu mandare qui una squadra a prelevare il nostro amico. Gente del posto. Non voglio avere questo stronzo tra i piedi pi del necessario.
Nate stava per andare quando Gibson parl di nuovo. - Credo che Peter sia molto occupato, al momento.
- Vai - ordin Quinn a Nate, vedendo che esitava. Poi, rivolto al prigioniero: - Non mi sei mai piaciuto.
- Non  un mio problema - rispose Gibson.
- Dovrebbe esserlo invece - continu Quinn, bevendo una lunga sorsata d'acqua, prima di posare la bottiglia sulla credenza. - Si dice in giro che sei un pasticcione. Mi sembra che stasera tu l'abbia dimostrato.
- Vai a farti fottere.
- Un lavoretto semplice... e invece hai fallito.
L'espressione di Gibson s'incup. - Conosco il mio mestiere.
- Davvero? E se sei cos bravo, com' che ti ho pizzicato?
- Sono nel giro pi o meno da quando ci sei tu. Sarei gi morto da tempo se non sapessi fare il mio lavoro.
- Date le circostanze, direi che hai avuto solo un gran culo.
Quinn sent Nate parlare al telefono con qualcuno nell'altra stanza. Dopo un attimo, il ragazzo torn in cucina.
- Allora? - chiese Quinn.
Nate guard lui, poi Gibson. - Peter non poteva rispondere.
- Te l'ho detto - intervenne Gibson. Sorrideva, adesso.
- Ho per caso chiesto il tuo parere? - lo zitt Quinn, con fare minaccioso.
Gibson scroll di nuovo le spalle.
- Allora stai zitto. - Quinn guard Nate. - Con chi hai parlato?
- Misty. - Era l'assistente personale di Peter.
- Le hai detto cosa ci serviva?
- Ho cercato, ma non mi ha dato retta.
- Dunque, non viene nessuno?
L'altro fece cenno di no.
Quinn chiuse gli occhi per un istante, riflettendo. Quando li riapr, diede la pistola a Nate. - Che non si muova - disse, indicando Gibson. - Se ci prova, sparagli.
Nate aveva lasciato il telefonino sul bracciolo del divano. Quinn lo prese e premette RICHIAMA. Quindici secondi pi tardi, Misty rispose: - S?
- Sono Quinn.
- Non ha tempo adesso, Quinn. La situazione  un po' incasinata.
-  un po' incasinata anche qui da me - ribatt lui.
Misty sospir. - Qual  il problema?
- A parte il fatto che hanno cercato di ammazzarmi, vuoi dire?
- Anche tu?
- Che significa anche tu?
- Resta l - si affrett a dire Misty. - Vedo se riesco a parlare con Peter.
Trascorse quasi un minuto prima che Peter rispondesse. Saltando i preamboli, domand: - Che cos' successo?
- Ho appena beccato Martin Gibson appostato davanti alla mia porta. E non era una visita di cortesia.
- Dov' adesso? - chiese Peter.
- Nella mia cucina.
-  morto?
- No.
- Meno male.  gi qualcosa.
- Dannazione, Peter! Chi pu avere interesse a farmi la pelle? - domand Quinn.
- Non sei il solo. Altri hanno ricevuto visite, stanotte. Purtroppo, quasi tutti...
Peter lasci la frase in sospeso.
- Altri? - chiese ancora Quinn. - C' uno schema?

Peter parve esitare, poi disse: - Sembra che nel mirino ci siano solo i membri dell'Ufficio.
- Nessun'altra agenzia?
Pausa. - No.
Quinn si sent gelare. - Un'azione di disturbo?
- Non lo sappiamo ancora - disse Peter, ma il suo tono pareva dubbioso.
- Chi c' dietro?
- Se non perdessi tempo a parlare con te, forse potrei cercare di trovare qualche risposta. - Peter trasse un sospiro profondo. - Anche se sapessi qualcosa, riguarda l'Ufficio. Sono fatti nostri, non...
Improvvisamente si ud un forte tonfo in cucina, subito seguito dal suono di una pallottola sparata col silenziatore. Un istante dopo Quinn sent il rumore inconfondibile dello scontro tra due corpi. Moll il telefono e afferr le armi di Gibson dal divano.
- Nate? - chiam.
Nessuna risposta.
Quinn corse verso la cucina, riparandosi dietro il tramezzo che divideva le due stanze. Aveva fatto pochi passi quando una pallottola si conficc nella parete alle sue spalle.
Con un riflesso automatico, si gett a terra. Un secondo pi tardi altre due pallottole gli fischiarono sopra la testa. Strisciando sul pavimento, si avvicin al tramezzo e si affacci dall'altra parte. Nate era a terra. La sedia su cui Gibson stava seduto gli era rovinata addosso. Dal punto in cui si trovava, Quinn non riusc a capire se il ragazzo respirava ancora. Gibson intanto era scomparso.
Stando chino, Quinn ritorn in soggiorno. Stavolta il suo unico riparo era il divano. Si ferm un attimo e rimase in ascolto.
Niente.
Dovunque fosse andato, Gibson non poteva essere lontano. E anche se lui aveva la pistola di Nate, Quinn aveva sia una Glock sia un coltello. Per giunta, sapeva perfettamente com'era disposta la sua casa. Gibson aveva percorso solo il tratto dall'ingresso alla cucina, e doveva per forza andare a caso.
Fuori, intanto, la luna era calata al di l delle colline. La sola luce veniva dallo sfarfallio della televisione e dalla lampadina ancora accesa in cucina.
Quinn si sporse con cautela da dietro il divano. Niente di strano, apparentemente. Scrut in giro di nuovo, per sicurezza. Stavolta il suo sguardo si sofferm sulla poltrona rivestita di pelle davanti al divano. Qualcosa non quadrava. Per l'esattezza, l'ombra proiettata dalla poltrona. Alla luce tremolante proveniente dalla TV, c'erano momenti in cui sembrava pi grossa di quanto avrebbe dovuto essere.
La guard ancora per un momento, convincendosi quasi che si trattasse di un'illusione ottica. Ma poi l'ombra si mosse.
Quinn usc piano da dietro il divano dirigendosi verso la poltrona. Quando fu pi vicino, sent distintamente il suono sommesso di un respiro.
Spian la pistola.
- Esci - intim.
Gibson si sporse da dietro la poltrona e fece fuoco. Manc il bersaglio, ma di pochissimo. Quinn premette il grilletto della Glock. Il fragore della detonazione riemp la stanza, insieme all'odore della polvere da sparo. La pallottola trapass lo schienale della poltrona.
- Figlio di puttana - gemette Gibson.
- Ne hai abbastanza? - chiese Quinn. - Getta la pistola e vieni fuori. Non fare movimenti bruschi.
Gibson si alz lentamente, con il braccio sinistro penzoloni, fuori uso.
- Adesso lascia cadere la pistola - ordin Quinn.
Per un attimo credette che Gibson stesse per obbedire. Invece quello si stacc all'improvviso dalla poltrona per avere lo spazio sufficiente per alzare la mano destra. Punt in modo fulmineo la pistola contro Quinn.
Ma Quinn era pronto. E spar per primo.
Quando Gibson and a sbattere contro la finestra era gi morto. Il vetro antiproiettile risuon cupo per l'impatto, ma resistette.
Quinn corse in cucina. La sedia era ancora rovesciata sul corpo di Nate, bocconi sul pavimento. La scost e poggi una mano sul collo del ragazzo. Sent il sangue pulsare nell'arteria. Non c'erano macchie in giro, e dopo una rapida ispezione Quinn pot escludere la presenza di ferite d'arma da fuoco.
- Nate? - chiam, accostandosi all'orecchio sinistro del ragazzo.
Nessuna risposta.
- Nate. Svegliati.
Un gemito sommesso usc dalla bocca del giovane apprendista. Un istante pi tardi le palpebre fremettero.
- Tranquillo - disse Quinn. - Sei ferito?
L'altro apr piano gli occhi. - Quinn? - biascic, la bocca ancora premuta sul pavimento.
- Sei ferito? - ripet Quinn.
- Non mi pare.
- Sar meglio che controlli.
Nate chiuse di nuovo gli occhi. Con fatica, si gir sulla schiena. - Merda! - esclam, con un sussulto.
- Che c'? - chiese Quinn.
Nate si massaggi un lato della faccia. - Mi ha colpito alla mascella.
Aveva una chiazza violacea sulla guancia, ma per il resto sembrava a posto.
Quinn si rialz. - Ti consiglio di metterci sopra del ghiaccio.
Torn in soggiorno. Il telefonino era ancora sul divano, dove l'aveva gettato. Lo afferr pensando di chiedere aiuto, ma poi sent una voce borbottare attraverso il microfono.
- Quinn? - Era Peter.
- Sei ancora l?
- Che succede?
- Gibson ha giocato il tutto per tutto.
- E...?
- Ed  morto.
Peter non rispose immediatamente. - Sarebbe stato preferibile prenderlo vivo.
- Be', accidenti, dovevi dirmelo prima! O forse avrei dovuto chiedere a lui di aspettare un momento prima di sparare, per darmi il tempo di parlare con te.
- Voglio tutti i dettagli - ordin Peter.
Quinn sospir, poi raccont com'era andata.
- Ti serve aiuto per portare via il cadavere? - domand Peter.
- Ci penso io - rispose Quinn. Poi aggiunse: - Mi vuoi spiegare cosa sta succedendo?
Una lunga pausa, poi: - Non ne siamo sicuri.
- Ti rendi conto, s, che non verr pi a Washington?
- Non sarebbe in ogni caso una buona idea, a questo punto. Probabilmente  meglio che tu sparisca per un po'.
-  una direttiva ufficiale?
- Ufficialmente non ufficiale, diciamo. Vattene. Non m'importa dove. In tutta sincerit, preferisco non esserne informato.
- Quel bastardo sapeva dove abitavo - disse Quinn, pi a se stesso che a Peter.
- Ragione in pi per tagliare la corda. Chiunque sia la mente che ha architettato tutto questo potrebbe cercare di nuovo di toglierti di mezzo. E se resti dove pu trovarti, ci sono buone probabilit che la prossima volta ci riesca. Ma ovviamente sta a te decidere.
- S, sta a me decidere - conferm Quinn, chiudendo la comunicazione.
Rimase a fissare per qualche istante il panorama notturno di Los Angeles dalla finestra. Se davvero stavano sabotando l'organizzazione, non restava che sparire.
- Nate - chiam.
Il ragazzo, ancora malfermo sulle gambe, usc dalla cucina e, pi che sedersi, si accasci sul divano. - Che c'?
- Spero che tu non abbia ancora disfatto i bagagli.

8.

Quinn e Nate varcarono il Tom Bradley International Terminal del LAX poco prima delle dieci. Mentre si facevano strada nella calca del sabato mattina, Quinn dovette soffocare la costante tentazione di guardarsi alle spalle. Era pronto a scommettere che avevano piazzato qualcuno di guardia all'aeroporto, per intercettarli. Sapeva che doveva fare attenzione a possibili minacce, ma senza dare nell'occhio. Gli agenti operativi, abituati a lavorare in prima linea, erano molto esperti in quest'arte, ma per Quinn non era cos facile, anche perch non era solo.
Avrebbe potuto lasciare Nate a Los Angeles, ma sarebbe stato troppo rischioso. Quelli che volevano togliere di mezzo lui sapevano che aveva un apprendista, e il ragazzo sarebbe stato un facile bersaglio. Aveva fatto solo quattro mesi di apprendistato, in una specialit che richiedeva almeno tre o quattro anni di pratica. A differenza di Quinn, era ancora fresco di universit quando aveva iniziato a fare quel mestiere, su suggerimento di un amico. Abbandonarlo a se stesso sarebbe stato come legarlo a una sedia nel soggiorno, lasciandolo alla merc degli assassini.
Si fermarono davanti al tabellone delle partenze. Quinn finse di controllarlo, come un turista qualsiasi pronto a imbarcarsi. Poi consult l'orologio e perlustr in giro, con l'aria di chi sta aspettando qualcuno. Il suo sguardo non si sofferm su nessuno. Dopo aver dato un'altra occhiata, concluse che non li stavano ancora seguendo.
- Allora? - gli chiese Nate.
- Che?
Il ragazzo accenn al tabellone che avevano davanti. - Dove andiamo?
- Dammi il passaporto.
Nate prese dalla tasca un libretto dalla copertina blu e glielo consegn. Era uno dei tanti passaporti, almeno una ventina, e tutti falsi, che si erano portati dietro.
Decine di compagnie aeree internazionali facevano capo al Bradley Terminal, cosa che in condizioni normali offriva una scelta quasi illimitata di destinazioni. Ma quella non era una situazione normale. Buona parte di tali destinazioni non offrivano sufficienti garanzie, per due uomini braccati. Doveva scegliere la pi impensabile, sperando cos di spiazzare quelli che gli davano la caccia.
L'Europa era da escludersi. Idem per gli Stati Uniti e il Canada. L'America Latina offriva qualche vantaggio in pi, ma non molti. Troppe spie anche l. Russia, Australia, Cina, Giappone... erano anche peggio. Pertanto c'era soltanto una soluzione possibile. Quinn studi gli aerei in partenza finch non trov quello che cercava.
- Okay, andiamo - disse.
- Non vuoi darmi nemmeno un piccolo indizio? - chiese Nate.
Lui ignor la domanda e s'incammin di nuovo attraverso la calca. Nel giro di un paio di minuti arrivarono davanti alla biglietteria della Thai Airways.
- Magnifico - esclam Nate, con un sorriso.
- Non dire pi una parola finch non saremo sull'aereo, intesi?
- Ah, certo. Non una parola.
Quando arriv il loro turno, Quinn lanci un'occhiata di avvertimento a Nate, mentre si avvicinava al bancone.
- Desidera? - chiese la donna dai tratti asiatici, sulla trentina, addetta ai biglietti.
- Vorrei sapere se ci sono ancora dei posti liberi sul volo delle 12,05 per Bangkok.
- Quelli in business class sono esauriti - rispose la donna. - Ma ne restano un paio in prima classe.
- Perfetto - disse Quinn, con un sorriso. - Due, per favore.
- I posti non sono vicini. Va bene lo stesso?
- Non fa niente.
- Posso avere i vostri passaporti?
Quinn glieli diede, accompagnando il gesto con un altro sorriso. Lei li esamin, riportando i dati principali sul computer. - Come preferisce pagare, signor Hayden?
Quinn disponeva di passaporti intestati a nomi diversi. Per quel viaggio aveva scelto Louis Hayden, anche perch aveva il vantaggio di non essere mai stato utilizzato in precedenza. Nate viaggiava sotto il falso nome di Raymond James. - Carta di credito - rispose, prendendo dal portafoglio una delle diverse carte di credito intestate a Hayden.
Dopo che ebbe pagato, la donna traffic di nuovo col computer per compilare i biglietti. Quinn diede distrattamente un'altra occhiata intorno. Non gli ci volle molto per individuare due tipi sospetti vicino all'ingresso del terminal. Grandi e grossi, in abito grigio. Sembravano prestare attenzione a tutti quelli che entravano nell'edificio. Sorprendentemente, anche Nate li aveva notati. Guard Quinn, cercando di camuffare in modo maldestro l'agitazione. Lui scroll le spalle e gli fece un sorrisetto d'incoraggiamento.
- Ecco qui - disse l'addetta alla biglietteria, mettendo i biglietti e i passaporti sul bancone. - Bagaglio?
Quinn scosse la testa. - Solo un paio di trolley.
La donna sorrise, giudicandoli senza dubbio come due abituati a spostarsi in aereo. - Fate buon viaggio.
- Grazie - disse Quinn. - Cercheremo di godercelo il pi possibile.
Quinn si sistem sulla poltrona, contemplando attraverso l'obl la distesa dell'oceano Pacifico, diecimila metri pi in basso. Era la prima volta, da dodici ore a quella parte, che poteva rilassarsi. Si sentiva allo stremo delle forze.
Nate occupava un posto sul lato opposto della cabina, due file pi indietro. Quinn gli aveva offerto, quando si erano imbarcati, una pillola per dormire, e adesso era l con la testa ciondoloni e gli occhi chiusi.
Quinn lasci vagare la mente, cercando di non pensare a nulla. Aveva bisogno di allentare la tensione, di calmarsi un po'. Avrebbe avuto soprattutto bisogno di dormire, per la verit. Ma nella testa gli si affollavano le immagini di quello che era successo nelle ultime ore. Gibson sulla veranda di casa sua, il colloquio telefonico con Peter. Nate steso a terra e...
Un'assistente di volo lo tocc sulla spalla. - Pad Thai o pollo al curry con riso?
Quinn guard l'orologio, scoprendo con sorpresa che erano trascorse gi diverse ore. Nonostante tutto, doveva essersi appisolato. - Pad Thai - rispose.
- E da bere?
- Acqua, grazie.
Mentre mangiava, si costrinse a concentrarsi per cercare di capire chi poteva essere il mandante dell'attentato, e il disegno che c'era dietro.
Aveva perquisito Gibson con la massima cura prima di affidarlo alla persona incaricata di rimuovere il corpo. Non si aspettava di trovare granch, e difatti cos era stato. A parte i ferri del mestiere custoditi nella sacca, Gibson aveva con s solo un portafoglio con trecento dollari in contanti.
Era logico supporre che chi l'aveva ingaggiato disponesse di abbastanza denaro per finanziare una vera e propria guerra (anche se su piccola scala, della durata di una sola notte) contro l'Ufficio. Quanti agenti c'erano nel mirino? Cinque? Sei? Una decina? Di pi? Qualunque fosse il numero, sembrava che, con l'eccezione di Quinn, avessero avuto tutti la peggio.
Un attacco diretto a sabotare l'intera organizzazione.
Era difficile credere che qualcuno potesse concepire un piano del genere. Eppure era cos. E, cosa ancora pi sorprendente, sembrava che avesse avuto successo.
La mente di Quinn era in pieno fermento. Generalmente, ci si proponeva al massimo di seminare il panico e il caos all'interno di una determinata agenzia d'intelligence. I motivi potevano essere molti: coprire qualcosa che stava accadendo o che era sul punto di accadere, far fallire un'operazione in corso, togliere di mezzo un fastidioso concorrente, o semplicemente smantellare l'organizzazione di qualcun altro per il gusto di farlo. Ne sentivano parlare tutti all'inizio della carriera, come pure delle operazioni messe a segno in passato. Ma poi ti spiegavano che cose del genere non accadevano pi. E che in ogni caso era impossibile che potessero avere effetti davvero distruttivi.
Evidentemente, per, qualcuno non aveva imparato la lezione.
Quando l'assistente di volo port via il vassoio del pasto, Quinn reclin lo schienale all'indietro. Non riusciva a venire a capo di niente, forse anche per la mancanza di sonno. Chiuse gli occhi, sperando di riuscire a mettersi il cuore in pace e a dormire. Ma nella sua mente si affacci una domanda cruciale.
Perch era finito anche lui nel mirino? Non faceva parte dell'organico dell'Ufficio. Era solo un agente a contratto. Che cosa c'entrava?
Mentre stava per sprofondare nel sonno, una possibile risposta emerse dal profondo della sua coscienza. Niente di specifico, per la verit. Solo una labile traccia.
Taggert.
Quinn e Nate erano in Thailandia solo da poche ore quando salirono a bordo di un altro aereo in partenza. Nate parve contrariato e confuso nell'apprendere che il viaggio non era finito. Ebbe se non altro il buon gusto di tenere per s i suoi dubbi. Il secondo volo fu molto pi breve, ma li port fino in capo al mondo.
L'aereo era appena atterrato sulla pista e aveva cominciato a rullare verso il terminal, quando attraverso l'impianto di diffusione risuon la voce di un'assistente di volo che diceva: - La Thai Airways vi d il benvenuto a Ho Chi Minh.
Era met mattina in Vietnam, e il calore che si alzava dall'asfalto della pista faceva vibrare l'aria. C'era qualche nuvola in lontananza, ma il cielo era quasi interamente sgombro. Quinn guard i passeggeri all'interno della cabina. Alcuni stavano gi prendendo i bagagli a mano, preparandosi a scendere. Lui invece rimase tranquillo al suo posto.
Prima di lasciare la sua casa, aveva portato via tutto quello che c'era in cassaforte, tranne la pistola. Oltre al computer portatile, aveva con s una decina di passaporti: americano, canadese, svizzero, finlandese, tedesco, russo, ognuno con un nome diverso, pi una serie di carte di credito e diecimila dollari in contanti. Poi ancora una chiavetta USB da due gigabyte, dov'erano archiviati centinaia di contatti e di altre informazioni, e infine un notebook con pagine e pagine di visti per vari paesi in giro per il mondo. Tutto il materiale sensibile era stipato in un finto rivestimento di plastica della sua valigia. Se gli avessero chiesto di accendere il computer a un posto di controllo, lo avrebbero scambiato per quello di un normalissimo uomo d'affari. Documenti, grafici, tabelle, tutta roba seria ma noiosa, tale da non suscitare alcun interesse.
Aveva aggiunto dei visti vietnamiti al suo passaporto e a quello di Nate, nel bagno dell'aereo precedente, prima di atterrare a Bangkok. Grazie a un apposito kit grande quanto il palmo di una mano aveva apposto le date giuste, controllando poi con cura i timbri per accertarsi che tutto apparisse regolare.
Il trucco aveva funzionato a Bangkok, dove avevano dovuto esibire un visto vietnamita per poter acquistare i biglietti. Ma l si era trattato di un normale impiegato della Thai Airways. Adesso erano arrivati a Ho Chi Minh, e avevano di fronte dei funzionari vietnamiti.
Quinn infil il passaporto nel taschino della camicia e prese il bagaglio a mano dal ripiano sopra il sedile. Seguito a ruota da Nate, si mise in coda per scendere dall'aereo.
- Bello scherzo che mi hai fatto - sbott Nate, abbastanza forte perch Quinn potesse sentirlo, mentre raggiungevano l'uscita.
Lui lanci al ragazzo un'occhiata severa.
- Scusami - si affrett ad aggiungere Nate.
Senza un'altra parola, scesero nel piazzale e s'incamminarono verso la dogana. Quinn fece in modo di mescolarsi tra i passeggeri appena sbarcati.
- Non lo chiederanno - disse - ma, nel caso, siamo qui per lavoro. Per fare degli investimenti. Parlo io, per. Tu fai solo la faccia seria, di chi non  venuto per un viaggio di piacere.
Il terminal ricordava un po' un grande magazzino. L'edificio era vecchio e grigio, enorme, con i muri esterni incrostati di muffa. Non c'era nessuna delle amenit degli aeroporti occidentali.
Dentro, il primo controllo che dovettero superare fu quello dei passaporti. Anche se c'erano diverse postazioni, solo due erano operative, e le file erano lunghe. Per sicurezza, Quinn scelse quella che faceva capo al funzionario con l'aria pi annoiata. Mentre si avvicinavano, infil nel passaporto, accanto al visto, un biglietto da venti dollari, una somma abbastanza allettante in un paese come quello.
Si gir a met per parlare con Nate. - Possiamo presentarci solo uno alla volta. Cerca di non dire niente. Nemmeno: Salve. Se dovesse esserci qualche problema, fammi un cenno e io torner indietro per occuparmi della faccenda.
- Okay - rispose Nate, con un tono non troppo convinto.
La donna davanti a loro fu lasciata passare, e Quinn avanz per sottoporsi anche lui al controllo. Mise il passaporto sul bancone, tenendoci una mano sopra finch il funzionario non lo prese. L'uomo apr il documento, guard Quinn, e intasc rapidamente i venti dollari. Prese poi un timbro, lo inchiostr, e stamp e vidim una delle pagine. Quando ebbe finito, rimise il passaporto sul bancone senza dire una parola. Quinn gli rivolse un cenno di ringraziamento e pass oltre.
Si ferm poco pi avanti, fingendo di cercare qualcosa in una delle tasche. Guard indietro, mentre Nate consegnava il suo passaporto al funzionario. L'uomo parve esaminarlo molto pi a lungo di quanto avesse fatto con quello di Quinn.
Nate lanci un'occhiata nervosa al suo maestro. Ma proprio in quel momento, il funzionario vidim il passaporto e lo rimise sul bancone.
La tappa successiva fu la dogana, ma stavolta fu tutto pi semplice. Nate and per primo, e il suo bagaglio fu controllato in meno di un minuto. Quinn se la cav altrettanto rapidamente.
L'umidit che stagnava nell'aria, anche in quel mattino di gennaio, toglieva il respiro. Quinn si era ritrovato con la fronte imperlata di sudore sin dal primo istante in cui aveva messo piede sulla scaletta dell'aereo, e adesso aveva la camicia incollata alla schiena.
Giusto davanti all'uscita principale del terminal c'era una transenna alta fino alla vita che correva parallela ai pannelli di vetro della facciata dell'edificio, creando un passaggio largo all'incirca tre metri. Una precauzione piuttosto insolita, per un aeroporto, ma il suo scopo apparve subito evidente. Assiepati al di l della transenna c'erano decine di venditori ambulanti, che vociavano all'indirizzo dei passeggeri in uscita, offrendo bibite, frutta e servizi di taxi.
Al termine del passaggio si sbucava in un parcheggio di taxi. Quinn si diresse verso quello pi vicino. Lui e Nate presero posto dietro, con le valigie appoggiate sul sedile in mezzo a loro.
- Salve, salve, salve - disse il tassista, sistemandosi al volante. Era un ometto anziano, dal fisico segaligno. - Americani?
- Canadesi - rispose Quinn.
L'uomo sorrise. - Benvenuti Vietnam. Dove andare?
- Rex Hotel - rispose Quinn.

9.

Presero due stanze adiacenti nell'hotel. Mentre salivano in ascensore, Nate disse: - Potrei dormire un giorno intero.
- Ma non lo farai - gli rispose Quinn.
- Cosa?
Quinn sospir, ricordando a se stesso che Nate era davvero molto inesperto, e che aveva ancora tanto da imparare. -  solo mezzogiorno - disse. - Se ti metti a dormire adesso, non ti abituerai mai al diverso fuso orario. Ci vediamo qui tra mezz'ora. Andremo a fare una passeggiata e daremo un'occhiata ai dintorni.
La porta dell'ascensore si apr e uscirono sul pianerottolo.
- Non dirai mica sul serio? - esclam Nate.
Quinn si gir verso di lui, guardandolo severamente. - Ti rendi conto della situazione in cui ti trovi?
Nate stava per rispondere, ma l'occhiata di Quinn lo fece desistere.
- Ci sei dentro fino al collo, come del resto desideravi. Volevi fare parte del gioco ed ecco, ci siamo. Tutto quello che  successo fino al momento in cui Gibson ti ha preso a pugni era solo teoria. Niente di pi. Capito?
Nate guard Quinn, mortificato, facendo di s con la testa.
- Questa invece  la realt - prosegu Quinn. - Compresa la necessit di adattarsi al cambio di fuso orario, di mescolarsi con la popolazione locale e di guardarsi continuamente alle spalle, perch, se non lo fai, sei morto. Capito?
- Ho capito - rispose Nate, con voce flebile.
Quinn lo fiss ancora per un altro istante, poi si avvi verso la sua stanza. - Nell'atrio - disse, senza voltarsi. - Tra mezz'ora.
Nate attendeva al pianoterra quando Quinn usc dall'ascensore, mezz'ora pi tardi. Si erano cambiati tutti e due d'abito. Nate aveva in mano una piccola macchina fotografica digitale. Quinn la guard e inarc un sopracciglio.
-  evidente che non siamo del posto - spieg il ragazzo. -  ovvio che due turisti vadano in giro con la macchina fotografica.
La bocca di Quinn s'incresp in un accenno di sorriso. - Bene.
In teoria, il Vietnam era un paese comunista, ma era difficile accorgersene girando per Ho Chi Minh.
Guardandosi intorno, Quinn cominci a chiedersi se qualcuno dei governanti vietnamiti avesse mai sentito parlare di Karl Marx. Venditori ambulanti, negozi, ristoranti, club, parrucchieri, alberghi e bambini che correvano su e gi per le strade, cercando di vendere souvenir ai turisti.
- Cartolina... Compra... Molto bella... Guarda.
- Signore, signore. Tu americano?
- Accendino. Vero Zippo. Dalla guerra. Molto buono.
- Il numero uno di Spider-Man. Michael Jordan.
- Io fame. Tu compra mangiare.
Asfissianti quasi quanto i bambini erano le frotte di biciclette e di cyclo, i risci a pedali. I conducenti di cyclo in cerca di clienti si avvicinavano a Quinn e Nate, offrendo i loro servigi.
- Salve. Giro della citt. Vi porto io. Solo due dollari. Poco.
- Conosco un bel bar. Vi porto in un attimo. Costa poco.
- Troppo caldo per camminare. Prendete il cyclo.
- Ragazze? Conosco un buon posto. Venite, venite.
Quinn era stato in Asia molte volte: Bangkok, Singapore, Hong Kong, Tokyo, Seul, ma qui l'approccio era pi rozzo. Un'energia inesausta. Si aveva l'impressione di un luogo che, a dispetto delle antiche radici, stesse scoprendo solo adesso la propria vera natura. Accanto a templi vecchi di secoli c'erano ristoranti inaugurati chiaramente solo da pochi giorni. Il fiume Saigon, che solcava il paese da prima della comparsa del genere umano, brulicava di barchette che offrivano giri turistici. E bambini. Bambini dappertutto. Felici, giocosi, affamati, eccitati, curiosi.
Si fermarono a comprare una bibita gassata da una donna che aveva un'hibachi, una bancarella all'angolo della strada, con accanto una ghiacciaia malandata. Stava cucinando qualcosa che sicuramente era pollo o maiale. Quinn declin l'offerta di un assaggio. Apr la sua lattina e ne bevve met in un sorso. Il caldo e l'umidit del pomeriggio lo stavano mettendo a dura prova.
Altri venti minuti di esplorazione, poi decise che ne aveva abbastanza.
- Hai fame? - chiese a Nate.
- Parecchia.
Era pieno di hibachi, l intorno, ma Quinn non era cos disperato da sfamarsi comprando cibo su una bancarella. Per giunta, offrivano uno scarsissimo riparo dall'afa.
Si misero a cercare un vero ristorante. Un po' pi avanti, Nate ne avvist uno in una strada laterale, a un isolato di distanza da Hai Ba Trung Street, lontano dalla frenesia della via principale. Il ristorante si chiamava Mai 99, stando all'insegna sopra l'ingresso. Mentre si avvicinavano, il profumino invitante che veniva dal locale li convinse definitivamente a entrare.
All'interno c'erano diverse ragazze vestite con il costume tradizionale vietnamita: tuniche colorate e pantaloni bianchi. Una donna, un po' pi anziana delle altre, con i capelli raccolti in uno chignon, stava vicino all'ingresso. Accenn un inchino, con espressione sorridente.
- Benvenuti - disse. - Parlate inglese?
- S - rispose Quinn.
- Volete mangiare?
- S, grazie.
Furono condotti a un tavolo vicino al bar. Una delle cameriere, vestita di verde, venne a servirli. Disse qualcosa in vietnamita, poi si rese conto del proprio errore, e chiese a gesti cosa volevano bere.
- Birra - rispose Quinn. Indic una scritta al neon vicino al bar. - Tiger Beer. - La ragazza comprese e fece un cenno di assenso.
- Anch'io - disse Nate, indicando a sua volta l'insegna pubblicitaria.
La cameriera sorrise e si ritir.
- Posso chiederti una cosa? - domand Nate, appena furono soli.
- Se proprio devi.
- Ti capita spesso?
- Cosa?
- Lo sai. Di rischiare di essere accoppato nel soggiorno di casa tua. Di dover fuggire per precauzione fino in capo al mondo.
- Non pi di un paio di volte l'anno - spieg Quinn, senza scomporsi.
- Sul serio?
Quinn sorrise, poi infil la mano in tasca e tir fuori il braccialetto d'argento. Si era svegliato, sul volo per Bangkok, con la netta sensazione che Nate avesse ragione. Il braccialetto doveva avere un ruolo ben preciso in quel pasticcio.
-  quello che ho trovato io? - chiese Nate.
Ignorando la domanda, Quinn esamin di nuovo le placchette di metallo finch non individu quella con la linea sottile lungo il bordo. Sembrava proprio che vi fosse una sorta di strato extra. Fece un rapido controllo delle altre maglie. Nessuna sembrava avere la stessa caratteristica.
Si guard intorno, cercando qualcosa con cui fare leva nella fessura per allargarla. L'ideale sarebbe stato un temperino, o anche una limetta per le unghie. Ma aveva a disposizione solo delle bacchette e una forchetta in stile occidentale. I rebbi, troppo spessi, non andavano bene. I bastoncini si prestavano forse meglio allo scopo. Erano di plastica dura e appuntiti in cima.
Stava per fare un tentativo quando not che la cameriera si stava avvicinando al loro tavolo. Si mise il braccialetto in grembo, coprendolo con la mano sinistra, con aria indifferente.
La cameriera, una ragazza diversa da quella a cui avevano ordinato da bere, era vestita con una bellissima tunica azzurro e oro, e reggeva un vassoio con due bicchieri pieni di birra ambrata. Aveva un'espressione cordiale, e lunghi capelli neri. Mentre si avvicinava, si scost con la mano libera un ciuffo di capelli dietro l'orecchio. Pos sul tavolo le birre, con un sorriso caloroso.
- Siete pronti a ordinare? - chiese.
- Parla inglese? - disse Nate.
- S. Mi spiace, la mia amica sarebbe lieta di servirvi, ma parla solo il vietnamita. Spero che per voi sia lo stesso.
L'inglese della nuova cameriera aveva una lieve cadenza, ma era chiaro. - Si figuri - replic Quinn.
- Volete ordinare adesso?
- S, ma non abbiamo ancora letto il menu - la inform Nate.
La ragazza sbarr gli occhi. - Oh, mi dispiace tanto. Provvedo subito.
Si allontan in fretta dal tavolo e torn con due menu.
- Ha un vestito bellissimo - disse Nate alla ragazza.
Lei si guard la tunica. -  un ao dai - spieg. - Un costume tradizionale.
- Be',  molto bello.
- Grazie.
Con riluttanza, Nate torn a osservare il menu. Quinn ordin un piatto chiamato bun thit nuong, augurandosi che fosse buono. Nate scelse invece un com chien thap cam.
- Se avete bisogno di altro - disse la ragazza - io mi chiamo Anh.
- Grazie - fece Nate, indugiando con lo sguardo sulla giovane mentre si allontanava.
- Controllati - sussurr Quinn.
- Di che parli?
- Un altro giorno, in un'altra vita, forse.
- Che?
Quinn guard verso il bar, dove Anh stava parlando con una cameriera. - La tua bella rischia di distrarti dal tuo compito principale. Restare vivo.
Nate borbott: - Volevo solo essere gentile.
-  cos che comincia. - Quinn riprese in mano il braccialetto. - Avvisami, se la ragazza torna al nostro tavolo.
Ci volle un po', ma il metallo era sorprendentemente flessibile e ci gli permise di allargare il varco. Aveva visto giusto, si trattava di una sorta di rivestimento, o forse di un vero e proprio coperchio. Continu ad armeggiare con la bacchetta, finch non riusc a separare la parte superiore da quella inferiore.
- Che diavolo ? - chiese Nate, incuriosito.
- Continua a guardare in giro. Non quello che sto facendo io.
Come sospettava, la placchetta di metallo era vuota all'interno. Conteneva un pezzettino di vetro avvolto in una sostanza gommosa trasparente, che probabilmente avrebbe dovuto proteggerlo, ma che purtroppo non aveva assolto la sua funzione. Il vetro era ancora nella capsula gommosa, ma pareva frantumato. Il calore dell'incendio pens Quinn. Ecco cos'ha causato la frattura".
Si chin per guardare meglio e not che non si trattava di un singolo pezzo di vetro, ma di due strati sottilissimi sovrapposti. Una sorta di sandwich.
Un vetrino da microscopio".
Scrut attentamente per vedere se tra i due strati c'era traccia di qualche sostanza. Ma a causa della crepa che attraversava il vetro superiore non gli fu possibile distinguere alcunch.
Quinn era teso, mentre rimetteva il coperchio sulla capsula. Senza rendersene conto, aveva trattenuto il fiato fino a quel momento. Appena ebbe completato l'operazione ricominci a respirare liberamente. Non aveva idea di cosa ci fosse sul vetrino, ma l'istinto gli diceva che la barriera gommosa non serviva solo a proteggere il vetro. Serviva piuttosto a evitare un possibile contagio.
- Che cos'? - chiese Nate.
- Non ne sono sicuro.
Che diavolo  questa roba che ci  capitata per le mani? pens.
L'istinto gli suggeriva che dovevano sparire dalla circolazione, nascondersi dove nessuno potesse trovarli, finch il bubbone non fosse scoppiato.
Guard di nuovo il braccialetto.
Sar questo la causa di tutto? si domand.
Il conto, comprensivo del cibo e delle bevande, fu sorprendentemente contenuto: centocinquantamila dong, pari pi o meno a cinque dollari. Quinn lasci sul tavolo il doppio della cifra, e si alz. Nate fece lo stesso.
Anh si precipit ad aprire la porta. - Pensate di trattenervi per un po'? - domand.
- Non saprei - rispose Nate, lanciando un'occhiata incerta a Quinn.
- Non per molto, immagino - precis Quinn.
Un altro sorriso da parte della ragazza. - Spero di rivedervi, prima che partiate.
- Oh, stia tranquilla - disse Nate. - Torneremo.

10.

Quando furono al Rex Hotel, Quinn prese una cartina stradale della citt, dicendo a Nate che doveva uscire di nuovo e che l'avrebbe lasciato solo per un po'.
- Ma non dormire - gli raccomand.
- Non dormir.
- Sul serio.
- Ho detto che non lo far.
La cartina non era cos accurata come sperava, ma indicava la strada che stava cercando. In un primo momento aveva pensato di rimandare la faccenda al mattino dopo, quando si fosse riposato con qualche ora di sonno. Era stato anche tentato di rinunciare. Anche se il suo istinto gli diceva che rischiava di commettere un errore, non era andato fin l solo per nascondersi, ma anche perch aveva bisogno di aiuto. E la scoperta dello scomparto segreto nel braccialetto rendeva ancora pi impellente la necessit di ottenerlo.
Si diresse verso la fila di taxi in attesa davanti all'albergo, ma poi cambi idea e decise di prendere invece un risci a pedali. Non c'era poi tutta questa fretta.
Il conducente del cyclo, un uomo sulla trentina, non parlava inglese. Quinn scrisse allora dove voleva andare sul retro della cartina stradale. Il tizio la guard, sorrise, e fece un cenno d'assenso.
Saigon (Quinn non riusciva a digerire il nuovo nome della citt, Ho Chi Minh) era un manicomio. Un vero, sovraffollato, caotico manicomio. Ed era proprio per questo che gli piaceva. In pochi altri posti al mondo si avvertiva nell'aria un tale livello di vitalit, di eccitazione.
Le strade erano piene di motociclette, biciclette, cyclo, scooter, e qualche occasionale auto o camion. Naturalmente, tutti ignoravano la segnaletica, come se non obbligasse a un determinato comportamento, ma si limitasse a suggerirlo.
Il conducente del cyclo si sporse in avanti e disse: - Cholon. - Quinn aveva scoperto quel nome consultando una guida della citt messa a disposizione dall'albergo. Era in pratica la Chinatown di Saigon.
Dopo una ventina di minuti, l'uomo svolt in una strada laterale meno trafficata e si ferm a met di un isolato, vicino a un lungo edificio a due piani.
-  questo? - chiese Quinn, dimenticando per un momento che il conducente non capiva l'inglese. Resosi conto dell'errore, gli indic l'indirizzo sulla cartina.
L'uomo sorrise e fece un cenno con la testa verso l'edificio. - Ici - disse.
- Parlez-vous franais? - chiese Quinn.
- Un peu, monsieur.
Quinn si frug nelle tasche. - Combien?
- Due dollari - rispose il tizio in inglese.
Appena Quinn scese dal cyclo, cominci a piovere. Corse lungo il malandato marciapiede e si ripar nell'androne di un palazzo, giusto mentre le rade gocce iniziali si trasformavano in un diluvio. Apr la porta d'ingresso ed entr.
Una ragazza vietnamita, vestita all'occidentale, sedeva dietro il bancone della reception. Quinn si avvicin con un sorriso. - Parla inglese? - le domand.
- Certo - rispose la ragazza. - Che posso fare per lei?
- Non sono sicuro che questo sia il posto giusto.
- Chi sta cercando?
- La Tri-Continent Relief Agency.
La ragazza sorrise. - Primo piano. Stanza 214. Vuole che l'accompagni?
Quinn scosse la testa. - Grazie. Dovrei riuscire a trovarla da solo.
Prese la scala a destra del bancone. Giunto al primo piano, segu il corridoio fino alla stanza 214.
La porta era di legno massiccio. Al centro una targa con incisa la scritta in inglese: TRI-CONTINENT RELIEF AGENCY, HO CHI MINH CITY BRANCH. Sotto, in caratteri pi piccoli, la traduzione in vietnamita.
Quinn esit un istante prima di bussare. Aveva raggiunto il proverbiale punto di non ritorno. Finch la sua mano non avesse toccato la porta, avrebbe potuto fare dietrofront e tornare all'albergo. Staccare la spina.
Fece un respiro profondo, poi alz la mano e buss.
Un attimo dopo la porta si apr e apparve un vietnamita di mezz'et. Interrog Quinn con lo sguardo.
- Tri-Continent Relief Agency? - chiese lui.
L'uomo sorrise. - Prego, si accomodi.
Si scost per farlo entrare. La stanza era angusta. Quinn giudic che non fosse pi grande della sua camera d'albergo. Sulla destra una porta socchiusa da cui usciva una musica: una vecchia canzone di dith Piaf.
- Mi chiamo Vo - disse l'uomo. - Che posso fare per lei?
- La direttrice Zhang. Posso vederla?
- S. Chi devo dire?
- Quinn.
L'uomo esit per un istante, forse attendendo qualche informazione aggiuntiva, ma quando divenne ovvio che Quinn non aveva altro da dire gir sui tacchi e and nell'altra stanza.
Quinn si avvicin a una grossa bacheca appesa al muro. Era piena di comunicazioni e di note. Erano tutte notizie relative a disastri naturali che avevano colpito l'Asia Sudorientale.
Stava leggendo l'annuncio di un convegno sui problemi sanitari della zona, quando avvert una presenza alle sue spalle. Non l'aveva sentita arrivare, ma sapeva che era l. Si gir lentamente. Sulla soglia stava una donna dai tratti asiatici, di corporatura minuta.
Si guardarono per qualche istante, restando l impalati, finch Quinn non esclam con un sorriso: - Salve, Orlando.
Lei scosse la testa, poi si diresse verso la porta principale. - Non qui - disse.
Orlando, nota in Vietnam come Keira Zhang, condusse Quinn di nuovo fuori. Aveva ormai smesso di piovere quando giunsero in un piccolo giardino pubblico, a qualche isolato di distanza, dopo avere percorso in silenzio l'intero tragitto. Mentre camminavano, Quinn osserv con discrezione la donna.
Non era cambiata molto dall'ultima volta che l'aveva vista, quattro anni prima. Le striature rosse nei capelli bruni, lunghi fino alle spalle, erano sparite. E adesso portava un paio di occhiali dalla montatura sottile, di plastica blu traslucida. A parte questi piccoli particolari, era rimasta la stessa. Pelle color legno di pino sbiancato, perfettamente liscia, salvo che per una piccola ruga sopra il naso, che compariva quando aggrottava la fronte. Era piccolina, superava di poco il metro e mezzo, e poteva passare indifferentemente per giapponese, cinese, filippina, vietnamita o malese. In verit sua madre era coreana, mentre il padre era mezzo thailandese, mezzo irlandese americano. Quinn era uno dei pochi che fossero al corrente delle sue origini.
Era stata sua amica, confidente, collega, quando entrambi avevano cominciato dalla gavetta. Era stata al suo fianco nei momenti difficili, e lui aveva cercato di fare altrettanto. Ma non era stato all'altezza, ed era questo il motivo per cui da quattro anni non si parlavano.
C'era anche un'altra ragione. Il bisogno di autoconservazione. Starle vicino gli faceva nascere un desiderio che non avrebbe mai potuto soddisfare. Una tortura mentale che Quinn preferiva evitare. Orlando era off-limits. Da sempre e per sempre.
Quando trovarono finalmente un angolino tranquillo in mezzo al verde, il cielo era di nuovo quasi sgombro di nuvole.
- Come sapevi dove trovarmi? - gli chiese lei. Come al solito, salt le formalit. Non un sorriso, o un Come va?, o anche solo un saluto. Certo, l'ultima volta che avevano parlato, avevano deciso di non rivedersi pi. Era stata in pratica la sola cosa su cui si erano trovati d'accordo, quel giorno.
- C' bisogno di chiedermelo? - disse Quinn. - L'agenzia di aiuti umanitari  una bella copertura.
- Non  una copertura - replic lei.
Quinn inarc un sopracciglio. - Non del tutto, certo - concesse. Aiutare gli altri era una dote innata in Orlando. Lui l'aveva capito subito, sin dal primo giorno che l'aveva conosciuta. Cos, non era strano ritrovarla, dopo che avevano interrotto i contatti, in un luogo dove poteva continuare a sostenere il prossimo, in modo disinteressato, scegliendo per s un ruolo di basso profilo.
- Perch sei qui?
- Volevo farti una sorpresa.
Lei lo guard con aria severa.
- Ci sono riuscito, a quanto pare - continu Quinn.
Silenzio.
Lui abbass gli occhi per un istante, tornando poi a fissarla in volto. - Mi serve il tuo aiuto.
- Vaffanculo.
- Qualcuno sta cercando di togliermi di mezzo.
- Non m'importa - disse lei, l'espressione impassibile.
- Pu darsi. Ma importa a me.
- Allora rivolgiti a qualcun altro, e lasciami in pace. Hai promesso che non saresti pi venuto a cercarmi. Ma adesso vedo che sei un bugiardo.
- L'ho fatto solo perch non ho nessuna alternativa.
Lei scosse la testa, senza smettere di fissarlo. - Il problema non mi riguarda.
- Mi serve il tuo aiuto.
- Peggio per te. Non l'avrai. Fine della discussione.
Detto ci, s'incammin verso l'uscita.
Era gi quasi fuori dal giardino quando lui la richiam: - Se potessi riportarlo in vita, lo farei.
Lei rallent. Quinn sper per un attimo che tornasse indietro, invece Orlando affrett il passo e continu per la sua strada.
Quando Orlando lasci l'ufficio, quel pomeriggio, qualche minuto dopo le cinque, in sella a una vecchia Vespa nera, Quinn era pronto a seguirla. Aveva ingaggiato un giovane locale, disposto a portarlo sulla sua moto sgangherata dovunque volesse. Il giovane, che si chiamava Dat, parlava l'inglese quel tanto che bastava per capire cosa si voleva da lui. Come Quinn aveva sperato, Dat era convinto che volesse seguire la donna perch era innamorato di lei o avesse comunque un interesse sessuale nei suoi confronti.
Il giovane si dimostr quasi un professionista nell'arte del pedinamento, riuscendo a non perderla mai di vista, senza per avvicinarsi troppo. Gli facilitava il compito il fatto che Orlando procedeva senza fretta. Attravers Cholon, poi prosegu per un tratto verso nord, prima di puntare a est.
Presto, per, Quinn cominci a sentirsi a disagio. Era troppo facile. Perci fu quasi un sollievo quando, dieci minuti pi tardi, Orlando svolt bruscamente a destra. Una mossa inattesa, improvvisa, come se si fosse accorta di essere seguita.
Quinn not che Dat cominciava a essere perplesso, ma l'incoraggi a non mollare, mentre la donna si muoveva ad andatura pi sostenuta attraverso la citt... poi Orlando svolt di nuovo a destra, imboccando una strada secondaria. Girato l'angolo, Quinn e Dat non videro pi la Vespa davanti a loro. Per un istante, Quinn temette che lei fosse riuscita a seminarli. Poi per la scorse. Stava ferma vicino al marciapiede, con un piede a terra per sostenere lo scooter.
- Fermati - disse Quinn.
Anche Dat l'aveva vista. Rallent e si mise dietro la Vespa. Quinn smont e gli lasci dieci dollari. Il giovane sorrise soddisfatto.
Mentre Dat ripartiva, Quinn si avvicin alla Vespa, arrestandosi quando fu a qualche passo di distanza. L'espressione di Orlando era impassibile come prima nel giardino. Lei lo fiss per un attimo, poi punt gli occhi sull'edificio dall'altra parte della strada. Quinn si gir, seguendo il suo sguardo.
Il Rex Hotel. Orlando aveva scoperto dove lui alloggiava.
- Ti sei data da fare, dopo che abbiamo parlato.
- Perch Gibson ha cercato di ucciderti?
- Anzi, ti sei data parecchio da fare.
- Rispondi alla mia domanda.
- Non lo so.
- Che  successo all'Ufficio?
- Idem.
- Puoi fare di meglio.
- Sabotaggio.
Lei fece una risatina scettica. - Non esiste.
- Lo credevo anch'io.
Rimasero in silenzio per qualche secondo. Intorno a loro il mondo continuava a muoversi frenetico: taxi che imbarcavano e sbarcavano clienti dell'albergo, ambulanti che cercavano di attirare l'attenzione dei passanti, gente che camminava, per recarsi al lavoro, o a casa, o a trascorrere una serata in citt. Ma in quel momento Quinn e Orlando erano racchiusi nella loro piccola capsula, consapevoli del mondo intorno ma lontani mille miglia.
- Perch sei venuto da me? - domand infine lei.
Quinn esit un istante prima di rispondere. - Per due motivi - spieg. - Questo  l'ultimo posto dove potrebbero venire a cercarmi. E avevo bisogno di qualcuno di cui potermi fidare ciecamente, in grado di darmi una mano.
- E i tuoi amici?
- La lista si  parecchio ridotta, ultimamente.
- Non sei venuto da solo - continu lei. Non era una domanda, ma una constatazione.
- Nate - rispose Quinn. - Il mio apprendista. Se non l'avessi portato, probabilmente a quest'ora sarebbe morto.
Orlando tir un lungo sospiro e, per la prima volta, la sua espressione si addolc, anche se lievemente. - Sempre lo stesso vecchio Quinn, insomma.
Lui si strinse nelle spalle.
Lei lo guard, poi scosse la testa. - Figlio di puttana - mormor. - Sali, prima che cambi idea.
Quinn soffoc un sorriso, e con espressione impassibile mont sul sellino posteriore della Vespa.
Lei lo port a casa sua, uno spazioso appartamento in stile occidentale in un quartiere dove abitavano numerosi altri stranieri. Lo invit ad accomodarsi sul divano, quindi spar in un'altra stanza per poi tornare con due bottiglie d'acqua minerale.
- Parla - gli ordin, mettendogli in mano una bottiglia e sedendosi su una poltrona. - Dimmi tutto.
Quinn obbed. Senza omettere nulla. Non aveva motivo di farlo. Se voleva il suo aiuto, doveva necessariamente raccontarle tutto.
Gli ci volle all'incirca un'ora. Quando ebbe finito, lei osserv: - Hai avuto il tuo bel da fare, a quanto pare.
- Oh, s. Non mi sono annoiato di certo.
- E tu pensi che sia tutto collegato? Il Colorado, l'Ufficio, Gibson, il sabotaggio?
- Assolutamente.
- Hai con te il braccialetto?
Quinn sfil dalla tasca un sacchetto di plastica chiuso con un paio di elastici.
Stava per consegnarlo a Orlando, ma lei gli disse di aspettare. Si alz e spar nel corridoio. Quando torn, aveva due paia di guanti di gomma. Ne diede uno a Quinn.
- Non credo che ci siano rischi - disse lui, ma accett lo stesso i guanti.
Orlando prese il sacchetto, tolse con calma gli elastici e lo apr. Estrasse il braccialetto con cautela.
- Non  vero argento - disse.
- No.
- Questi disegni sono interessanti.
- Mi sono sembrati familiari. Non  che ne abbia mai visti di uguali. Solo qualcosa di simile.
- Sono tedeschi. Vecchi stemmi nobiliari di tre, quattrocento anni fa.
- Ne sei sicura?
Lei lo guard, poi abbass di nuovo gli occhi sul braccialetto. - S, ne sono sicura. - Esamin i disegni per qualche istante, soffermandosi su una placchetta parzialmente danneggiata dal fuoco.
- Cosa c' qui? Una specie di iscrizione?
- Cosa?
Lei gli indic un punto sulla superficie che le fiamme avevano annerito in buona parte. In un primo momento Quinn non vide niente, ma poi, inclinando il braccialetto, la luce radente evidenzi una linea sottile che correva intorno al bordo inferiore. La fuliggine incastrata nell'incavo rendeva difficile distinguerla dal resto. Quinn non ricordava di avere notato prima quel particolare o forse l'aveva considerato un semplice graffio. Ora, guardando meglio, dovette dare ragione a Orlando: non era un graffio, ma una specie di scritta. Ma era cos piccola che per leggerla avrebbero avuto bisogno di una lente d'ingrandimento o meglio ancora di un microscopio.
- Forse  solo la firma dell'artista - sugger.
-  possibile - concord lei, ma non pareva convinta. Riprese il braccialetto e si concentr sulla placchetta vicino al gancio. Quinn aveva usato un altro elastico per tenere insieme i due pezzi. - Questo  il contenitore, immagino?
- S.
Di nuovo, lei rimosse cautamente l'elastico. Poi apr lo scatolino, scoprendo il contenuto. L'osserv per cinque minuti buoni prima di esprimere la sua opinione.
- Hai ragione. Penso che sia un vetrino per microscopio.
- Conosci nessuno che possa dargli un'occhiata? - chiese Quinn. - Una persona di fiducia?
- Il danno al vetrino potrebbe rendere le cose pi difficili. Se si  rovinato anche il campione, i risultati potrebbero non essere attendibili.
- Allora hai qualcuno.
Lei non rispose subito. Continu a esaminare il vetrino. - Qualcuno ce l'ho. Ma dovrei mandare il campione fuori. Non  gente del posto.
- Sempre meglio che tenerlo ad ammuffire in tasca.
Orlando richiuse la placchetta-contenitore con l'elastico, poi infil il braccialetto nel sacchetto chiudendo anche quello con l'elastico. - Lo mander domani mattina.
- Grazie. Vedi se possono controllare anche l'iscrizione.
Lei non disse nulla, ma il suo sguardo era eloquente: Mi prendi per un'idiota? Certo che la far controllare.
A Quinn venne uno sbadiglio. Cerc di soffocarlo, ma ci riusc solo a met. Erano le sette e mezzo passate, non ce la faceva pi a restare sveglio. Stava per sbadigliare di nuovo, quando sent un rumore proveniente dall'interno della casa. - Che cos'? - chiese, allarmato.
Orlando si gir e chiam: - Trinh?
Un attimo dopo comparve sulla porta una giovane vietnamita. Orlando le disse qualcosa nella sua lingua. La ragazza rispose, poi spar, tornando da dove era venuta.
- Una governante? - domand Quinn.
- Una specie. - Orlando si alz e guard Quinn per un attimo, studiandolo. - Vieni - disse poi.
Lo condusse in corridoio, fermandosi davanti a una porta socchiusa. Lei l'apr. La stanza era illuminata fiocamente. Trinh era l, seduta su una sedia, che rammendava una camicia. Alz gli occhi e accenn un inchino quando Orlando e Quinn entrarono, poi torn al suo lavoro.
Quinn impieg un attimo per mettere a fuoco la stanza nella luce fievole. A quel punto not qualcosa: alla sinistra della ragazza, in un lettino basso, c'era un bambino che dormiva.
Orlando attravers la stanza e si accovacci vicino al letto. Pos un bacio leggero sulla fronte del piccolo, poi si alz e ricondusse Quinn nel corridoio.
- Che ci fa qui? - chiese Quinn.
-  mio figlio.
- S, lo so. Ma pensavo che fosse da tua zia a San Francisco.
- Mia zia  ormai troppo vecchia per badare a lui. Non  pi quella di una volta.
- Ma dico,  sicuro? Tenerlo qui con te?
Lei rimase in silenzio per un istante, poi disse: - Lui  tutto quello che mi resta.

11.

Quinn si svegli prima dell'alba. Allung una mano verso il comodino e cerc a tastoni il suo orologio. Le quattro e mezzo del mattino.
Sospirando, si gir sulla schiena. Dopo essere rimasto per qualche minuto a fissare l'oscurit, cerc di richiudere gli occhi, nella speranza di poter dormire un altro po'. Ma il resto del suo corpo si rifiutava di collaborare. Che lo volesse o no, la sua giornata era iniziata.
Si sporse di nuovo verso il comodino, accese la lampada e scese dal letto. Il pavimento di mattonelle era freddo, ma non insopportabile. Sul com dall'altra parte della stanza, davanti al letto, c'era un televisore. L'accese con il telecomando che stava sul comodino. La CNN International stava trasmettendo le ultime notizie riguardanti economia e affari.
Prese dalla valigia sul pavimento il computer portatile, uno smartphone e la chiavetta USB.
Si sedette a un tavolino accanto al letto. Apr il computer e l'accese. Infil la chiavetta. Per prima cosa apr un documento criptato con un elenco di luoghi, conti bancari, nascondigli e depositi di denaro contante da cui avrebbe potuto attingere in caso di necessit. Non sapeva per quanto tempo lui e Nate potevano restare l in Vietnam, e pertanto doveva essere pronto, nel caso avessero dovuto lasciare all'improvviso il paese. Selezion tre potenziali destinazioni tra quelle elencate nella lista.
Chiuse il documento, digit il suo codice personale e clicc sul comando CONNETTI. Subito apparve un messaggio: Modem non configurato in modo corretto.
Lo smartphone di Quinn poteva funzionare anche come modem wireless ad alta velocit. Lo gir, fece scorrere un coperchietto nell'angolo superiore sinistro ed espose tre minuscoli pulsanti. Usando la punta di una biro, premette quello di mezzo, poi il pulsante alla sua sinistra. Gir di nuovo lo smartphone e guard il display.
La scritta Ricerca in corso... lampeggi per qualche secondo. Poi fu sostituita da Acquisizione del segnale e infine da una terza che diceva Collegato.
Quinn torn allora al computer, digit il suo codice d'accesso e apr la casella di posta elettronica.
Era arrivata una dozzina di nuovi messaggi. Il primo veniva da Orlando, ed era stato inviato solo poche ore prima.
Chiamami quando ti svegli".
Ovviamente non aveva previsto che lui si svegliasse cos presto. Se la chiamassi adesso, non mi rivolgerebbe mai pi la parola". Sorrise a quel pensiero.
In televisione, intanto, le notizie economiche avevano lasciato il posto a quelle di politica internazionale: le elezioni presidenziali in Serbia. Il nuovo presidente, si diceva, era un riformatore che stava cercando di riconciliarsi con gli ex nemici del suo paese, inviando una delegazione alla Conferenza dell'Unione Europea sulla situazione nei Balcani.
Quinn abbass il volume della TV con il telecomando, poi torn a guardare lo schermo del computer. Tra tutti i messaggi ricevuti, solo quello di Orlando era stato inviato direttamente al suo indirizzo di posta elettronica. Gli altri erano arrivati attraverso finti account che li inoltravano automaticamente, dopo una serie di giri oziosi, alla sua vera casella di posta. C'era una mail di suo padre. Una barzelletta stupida sulla pesca nei laghi gelati e sugli orsi polari. Un'altra era di sua madre, che si lamentava di non avere aiuto in casa e di quanto fosse inutile suo padre. Era una polemica annosa.
Mand a tutti e due una breve risposta, spiegando che era di nuovo in viaggio per lavoro e che si sarebbe fatto vivo al suo ritorno. Loro credevano che facesse il promotore finanziario, e che avesse clienti in tutto il mondo. Era la sua copertura standard, perfezionata appositamente per tranquillizzare i suoi genitori.
Sei dei restanti nove messaggi erano di colleghi che aveva ingaggiato in qualche occasione e che gli chiedevano lavoro.
Normale, riceveva in media un messaggio al giorno di quel tenore. Da diversi mesi il lavoro scarseggiava, e l'ambiente era in subbuglio. Era in atto una sorta di recessione anche nel campo dello spionaggio. I tagli di bilancio costringevano le agenzie governative a ridurre i costi, e di conseguenza a utilizzare personale esterno. Quinn era convinto che non sarebbe durata a lungo. Prima o poi sarebbe stata presa in considerazione anche la qualit del lavoro.
Meno normale, invece, era il fatto che l'ultimo messaggio fosse stato inviato due giorni prima, pi o meno nello stesso momento in cui lui aveva lasciato Los Angeles. Da allora nessun altro si era fatto vivo. Apparentemente, chi l'aveva preso di mira si era anche premurato di farlo sapere a tutti, per isolarlo e trasformarlo in una specie di appestato. Quinn non aveva ancora capito perch l'avevano messo nella lista dei bersagli. Stando a quello che Peter gli aveva detto, lui era l'unico che non facesse parte dell'organico dell'Ufficio. Non aveva alcun senso.
Se fosse stato un agente operativo, allora s, sarebbe stato comprensibile. Gli operativi corrono costantemente il rischio di essere eliminati. Anche quelli freelance.  uno degli inconvenienti del mestiere. Ma Quinn lavorava dietro le quinte, occupandosi di indagare, valutare, ripulire la facciata, magari anche confondendo le tracce. In altre parole, era come se avesse in gestione una lavanderia a secco. Una lavanderia indipendente. Niente omicidi, scambi, incontri faccia a faccia. Niente lavori sporchi.
Anche se il legame preciso ancora gli sfuggiva, sembrava tutto collegato alla faccenda del Colorado.
Quinn prese in esame i tre messaggi che non aveva ancora letto. Il primo era del capo della polizia di Allyson, Johnson. Gli aveva inviato una copia del rapporto sull'incendio. Quinn gli diede una scorsa, senza notare niente di particolare. Il secondo era un messaggio che Peter gli aveva mandato prima che attentassero alla sua vita, quando ancora si aspettava che lui andasse a Washington. Il messaggio conteneva le istruzioni per il viaggio.
L'ultimo mittente era sconosciuto, ma non era una cosa insolita. Il messaggio era stato inviato solo sei ore prima. L'apr.
Xavier,
Peter mi ha chiesto di mettermi in contatto con te. C' un progetto che richiede il tuo intervento. Mandami un riscontro appena vedrai questo messaggio.
P4J
Quinn rilesse la mail, alquanto sorpreso. Forse non erano riusciti a isolarlo del tutto. Xavier era un nome di copertura che aveva usato saltuariamente per le comunicazioni via posta elettronica, ma non di recente. E P4J era la sigla che utilizzava un certo Duke, in Europa. L'ultima volta che avevano lavorato insieme era stato due anni prima. Un gioco da ragazzi. Quinn aveva piazzato delle microspie in un ambiente dove si doveva tenere una riunione, in modo che Duke potesse registrare tutto quello che i partecipanti dicevano.
Un lavoretto semplice, che per Quinn era stato ben felice di concludere: Duke non gli piaceva. Forse era il suo strano accento, o il fatto che fosse basso e grasso. Uno dall'aria losca, che preferiva evitare.
Il messaggio lasciava comunque perplessi. Peter mi ha chiesto di mettermi in contatto con te". Che significava? L'Ufficio aveva superato la fase d'emergenza ed era di nuovo all'opera? Non gli sembrava verosimile. Forse Duke stava solo cercando di adescarlo usando il nome di Peter. In tal caso era ancora pi stupido di quanto l'avesse giudicato a suo tempo.
Quinn prese lo smartphone e digit il numero di Peter. Dopo dieci squilli, chiuse la comunicazione. Il fatto che non rispondesse nessuno non era insolito, ma data la situazione era se non altro inquietante.
Tornando alla e-mail di Duke, controll il routing per vedere a quale indirizzo era stata mandata originariamente. Niente di strano neanche qui. Era arrivata a un indirizzo anonimo presso la Microsoft che Quinn aveva aperto anni prima. L'aveva tenuto attivo nel caso che qualche vecchio cliente volesse mettersi in contatto con lui. Qualche vecchio cliente come Duke.
Quinn era indeciso. Poteva aspettare di parlare con Peter, o provare a chiedere qualche altra informazione a Duke. Con le dovute cautele, naturalmente.
Clicc sul comando RISPONDI.
Scrisse che voleva approfondire.
Accluse delle istruzioni su dove Duke poteva inviare informazioni riservate, poi clicc INVIA. Il computer avrebbe inoltrato la risposta allo stesso indirizzo da cui Duke aveva inviato il messaggio.
Fuori, intanto, il cielo cominciava a schiarirsi. L'umidit era gi a un livello quasi intollerabile, e Quinn cominciava a sentirsi appiccicoso. Avrebbe dovuto aspettare ancora almeno un'ora prima di chiamare Orlando. Aveva tutto il tempo di fare una doccia.
Per anni, le vite di Quinn e di Orlando avevano seguito un percorso parallelo. Anche se lui aveva quattro anni pi di lei, avevano iniziato la carriera pi o meno nello stesso momento. Quinn come apprendista addetto alle pulizie con Durrie, e Orlando come specialista nelle ricerche con Abraham Delger, amico e talvolta anche socio di Durrie.
Quinn faceva l'agente di polizia a Phoenix, Arizona. Un giorno gli avevano ordinato di tenere lontano i ficcanaso durante le indagini su un omicidio, ma, come al solito, lui non aveva saputo resistere alla curiosit. E cos aveva scavato un po' in giro, e aveva scoperto un'informazione che avrebbe dovuto restare sepolta.
Aveva rintracciato l'assassino in un albergo di Mesa, e ricavato una sua fotografia dalle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza dell'albergo. Nei giorni seguenti aveva passato ore a scartabellare tra le foto segnaletiche negli archivi della polizia, cercando di dare un nome al volto dell'assassino. Quando alla fine c'era riuscito, aveva riferito l'informazione all'ispettore incaricato delle indagini. Per tutta risposta, il suo capo gli aveva rimproverato di essere uscito dalla sua area di competenza. Se ci avesse riprovato, sarebbe stato sbattuto a dirigere il traffico. Questo era successo un marted.
Il mercoled era stato convocato di nuovo nell'ufficio del suo superiore. Senza una spiegazione, gli avevano comunicato che la polizia non aveva pi bisogno di lui. Era presente al colloquio anche un rappresentante dei sindacati, ma per tutto il tempo non aveva fatto altro che grandi cenni di approvazione col capo.
Stavano per farti fuori. Lo capisci, s? gli aveva detto Durrie, mesi dopo. L'Ufficio ti ha fatto licenziare, poi ha incaricato qualcuno di toglierti di mezzo".
Figuriamoci aveva risposto Quinn, pensando che il suo maestro volesse solo spaventarlo. Era ancora nuovo del mestiere, allora, ignaro del mondo di cui sarebbe entrato a fare parte.
Puoi credermi o no, Johnny. Sta a te decidere. Ma la verit  che hai scoperto troppo, e troppo in fretta. Costituivi un problema che doveva essere rimosso.  cos che ci si regola nel nostro ambiente". Durrie aveva fatto una pausa, poi aveva ripreso: Ricordi quel colloquio di lavoro a Houston? Quello per cui avevano gi pronto un aereo per portarti laggi?.
Quinn aveva annuito, imbronciato.
E se ti dicessi che non c'era nessun lavoro?
Cosa?
Quello che sto cercando di farti capire  che se io non avessi mostrato interesse nei tuoi confronti, a quest'ora saresti gi morto. Ovviamente, se tu non fossi stato cos bravo da essere considerato un pericolo, non ti avrei neanche notato".
Quinn ricordava bene l'importanza che aveva avuto quella rivelazione di Durrie. A quel punto aveva cominciato a capire come funzionavano davvero le cose.
Orlando, invece, era stata scelta per il talento di hacker di cui aveva dato prova quando frequentava una scuola di informatica a San Diego. Anche lei, come Quinn, spinta dalla curiosit ficcava il naso dove non doveva.
Poich i loro rispettivi maestri lavoravano spesso insieme, e dato che Quinn e Orlando erano tutti e due dei novellini era naturale che diventassero amici. La cosa pi sorprendente era stata il rapporto molto pi profondo che era nato tra Durrie e Orlando. Anni dopo, tuttavia, quando ormai Quinn era un affermato agente operativo e la carriera di Durrie aveva imboccato invece una china discendente, le cose erano cambiate per tutti e tre.
All'epoca in cui Quinn era un apprendista, Durrie era il professionista pi apprezzato nell'ambiente. Ma a un certo punto, l'anno successivo a quello in cui Quinn si era messo in proprio, Durrie aveva cominciato a perdere colpi. A Quinn erano arrivate all'orecchio le voci pi sorprendenti; incarichi affidati a Durrie che non andavano a buon fine, indagini svolte in modo superficiale, tanto che spesso si rendeva necessario del lavoro extra per rimediare ai danni che combinava.
Non era stata Orlando a riferirgli queste cose. Quinn le aveva sentite all'Ufficio, da Peter, che per questo motivo si era visto costretto a rivolgersi sempre pi spesso a lui, piuttosto che a Durrie.
In un primo momento Orlando aveva evitato l'argomento. Ma alla fine gli aveva parlato della rabbia e frustrazione di Durrie. Inizialmente lei aveva pensato che dipendesse solo dal lavoro, per il fatto che gli affidavano sempre meno incarichi, e perch non riusciva pi a essere all'altezza della sua fama. Ovviamente lui non si confidava con lei, ma ormai lo conosceva cos bene che sapeva interpretare anche le sfumature. Quando la situazione di Durrie si era aggravata, Orlando si era resa conto che il suo scontento non riguardava solo il lavoro, ma la vita in generale. E quando la sua rabbia si era trasformata in depressione, era sembrata una normale evoluzione del suo stato.
Poi un giorno Quinn aveva chiamato Orlando dicendole che gli avevano commissionato un lavoro in cui voleva coinvolgere Durrie. Lei aveva risposto che era un'idea fantastica e che lo avrebbe incoraggiato ad accettare. E cos Durrie aveva fatto. Quinn era sicuro che le pressioni di Orlando avessero avuto un gran peso nella sua decisione.
Sulla carta, il lavoro era semplice. Ma nella pratica, a un certo punto le cose avevano preso una brutta piega. Appostato nel magazzino dov'erano stati indirizzati, c'era un killer. Ci nonostante, il loro addestramento avrebbe dovuto proteggerli dai rischi pi gravi. Durrie, per, era entrato nell'edificio prima che avessero avuto il tempo di fare una ricognizione accurata. Quinn aveva cercato di fermarlo, avvertendolo del pericolo, ma lui aveva reagito con un'alzata di spalle.
Pochi secondi dopo erano risuonati degli spari. Quinn aveva fatto in tempo a mettersi al riparo, ma aveva visto Durrie sussultare, colpito da diverse pallottole.
Quinn aveva capito che era morto, prima ancora di avere la possibilit di controllare le sue condizioni. Quando lo aveva raggiunto, Durrie aveva gli indumenti zuppi di sangue e il cuore non batteva pi. Sconvolto, Quinn si era accovacciato accanto al cadavere. Il suo maestro era morto. Orlando! aveva pensato. Come faccio a dirglielo? Si era sentito terribilmente in colpa, anche se sapeva di avere fatto tutto il possibile per evitare quella tragedia.
Poi qualcosa lo aveva colpito alla nuca e intorno a lui si era fatto tutto nero.
La missione era stata un fallimento. Al risveglio, Quinn si era ritrovato seduto nel furgone con cui erano andati sul posto. Al volante c'era Ortega, l'uomo che aveva ingaggiato per fare fronte alle emergenze. Il corpo di Durrie era sul pavimento del vano di carico posteriore. Quando erano arrivati dal contatto di cui si servivano per le eventuali cure mediche, Ortega aveva guardato nel cassone.
Che devo farne? aveva chiesto a Quinn.
Lui aveva esitato un istante e poi aveva risposto: Il solito, ma riportami le ceneri.
Ortega era ritornato diverse ore dopo e aveva raggiunto Quinn nel locale attrezzato come ospedale d'emergenza. Aveva posato una scatola di cartone sul comodino accanto al letto ed estratto un'urna di metallo.
Non sono riuscito a trovare niente di meglio, in cos poco tempo si era scusato.
Va bene lo stesso aveva risposto Quinn.
Era cos che andavano le cose nel loro ambiente. Anche quando uno moriva, bisognava fare sparire le tracce. Quella volta, per, invece di sbarazzarsi dell'urna, Quinn aveva tenuto le ceneri per portarle a Orlando.
Ma quando era arrivato a casa sua, lei non c'era. Aveva gi saputo la notizia ed era sparita. Solo dopo dieci mesi Quinn era riuscito a rintracciarla a casa di una zia, a San Francisco, dove aveva partorito il figlio che, all'insaputa di tutti, portava in grembo. All'inizio Orlando si era rifiutata di vederlo. E anche dopo aver ceduto alle sue insistenze, non gli aveva permesso di entrare in casa.
Tu eri l gli aveva urlato contro, senza piet. Avresti dovuto proteggerlo. Adesso mio figlio non conoscer mai suo padre".
Pur essendo certo che non avrebbe potuto in alcun modo evitare quello che era successo, Quinn aveva provato una profonda amarezza. Indirettamente era stato la causa della morte di Durrie, e questo bastava per farlo sentire in colpa.
I suoi tentativi di parlare con Orlando e di farle capire che soffriva quanto lei per quella perdita erano stati vani. Lei non aveva voluto dargli retta. Non aveva nemmeno accettato l'urna con le ceneri.
Lasciami in pace aveva gridato. Non voglio vederti mai pi".
E siccome lei era l'unica persona a cui non era mai stato capace di dire di no, Quinn aveva risposto: Okay.
Orlando gli aveva sbattuto la porta in faccia. Lui era rimasto l per qualche minuto, sperando che lei tornasse. Poi aveva lasciato l'urna accanto alla soglia e se n'era andato. Confuso e svuotato.

12.

Quinn e Nate si incontrarono nell'atrio dell'albergo a mezzogiorno.
- Hai l'aria sbattuta - osserv Quinn, quando vide arrivare il ragazzo. - Non hai dormito?
Nate aveva delle vistose borse sotto gli occhi. E anche se si era fatto la barba, c'erano un paio di punti che aveva tralasciato di rasare.
- Ho fatto come mi hai detto tu - spieg. - Sono rimasto sveglio fin quando ho potuto. Ma alle otto non ce l'ho fatta pi. Poi, per, a mezzanotte mi sono svegliato e non sono pi riuscito a chiudere occhio. Solo alle sette di stamattina mi sono riappisolato. Ovviamente, sono andato avanti a dormire finch non  arrivata la tua telefonata. - Guard Quinn, con una smorfia imbronciata. - Grazie.
- Di niente.
Nessuno dei due disse pi nulla per qualche istante.
- Se non sbaglio, hai accennato all'idea di pranzare - bofonchi infine Nate.
- Vero.
- Stiamo aspettando che venga qui qualcuno a portarci la pappa? - chiese Nate, con un sogghigno.
Quinn alz gli occhi al cielo, poi riprese a sorvegliare l'ingresso. C'era un viavai continuo di gente di tutti i tipi: vietnamiti, europei, americani, uomini, donne, anche qualche bambino. Appena entr Orlando, Quinn si gir verso Nate.
- Adesso possiamo andare - annunci, avviandosi verso l'uscita.
Colto alla sprovvista, Nate era ancora un paio di passi indietro, quando Quinn si ferm vicino a Orlando.
- Dunque, questo sarebbe il giovane albatros - esord lei, guardando Nate.
-  lui, s - conferm Quinn.
- Che diavolo significa? - domand il ragazzo.
Orlando gli tese la mano. - Piacere di conoscerti, Al.
- Sarebbe Nate, per la verit.
- Fa lo stesso - rispose lei. - Resta il fatto che devi ancora imparare a volare.
Nate fiss Quinn, poi di nuovo Orlando. - E tu sei...
- Orlando - intervenne Quinn. - Una mia vecchia amica.
Ci detto, si diresse verso l'uscita, seguito dalla donna.
- Aspettate - esclam Nate, raggiungendoli. Poi comment, con un sorriso: - Hai anche delle amiche? Non lo sapevo, dovresti presentarmele pi spesso.
Quinn ignor la battuta.
- Allora, dove si va? - chiese Orlando.
- Pensavo a un locale nelle vicinanze - rispose Quinn.
- Mmh... io ne conosco uno - intervenne Nate.
Quinn gli lanci un'occhiataccia.
- Davvero? - chiese Orlando. - Quale?
La corsa in taxi fino al Mai 99 dur solo pochi minuti.
La stessa donna che aveva accolto Quinn e Nate il giorno prima era di nuovo l all'ingresso. Fece un gran sorriso, mostrando di riconoscere i due uomini, poi scort tutti e tre a un tavolo e consegn un menu a ciascuno prima di allontanarsi.
- Siete clienti abituali, a quanto pare - osserv Orlando.
Nate sorrise.
Poco dopo, venne al loro tavolo Anh.
- Bentornato - disse a Quinn. Poi, rivolta a Nate, aggiunse: - Salve, Raymond.
- Ciao, Anh - rispose Nate.
Il sorriso della ragazza si allarg, quando lui la chiam per nome. - Volete aspettare, o preferite ordinare subito?
- Siamo gi pronti, direi - decise Quinn.
Fecero le ordinazioni.
-  un piacere rivedervi - concluse Anh, sorridendo. - Vi porto subito da bere.
Quando se ne and, Orlando chiese: - Carina.  per questo che siamo venuti qui?
- Devi dirmi qualcosa? - domand Quinn, rivolto a Nate.
- Mi hai ordinato di restare sveglio, e cos sono tornato per cena - rispose Nate. - Non credo di avere fatto qualcosa di sbagliato. Se non altro, non ho usato il mio vero nome.
Quinn prefer sorridere, per il momento. Dopo qualche minuto, Anh port da bere: birra per i due uomini e una bottiglia d'acqua per Orlando.
Dopo avere bevuto un sorso di birra, Quinn si rivolse a Orlando: - Novit?
- Non c' molto da dire. L'Ufficio ha chiuso i battenti. Deleon, Collins, Markewicz, Costello, Holton, Dyke, per quel che mi risulta, sono tutti morti.
- Dannazione! - mormor Nate.
Quinn non fece commenti, ma la sua sorpresa non fu minore di quella di Nate. Orlando aveva appena nominato i sei pi importanti agenti operativi dell'Ufficio.
- Questi sono i soli nomi di cui ho potuto avere conferma, ma ce ne sono altri.
- Durrie diceva che ci sono tanti modi di entrare nel nostro giro - comment Quinn. - Ma solo un paio per uscirne: generalmente la morte  il pi comune. La situazione era anche peggiore di quanto avesse immaginato, in effetti. - E si sa chi ha sabotato l'Ufficio? - chiese infine. - C' qualche rivendicazione?
- Non ancora. - Orlando lo guard negli occhi, poi aggiunse: - Forse ti conviene aspettare che passi la buriana. Puoi restare qui un paio di settimane. Fino a quando potrai tornare senza correre troppi rischi.
- Qualcuno mi vuole morto - sbuff Quinn. - Devo sapere chi .
Orlando annu. Al posto suo, avrebbe fatto lo stesso.
Nessuno disse nulla per qualche secondo.
- Che significa, esattamente? - mormor infine Nate.
Quinn bevve un sorso, poi pos il bicchiere. Si gir e guard Nate dritto negli occhi: - Significa che puoi scegliere tra due cose. Una, aspettare che passi la buriana, come dice Orlando. Poi, tra due, tre settimane, te ne torni a casa. Ti dar i soldi che ti servono, non  un problema. Ma quando tornerai, dovrai trovarti un altro lavoro. Dire addio alla vita che hai cominciato a fare con me.
- L'altra possibilit  restare con te - concluse Nate.
Quinn scosse il capo. -  pi di questo. Significa fare tutto quello che ti dico. Senza discutere. E anche cos, prima della fine della settimana, potresti essere morto.
Un silenzio pieno di tensione scese sui commensali. Orlando parve sul punto di dire qualcosa, ma Quinn la guard, scuotendo la testa.
- Allora? - chiese Quinn, quando ritenne di avere concesso a Nate il tempo sufficiente per decidere.
- Resto con te - rispose il ragazzo.
- Sicuro?
- Sicuro.
- Notevole - comment Orlando dopo che Nate si fu alzato, scusandosi, per andare in bagno.
- Temo che abbia fatto la scelta sbagliata - osserv Quinn.
- Scommetto che in questo momento sta vomitando nella toilette.
Quinn sorrise, ma torn subito serio. - Peter mi ha contattato - la inform.
- Davvero? - Orlando pareva sorpresa e cauta insieme.
- Non per via diretta. - Quinn le spieg della e-mail che aveva ricevuto da Duke. - Non sono ancora riuscito a parlare con Peter per averne conferma.
- Che ne pensi?
Quinn scosse la testa. - Non lo so.
- Duke ti ha detto di che lavoro si tratta?
- No.
- Ti ha detto almeno dove?
Quinn scosse di nuovo il capo. - Dato che non potevo parlare con Peter, gli ho chiesto via e-mail di darmi qualche dettaglio. Non  ancora arrivato niente.
Orlando assunse un'aria pensosa e preoccupata, increspando la ruga sulla fronte. - Duke fa sempre base a Berlino?
- Per quanto ne so. - Improvvisamente a Quinn venne la pelle d'oca. - La Germania - disse. - I simboli sul braccialetto.
- Forse non significa nulla. Hai detto che non hai parlato con Peter di questo.
- Infatti. Ma la faccenda si fa pi interessante. - Quinn esit un momento, poi azzard: - Farai qualche altra piccola ricerca per me?
L'atmosfera si fece pesante. Per diversi secondi nessuno dei due disse una parola. Quando infine Quinn ruppe il silenzio, parl a voce estremamente bassa, quasi in un sussurro: - C' stato un attimo, prima che io e Durrie lasciassimo l'albergo per andare a concludere quell'operazione, in cui avrei potuto dirgli di restare. Potevamo fare tutto da soli, Ortega e io.
Orlando fissava il tavolo, immobile, come se non stesse nemmeno ascoltando.
- Ricordo di aver pensato, sia pure per una frazione di secondo, che forse non era pronto - prosegu Quinn. - Ma sono stato zitto. Era il mio maestro. Era Durrie.
- Non ti avrebbe dato retta, qualsiasi cosa tu avessi detto - rispose Orlando, anche lei a voce bassissima.
Quinn rimase in silenzio, in attesa.
- Non era pi lo stesso, negli ultimi tempi. C'erano settimane in cui tutto filava liscio. In cui era ancora il vecchio Durrie. Quello di cui mi ero innamorata. Poi di colpo si chiudeva in se stesso, travolto dalla depressione. Per una, due settimane. Ricordi quel lavoro a Citt del Messico?
Certo che se lo ricordava, pens Quinn. Lui e Orlando erano andati insieme. Durrie aveva rinunciato. Per dare meno nell'occhio, loro due avevano preso una stanza insieme, in albergo. Quando Durrie aveva saputo, non si era arrabbiato, n aveva preteso che lui e Orlando dormissero in stanze separate. Si era chiuso nel suo guscio, semplicemente.
- Quando tornai a casa, mi accus di averlo tradito - confess Orlando. - Mi ci volle una settimana per convincerlo che tra noi non era successo niente. Alla fine si  perfino scusato, dicendo che sapeva che non gli avrei mai fatto una cosa simile.
- Perch sei rimasta con lui? - chiese Quinn. Le parole gli erano scappate di bocca cos, senza che se ne rendesse conto.
Lei lo fiss. Lo sguardo era stanco e teso, i ricordi erano ancora troppo vivi. - Sono stata con lui per quasi cinque anni e a quel punto non potevo pi lasciarlo. Aveva troppo bisogno di me.
- Scusami - disse Quinn. - Non volevo rivangare il passato.
Segu una pausa di silenzio.
Poi Orlando riprese: - Volevo dare a te la colpa. Volevo odiarti. Per un po', l'ho fatto. Quando sei venuto da me a San Francisco, ti  andata bene che non ti ho ammazzato.
- Cos' cambiato?
Lei lo fiss ancora per un momento. - Il tempo. - Fece una pausa. - Sapevo com'era ridotto Durrie verso la fine. Ma non volevo crederci. Non fraintendermi. Ce l'ho ancora con te. Ma anche con me. E soprattutto con lui. A volte mi chiedo... se avesse saputo di Garrett... Se la nascita di un figlio avrebbe potuto cambiarlo. Sai, dargli qualcosa a cui aggrapparsi.
- Mi dispiace.
- Anche a me.
- Allora, mi aiuterai?
Lei fece un sorrisino sprezzante, ma quando pos di nuovo gli occhi su di lui, la sua espressione era quasi ironica. - Mi pagherai per il disturbo?
Quinn rise. - No.
All'improvviso Orlando si fece seria. - Cosa ti serve?
Quinn sospir: per un attimo gli era parso di vedere la donna che era stata un tempo. Dalle ancora un po' di tempo pens.
- Ho bisogno di sapere cosa stava combinando Gibson - rispose. - Per chi lavorava. Che cosa aveva fatto ultimamente. Capire se c' un collegamento con la faccenda di Taggert.
- Okay, ma  probabile che stesse facendo un po' di straordinari per conto suo. Il genere di lavoretti che piacciono a Gibson... piacevano.
- Fai lo stesso un controllo, okay?
Lei distolse per un attimo lo sguardo. - Ci prover - disse infine.
Mentre stavano per alzarsi dal tavolo e andare via, Nate disse: - Anh si  offerta di farmi visitare la citt.
- Ah, s? - fece Quinn, senza mostrare sorpresa. - E quando dovrebbe essere?
- Eh... adesso, se per te va bene.
- Tu che ne dici?
- Quinn, lascialo andare - intervenne Orlando.
Lui ignor il suggerimento. - Ricordi la regola riguardo ai legami sentimentali? - chiese al suo apprendista.
- Non averne - rispose Nate.
- Giusto.
- Non lo dimenticher.
Quinn fece un cenno di assenso col capo.
- Grazie - disse Nate. Sorrise a lui e a Orlando, poi si diresse verso il bar, dove Anh lo stava aspettando.
- Andr tutto bene - assicur Orlando a Quinn, mentre lasciavano il ristorante. - Piantala di comportarti come se fossi suo padre.
- Sono responsabile per lui.
- Sai a chi cominci a somigliare?
Quinn sapeva esattamente a chi lei si riferiva. A Durrie.
- Vai al diavolo.
Presero un taxi per tornare in albergo, ma Orlando chiese a Quinn: - Ti secca se passiamo prima un attimo da un'altra parte?
- Non c' problema.
Lei indic al tassista la destinazione. Dopo dieci minuti, si fermarono davanti a una grande pagoda. Orlando pag la corsa, e scesero.
- Un tempio? - domand Quinn.
Orlando si limit a fare un cenno di assenso, avviandosi su per la scalinata all'ingresso e poi all'interno.
La stanza centrale era vasta, illuminata principalmente dalla luce del sole che filtrava dai molteplici accessi dell'edificio. Ma la parte pi interna era oscurata da una nuvola di fumo che aleggiava a mezz'aria. Sulle prime Quinn non cap da dove venisse tutto quel fumo. Poi l'odore, dolce e piccante insieme, dell'incenso chiar il mistero. L'effetto di quell'aroma intenso era rilassante, rassicurante.
Orlando lo condusse verso l'altare al centro della stanza. Era una sorta di cubo largo tre metri e alto altrettanto. In mezzo c'era una statua a grandezza naturale di Buddha.
Invece di fermarsi davanti all'altare, Orlando ci gir intorno, seguita da Quinn. Sul retro, dove c'erano una decina di persone assorte in preghiera, si trovava un secondo altare, pi piccolo. Di nuovo il Buddha, ma stavolta aveva le dimensioni di un infante. Ai piedi dell'altare una serie di coppette piene di sabbia, in cui erano infilati decine di bastoncini di incenso.
Intorno al Buddha scaffali pieni di foto di persone defunte. Orlando trov un angolo in fondo a sinistra, s'inginocchi e cominci a pregare. Invece di stare a testa china, incoll lo sguardo a una delle foto esposte sugli scaffali. Quinn, senza disturbarla, si spost un poco per vedere meglio.
Era la foto di un uomo. Ma il suo viso, diversamente dagli altri, non aveva i tratti orientali. Il vetro che copriva l'immagine era talmente incrostato dai detriti del fumo d'incenso che era difficile accorgersi di quella pur importante differenza.
Guardando quel volto, Quinn prov un groviglio di emozioni contrastanti. Una foto di Durrie. Scattata verosimilmente qualche anno prima della sua morte. I capelli erano gi grigi, quasi come quando aveva partecipato all'operazione che gli era costata la vita, ma sorrideva e sembrava rilassato.
Quinn distolse lo sguardo e torn fuori prima che Orlando avesse finito di pregare. Compr una lattina di bibita da un vecchio che aveva la bancarella ai piedi della scalinata, poi trov un angolino all'ombra l accanto.
Cerc di non pensare a ci che aveva provato guardando quella foto. Ma non poteva fare finta di nulla. Senso di colpa. Tristezza. Rancore. Rancore per un uomo che aveva abbandonato il figlio non ancora nato. Rancore per un uomo che gli aveva insegnato a sopravvivere e a dare il massimo, e che tuttavia non era stato capace di mettere in pratica i propri insegnamenti. Ma soprattutto rancore per un uomo che aveva spezzato il cuore a Orlando, lasciandola triste e sola.
Poco dopo, mentre se ne stava l con la sua lattina ancora intatta, Orlando lo raggiunse.
- Grazie - gli disse.
- Vieni qui spesso? - chiese lui.
Lei lo guard. - Tutti i giorni.
Quinn avrebbe voluto dire: Lui non lo merita, o meglio: Non ti merita. Invece le porse la lattina, poi si spost sul bordo del marciapiede e chiam con un ampio gesto della mano un taxi di passaggio.

13.

C'erano due nuovi messaggi sul computer quando Quinn torn nella sua stanza d'albergo. Il primo era di Duke.
File caricati come richiesto. Prego rispondere al pi presto.
P4J
Il secondo era di Peter.
Chiamami.
Prima di chiamare Peter, Quinn navig in Internet finch non trov l'indirizzo dove aveva detto a Duke di caricare i file con le informazioni richieste. Come si aspettava, il documento conteneva la proposta di un incarico. Duke aveva bisogno dell'aiuto di Quinn per sorvegliare attivit insolite in corso a Berlino. Di quali attivit insolite si trattasse, non era specificato. Ci nonostante, il messaggio faceva riferimento a una combinazione di sistemi di osservazione audio, video e anche diretti, che si sarebbero dovuti impiegare in vari luoghi della citt.
Duke non era in grado di indicare con sicurezza chi ci fosse dietro le suddette attivit, ma si dichiarava convinto che si trattasse di JLK, uno dei maggiori protagonisti dello spionaggio in Germania. Se quell'ipotesi fosse stata confermata, poteva significare che erano coinvolti gli inglesi, gli spagnoli o peggio ancora i russi.
Che cosa c'entrasse JLK con i problemi di Peter era ancora meno chiaro. Forse l'Ufficio aveva pestato i piedi a qualcuno in Germania? Se era cos, Quinn non ne sapeva nulla. Ovviamente, come Peter non mancava mai di sottolineare, gli affari dell'Ufficio non erano affari suoi.
Quinn mise mano al telefono.
- Problemi? - chiese Peter, rispondendo alla chiamata.
Quinn, alla finestra della sua stanza d'albergo, stava scrutando la piazza sottostante, con la cornetta premuta contro l'orecchio. - A parte il fatto che ho dovuto uccidere uno nel soggiorno di casa mia e fare una gita non programmata fuori citt? No. Va tutto bene.
- Non immaginavo che ti piacesse uccidere.
- Non  cos - rispose Quinn.
- Potrebbe aprirti nuove opportunit.
- Non sono in cerca di nuove opportunit. - Quinn fece una pausa, poi aggiunse: - Duke mi ha contattato.
- Bene. Quando parti?
- Ho forse detto che voglio partire?
Peter rimase in silenzio per qualche istante. - Ho bisogno che tu mi dia una mano in questa faccenda.
- Non mi avevi invitato a sparire dalla circolazione?
- Duke crede che l'attivit in atto abbia a che fare con il sabotaggio. E quindi anche con l'attentato alla tua vita.
- Questo  quello che crede lui. Ma non  detto che sia cos.
Altra pausa di silenzio. -  la traccia pi promettente che abbiamo.
- Okay. Allora mandaci un altro.
- Non ho nessun altro. L'unico sei tu.
- E se rifiutassi?
- Allora dovrebbe occuparsene Duke, da solo. E sappiamo bene tutti e due che si risolverebbe in un fiasco.
- Hai un bel problema, non c' che dire.
- Santo cielo, Quinn! Se Duke ha ragione, potrebbe essere l'occasione per scoprire chi c' dietro l'attacco. Mi serve il tuo aiuto. Ti sto chiedendo un favore.
- Io non faccio favori.
- Quando ti sei messo in proprio, non fosse stato per me, nessuno ti avrebbe dato sufficiente fiducia da offrirti un incarico - rispose Peter, stizzito. - Ti ho coperto d'oro. Potresti sdebitarti.
Quinn chiuse gli occhi. Avrebbe potuto ribattere dicendo che se aveva continuato a ingaggiarlo era perch lui era il pi in gamba, e che quello che aveva guadagnato era frutto del suo talento. Ma Peter aveva ragione riguardo agli inizi, anche se era stato Durrie a insistere perch lo facesse lavorare. Quinn trov irritante che giocasse la carta della riconoscenza.
- Se ci vado, dovrai pagarmi - disse infine.
- Pensavo ti interessasse tanto che avresti accettato di lavorare gratis.
- Voglio il doppio.
- Va bene - concesse Peter, come se l'avesse gi messo in conto.
- E mi servir anche una squadra d'appoggio.
- Mi basta che tu vada a Berlino e metta in campo tutte le tue risorse.
La comunicazione s'interruppe.
Quinn rimase a lungo a fissare il panorama fuori della finestra, poi torn al computer. Apr l'ultima e-mail di Duke, quindi clicc su RISPONDI e scrisse:
Vengo. Ti avvertir quando star per arrivare. Ho parlato con Peter e gli ho detto che avr bisogno di una squadra d'appoggio. La metter insieme prima di partire. Al mio arrivo dovr ricevere conferma del pagamento. Niente alberghetti di merda, stavolta. Okay?
Xavier
Invi una copia della sua risposta a Peter e Orlando.
- Non hai pensato di chiedermi prima se ero d'accordo? - domand Orlando, irritata.
Quinn era ancora nella sua stanza d'albergo. Orlando l'aveva chiamato al telefono dieci minuti dopo che lui aveva inviato la risposta a Duke.
- Aspetta - le disse. - Non ti sto chiedendo di venire. Non voglio che tu venga. Volevo solo metterti al corrente di quello che sta succedendo.
- A volte sei proprio uno stronzo, Quinn.
- Che diavolo significa?
- Non puoi fare tutto da solo.
Adesso fu lui ad arrabbiarsi. - Ho Nate. Mi serve un'altra persona soltanto.
- S. Un tecnico.
- Trover un tecnico, allora. Ce ne sono in abbondanza.
Per qualche istante scese un pesante silenzio.
- Ci vado solo perch Peter non ha nessun altro - spieg Quinn.
- Certo, come no.
- Che vuoi dire?
- Che forse, questa  solo una delle ragioni - disse lei.
Vedeva le cose con maggior chiarezza di quanto lui volesse ammettere, e cos cambi argomento. - Ci sono novit per me?
- Non ancora.
- Allora incontriamoci stasera.
- Non avr niente per te fino a domani mattina.
- Okay. Ci vediamo per colazione. Da te? Alle sette e mezzo?
- Possiamo fare alle nove? - chiese Orlando.
- Io e Nate dovremo prendere un aereo, domani. Perci prima  meglio .
- D'accordo - acconsent lei, senza molto entusiasmo. Quinn stava per salutarla, quando Orlando aggiunse: - Sentir in giro se c' qualcuno disponibile.
- Non sei obbligata a farlo.
- S, lo so.
Quando Nate finalmente torn in albergo, Quinn l'incaric di procurare un po' di cose necessarie per la prossima tappa del loro viaggio. Poi si mise al lavoro davanti al computer, con due obiettivi in mente. Per prima cosa, sperava di trovare qualcuno che potesse aiutarlo a Berlino; in secondo luogo, voleva vedere se riusciva a scovare qualche indizio su chi aveva cercato di ammazzarlo. Purtroppo, non ebbe fortuna n da una parte n dall'altra.
Quando infine si convinse che era fatica sprecata, era ormai sera. Aveva le gambe indolenzite e gli occhi arrossati a furia di stare incollato al computer. Avvert l'impellente bisogno di fare una pausa per schiarirsi la mente.
Chiam Nate per invitarlo a bere qualcosa insieme a lui. Ma non ebbe risposta. Sar con la sua ragazza pens.
Nate non aveva ben capito la lezione sui rischi che potevano derivare dall'allacciare legami affettivi. Quinn si ripromise di rinfrescargli la memoria alla prima occasione.
Al momento, tuttavia, doveva fare a meno di lui. Decise di uscire. Di fronte all'albergo, chiam un taxi.
- Dove la porto, signore? - chiese l'uomo, dopo che Quinn fu salito a bordo.
- Un bar - rispose lui.
- Ragazze? Ho il posto adatto.
- No. Voglio solo rilassarmi.
- Okay, okay. Non c' problema. Ne conosco uno molto bello. Vicino all'albergo. Le piacer.
Dopo un quarto d'ora si fermarono davanti a un altro edificio, in una strada male illuminata a un paio di isolati dal fiume Saigon.
Fuori dal locale era assiepata una decina di persone. Un misto di vietnamiti e di stranieri. Erano tutti ben vestiti.
- Apocalypse Now - disse il tassista. - Molto popolare.
Mentre smontava, Quinn vide sopraggiungere altri due taxi. Dal primo scese una coppia vietnamita. Dall'altro tre bianchi chiassosi. Australiani, a giudicare dall'accento.
C'era un buttafuori davanti all'ingresso, ma Quinn fu lasciato passare senza obiezioni. I forestieri erano sempre bene accetti, perch portavano soldi.
L'interno era stipato di gente, settanta per cento vietnamiti, il resto di altre nazionalit, ma quasi tutti bianchi. La musica assordante che veniva dagli altoparlanti era un brano dei Gorillaz di qualche anno prima: Clint Eastwood. C'erano dei tavoli intorno a una pista da ballo. Quinn attravers la calca per raggiungere il bar.
Era arrivato a met strada, quando qualcuno gli mise una mano sulla spalla. Quinn si gir.
- Parli inglese? - Era un ragazzo bianco, tedesco o olandese, a giudicare dall'accento. Aveva le palpebre socchiuse, come chi ha bevuto parecchio.
- S - rispose Quinn.
- Americano, eh?
Lui non disse nulla.
- Ti serve niente, amico?
Quinn scosse la testa. - No, grazie.
- Hashish? Oppio? Dovrei avere ancora un po' di amfetamina. - Il giovane si frug dentro una tasca.
- Non mi serve niente - ripet Quinn, riprendendo la strada verso il bar.
- Va bene - esclam lo spacciatore. - Ma se cambi idea, sai dove trovarmi.
Quinn ordin Coca e rum. Con il bicchiere in mano, si guard in giro, studiando l'ambiente, insoddisfatto. Non era quello di cui aveva bisogno. Quello che voleva, realizz, era fare esattamente ci che di sicuro Nate stava facendo in quel momento: corteggiare senza impegno una donna che conosceva appena, creare un rapporto destinato a non durare a lungo.
Alla sua sinistra un altro straniero, corporatura massiccia, sul metro e ottanta, stava parlando con un'esile donna vietnamita. Una ragazzina, a dire il vero. Non poteva avere pi di diciott'anni. Quinn non riusciva a sentire quello che si dicevano, a causa della musica assordante, ma immagin che stessero contrattando una tariffa.
Un istante dopo la ragazza baci l'uomo su una guancia e si allontan. Il tizio raddrizz la schiena, fece una smorfia divertita, poi not che Quinn stava guardando dalla sua parte.
- Come va, amico? - chiese. L'accento era australiano.
Quinn lo riconobbe, era uno di quelli arrivati nel locale dopo di lui.
- Bene - rispose Quinn.
- L'hai vista, quella?
Quinn annu, ma non disse nulla.
- Una vera professionista - spieg l'altro. - Voleva centocinquanta dollari americani. Cavolo, con meno di quella cifra potrei andare a Phnom Penh e procurarmi una sventola di ragazza per una settimana. Ma torner, vedrai. A meno che non trovi un pollo che non ha ancora capito come sono i prezzi da queste parti.
Quinn scosse la testa, tanto per fare contento il suo interlocutore. Quel genere di conversazione non l'interessava pi di tanto.
- Di dove sei? - chiese l'uomo.
- Canada - rispose Quinn. - Vancouver.
- Alla regina, allora. - L'uomo lev in alto la sua birra, e Quinn si un al brindisi. - Leo Tucker - si present l'australiano.
- Tony Johnson.
- Sei qui per lavoro?
Quinn annu. - E tu?
- No. Sono venuto solo a tastare un po' il terreno. Le ragazze qui sono la fine del mondo, ma hanno prezzi assurdi. Rimani per molto?
- Parto domani mattina.
- Peccato - disse Tucker. - Ci sar una festa privata, domani sera. Spero che compensi la fatica di essere corso fin qui. La festa la d un mio amico. Dovrebbe essere uno sballo, con donne a volont.
Quinn si finse rammaricato di non poterne approfittare. Poi, con la scusa di essere un po' stanco, batt in ritirata. Uscendo dal locale, prov un momentaneo senso di sollievo. Ma non dur a lungo. Fuori dalla porta c'era lo spacciatore che aveva incrociato prima. Nessun altro. Perfino il buttafuori sembrava sparito. I sensi di Quinn furono subito all'erta.
- Dove vai, americano? - gli chiese il ragazzo.
- A casa.
-  presto. La festa  appena cominciata. Vuoi un po' d'erba?
Quinn scosse la testa. - No, grazie.
C'era un taxi, parcheggiato un isolato pi in l, dall'altra parte della strada. S'incammin da quella parte.
Ma non aveva fatto molta strada, che lo spacciatore lo rincorse e l'afferr per un braccio. Quinn si volt di scatto, guardandolo sdegnato.
- Fermo l - intim lo spacciatore. In mano gli comparve con un lampo metallico un coltello. - Adesso io e te andremo a fare una passeggiatina. Okay?
Quinn esegu una piroetta, gli afferr le braccia con entrambe le mani e lo spinse all'indietro contro il muro, accanto all'ingresso del club.
Lo spacciatore, colto di sorpresa, imprec: ovviamente non si aspettava una reazione cos fulminea.
Quinn serr con forza la mano che impugnava il coltello. Non poteva permettersi di lasciarla. Per anche il suo avversario sapeva il fatto suo. Si mise a menare pugni con la mano libera mentre cercava di liberare quella con il coltello. Quinn si gir di schiena e gli torse il polso, per disarmarlo. Ma la presa dello spacciatore era salda. Quinn allora cambi tattica, lanciandosi come un ariete contro il petto dell'avversario.
Mentre il ragazzo cercava di riprendere fiato, lui gett una rapida occhiata intorno. C'era un tubo, largo una decina di centimetri, che correva lungo il muro esterno dell'edificio, appena qualche metro pi in l. Spinse l'avversario da quella parte e gli sbatt ripetutamente il polso contro il tubo.
Improvvisamente si ud un crac, e il ragazzo lanci un grido di dolore. Il coltello cadde rumorosamente a terra. Quinn lo cerc con la punta del piede e lo calci il pi lontano possibile, prima di lasciare andare lo spacciatore. Ma la sua fu una precauzione superflua. Il giovane scivol con la schiena contro il muro fino a terra, reggendosi il polso dolorante.
- Figlio di puttana! - esclam.
Quinn si chin, lo afferr per i capelli e gli sollev la testa, obbligandolo a guardarlo in faccia.
- Quando qualcuno ti dice di no, faresti bene a dargli retta - gli spieg.
Gli lasci andare i capelli e si alz in piedi.
- Che diavolo succede? - esclam una voce, parlando in inglese.
Dei passi: era Leo Tucker.
- Tutto bene, amico?
- Bene - rispose Quinn.
L'uomo guard lo spacciatore seduto a terra, dolorante. - Chi diavolo ?
- Non lo so.
- L'ho visto che ti aggrediva. - Tucker fece un cenno d'approvazione. - Bella mossa.
-  strafatto. Non  stato difficile.
In lontananza, si ud il suono della sirena di un'auto della polizia.
- Diavolo! - esclam Tucker. - Ci manca solo di avere a che fare con la polizia vietnamita. Vieni.
Si diresse a un taxi che si era appena fermato davanti al marciapiede. Quinn non aveva nessuna voglia di ritrovarsi alle prese con le autorit locali, e dunque segu l'australiano, che stava gi aprendo lo sportello dell'auto.
- Grazie - disse. - A buon rendere.
- Salta su - rispose Tucker.
Quinn si sistem sul sedile posteriore.
- Fatti pi in l, vengo con te - decise l'altro.
- Grazie, ma a questo punto posso fare a meno del tuo aiuto.
Poi Quinn vide la pistola. L'australiano sorrise e lui si spost per fargli posto.

14.

Tucker disse qualcosa in vietnamita al tassista, poi si sistem sul sedile e rivolto a Quinn esclam con un sorriso: - Su col morale, amico! Sistemiamo questa faccenda, e poi potrai andartene per la tua strada.
- E che faccenda sarebbe?
L'uomo non rispose.
Quinn scroll le spalle, come se non gli importasse poi granch della risposta. Per molti versi, era vero. La cosa che gli premeva di pi era salvare la pelle. Non poteva permettersi di credere che Tucker l'avrebbe sul serio lasciato andare, una volta sistemata la faccenda. Ma finch non gli si fosse presentata un'occasione concreta di tagliare la corda, non gli restava che fare buon viso a cattivo gioco.
Dopo una decina di minuti entrarono in un quartiere residenziale, pieno di villette unifamiliari. Tucker si sporse per dire qualcosa al conducente. L'uomo annu, e quando arrivarono all'incrocio successivo, svolt. Le case qui erano pi grandi, e meglio tenute. Due isolati pi avanti, il taxi si ferm in prossimit di un alto muro di cinta dipinto di bianco. All'estremit sinistra della recinzione si apriva un cancello. Con dei vietnamiti di guardia. Scrutarono il veicolo con aria sospettosa, quando si ferm davanti a loro. Quinn not che gli uomini erano armati.
Tucker pag la corsa al tassista. - Siamo arrivati - annunci poi.
Quinn apr lo sportello e scese. Una delle guardie al cancello gli si fece incontro, con un'espressione dura e inflessibile. Ma quando vide sbucare dal taxi anche Tucker, parve tranquillizzarsi.
- E adesso? - domand Quinn.
- Andiamo a fare due chiacchiere - rispose Tucker, indicando il cancello con un cenno del capo. - Vai avanti tu.
Prima di farli passare, uno dei due uomini di guardia perquis Quinn. Trov soltanto un mazzetto di dong e una cartina della citt. Consegn il tutto a Tucker. Quinn si congratul con se stesso per avere lasciato nella stanza d'albergo i suoi attrezzi del mestiere, prima di uscire. Ma la cartina era un problema. Ci aveva annotato sopra l'indirizzo dell'ufficio di Orlando. Doveva assolutamente riprendersela.
Completata la perquisizione, l'altro uomo socchiuse il cancello quel tanto che bastava per consentire a Quinn e Tucker di entrare. Dietro il muro di cinta c'era una grande villa a due piani circondata da un giardino curatissimo.
Una volta all'interno, Quinn ebbe la sensazione di essere stato trasportato per magia lontano dal Vietnam, dentro una classica casa di campagna inglese. Oltre l'atrio, si apriva un enorme soggiorno pieno di mobili antichi di legno scuro.
-  casa tua? - chiese a Tucker. - Un po' ottocentesca, direi.
- Di qua - ordin l'uomo, indicando un corridoio all'altro capo del soggiorno.
Scort Quinn verso la prima porta sulla sinistra. Uno studio era pieno di scaffali sovraccarichi di libri. Una grande scrivania rivolta verso la porta occupava il posto d'onore. Dietro la scrivania sedeva un uomo. Portava una camicia blu scuro e sembrava sulla sessantina, considerati i capelli grigi, tagliati molto corti. Si alz in piedi, quando Quinn e Tucker entrarono.
- Prego, accomodatevi - disse l'uomo, indicando due sedie davanti alla scrivania. - Posso offrirle qualcosa? - chiese poi a Quinn. - Acqua minerale? Una bibita gassata? Mi dispiace, ma sono a corto di bevande alcoliche, qui.
- Niente, grazie. Sto bene cos - rispose Quinn.
Su un lato della scrivania c'era una caraffa d'acqua con intorno quattro bicchieri. L'uomo la prese e ne riemp tre. Ne mise uno di fronte a Quinn e un altro davanti a Tucker, prendendo il terzo per s. - Nel caso che vi venga sete - specific.
- Grazie - fece Quinn, lasciando per il bicchiere dove si trovava.
- Bene, allora. Direi che possiamo cominciare. - L'uomo fece una breve pausa. - Leo, dov' Art? - chiese rivolto a Tucker. - Non era con te?
- Al pronto soccorso, immagino - rispose l'altro, guardando Quinn. - Il nostro amico gli ha lasciato un ricordino, fuori dall'Apocalypse Now.
L'uomo dietro la scrivania aggrott la fronte. - Un postaccio. Troppo chiasso, troppe persone dalla pessima reputazione. Art  ridotto male?
- Se la caver - assicur Tucker. - Ha solo un braccio rotto.
- Era il polso - corresse Quinn.
- Ci vorr un po' prima che guarisca - disse l'uomo anziano.
- Posso sapere chi  lei? - chiese Quinn.
L'uomo rise. - Oh, s, avrei dovuto presentarmi. Mi scuso. Mi chiamo Piper.
Il nome risvegli un vago ricordo nel cervello di Quinn. Sicuramente non era uno di quelli con cui aveva lavorato, altrimenti l'avrebbe rammentato all'istante. Ma il nome non gli era del tutto sconosciuto.
- E adesso perch non ci dice chi  lei? - domand Piper.
Quinn scroll le spalle. - Certo. Mi chiamo Tony Johnson.
Piper rise di nuovo. - Non mi sembra proprio un Johnson. Somiglia a un Johnson, secondo te, Leo?
- No, neanche un po'.
-  stato Leo a individuarla - spieg Piper, di nuovo rivolto a Quinn. -  molto fisionomista. Era all'aeroporto a controllare i nuovi arrivi, ieri. Un compito che svolge per me quasi tutte le mattine. E non poteva non riconoscerla.
- No di certo - convenne Tucker.
- Il famoso Jonathan Quinn - disse Piper.
Quinn non si scompose. - E cos ha deciso di invitarmi... a bere un bicchiere d'acqua?
- Per fare due chiacchiere - fece Piper. - L'acqua  giusto una cortesia.
- Che vuole?
- Dipende.
- Da che?
Piper sorrise. - Sa che hanno messo una taglia sulla sua testa?
- Non mi sorprende. A quanto  arrivata?
- Non  abbastanza allettante da indurmi a spararle, qui, subito. Ma abbastanza alta da incuriosirmi. Leo, a quanto ammonta?
- Venticinquemila dollari americani - rispose Leo.
Piper si volt di nuovo verso Quinn. - Visto? Pochi spiccioli, in realt. Non valgono il disturbo.
Quinn si mise comodo sulla sedia, appoggiandosi allo schienale, poi disse: - E chi  che mi vuole morto?
- Ottima domanda - osserv Piper. - La... richiesta, per dire cos,  anonima. Speravo che potesse dirmelo lei.
- Brancoliamo tutti nel buio, temo - rispose Quinn, con una scrollata di spalle.
-  curioso il fatto che si faccia menzione solo di lei - continu Piper. - Evidentemente il suo amico non  cos importante.
- Amico? - chiese Quinn, mettendosi subito in allarme.
- Non era solo, quando  arrivato. C'era un giovanotto con lei. Tucker mi ha detto che ha avuto qualche problema con i ragazzi di qui.
Se avevano notato lui, ovviamente avevano adocchiato anche Nate.
- Un collega, forse? - domand Piper.
- Potrei averlo conosciuto sull'aereo, semplicemente.
- Figuriamoci - fece Tucker, ridacchiando.
Piper prese qualcosa da un cassetto. Era una foto di Quinn e Nate davanti al Rex Hotel. L'uomo la gir, in modo che Quinn potesse osservarla dal verso giusto, poi batt ripetutamente col dito sopra l'immagine.
- Non sono ancora riuscito a identificarlo, ma l'istinto mi dice che lavora per lei.
Quinn sorrise.
- Che ci fate voi due qui? - chiese Piper.
Quinn abbass gli occhi sulla mano sinistra, passandosi il pollice sui polpastrelli. - A che gioco giochiamo? - domand poi, rialzando lo sguardo. - Stiamo aspettando qualcuno, forse? Cos, quando arriva, magari mi porta a fare un giro in campagna? Poi lui torna indietro e io no?
Tucker rise di nuovo. - Amico, mi sa che non  un bel periodo per te.
Piper si appoggi allo schienale della poltrona, squadrando Quinn. - Come pu intuire, il mio lavoro qui  molto delicato. Vorrei evitare, nei due mesi che devo passare in questo buco d'inferno, di avere guai a causa sua. Pertanto pu capire perch sono cos curioso di sapere quali sono le sue intenzioni. Questa  l'unica cosa che mi interessa.
- In tal caso non ci sono problemi - disse Quinn. - Prima di essere prelevato dal suo scagnozzo, qui, non sapevo nemmeno che lei fosse in citt.
- E perch dovrei crederle? - fece Piper.
- Non m'interessa se mi crede o no.
- Dovrebbe, invece - intervenne Tucker.
- Niente affatto. Voi pensate che io sia qui per mandare a monte i vostri piani e perci sareste pronti a togliermi di mezzo subito, o magari pi tardi, assoldando qualcuno perch mi spari alla nuca. Che differenza, fa, dal mio punto di vista, che mi crediate o no? A me basta che vi decidiate. - Non ottenendo risposta, Quinn si alz, pronto a congedarsi. - Grazie per la chiacchierata, ma ho diverse faccende in sospeso, e perci vi devo salutare.
Tucker balz in piedi un attimo dopo, mentre Piper rimase seduto.
- Chi di voi mi fa il favore di chiamare un taxi? - domand Quinn.
A quel punto si alz anche Piper, accennando un sorriso. - Sarebbe meglio se lasciasse il Vietnam.
- Domani  troppo presto? - gli rispose Quinn.
- No, va bene - ridacchi Piper. - Intendiamoci, il mio  solo un consiglio.
Quinn non disse nulla.
- E si trovi un altro socio. Quello che ha adesso  una frana. Leo l'ha seguito per tutto il giorno senza che lui se ne accorgesse. Negozi di abbigliamento, un paio di bancarelle che vendevano cosmetici, magliette.
Leo scroll le spalle. - Quando l'ho lasciato, stava cenando in un ristorante dalle parti di Hai Ba Trung Street.
- Se domani partite veramente, a noi va bene - disse Piper. - Ma non sfidate la sorte. Venticinquemila dollari non sono abbastanza per scomodare uno come me. Ma non posso dire lo stesso di Leo. O di Art. Potrebbero considerarli il giusto compenso per le noie che lei ha causato. Se sarete ancora qui dopodomani, non garantisco per la vostra sicurezza.
- Senza rancore, spero - disse Tucker, porgendo la mano a Quinn.
Senza troppo entusiasmo, Quinn gliela strinse. - Posso riavere i miei soldi, adesso?
- Che? Oh, certo. - Tucker prese di tasca i soldi e la cartina e li consegn a Quinn. - L'accompagno alla porta - disse. - Cos le chiamo anche un taxi.
Si diressero verso l'uscita.
- Signor Quinn - aggiunse Piper, quando erano gi sulla soglia. Lui si volt indietro. - Non so con certezza chi abbia messo la taglia, ma ci non significa che non abbia sentito delle voci al riguardo.
- Che voci? - domand Quinn.
Una pausa. Poi Piper fece: - Borko.
- Borko?
Piper annu. - Non  un mio amico, e a giudicare dalla sua reazione, non  nemmeno amico suo. Se fossi in lei, starei attento.
Quinn rimase immobile per un istante, pensieroso. Poi annu e infil la porta.

15.

Fu durante il ritorno in albergo in taxi che Quinn si ricord di Piper. Reuben Piper. Non poteva essere che lui. Il socio di Durrie, ben prima che Quinn cominciasse a lavorare nel settore. Raramente Durrie aveva parlato di Piper, ma ogni tanto accennava all'argomento. Gli tornarono in mente parecchi dettagli. Col tempo i rapporti tra Piper e Durrie si erano guastati, culminando in una clamorosa rottura. Su questo non c'erano dubbi.
Il taxi lo lasci davanti al Rex Hotel. Erano le undici e mezzo di sera. Tecnicamente, parecchio dopo l'inizio del coprifuoco esteso a tutta la citt, e fissato per le ore undici, le strade erano ancora affollate, e Quinn aveva visto parecchi ristoranti e club aperti. Agitato com'era, l'ultima cosa che voleva era rinchiudersi nella sua stanza d'albergo, ma non l'attirava nemmeno l'idea di tentare di nuovo la sorte in qualche locale pubblico. Si chiese se non fosse il caso di fare una passeggiata fino al Mai 99, ma alla fine opt per il bar all'ultimo piano del Rex.
Mentre sorseggiava una birra, consider le implicazioni del suo incontro con Piper. Aveva creduto di trovare un rifugio sicuro, l in Vietnam. Invece lui e Nate erano stati individuati appena sbarcati dall'aereo. Ma ancora pi sconvolgente era la possibilit che dietro il sabotaggio dell'Ufficio ci fosse la mano di Borko, come ipotizzato da Piper.
L'unico dato confortante ricavabile dal suo recente colloquio stava in ci che Piper non gli aveva detto. Non aveva fatto alcun cenno a Orlando. Se Piper avesse saputo che anche lei era in citt, Quinn non se la sarebbe cavata cos a buon mercato. La presenza a Saigon di ben due agenti di collaudata esperienza, abituati a lavorare in coppia, sarebbe stata vista come un'interferenza inaccettabile. Ma per fortuna sembrava che Piper non avesse mai incrociato Orlando nei due mesi che aveva trascorso in Vietnam.
I pensieri di Quinn tornarono a Borko. Era un problema, e neanche tanto piccolo. Era come andare dal dentista per farsi fare la pulizia dei denti e sentirsi dire che stanno per caderti tutti.
Il coinvolgimento di Borko appariva, purtroppo, un'ipotesi sensata. Un sabotaggio era un'impresa onerosa, e in genere il rischio non valeva la candela. Ma l'organizzazione di Borko era nota nel mondo dell'intelligence per le sue tattiche ardite, per la propensione ad accettare sfide che i concorrenti non osavano nemmeno concepire. In effetti, Borko era talmente spericolato, nel suo modo di operare, che la maggior parte dei clienti lo evitavano. Ogni tanto, per, c'era bisogno di uscire dagli schemi, e allora entrava in gioco lui.
Quinn aveva incrociato l'organizzazione del serbo solo una volta, ma era stata sufficiente. Per quanto si sforzasse di cancellarlo, il ricordo di quell'incontro ravvicinato continuava a turbarlo.
Era successo sei anni prima a Toronto.
Era cominciato come quasi tutti i suoi lavori, con Quinn chiuso nel vano posteriore di un furgone, occupato a tenere d'occhio una batteria di monitor. Quella volta le immagini sugli schermi erano inquadrature da angolazioni diverse di un'officina addetta alla manutenzione dei veicoli in dotazione alla citt di Toronto. Non era da solo, l davanti ai monitor. Altri due uomini dividevano con lui quello spazio angusto.
- Cos' stato? Quanti colpi, otto?
- Nove - corresse Quinn.
Dan Skyler, quello che aveva fatto la domanda, era seduto alla destra di Quinn. Era uno del posto che lui aveva ingaggiato per quel lavoro, uno specialista, tra le altre cose, di rimozione di cadaveri, anche se non era previsto che mettesse in atto queste sue particolari competenze.
Quando gli era stato offerto l'incarico, sembrava un compito molto semplice. Monitorare uno scambio e poi, a cose fatte, far sparire tutte le tracce: impronte di pneumatici, di piedi, di dita, di oggetti spostati, qualsiasi cosa potesse far capire che lo scambio era avvenuto in quel posto. Se qualcuno ci fosse comunque riuscito, la pista doveva finire in un vicolo cieco. A Quinn piaceva paragonare il suo lavoro a un torrente; come nei film, quando qualcuno entra in un fiume per far perdere le proprie tracce. Lui, in pratica, era l'acqua del torrente.
Solo che, a giudicare dalle immagini trasmesse dai monitor, sarebbe stato necessario ben pi di un torrente, per ripulire tutto. Skyler senz'altro avrebbe avuto modo di impiegare le sue abilit.
Alla sinistra di Quinn c'era Joseph Glaze. Era stato mandato dal cliente, un gruppo denominato V12, per valutare il lavoro di Quinn e avvertire i superiori quando si fosse concluso. Avere un sorvegliante alle costole non era piacevole, ma a volte bisognava accettare anche questo.
- Dio mio - esclam Glaze, sbarrando gli occhi. - Dobbiamo fare qualcosa.
Stava per alzarsi dalla sedia, ma Quinn lo rimise gi, posandogli una mano sulla spalla.
- Fermo l.
- Ma...
- Non  compito nostro.
A malincuore, Glaze torn al suo posto.
Per circa un minuto, tutto torn tranquillo. Nessun rumore, nessun movimento. Quinn tir un lungo sospiro, scrutando le immagini. Quello che doveva essere un compito semplice si era trasformato in un massacro. Sul pavimento dell'officina c'erano grosse chiazze di fluidi ben diversi da quelli che servivano a lubrificare i motori.
- Io conto tre cadaveri - disse Quinn.
-  tutto il gruppo - specific Glaze. Si sporse in avanti per guardare meglio. - Dov' la donna che ci dovevano consegnare?
Scrutarono i monitor attentamente.
- Eccola l! - esclam Skyler, indicando uno degli schermi.
Quinn and a vedere. La donna era seminascosta nel cono d'ombra dietro una pila di grossi bidoni. Osservando bene, vide il suo piede destro muoversi leggermente.
-  ancora viva - precis.
- Sei sicuro? - domand Skyler.
Quinn annu.
- Dobbiamo fare qualcosa - ripet Glaze.
- Mi vuoi dire cosa? - ribatt Quinn.
- Non possiamo starcene qui con le mani in mano.
- S, invece.
- Arriva qualcuno - annunci Skyler.
Quattro uomini erano comparsi ai margini dell'inquadratura pi ampia. Erano tutti vestiti di nero e portavano armi identiche: fucili d'assalto Heckler & Koch G36K. Armi ben pi efficaci di quelle con cui era equipaggiato il gruppo V12.
I quattro uomini si mossero cautamente nell'officina. Quando raggiunsero il primo cadavere, uno di loro lo spinse col piede. Non ci furono reazioni. Nemmeno col secondo. Ma il terzo gemette, quando la scarpa gli premette nel fianco. Senza esitare, uno di quei quattro punt il G36K alla testa di quel poveretto e fece fuoco. Quando poi girarono intorno alla pila di bidoni e videro la donna, erano gi pronti a sparare.
- Fermi - ordin uno dei quattro. -  disarmata. - Poi, a voce pi bassa, disse: - In piedi. Lentamente.
La donna si alz. Quello che le aveva parlato agit il fucile, facendole cenno di muoversi. Mentre usciva dall'ombra, si teneva il braccio destro. Aveva del sangue sulla manica, ma per il resto sembrava incolume.
- Chi  quello? - chiese Quinn all'improvviso, messo in allarme da un movimento inatteso sulla destra.
Dalla stessa direzione da cui erano entrati i quattro uomini, ne giunse un quinto. A differenza degli altri, era vestito con eleganza, con un abito grigio di sicuro costoso, e non era armato. Ma c'era un rigonfiamento all'altezza delle reni, sotto la falda posteriore della giacca. Dunque, non era esattamente disarmato. Era alto e magro, sul metro e novanta, circa ottanta chili. Aveva i capelli ricci e scuri lunghi fino alle spalle, che lo facevano sembrare pi robusto di quanto fosse in realt. Anche se aveva un'espressione seria, sembrava che sul suo viso aleggiasse un sorriso soddisfatto. Di pi, una grande sicurezza, quasi un'aria di superiorit, che traspariva anche dal suo modo di camminare.
- Mi sa che dobbiamo andarcene di qui - disse Glaze.
- Di che parli? - gli chiese Skyler.
- Dobbiamo filare, e in fretta - ribad Glaze.
- Un minuto fa volevi entrare - osserv Quinn.
- Mi sbagliavo - ammise Glaze, pronto di nuovo ad abbandonare il suo posto. Stavolta, invece di dirigersi verso il portello posteriore, sembrava intenzionato a raggiungere la cabina di guida.
- Ehi, fermo - ordin Quinn. - Non andiamo da nessuna parte.
- Lo sapete chi  quello? - esclam Glaze, guardando gli altri due, con aria chiaramente impaurita. -  Borko.
Segu un attimo di silenzio, mentre Quinn e Skyler controllavano di nuovo i monitor.
- Davvero? - chiese Skyler.
Quinn scrut con attenzione lo schermo. Aveva solo visto delle foto di Borko, foto rubate e perci poco nitide. L'uomo che era appena entrato nell'officina poteva benissimo essere il serbo. Corrispondeva alla descrizione.
- Come lo sai? - domand.
- Perch ho lavorato con lui, in passato, ecco perch. L'anno scorso. L'abbiamo assoldato per un lavoro. L'ho incontrato alla riunione preparatoria. Non ha fatto quello che avevamo chiesto. C' andata di mezzo gente che non c'entrava. Ma a lui non gliene fregava niente. Non gli importa di nulla e di nessuno, a quello l.
Il terrore di Glaze era palese. Non stava di sicuro mentendo. Quinn guard di nuovo lo schermo.
Borko era un fottuto figlio di puttana. Non tutti lo conoscevano nell'ambiente, ma Quinn aveva sentito un sacco di storie sui trascorsi di quell'individuo da fonti diverse, e tutte affidabili. Sembrava che Borko si fosse fatto le ossa mettendo in atto la pulizia etnica predicata da Slobodan Miloevic. Si diceva anche che avesse fatto parte della Sluba dravne bezbednosti, il famigerato servizio di sicurezza di stato di Miloevic, infiltrandosi fin dagli inizi degli anni Novanta tra gli studenti universitari per soffocare una rivolta che minacciava di rovesciare il regime.
Avrebbero dovuto arrestarlo gi da anni. Processarlo per crimini contro l'umanit di fronte alla Corte penale internazionale dell'Aia. Cancellarlo dalla faccia della terra. Invece l'aveva fatta franca.
In effetti, a guerra finita, era semplicemente sparito senza che il suo nome apparisse mai su nessuna lista di ricercati. Pochi anni dopo era ricomparso, stavolta alla testa di una sua piccola organizzazione personale. In cambio di denaro, lui e la sua squadra erano disposti a fare il lavoro sporco per conto di altri. La sola discriminante riguardava il prezzo che i clienti erano pronti a pagare.
- Non capite? - disse Glaze. - I prossimi saremo noi.
Quinn lo guard, con assoluta tranquillit, e alla fine Glaze, non pi sconvolto dal panico, torn a usare il cervello.
- Se sapesse che siamo qui ci avrebbe gi attaccato, giusto? Prima di entrare l dentro.
- Esatto - conferm Quinn.
- Sicuro?
- Sicuro.
Tornarono a osservare gli schermi dei monitor. Due uomini di Borko avevano scortato al centro dell'officina la donna, che non tentava nemmeno di nascondere la paura. Gli eventi avevano preso una svolta inattesa. Il gruppo V12 doveva consegnarla a una squadra dell'SCG (milizia privata), che a sua volta si sarebbe incaricata di portarla in salvo fuori dal paese. Era questo il servizio per cui gli amici della donna avevano pagato. Ed era questo che lei si aspettava.
Borko si avvicin alla donna.
- Sei Karina Sanchez? - le chiese.
- Mai sentito questo nome - disse lei, un po' troppo in fretta.
Borko sorrise, poi sfil la pistola da sotto la giacca e con la canna colp in faccia la donna, che cadde a terra, ferita alla guancia.
- Sei Karina Sanchez? - chiese di nuovo Borko.
Prima che lei potesse rispondere, si ud un rumore provenire da un lato dell'officina. Una porta si stava aprendo. Gli uomini di Borko si girarono di scatto, con i fucili d'assalto spianati.
Quinn si chin sul monitor per vedere meglio. Due individui erano appena entrati nell'officina. Stavano chiacchierando, due amici arrivati presto al lavoro. Uno aveva in mano una tazza di caff, l'altro una cassetta degli attrezzi.
Appena videro Borko e i suoi, quello con il caff gett la tazza e torn di corsa verso la porta. Una pallottola lo centr alla nuca prima che potesse fuggire. Il suo amico si blocc, raggelato a quella vista. Volse smarrito lo sguardo sulle canne dei quattro fucili puntati contro di lui.
- Ehi, calma - gemette. - Sentite, non mi importa di quello che state facendo. Lasciatemi andare e non dir niente a nessuno.
Borko si chin per aiutare la donna a rialzarsi, poi guard il nuovo arrivato. - Perch non vieni qui un momento?
L'uomo esit. - Credo che farei meglio ad andarmene.
- Sei un meccanico?  qui che lavori? - chiese Borko.
L'uomo annu.
- Sei un po' in anticipo, eh?
- Volevo portarmi un po' avanti col lavoro - spieg l'uomo. - Solo questo. Torno pi tardi, okay?
- Portatelo qui - ordin Borko ai suoi uomini.
Uno degli scagnozzi and dal meccanico e gli punt l'arma alla testa. - Muoviti - intim.
Il meccanico obbed, fermandosi davanti a Borko.
- Puoi metterla gi - disse il serbo, indicando la cassetta degli attrezzi.
L'uomo parve ricordarsi all'improvviso che stava portando qualcosa, e si affrett a posare la cassetta a terra. - Lo giuro, se mi lasciate andare, dimenticher di avervi visto.
Ma Borko aveva smesso di ascoltarlo. Si rivolse di nuovo alla donna.
- Signorina Sanchez, la persona che mi ha incaricato di rintracciarla non  molto contenta che lei abbia deciso di trovarsi un altro datore di lavoro. Come pu immaginare,  ansioso di scongiurare la possibilit che altri nella sua organizzazione seguano il suo esempio. Cos mi ha chiesto di convincerla a dire a tutti che ha commesso un errore.
Borko fece un cenno ai suoi. Due di loro si misero i fucili in spalla e presero il meccanico per le braccia. Quando il prigioniero fu bloccato, Borko si avvicin e apr la cassetta.
- Cosa c' qui dentro? - chiese. Prima che l'uomo potesse rispondere, prese un attrezzo dalla cassetta. - Questo dovrebbe servire allo scopo.
Quando si gir, Quinn vide che aveva in mano un grosso cacciavite. Il serbo guard la donna.
- Non preoccuparti. Non pretendo che tu faccia un discorso. Ci sono molti modi per mandare un messaggio. Forse avrai piacere di vedere in anteprima il genere di messaggio che ho in mente.
Borko si volt verso il meccanico, il cacciavite serrato saldamente nella mano.
- Che diavolo? - gemette l'uomo. - Andiamo. Non ho fatto niente. Per favore.
Il serbo mise una mano sulla spalla dell'uomo, sorrise, poi gli affond il cacciavite nell'addome.
Il meccanico lanci un urlo di dolore e si pieg in due. Ma gli scagnozzi di Borko lo raddrizzarono, in modo che il loro capo potesse tirare fuori il cacciavite. Borko attese un istante, poi affond di nuovo l'attrezzo, stavolta dall'altra parte.
Il meccanico vomit quello che aveva mangiato a colazione, mancando di poco le scarpe di Borko. Il serbo estrasse il cacciavite insanguinato e lo mise davanti alla faccia della donna.
- Vedi, se lo colpisco ancora,  probabile che perda conoscenza - disse. - E non potrebbe apprezzare lo spettacolo. Questo metodo  efficace, ma il danno  quasi tutto interno. Dall'esterno tutto quello che si nota  un paio di piccoli buchi. Niente di impressionante. Perch il messaggio sia efficace, bisogna fare qualcosa di davvero drammatico.
Senza preavviso, men un fendente sulla faccia del meccanico, portandogli via buona parte della guancia. Torn a colpire ripetutamente. Faccia, collo, spalle, petto. Per finire affond il cacciavite direttamente sotto la cassa toracica, mirando al cuore.
Nel giro di pochi istanti, il meccanico mor.
Mentre i suoi uomini lasciavano scivolare il cadavere a terra, Borko estrasse l'arma e si rivolse ancora una volta alla prigioniera.
- Allora, signorina Sanchez,  pronta? - le chiese, con un sorriso malevolo.
Sollev di nuovo il cacciavite insanguinato.
Dopo che Borko e i suoi uomini se ne furono andati, Quinn disse a Skyler di mettersi al volante, ma senza accendere il motore, per il momento. Consult l'orologio, poi fiss lo sguardo sul monitor che offriva la vista pi ampia della carneficina. Il trascorrere lento dei minuti era una sofferenza. Ogni secondo che passava cresceva la possibilit che un altro civile, un guardiano o un impiegato arrivato in anticipo al lavoro, entrasse nell'officina e trovasse il massacro. Quinn per non diede ancora l'ordine di partire. L'attesa fu ricompensata. Dopo circa un quarto d'ora qualcuno emerse dall'ombra dietro uno dei camion parcheggiati nella rimessa. Era Borko in persona, armato con uno dei fucili d'assalto G36K. Il serbo perlustr in giro per qualche istante, scuotendo uno a uno tutti i cadaveri, poi lasci l'edificio.
Trascorsero altri quindici minuti. Quinn avrebbe voluto attendere ancora, ma sapeva che il rischio che arrivasse qualcuno sarebbe diventato troppo grosso. Finalmente disse: - Andiamo.
Skyler accese il motore e mise in moto il furgone.
- Senza fretta - ammon Quinn. - Tranquillo e sereno. Come se lo facessi tutti i giorni.
- E l'SCG? - chiese Glaze. - Dovevamo consegnarla a loro. Saranno da qualche parte qui intorno.
Quinn scosse la testa. - Borko ha gi fatto fuori anche loro.
Consegn a Glaze due paia di guanti. Uno era il classico paio di guanti di lattice da chirurgo. L'altro era invece di gomma pi pesante, come quelli usati per fare le pulizie.
- Che ci faccio? - chiese Glaze.
- Ci darai una mano - rispose Quinn. - E per questo ti servono i guanti. Prima mettiti quelli da chirurgo e poi sopra gli altri. Togliti quelli pesanti solo se devi prendere un oggetto piccolo o fare un lavoretto di fino. Ma stai attento. Niente impronte. Se si bucano, avvertimi. Te ne dar un altro paio.
Sebbene non avesse messo in conto che potessero esserci delle vittime, Quinn era andato l provvisto come sempre di una grande quantit di teli di plastica. Con l'aiuto di Skyler e Glaze, vi avvolse rapidamente i cadaveri, sigillando ogni involto con il nastro adesivo per poi caricarli sul furgone. Il tempo a disposizione era poco, ma riuscirono a sistemarli tutti. Tutti, tranne quello vicino alla porta che aveva cercato di scappare.
- Non ancora - ordin Quinn, quando gli altri due gi si stavano preparando ad avvolgere anche quello nel telo.
Li sped invece a occuparsi delle macchie di sangue sul cemento. Mentre Skyler e Glaze le asciugavano con degli stracci, Quinn cerc nell'officina finch non trov diversi sacchi di sabbia a base di sepiolite, usata solitamente per le chiazze di olio. Vers la sabbia per assorbire il pi possibile le pozze di sangue. Sapeva che il pavimento sarebbe rimasto macchiato, ma il piano che aveva in mente avrebbe ovviato anche a quel problema.
Nel frattempo, Quinn e i suoi assistenti setacciarono ogni angolo della rimessa, raccogliendo i bossoli seminati in giro nel corso della sparatoria.
- La cassetta degli attrezzi - disse Quinn a Skyler, quando li ebbero presi tutti.
Questi afferr la cassetta e la mise vicino alla porta, per non dimenticare di portarla via quando se ne fossero andati. Avevano gi recuperato il cacciavite. Borko l'aveva lasciato bene in vista, infilato in una narice della donna.
Quinn si rivolse a Glaze, dicendo: - Raccogli la sabbia. Sotto il banco da lavoro c' una scorta di sacchi neri della spazzatura, di quelli resistenti. Se non li riempi troppo, dovrebbero reggere il peso. Quando hai finito, prendi l'aspirapolvere dal furgone ed elimina ogni traccia.
- E lui? - chiese Skyler, indicando il meccanico morto vicino alla porta.
- Lo lasciamo qui - rispose Quinn. - C' una bomboletta di vernice spray nel retro del furgone. Spruzzane un po' su qualcuno dei veicoli, e anche un po' sui muri.
L'avrebbero fatto passare come un atto vandalico finito in tragedia. Per coprire le chiazze di sangue, Quinn avrebbe aperto uno dei bidoni da cinquanta galloni di olio motore esausto, ricoprendo tutto il pavimento. Nascondere una malefatta con un'altra. Cos, se non altro, una famiglia avrebbe riavuto il corpo del congiunto morto.
Quinn ordin un'altra birra. Era quasi mezzanotte e la sera a Saigon era finalmente diventata piacevole. Faceva sempre caldo, ma l'umidit era scesa a livelli sopportabili. C'era una decina di persone sulla terrazza, nell'area dove servivano da mangiare. Ma al bar c'erano solo lui e il barista.
Quinn bevve avidamente un'altra sorsata prima di posare la bottiglia sul bancone. Erano passati sei anni da quell'episodio a Toronto, e non aveva pi assistito a un episodio altrettanto brutale.
Borko.
Merda!
Port la birra alle labbra e la scol fino in fondo.
- Un'altra - disse al barista.

16.

Il mattino dopo c'era un altro messaggio di Duke.
Xavier,
ci siamo. Mi servi a Berlino per domenica. Sei registrato come Donald Bragg al Dorint Hotel Am Gendarmenmarkt.
Ulteriori informazioni e aggiornamenti dopo il tuo arrivo. Fammi sapere cosa devo fare per la tua squadra.
P4J
Quinn invi a Duke una conferma.
- Partiamo oggi,  deciso - disse Quinn.
Lui e Nate sedevano al tavolo del soggiorno di Orlando e stavano mangiando il pho (la minestra vietnamita) che Trinh aveva preparato. Quinn aveva gi informato gli altri del suo incontro con Piper, tralasciando solo la parte sul pedinamento di Nate da parte di Leo Tucker. Orlando sapeva della presenza di Piper e della sua squadra a Ho Chi Minh; le fece comunque piacere scoprire che loro invece non sapessero di lei.
Quinn si concentr sul suo imminente incarico a Berlino. - Sei riuscita a trovare qualcuno per completare la mia squadra?
- Senti, non voglio discutere con te - rispose Orlando, guardandolo dritto negli occhi. - C' una sola soluzione logica, a questo problema.
- No - replic Quinn in tono fermo, intuendo dove lei stava andando a parare.
- Ragiona. Servir un grandissimo lavoro di sorveglianza. Tonnellate di dati da elaborare e analizzare. Io sono la migliore in questo campo, e tu lo sai. - Fece una pausa. - Non ci sono alternative, Quinn. Hai bisogno di me. E io ci sar.
- Possiamo fare a meno di te - protest lui. - Non sei l'unica specialista del settore.
Lei si alz da tavola, portando via il piatto ormai vuoto. - Ho gi il biglietto - disse. - Parto domani.
Nate abbass gli occhi sulla sua minestra come se improvvisamente fosse diventata la cosa pi importante del mondo.
- Maledizione - imprec Quinn, seguendo Orlando in cucina. - Ho detto che non ho bisogno di te.
- Mio figlio ricever tutte le cure necessarie, mentre sar via.
- Non sto parlando di lui - ribatt Quinn.
Orlando mise il piatto sporco nel lavello, poi guard Quinn negli occhi. - Per  questo che ti preoccupa.
Quinn tir un lungo sospiro. Quello che lei aveva detto era in parte vero. Ma oltre al problema del figlio ce n'erano parecchi altri.
Orlando ritorn in soggiorno, sempre con Quinn alle calcagna.
- Ricordi quel ristorante indiano vicino a Oranienburger Strae? - chiese, sedendosi di nuovo a tavola.
- Di che stai parlando? - domand Quinn.
- A nord del Mitte.
Quinn chiuse gli occhi per un attimo, cercando di afferrare un vago ricordo. - Amit? Amid? Qualcosa del genere?
- Amirit - precis lei. - Ci vediamo l alle nove di sabato sera.
- Orlando...
- Quinn, piantala. Dimmi solo che ci sarai.
Lui non si cur di nascondere l'irritazione. - Non mi piace per niente.
- Bene. Non deve piacerti. Oggi mi dar da fare per completare i preparativi. Hai qualche richiesta particolare?
Quinn sbuff, esasperato, poi si concesse un istante per riflettere. - Attrezzature per la sorveglianza. Armi. Serviranno anche delle videocamere.
- Quante?
- Non lo so - rispose. - Almeno quindici, per sicurezza.
Orlando guard Nate. - Cosa usi?
Nate, preso in contropiede, la fiss confuso. - Parli con me?
- Che arma usi di solito?
- Una Walther.
Orlando aggrott la fronte. - Una Glock sarebbe pi adatta. Leggera. Azione singola. Facile da usare.
- Non ho mai avuto problemi con la Walther.
- Una Glock sarebbe meglio.
Nate esit, poi disse: - Okay.
Orlando non stava prendendo appunti, ma Quinn non dubitava che avrebbe tenuto a mente tutto. - Nient'altro? - chiese ancora lei.
- Se ti avanza un po' di tempo, non guasterebbe sapere di che cosa si  occupato ultimamente Borko.
- Mi sa che pretendi troppo.
- Borko? Che razza di nome ? - chiese Nate.
- Che domanda stupida - comment Quinn.
Nate rimase perplesso, poi corresse il tiro: - D'accordo.  uno di cui ci dobbiamo preoccupare?
- Cos va meglio. E la risposta  s.
- Comandava un gruppo di serbo-bosniaci durante la guerra - spieg Orlando. - La loro specialit era la pulizia etnica.
- Ah, magnifico - sospir Nate.
- Allora? - domand Quinn rivolto a Orlando.
- Avr bisogno di un aiuto esterno, per questa faccenda - rispose lei.
- Il tuo amico paranoico?
- Non  paranoico. Solo cauto. Ci sta gi aiutando con il vetrino, comunque.
Il contatto di Orlando era noto come la Talpa. Quinn non gli aveva mai parlato. Per quello che ne sapeva, poteva essere uno studentello bravo col computer che, al sicuro nel dormitorio del college, giocava a fare la spia. - Basta che tu non gli fornisca troppi particolari su quello che stiamo facendo. Okay?
- Mamma?
Quinn si gir, sentendo la vocina di un bimbo alle sue spalle.
Garrett, il figlio di Orlando, era accanto alla porta della sala da pranzo. Aveva i tratti del viso occidentali, e quando era sveglio risultava ancora pi evidente.
- Garrett! - esclam Orlando, alzandosi da tavola.
- Parlavate cos forte - disse il bambino in inglese. - Siete arrabbiati?
- No, amore. Va tutto bene. Vieni a salutare Jonathan e Nate.
Lui si avvicin con una certa diffidenza, poi tese la mano dicendo: - Salve, signor Jonathan. Salve, signor Nate.
Quinn si abbass alla stessa altezza di Garrett per stringergli la mano. - Buongiorno, Garrett - disse.
- Sei un amico di mamma?
- S.
Il piccolo si gir verso Nate. - E tu?
Lui fece un cenno di assenso. - Certo. Sono suo amico.
- Volete guardare un film con me? - chiese il bambino, sollevando il viso verso sua madre.
- Ci piacerebbe molto - rispose Quinn, - ma dobbiamo andare via.
Garrett parve deluso.
- Un'altra volta - promise Orlando. - Ma puoi vederlo in camera mia, okay?
- Okay - fece Garrett, rianimandosi.
Quinn pos una mano sulla spalla del bambino. - Mi ha fatto piacere conoscerti. In gamba, eh?
- Sissignore.
Quinn fiss Orlando. - Non voglio che tu venga.
Lei sostenne il suo sguardo. - Non lo vorrei nemmeno io - disse. - Ci vediamo a Berlino. - Strinse Garrett vicino a s e gli scompigli affettuosamente i capelli.
Suo figlio sorrise. - Mamma, smettila.
Tornato nella sua stanza d'albergo, Quinn raccolse i pochi effetti personali che aveva utilizzato durante la sua permanenza e li rimise in valigia. I vestiti nuovi e gli altri acquisti recenti di Nate erano gi stati suddivisi, per non riempire troppo una sola valigia. Poi scese nell'atrio per incontrare il suo apprendista e organizzare la partenza.
- Ci sono diverse compagnie che partono da Ho Chi Min - spieg la donna al bancone. - La Thai Airways, e l'Air France, ovviamente. L'agenzia dell'Air France  giusto qui di fronte, vicino al Continental Hotel.
Quinn la ringrazi e si diresse verso l'uscita, seguito da Nate. Personalmente preferiva la Thai Airways, ma l'Air France al momento sembrava pi adatta alle sue esigenze, dato che dovevano andare in Europa. Anzi, se avessero dovuto fare scalo in Francia, era anche meglio. Una coppia di passeggeri occidentali con passaporti europei che viaggiava con una linea aerea europea sarebbe passata inosservata.
La donna dietro il bancone dell'Air France comunic a Quinn che c'era un volo in partenza quella sera per Bangkok, dove avrebbero trovato la coincidenza per Parigi.
- Ci sono ancora posti liberi? - chiese lui.
- In quanti siete? - chiese la donna. Era una vietnamita che parlava inglese con accento francese.
- Due - rispose Quinn.
- Non dovrebbero esserci problemi. Posso vedere i vostri passaporti?
Cinque minuti pi tardi, uscivano dall'agenzia con i biglietti.
Quinn lasci che Nate cenasse per l'ultima volta al Mai 99, ma non lo lasci andare da solo. Ovviamente, Anh era l. Per certi versi, invidiava Nate per la distrazione che era riuscito a procurarsi. A volte anche lui sentiva il bisogno di staccare la spina per qualche attimo e lasciarsi alle spalle lo schifo che era diventata la sua vita. In realt erano poche le donne che avevano quello che a lui serviva per raggiungere lo scopo, e nessuna riusciva a fargli dimenticare il fatto che avrebbe desiderato averne accanto un'altra. Al massimo erano dei ponti per andare da un punto all'altro. Niente di pi. Rifuggiva dai legami sentimentali, da qualcosa di pi profondo, che potesse durare pi di qualche mese o magari un anno.
Cercava di convincersi che era il lavoro che faceva complicare le cose.
Legarsi a una sola donna  l'ultima cosa da fare gli aveva detto Durrie, la volta che Quinn aveva buttato l che c'era una ragazza che gli piaceva. Diventa subito il tuo punto debole. E una volta che hai un punto debole, sei fregato. Scopa pure con chi ti pare quando ti pare. La materia prima non manca di certo. Ma non legarti mai a un'unica donna. Ci rimetterai la pelle. Hai capito?
Un'ironia della sorte, dato il coinvolgimento di Durrie con Orlando, ma Quinn aveva fatto di quell'insegnamento una filosofia di vita, una scusa utile a spiegare perch era condannato a vivere da solo. Ma nel profondo, nella parte della sua mente che si sforzava sempre di ignorare, sapeva come stavano davvero le cose. Sapeva perch i suoi rapporti affettivi erano sempre cos precari. Non aveva niente a che fare con i consigli del suo maestro.
Purtroppo, non poteva farci niente. Aveva fatto una promessa, e se avesse rivelato i suoi veri sentimenti l'avrebbe infranta. Era irrilevante che Durrie fosse morto. Quinn aveva dato la sua parola che non avrebbe mai avuto una relazione sentimentale con lei.
Sei il suo migliore amico aveva detto Durrie. Era successo una settimana prima dell'operazione che gli era costata la vita. Aveva chiesto a Quinn di raggiungerlo a San Diego per discutere del lavoro che li aspettava. Se ha bisogno di qualcosa e io non posso aiutarla, pensaci tu".
Sai bene che lo far aveva risposto Quinn.
Aiutare non vuol dire flirtare. Ci siamo capiti?
Quinn era rimasto impietrito per un momento. Io...
Zitto aveva detto Durrie. Non sono stupido. Lo so che sei innamorato di lei, Johnny. Ma lei sar sempre mia. Capito?
Quinn si limit a un cenno di assenso. Durrie era conciato male, ma lo conosceva fin troppo bene. Sapeva che quando faceva una promessa, la manteneva. Anche una promessa a un morto che cammina.
E Quinn l'aveva mantenuta, quella promessa. Anche negli anni in cui lui e Orlando avevano interrotto ogni contatto, aveva continuato a tenerla d'occhio. Pagando altri per controllare, dovunque lei si trovasse, che fosse tutto a posto. Ma non era mai andato di persona. Temeva che non sarebbe pi stato capace di separarsene, se l'avesse incontrata di nuovo.
Al termine della cena Quinn pass di nascosto a Nate cinquecento dollari, facendoli scivolare sotto il tavolo.
- A che cosa servono? - chiese Nate.
- Mettili sotto il piatto, quando ce ne andiamo.
Nate continuava a fissarlo, senza capire.
-  una mancia.
- Questa non  una semplice mancia.
- Tu considerala tale - disse Quinn. - Anche se non la rivedrai pi, lei non potr mai dimenticarti.
- Credevo che il principio da seguire fosse invece quello di essere dimenticabili - obiett Nate.
Quinn si alz, rivolse a Nate un mezzo sorriso e si diresse verso la porta.

17.

Si separarono a Bangkok, dove Quinn prosegu per Parigi, sempre con l'Air France, mentre Nate raggiunse Londra con la British Airways, dove prese un volo della British Midland che sorvolava la Manica.
Quinn lo attendeva vicino al cancello d'uscita, quando arriv, e si compiacque nel constatare che Nate si era attenuto alle sue istruzioni. Via i jeans e le camicie a maniche corte che portava in Vietnam. Al loro posto un serissimo vestito blu scuro, con camicia bianca e cravatta in tinta. Adesso era pettinato con cura, con la riga da una parte. Niente pi capelli in disordine. Il gel che aveva usato per sistemarli li aveva scuriti considerevolmente.
- Complimenti! - esclam Quinn, affiancandosi al suo apprendista.
- Grazie - rispose Nate. - Ho avuto s e no un quarto d'ora di tempo a Londra per cambiarmi, ingellarmi e saltare sull'aereo. Probabilmente avevo ancora un po' di gel sulle mani, quando ho consegnato il biglietto all'assistente di volo.
- Davvero? - chiese Quinn, vagamente allarmato.
- No, paparino. Scherzavo. A proposito, belli gli occhiali.
Come Nate, Quinn aveva modificato il proprio aspetto. Gli occhiali avevano la montatura nera, sottile ed elegante. Anche lui si era messo un abito intero, nero invece che blu, e una camicia grigio scuro. Aveva avuto pi tempo di Nate per sistemarsi i capelli e ora li portava cortissimi, in stile militare.
- Partiamo alle cinque di oggi pomeriggio per Berlino con un volo della Lufthansa - annunci Quinn.
Diversamente dal Vietnam, dove anche in gennaio sembrava sempre estate, in Europa l'inverno era inclemente. Al loro arrivo a Berlino la temperatura era intorno allo zero, tanto che Quinn ebbe l'impressione di essere tornato in Colorado. Una volta sbarcato, si prese un attimo di tempo per entrare in sintonia con l'ambiente. Conosceva bene la Germania, al punto che ormai parlava tedesco quasi come un madrelingua. Era come ritrovarsi di nuovo a casa. Anche se era una casa dove bisognava stare costantemente in guardia. Guid Nate fino all'uscita principale del terminal. Era stato a Berlino tante di quelle volte che non ricordava nemmeno pi quante fossero. Era quasi sempre sbarcato all'aeroporto internazionale Tegel, cos, quando uscirono all'aperto, nella notte fredda, sotto un cielo ingombro di nuvole grigie, si diresse con sicurezza a sinistra, sino in fondo all'edificio. Qui trovarono una fila di taxi beige in attesa.
Il taxi attravers la citt e li port fino al Four Seasons Hotel in Charlottenstrae, vicinissimo al Gendarmenmarkt e al Dorint Hotel, l'albergo che Duke aveva prenotato. In teoria Quinn era atteso per la domenica successiva, ma era arrivato in anticipo di proposito, per studiare la situazione in prima persona, senza farsi influenzare da Duke. Quando lui e Nate si sistemarono nella loro suite al Four Seasons, erano le otto di venerd sera.
C'erano due camere da letto e Quinn scelse la stanza di sinistra, mise il bagaglio sul letto e and in bagno a farsi una doccia bollente.
Quando rientr nel soggiorno comune, mezz'ora dopo, Nate non c'era.
- Nate? - chiam.
Nessuna risposta.
Si affacci nell'altra stanza e lo trov disteso di traverso sul letto, tutto vestito, a parte la giacca. Aveva il respiro profondo e regolare, cos Quinn chiuse la porta e torn in soggiorno. Era gi piuttosto tardi. Non aveva senso svegliarlo.
Recuper il computer e si colleg a Internet. Come sperava, c'era un messaggio di Orlando, inviato diverse ore prima.
Volo confermato. Ci incontreremo a cena.
Buone notizie. Secondo varie fonti, non sei pi un obiettivo prioritario. Puoi camminare di nuovo tranquillo per la strada, ma  meglio essere cauti. Qualcuno potrebbe non avere ancora ricevuto le nuove direttive.
Ma veniamo a Borko. Non si sa dove sia finito. Nessuno di quelli con cui ho parlato ha avuto contatti con la sua organizzazione nelle ultime sei settimane. Mi fa pensare che sia coinvolto. C' di pi, ma te lo dir quando sar l.
Quanto al vetrino, il mio amico dice che  un pasticcio. Potrebbero volerci giorni, o anche settimane. Sembrerebbe un campione di tessuto organico. Dice che i rischi di contagio sono quasi pari a zero.
Le cose all'Ufficio vanno ancora malissimo.
Arriver nel primo pomeriggio a Berlino. Ci vediamo alle nove. Spero che tu mi abbia prenotato una camera. Non sperare che mi accontenti di dormire sul pavimento della tua.
Se c'era qualcuno che avrebbe dovuto dormire sul pavimento, quello era Nate. Ma avrebbero avuto ciascuno la sua bella stanza, quando si fossero trasferiti al Dorint. La suite del Four Seasons sarebbe stata invece un'ottima base operativa per Orlando e la sua attrezzatura.
Quinn usc da Internet e si alz stiracchiandosi. Era ancora indolenzito per il viaggio. Praticamente non tocc la cena. Era tentato di mettersi a letto, invece si sdrai sul divano e prese il cellulare.
- Dove sei? - chiese Peter, appena fu in linea.
- In viaggio - rispose Quinn.
- Non sei ancora a Berlino?
- Duke non aveva bisogno di me prima di domenica.
- Davvero? Be', mi sembra logico.
- Perch?
- Duke mi ha detto che  prevista una specie di riunione per la settimana prossima. Ha motivo di credere che possa avere a che fare con la nostra... situazione. Sta cercando di capire dove si far. Quando l'avr scoperto, tu vai l, piazzi le microspie, e cos vedremo se ha ragione.
- Sai chi  coinvolto? - domand Quinn.
- Ancora no.
Quinn si chiese se fosse il caso di fare il nome di Borko, ma decise di non parlarne per il momento. Meglio essere sicuri prima di gettare benzina sul fuoco. - Ho sentito che non sono pi considerato un obiettivo prioritario.
- L'ho sentito anch'io - conferm Peter. - Beato te.
- Devo dedurne che le cose non vanno bene l da te? Quanti morti?
- Sette certi, finora. Di tre non si hanno pi notizie. Altri tre sono all'ospedale. E un quarto ha subito un trauma cranico.
- Quante operazioni siete stati in grado di avviare?
- Stai scherzando, vero? La sola che  in piedi, sia pure parzialmente,  questa di te e Duke; per il resto non posso contare su nessuno. Togliendoci le truppe ci hanno costretto a chiudere la baracca. Per il momento, almeno.
- Solo membri dello staff - disse Quinn, pi a se stesso che a Peter.
- Tu ci sei andato di mezzo per sbaglio, probabilmente - riflett Peter. - Non importa. Non sei pi nel mirino.
Rimasero in silenzio per qualche istante, poi Peter disse: - Chiamami non appena arrivi a destinazione.
Quando Quinn entr da Amirit, trov Orlando seduta a un tavolo in fondo alla sala. Aveva scelto una posizione che le permetteva di tenere d'occhio la porta d'ingresso. Quinn la raggiunse e occup il posto vuoto di fronte a lei. Quasi subito giunse il cameriere. Quinn ordin una Hefeweizen, mentre Orlando disse che non aveva ancora deciso. Altrettanto rapidamente, il cameriere si allontan.
- Viaggiato bene? - domand Quinn.
- Benissimo. Ho dormito quasi tutto il tempo - rispose lei.
- Dov' la tua roba?
Quinn sent un tonfo sordo sotto il tavolo. Guardando gi, vide un borsone marrone tra i piedi di Orlando.
- Viaggio leggera - disse lei. - Dov' Nate?
- Di guardia.
- L'hai lasciato fuori al freddo?
Quinn scroll le spalle. - Gli fa bene.
Il cameriere torn con la birra di Quinn.
- Volete ordinare subito?
Orlando prese l'agnello al curry e un bicchiere di cabernet sauvignon. Quinn ordin pollo Madras e naan, pane indiano, all'aglio. I piatti furono serviti in ciotole color rame, e il loro arrivo in tavola fu preceduto di qualche secondo dall'aroma del curry, dell'agnello e dell'aglio.
Mangiarono in silenzio per qualche minuto.
- Ci sono novit di cui dovrei essere informata? - chiese infine Orlando.
- Non da Duke - rispose Quinn. Bevve un sorso di birra. - Ma ho parlato con Peter, ieri sera. Sembra che Duke abbia saputo di una riunione che ritiene debba essere spiata e analizzata. Peter  d'accordo.
- Sono quelli che cerchiamo, secondo te?
- Non lo so. Potrebbe essere un buco nell'acqua - ribatt Quinn.
- Ma se fossero loro?
Quinn non rispose.
La domenica, alle due meno un quarto, Quinn lasci il Four Seasons passando dall'uscita che dava su Friedrichstrae, attravers la citt con l'U-Bahn fino a Charlottenburg, poi prese un taxi e torn in pratica al punto di partenza, scendendo davanti al Dorint Hotel. Forse si trattava di una precauzione eccessiva, ma c'era il rischio che qualcuno avesse scoperto cosa stava facendo Duke e sapesse anche della presenza di Quinn a Berlino. Meglio quindi evitare che quel qualcuno, pedinandolo, arrivasse anche a Orlando e Nate.
Appostata nella piazza vicino al Dorint, Orlando si teneva in contatto con una ricetrasmittente miniaturizzata. Quinn la sentiva grazie a un auricolare invisibile a uno sguardo superficiale. Il microfono, grande quanto un bottone, era invece fissato all'interno del colletto della camicia. Nate, con lo stesso marchingegno addosso, fingeva di aspettare un amico nell'atrio dell'albergo, sfogliando una rivista.
Quinn si registr rapidamente al Dorint. La stanza era gi pagata e pronta perch lui potesse sistemarvisi. Chiese se c'erano messaggi, ma non ce n'erano. La camera era al sesto piano. Un'altra suite, anche se notevolmente pi piccola di quella al Four Seasons. Entrando, Quinn si guard in giro per vedere se gli avevano lasciato una busta con le istruzioni. Niente.
Pos la valigia sul letto, quindi si sedette sul divano del soggiorno. Accese la TV e guard il notiziario. Fece in tempo a sentire la fine di un servizio su uno sciopero dei trasporti pubblici in Francia, poi un'inchiesta sulla prossima conferenza sui Balcani sponsorizzata dal presidente dell'Unione Europea, Gunnar Van Vooren. Nulla di interessante.
- Taxi - annunci Orlando attraverso l'auricolare. - Due uomini, in abito intero. Niente bagagli. Uno ha una cartella di pelle. - Era la terza volta che l'informava sugli arrivi all'hotel. - Stanno entrando.
- Li ho visti - intervenne Nate, qualche istante pi tardi. - Hanno superato il banco della reception e si stanno dirigendo verso gli ascensori.
Diversi minuti dopo, Quinn sent dei passi nel corridoio. Si fermarono davanti alla porta della sua stanza. Per circa mezzo minuto non accadde nulla. Poi infilarono qualcosa sotto la porta. Di nuovo dei passi, che si allontanavano.
- Ho appena avuto visite, a quanto pare - esord Quinn.
- Sono l, adesso? - domand Orlando.
- No. Ma mi hanno lasciato un ricordino.
And verso la porta. Sul pavimento c'era una busta gialla, piuttosto sottile.
- Sono appena usciti dall'ascensore - sussurr Nate. - Com' che sono sempre cos seri, questi tizi? Non gli farebbe male sorridere un po', di tanto in tanto.
- Stanno prendendo un taxi - aggiunse Orlando.
- Li hai fotografati? - chiese Quinn.
- Ovviamente.
Quinn prese la busta e la mise sulla scrivania appoggiata alla parete dietro il divano. Us il tagliacarte che c'era nel cassetto per aprirla, poi estrasse con cautela il contenuto. Cinque fogli di carta. I primi due erano delle mappe di Berlino, una del Mitte, dov'era situato il Dorint, e l'altra della zona nota come Neuklln. Il terzo era la conferma di un bonifico su uno dei numerosi conti correnti di Quinn, cosa che lui aveva gi comunque verificato quella mattina presto. Il quarto conteneva istruzioni dettagliate per l'operazione in corso. L'ultimo era la pianta di un edificio. Verosimilmente quello dove si doveva tenere la riunione.
Quinn diede una rapida scorsa ai documenti finch non trov quello che cercava. - Sembra che Duke abbia avuto altre informazioni riguardo alla riunione. Ha motivo di credere che si terr marted sera.
- Ha motivo di credere? - chiese Orlando, scettica.
- Ne  sicuro al novanta per cento. In un edificio della zona di Neuklln.
- Non si sa ancora niente su chi dovrebbero essere i partecipanti?
- Solo qualche vago indizio.
- Strano.
- S, lo so.
- Nessun accenno a Borko? - domand Orlando.
Quinn rilesse di nuovo le istruzioni. - Niente.
- Forse l'informazione di Piper era sbagliata.
- Pu darsi - rispose Quinn. Lesse un altro pezzo del foglio delle istruzioni, e aggiunse: - Duke vuole fare un sopralluogo insieme a me questo pomeriggio.
- Quando?
- Tra un'ora.
- Posso rientrare, adesso? - chiese Orlando. - Sto morendo di freddo.
- S. Quando sarai in camera, scarica le foto e mandamele per posta elettronica. Vorrei dargli un'occhiata prima di andare all'appuntamento con Duke.
- Non vuoi venire a vederle da me? E magari mi porti una bella tazzona di caff bollente?
Quinn sorrise. Paradossalmente, la gelida Berlino sembrava scaldare il sangue di Orlando. - No, mandamele via e-mail. Il caff te lo porter Nate.
- Ti odio - disse lei.
- Lo so. Non c' bisogno di ripetermelo in continuazione.

18.

Duke arriv davanti al Dorint Hotel con dieci minuti di ritardo, a bordo di una Mercedes C320 berlina.
- Quinn, che piacere rivederti - esclam, quando lui sal a bordo.
- Non sei cambiato per niente - osserv Quinn, sorridendo. Era tristemente vero. Duke non aveva perso nemmeno un etto dall'ultima volta che avevano lavorato insieme.
Duke rispose con una risata, poi ingran la marcia e ripart. - Problemi? - domand.
- No - disse Quinn.
-  stato un viaggio lungo?
- Come fate a vivere con questo schifo di tempo? - chiese Quinn, ignorando la domanda.
La risata di Duke risuon di nuovo nell'abitacolo.
La riunione del marted, stando a quello che Duke aveva scoperto, si sarebbe tenuta nella centrale di un acquedotto dismesso, in Schandauer Strae, nel distretto di Neuklln. Duke parcheggi in fondo alla strada, poi diede a Quinn un piccolo binocolo, perch potesse osservare meglio la struttura, situata a met della via, sul lato est.
- Ci sono guardie? - chiese Quinn prima di guardare attraverso il binocolo.
Duke sorrise. - Una davanti e una dietro - rispose. Parlava inglese con un accento straniero, cecoslovacco, o qualcosa del genere, che col tempo, invece di diminuire, era sempre pi accentuato. Quinn sospettava per che fosse solo un trucco per confondere le idee, e che la sua lingua madre fosse l'inglese. - La guardia davanti di solito se ne sta su un'auto parcheggiata vicino all'ingresso.
Quinn impugn il binocolo. In effetti, vicino al cancello c'era un uomo su una Volvo vecchia e malandata. Sembrava immerso nella lettura di un giornale.
- Nessuno all'interno?
- No, per quello che ho potuto vedere - replic Duke. Poi aggiunse, con una scrollata di spalle: - Ma chi pu dirlo?
Il complesso era circondato da una rete metallica alta un paio di metri. Duke gli spieg che il cancello all'ingresso dava accesso alla parte centrale della struttura, e che si apriva verso l'interno. L'edificio era di quattro piani, sottotetto a parte, e si sviluppava pi in larghezza che in altezza. La facciata era un misto di mattoni rosso scuro e cemento. Una serie serrata di alte finestre correva lungo la parete esterna. Ogni finestra aveva una cornice metallica blu scuro.
- Com' fatto all'interno?
Quinn aveva studiato la pianta, ma sperava di avere qualche altro dettaglio.
Duke indic l'angolo dell'edificio verso sudovest, dall'altra parte della strada. - L - disse. - L'entrata  subito dietro l'angolo. All'interno, verso la facciata, si apre un vasto ambiente che finisce giusto sotto il tetto. Alto quattro piani, lungo una ventina di metri e largo altrettanto.
- Uno stanzone enorme.
- Ospitava dei macchinari che adesso non ci sono pi. Sul fondo, invece, c' una scala che occupa il terzo dello spazio restante. Due stanze per piano. Una pi piccola, di sei metri per otto. E una pi grande, dieci per venti.
- Vengono utilizzate ancora?
- Non credo. Forse solo quelle al primo e al secondo piano.
-  tutto?
- C' il sottotetto - aggiunse Duke. - Meglio evitare di avventurarsi lass. Sono stato dentro l'edificio, una volta, molti anni fa. Ma gi allora il pavimento di legno del solaio era molto precario. Se si sfonda, rischi di fare un bel volo.
- E il seminterrato? - domand Quinn.
Duke scosse la testa. - Non ci ho mai messo piede.
Secondo la pianta che Quinn aveva studiato, il seminterrato era costituito da un unico grande spazio. Nessun'altra indicazione. - Quando devo entrare l dentro?
- Stasera sarebbe l'ideale, se sei pronto. Pi ci avviciniamo alla scadenza della riunione, pi sar difficile, temo. Non credi?
-  quello che pensavo anch'io, in effetti. Come faccio a introdurmi?
Duke sorrise, poi si frug in una tasca, cosa che comport qualche difficolt, a causa della ciccia debordante. Quando infine estrasse la mano, stringeva una scintillante chiave argentea.
-  quella dell'ingresso principale - disse, ridacchiando con aria compiaciuta. - Per fortuna ho numerose conoscenze, qui a Berlino. La tua squadra  gi schierata?
- S.
- Posso chiederti chi sono?
- Prendo io quella chiave, adesso - tagli corto Quinn.
Duke gliela consegn. - Come pensi di eludere la sorveglianza delle due guardie?
- Non devi preoccuparti di questo.
Quinn diede un'altra occhiata col binocolo, poi lo restitu.
- Hai visto abbastanza? - chiese Duke.
L'altro annu, guardando un'ultima volta il complesso. - Per il momento.
Quinn si fece lasciare da Duke in Charlottenburger Strae, dicendo che doveva procurarsi un po' di cose, prima di visitare l'acquedotto, quella sera. Si mescol alla folla per circa mezz'ora. Finse di ammirare le vetrine, sempre guardandosi le spalle. Quando fu sicuro che nessuno lo stava pedinando, torn in taxi nel Mitte. Scese a due isolati di distanza dal Four Seasons, e da l prosegu a piedi fino alla suite di Orlando.
Apr usando la chiave che aveva tenuto di scorta. Sentendolo entrare, Nate salt gi dal divano dove apparentemente stava guardando la TV. Il giovane apprendista si affrett a prendere il telecomando e ad abbassare il volume. Orlando, invece, era china sul suo computer, e non distolse l'attenzione dallo schermo.
- Com' andata? - chiese, senza voltarsi.
Quinn mise rapidamente al corrente lei e Nate degli ultimi sviluppi.
- Ancora nessun collegamento diretto con il sabotaggio ai danni dell'Ufficio - concluse.
- Duke non ha portato elementi nuovi?
Quinn scosse il capo. - Non proprio. Ha detto solo che anche se l'Ufficio non era mai stato menzionato espressamente, era chiaro che il loro obiettivo era quello.
- Nessun cenno a Borko? - chiese Nate.
- Niente, ma non l'ho nemmeno domandato. Non volevo che Duke se la svignasse, sentendolo nominare. Hanno tutti una fifa maledetta di lui. Che ci piaccia o no, per adesso abbiamo ancora bisogno di Duke. - C'era una bottiglia d'acqua minerale sul tavolino, vicino a Nate. Quinn la indic. - Ti serve, quella?
Il ragazzo la prese e gliela lanci.
- Insomma, che ne pensi? - chiese Orlando.
Quinn scroll le spalle. - Mi sa che stiamo girando a vuoto. Ma non abbiamo molto altro su cui lavorare. - Bevve una sorsata dalla bottiglia. - Trovato niente?
Orlando digit sul computer. - S. Ma non quello che mi aspettavo.
Quinn attese il seguito.
- Borko era sparito dalla circolazione nell'ultimo mese e mezzo. Si vocifera che fosse convalescente.
- Che gli  successo?
- Si sarebbe buscato un paio di confetti alla spalla e al fianco. Stava facendo un lavoro per i siriani, e sembra che qualcosa sia andato storto.
- Chi gli ha sparato?
- Non si sa.  accaduto a Roma. Zeus si  occupato di far sparire le tracce. Dice che ha avuto appena il tempo di portare via Borko prima che piombasse l la polizia italiana.
- Hai parlato con Zeus?
- Ah-ah. Ma non sono riuscita a cavargli nient'altro. Ha detto di non sapere chi erano quelli che Borko doveva incontrare.
- Era uno scambio? - Quinn and alla finestra e guard fuori. Nuvole scure si stavano addensando sopra la citt. Era prevista una nevicata in tarda serata. - Sicura che non  stato un tentativo di farlo fuori?
- Vuoi dire che Borko era il bersaglio?
- Lui o il suo contatto.
- Zeus sostiene che era un normale scambio. Non sa perch  andato male.
- E Borko lavorava per i siriani?
- Cos dice Zeus.
Quinn si gir a guardare Orlando. - E tu gli credi?
Lei esit, poi scosse la testa.
- Cosa pensi che sia successo? - domand Quinn.
- Niente.
- Niente?
- Ho fatto qualche altro controllo - continu Orlando. - Non ci sono rapporti della polizia di Roma riguardo a un episodio come quello descritto da Zeus. Se c' mancato poco che fossero colti sul fatto, dovrebbe esserci qualcosa.
- Insomma, ritieni che l'operazione a Roma non sia mai avvenuta.
- Secondo me, no.
- Interessante. Dunque Zeus avrebbe mentito.
Orlando annu.
- Ma perch?
- Per creare una cortina di fumo? - ipotizz lei. - Per dare modo a Borko di starsene tranquillo e concentrarsi sull'obiettivo principale?
- Cio distruggere l'Ufficio - concluse Quinn.
Orlando aggrott la fronte, poi scosse la testa. - Lo so, non  molto convincente.
Quinn sospir, convenendo con lei. - Sarebbe molto pi semplice se qualcuno ne rivendicasse apertamente la paternit.
- Ci toglierebbe tutto il gusto, per - osserv Orlando.
Quinn bevve un altro sorso d'acqua, poi pos la bottiglia. - Okay. Borko  ancora il sospettato principale, ma lasciamo aperte altre opzioni.
- D'accordo - acconsent Orlando.
- Ma se si tratta di Borko, manca qualcos'altro.
- Il movente? - domand Nate.
- No - rispose Quinn. - Per uno come lui l'unico movente  il denaro. Mi riferivo al mandante. Chi paga? Borko  solo un sicario.
Orlando esit. - Forse ho la risposta a questo quesito.
- Parla.
- Ho trovato un paio di accenni al fatto che Borko  coinvolto con Dahl.
- Dahl? - chiese Quinn. - L'ho gi sentito da qualche parte.
- Anch'io, cos ho fatto qualche altra ricerca. Sembra che sia in circolazione dalla fine degli anni Ottanta. Uno che gioca ai margini. Non sono riuscita a parlare con nessuno che abbia lavorato con lui, ma sto ancora controllando. Ho l'impressione che stia finanziando gran parte del lavoro di Borko.
- Un altro mistero. - Quinn chiuse gli occhi, riflettendo. - Che casino.
- Potrei sbagliarmi.
Quinn fece una risata amara. - Okay. Concentriamoci sulla pista di Duke, per il momento. Forse arriveremo a Borko. O forse si tratta di qualcun altro. Magari  questo Dahl. Speriamo di vederci un po' pi chiaro, almeno. Se  una falsa pista, e se Borko non c'entra con questa riunione, ripartiremo da zero.
Orlando annu.
- Nate, tu lavori con me, stasera - disse Quinn.
- Okay - rispose il ragazzo.
Quinn guard Orlando. - Tu ti terrai in contatto via radio con noi da qui. Ti metter al corrente, se trovo qualcosa di interessante.
- Troppo gentile - disse sarcastica lei.

19.

Mancava un quarto alle dieci. Shandauer Strae era buia e silenziosa. In assenza di lampioni, l'unica luce veniva da qualche lampada di sicurezza dei condomini in fondo all'isolato.
Su entrambi i lati della strada file ininterrotte di auto parcheggiate, senza nemmeno un posto libero. Ma Quinn e Nate non ne avevano bisogno. Un taxi li aveva lasciati diversi isolati pi in l, vicino all'edificio della pubblica amministrazione in Karl-Marx-Strae. Indossavano cappotti pesanti, di colore scuro. Quinn aveva uno zaino in spalla. Voluminoso, ma non troppo.
- Devo ricordarti quello che devi fare? - chiese Quinn, mentre camminavano lungo il marciapiede diretti in Shandauer Strae.
Nate scosse la testa. - Mi tengo fuori vista, controllo la strada, ti avverto se noto qualcosa di insolito. Giusto?
- Non solo qualcosa di insolito - corresse Quinn. - Qualsiasi cosa. Capito?
- Capito.
Da un paio d'ore aveva cominciato a nevicare. Un nevischio leggero, dapprima, ma poi la neve era diventata pi fitta. Al punto che il manto nevoso aumentava di quasi tre centimetri l'ora. Quinn stim che il mattino dopo avrebbe superato abbondantemente i trenta centimetri.
All'angolo di Shandauer Strae, fecero una sosta per osservare l'acquedotto. Come gli altri edifici della via, era al buio.
- L - disse Quinn, parlando a bassa voce. - La Ford parcheggiata vicino al cancello.
La Volvo che aveva visto quel pomeriggio non c'era pi. Al suo posto una Ford berlina. Quinn riusc a malapena a scorgere la sagoma di una persona dietro il volante.
- La vedo - conferm Nate.
- Siete gi dentro? - La voce di Orlando risuon nell'auricolare di Quinn.
- Siamo all'inizio della strada.
- Ditemi cosa c'.
Quinn scrut la via. - Shandauer Strae. Tutto tranquillo e silenzioso. L'acquedotto  a mezzo isolato da noi. A destra un palazzo di due piani, tutti uffici, apparentemente. A sinistra un edificio pi basso, con le pareti esterne di mattoni. C' una Ford berlina con un uomo di guardia, ferma nello stesso punto in cui oggi pomeriggio c'era l'altra auto.
- E l'acquedotto?
- Come te l'ho descritto oggi. Solo che adesso  buio.
- Nient'altro?
- A parte il freddo, l'umido, la neve, e il fatto che vorrei essere ancora alle Hawaii?
- A parte quello.
- Niente.
Quinn e Nate avanzarono cautamente lungo la fila di auto parcheggiate fino ad arrivare dietro la Ford. Poi Quinn allung una mano e piazz una pallina di una sostanza simile a stucco sull'angolo in basso del finestrino posteriore, sul lato del passeggero. Reagendo a una fonte di calore, la sostanza si sarebbe infiltrata attraverso la guarnizione di gomma, penetrando nell'abitacolo sotto forma di gas inodore. Nel giro di pochi istanti l'occupante del veicolo avrebbe perso i sensi, e sarebbe rimasto svenuto per un paio d'ore.
Quinn attese un po', per essere certo che lo stucco avesse aderito bene al finestrino, poi prese dal giaccone un sacchetto di plastica. L'apr, pescando all'interno una sottile reticella metallica. La mise sopra il composto, attento a coprirlo tutto, e arretr di qualche passo.
Osserv insieme a Nate la pallina che si rimpiccioliva progressivamente, scaldata dalla reticella, che serviva anche a fare in modo che il gas penetrasse nell'auto senza disperdersi nell'aria all'esterno. Quando il processo fu completato, Quinn controll l'orologio e attese tre minuti, dopodich rivolse un cenno al ragazzo.
- Il nostro amico  andato - annunci Nate, dopo avere scrutato dentro l'auto. - Quella roba  fantastica.
- Sei pronto? - chiese Quinn.
Nate annu.
Quinn gli appoggi una mano sulla schiena. - Mi raccomando...
- Ti terr al corrente di tutto quello che succede.
- Bravo. - Quinn diede un'altra occhiata in giro. Tutto tranquillo. - Okay. In posizione.
Nate fece un cenno di assenso, poi si spost dall'altro lato della strada, in un punto che avevano scelto in precedenza.
Quinn si avvicin alla recinzione. Si guard intorno per assicurarsi che non ci fossero altre guardie. Non ce n'erano.
Respir a fondo, scavalc la rete e salt dalla parte opposta. Si ritrov in un vialetto che portava all'edificio e lo costeggiava, raggiungendo la facciata posteriore, quella rivolta a sud, dove c'era l'ingresso.
Nella tasca sinistra del suo giaccone teneva la chiave che gli aveva dato Duke e una piccola ma potente torcia elettrica. Quinn prese solo la chiave, lasciando la torcia dov'era. Per il momento la luce era sufficiente. Avvicinandosi all'ingresso, il silenzio che regnava sulla strada fu sostituito da un ronzio sommesso. Dopo un istante d'incertezza, cap che veniva dall'interno della costruzione.
Infil la chiave nella toppa e la gir. La serratura fece un po' di resistenza, ma era vecchia, e dunque non c'era da sorprendersi. Quando la sent scattare, socchiuse con cautela la porta. Non vide altro che buio. Si riemp i polmoni facendo un lungo respiro, poi si avventur all'interno, richiudendosi l'uscio alle spalle.
Si ritrov avvolto dalla tenebra pi totale. Rimase immobile per qualche istante, in ascolto. A parte il ronzio, nessun rumore. Si rimise in tasca la chiave e accese la torcia. Non ci volle molto per scoprire perch era cos buio, l dentro. Le finestre erano oscurate da pannelli di legno. Come ulteriore precauzione, erano state collocate delle strisce di stoffa tutto intorno ai pannelli, per evitare che potesse filtrare il pi piccolo spiraglio di luce all'esterno.
Di fianco alla porta c'era una grande lastra d'acciaio rinforzato. La lastra era montata su binari, in modo da poter scorrere davanti all'ingresso, sigillandolo con una barriera invalicabile.
- A che diavolo serve? - si chiese Quinn, a mezza voce.
- Di che parli? - chiese Orlando, via radio.
Lui le disse delle finestre sigillate e della barriera di sicurezza davanti alla porta. - Si direbbe che sia stato tutto installato di recente.
Not che c'era anche un odore particolare, nella stanza. Non cattivo. Al contrario. Odore di pulito, come se fosse stato spruzzato dell'antisettico.
- Che significa, secondo te? - chiese Orlando, dopo che Quinn le ebbe descritto anche quello.
- Non lo so.
- Dimmi del resto del locale.
Quinn punt la torcia verso il soffitto. -  un ambiente enorme. Proprio come aveva anticipato Duke. Dal pavimento al soffitto ci sono una ventina di metri.
- E il rumore che cos'?
Lentamente, per non lasciarsi sfuggire alcun dettaglio, Quinn spost il fascio di luce verso la sua destra.
- Che cavolo! - esclam.
- Cos'hai trovato?
- Non ne sono sicuro - rispose Quinn. - Dammi un secondo.
Quinn stent a capire cos'aveva di fronte. L'oggetto occupava met della stanza, nel senso della larghezza, e arrivava fin quasi al soffitto. Era una gigantesca sfera, tipo pallone aerostatico, solo che era appoggiata su un piedistallo a forma di anello con una porta al centro. La sfera sembrava fatta di una pesante tela bianca. Il piedistallo era alto un paio di metri. Diversamente dalla sfera, sembrava di materiale solido, metallo, legno o plastica dura. Il tutto faceva pensare a una gigantesca pallina da golf posata sul tee, pronta per il colpo d'inizio.
Illumin l'oggetto con la torcia. Sulla sinistra c'era un'impalcatura di metallo che si ergeva come una torre, con una scaletta che portava a una piattaforma, unita alla sfera per mezzo di un tunnel di tela lungo circa tre metri.
Spostando il fascio di luce lungo la torre, Quinn not un'altra cosa: c'era un montacarichi al centro. L'impressione era che la struttura servisse a contenere e forse anche a trasferire materiale pericoloso. Magari qualche agente biologico, riflett Quinn, pensando al misterioso vetrino per microscopio.
Mosse qualche passo nella stanza. La fonte del rumore, qualunque cosa fosse, doveva essere in fondo al locale. Si spost per avere un'angolazione pi favorevole, e punt la torcia nella direzione da cui veniva il ronzio.
Sembrava una pompa elettrica. Doveva servire a immettere aria dentro la sfera per impedire che si afflosciasse. Un sistema poco pratico, in presenza di materiali pericolosi. Per evitare il rilascio accidentale di sostanze nocive, la pressione nella sfera doveva invece essere minore di quella circostante. C'era pertanto da supporre che la struttura fosse sorretta all'interno da qualcos'altro, oltre che dall'aria.
Non potendo entrarci, non c'era modo di capire a cosa servisse realmente. Forse non c'entrava con la riunione. O forse s. Per risolvere il mistero non restava che piazzare delle microspie.
- Allora? - chiese Orlando.
- Non riesco a raccapezzarmi - rispose Quinn.
- Dammi almeno qualche indicazione.
- Posso fare di pi, posso farlo vedere anche a te.
Si sfil lo zaino e lo appoggi sul pavimento. Tir fuori due oggetti. Uno era piccolo e nero, l'altro era uno scatolino rettangolare grande quanto una barretta di cioccolato. Mise il tutto a terra, poi piazz la torcia sopra lo zaino, per poter controllare quello che stava facendo. Dopodich prese l'oggetto pi piccolo e lo rigir finch non trov un numerino inciso nella base. - Camera 17 - comunic a Orlando.
- Devi amplificare il segnale - sugger lei.
- Aspetta. - Quinn prese lo scatolino rettangolare, che era l'amplificatore di segnale, e azion un interruttore sul fianco. Sent una leggera vibrazione quando il dispositivo si attiv.
La telecamera miniaturizzata era a intensificazione di luce, per operare anche in condizioni di scarsa visibilit. Quinn orient lo zaino in modo che la torcia fosse puntata verso la sfera. Poi si alz e fece una panoramica di tutta la struttura.
- Che cavolo di roba ? - chiese Orlando.
Quinn stava inquadrando la sfera. - Non lo so. Ci sono una scaletta e un montacarichi, laggi. - Inquadr la torre metallica. - In cima c' un tunnel che sembra una specie di passaggio.
- Duke non ti ha detto niente, in proposito?
- Ha detto che erano diversi anni che non entrava pi qui dentro. Probabilmente non sapeva nemmeno dell'esistenza della sfera e di tutto il resto.
- Non mi piace questa storia - concluse Orlando. - Forse conviene rinunciare, per il momento. In attesa di altre informazioni.
- No - ribatt Quinn, dopo un breve istante di esitazione. - Adesso che sono qui, andiamo sino in fondo. Quante telecamere mi hai dato? - domand poi.
- Venti.
Cinque in pi di quelle che aveva chiesto. - Okay, credo che possiamo coprire praticamente tutta la stanza solo con sette. - Quinn aveva pianificato ogni cosa in anticipo, ma adesso era obbligato a rivedere i suoi calcoli. - Cinque all'esterno... Okay, per il resto dell'edificio possono bastarne altre sette. In questo modo posso piazzarne una anche all'interno della sfera.
- Non vorrai mica andare l dentro? - disse Orlando, sorpresa.
- Se avverto un pericolo, faccio subito dietrofront, okay?
- Oh, che piano intelligente - rispose Orlando, senza nascondere il proprio disappunto.
- Il tuo apprezzamento mi riempie d'orgoglio.
Gli ci volle un'ora per posizionare le telecamere in giro per l'edificio. Ognuna era corredata di un microfono, che poi non era altro che un dischetto sottile attaccato con lo scotch a una distanza di massimo tre metri dalla telecamera.
Quando ebbe finito, torn gi. Gli erano rimaste sei telecamere nello zaino, cinque per l'esterno dell'edificio, e una per l'interno della sfera. Quinn and verso la scaletta metallica che saliva fino alla piattaforma.
Mentre s'inerpicava, Orlando chiese: - Devi proprio fare tutto questo chiasso? - Lo stava sicuramente osservando attraverso una delle telecamere piazzate in giro. I gradini, pur solidi, erano fissati male. Per quanto Quinn si sforzasse di non fare rumore, risuonavano ogni volta che ci posava sopra il piede.
Alla fine giunse in cima. Davanti a lui c'era l'ingresso di quella che probabilmente era una camera stagna, per non fare uscire l'aria. Ora che poteva osservarli pi da vicino, si rese conto che la sfera e il tunnel di raccordo non erano fatti di semplice tela, ma di un materiale pi spesso, di consistenza gommosa.
Per accedere all tunnel bisognava attraversare una porta fatta di plastica resistente montata in un'intelaiatura dello stesso materiale. Niente serrature, apparentemente. In effetti, bast girare la maniglia per aprirla. - Sto entrando nel tunnel di raccordo - comunic a Orlando.
Facendosi luce con la torcia, and dentro e si richiuse la porta alle spalle. L'interno era tappezzato con un materiale scuro, opaco. Quinn prov a spegnere la torcia, sollev una mano davanti al viso, ma niente, non riusciva a vederla.
Riaccese la torcia e percorse una stretta passerella metallica. Guardando in su verso il soffitto del tunnel, not una cosa che prima gli era sfuggita. Non era solo sul soffitto, in realt, ma anche sulle pareti. Si avvicin per osservare meglio.
Sottili elementi di sostegno fatti di un materiale solido e flessibile insieme, per adattarsi alla forma della struttura, disegnavano una serie di triangoli che ricoprivano completamente l'interno, creando un'intelaiatura di tipo geodetico.
Quinn riprese ad avanzare. Alla fine del tunnel c'era un'altra porta stagna come quella che aveva attraversato all'inizio. Mentre si avvicinava, si accese una luce verde nel pannello della porta, all'altezza degli occhi. Forse si era attivato un sensore di tipo perimetrale, in grado di captare qualsiasi movimento in uno spazio determinato.
- Sto andando nella sfera - annunci Quinn. Afferr la maniglia e apr. Un soffio d'aria lo invest mentre varcava cautamente la soglia. Una volta all'interno, richiuse la porta.
Quasi immediatamente, gli si tapparono le orecchie. E non solo quello. Ripensandoci, quando era entrato, il flusso d'aria era entrato con lui. Torn indietro e riapr la porta. S, il flusso d'aria penetrava nella sfera dal tunnel di raccordo.
Quinn chiuse di nuovo la porta e illumin l'interno con la torcia. Era rivestito dello stesso materiale nero opaco, e aveva lo stesso scheletro geodetico di sostegno. Tutto conduceva a un'ovvia conclusione. La pressione dell'aria dentro la sfera era pi bassa di quella esterna.
- Dio mio - mormor.
- Che succede?
Comunic a Orlando quello che aveva trovato.
- Okay, non farti prendere dal panico - disse lei.
- Non mi sto facendo prendere dal panico. - Quinn tir un respiro profondo.
Ci aveva azzeccato. Quel luogo serviva a manipolare agenti biologici pericolosi. Dando le spalle alla porta, punt il fascio di luce verso il centro dello spazio. La passerella si prolungava per tre metri ancora. All'altro capo, una porta che dava accesso a una struttura simile a un grosso scatolone. Era quello che si aspettava di scoprire. Una sorta di laboratorio perfettamente isolato, una cosiddetta camera bianca. Senza dubbio la pressione atmosferica al suo interno era ancora pi bassa che dentro la sfera. Doveva essere quello il vero fulcro di tutta l'attivit.
Sporgendosi a guardare in basso, not che la struttura poggiava su un'impalcatura metallica che sprofondava nelle viscere della sfera.
Cercavano il responsabile del sabotaggio dell'Ufficio, invece avevano trovato un collegamento con le morti in Colorado. Il braccialetto. Il vetrino. E ora questo laboratorio perfettamente isolato. Non aveva ancora le prove, ma Quinn era certo che ci fosse un qualche nesso anche col sabotaggio.
- Scatto qualche foto di questa roba. Per mandarle a Peter quando torno. Okay?
Orlando non rispose. Quinn batt col dito sull'auricolare. - Orlando, mi senti?
Niente. - Nate, ci sei?
Non ud nient'altro che il proprio respiro. Avvert un formicolio sul collo, una sensazione di allarme. - Orlando?
Silenzio.
Nessuna risposta.
Poi sent qualcosa. Non attraverso l'auricolare, ma qualcosa che faceva vibrare leggermente le pareti della sfera. Un rumore metallico.
Qualcuno stava salendo sulla scaletta.

20.

Quinn guard a sinistra, poi a destra, ma sapeva gi cos'avrebbe visto. L'unica via d'uscita era quella da cui era entrato.  una trappola pens. E ora mi trovo esattamente dove volevano che mi trovassi".
- Merda! - imprec sottovoce.
Fuori, il rumore prodotto da qualcuno che si arrampicava sulla scaletta continuava. Presto avrebbe raggiunto la piattaforma e il tunnel che portava dentro la sfera. Quinn corse verso la porta stagna, ma prima di raggiungerla si ferm e si sporse dal bordo della stretta passerella per scrutare nel vuoto sottostante.
L'impalcatura metallica che aveva intravisto poco prima saliva dal buio ai piedi della sfera. Aggrappandosi ai tubi che formavano il traliccio, non doveva essere poi cos difficile calarsi fino alla base. Punt la torcia verso il basso, e gli parve di scorgere una specie di botola. Chiss, forse permetteva di accedere al piedistallo a forma di anello e alla porta che aveva notato in precedenza.
La potenziale salvezza era l, ma non avrebbe mai fatto in tempo. Chi stava per arrivare l'avrebbe individuato prima che fosse riuscito a scendere a met dell'impalcatura.
Guard di nuovo sotto la passerella.
Okay. La fuga  impossibile pens. Ma se...
Il rumore metallico prodotto dai gradini malfermi della scaletta cess.
Non c'era pi tempo di pensare. Quinn mise via la torcia e si cal in fretta oltre il bordo della passerella. Si nascose sotto, stando attento a fare meno rumore possibile.
Rimase immobile una frazione di secondo per orientarsi, poi si spost di traverso lungo l'impalcatura, aggrappandosi ai tubi come fanno i bambini in certe strutture dei parchi giochi. Quando fu esattamente sotto il centro dell'ambiente isolato dove supponeva ci fosse un laboratorio biologico, si ferm.
Sent aprirsi la porta stagna della sfera. Ci fu un soffio d'aria, seguito dal rumore dei passi di due uomini che avanzavano lungo la piattaforma. Una pausa, l'eco di alcune parole pronunciate a bassa voce, poi un improvviso chiarore. I due uomini stavano esplorando l'ambiente con una torcia elettrica. Quinn vide i riflessi del fascio di luce che s'insinuava a tratti tra le sbarre dell'impalcatura.
Dopo qualche istante i passi proseguirono sulla passerella, verso il laboratorio. Una sorta di risucchio accompagn l'apertura della porta, prodotto dallo spostamento d'aria da un ambiente all'altro. Subito dopo la porta si richiuse.
Quinn aveva il polpaccio sinistro indolenzito, e temette di avere un crampo. Cambi posizione per trovarne una pi confortevole. La porta del laboratorio si apr di nuovo. Poi sent una voce dire: - Uno, qui Matz. La sfera  vuota.
La frase, in tedesco, si ud distintamente. Una comunicazione via radio. E poich la voce era risuonata in modo cos chiaro, era anche ovvio che l'uomo non portava una mascherina protettiva sul viso. Quinn ne dedusse che il laboratorio non era ancora cos pericoloso come temeva. La cosa gli avrebbe sollevato il morale, se non fosse stato appeso in modo precario a quattro metri d'altezza, oltretutto con il rischio di beccarsi una pallottola da un momento all'altro.
La radio gracchi, e un'altra voce, sempre in tedesco, ma con accento straniero, disse: - Hai controllato bene?
- S - rispose Matz. - Ci siamo solo noi due.
- Anche sotto? - chiese la voce.
Una pausa. Poi Matz disse: - Ci guardiamo adesso.
Quinn aveva i nervi tesi allo spasimo. Non poteva fare niente, se non restare perfettamente immobile. Non poteva nemmeno mettere mano alla pistola senza rischiare di cadere di sotto.
All'improvviso, il fascio di luce della torcia si allung oltre il bordo della passerella. Si ud un rumore sordo, e Quinn pens che uno dei due uomini avesse messo un ginocchio a terra per controllare meglio. La luce della torcia indugi per un istante sull'impalcatura, vicinissima a Quinn, prima di puntare verso il fondo della sfera per esplorarlo metodicamente.
- Non vedo niente - disse una voce. Non era Matz, stavolta, ma il suo compagno.
- Sicuro? - domand Matz.
- Vuoi fare tu?
- Uno, qui Matz. Non c' nessuno, di sotto.
- Dev'essere da qualche parte all'interno dell'edificio - disse la voce alla radio, con un tono chiaramente stizzito. - Non  ancora uscito.
- Forse  stato avvertito da quelli della sua squadra - disse Matz.
- Impossibile. Venite via di l e andate dov'eravate prima, nel caso gli altri riescano a farlo scappare.
- Capito.
Quinn sent i due uomini tornare indietro lungo la piattaforma e allontanarsi dalla sfera.
Quinn rimase appeso sotto la piattaforma, immobile o quasi, per una buona mezz'ora. L'operazione era finita come peggio non si poteva.
Fa sempre parte del sabotaggio pens. Solo che stavolta era chiaro chi gli aveva teso la trappola.
Duke".
 inutile inventarsi chiss che gli aveva sempre detto Durrie. Il novantanove per cento delle volte basta attenersi a quello che appare subito ovvio".
Era una trappola, sin da quando Duke gli aveva mandato quella prima e-mail. Se Duke non l'aveva fatto fuori subito quando erano insieme in macchina, era solo perch volevano prendere anche gli altri componenti della sua squadra.
Ne conseguiva che anche Peter era della partita? Dopotutto era lui che aveva insistito perch andasse a Berlino. E spingendosi oltre, voleva dire che Peter era complice del sabotaggio della propria organizzazione?
Quinn sent un brivido percorrergli la schiena. No, non poteva crederci. Qualunque fosse la verit, non l'avrebbe trovata restando l appeso nel vuoto. Aveva aspettato abbastanza. Era tempo di darsi una mossa.
L'interno della sfera era completamente al buio, ma non poteva arrischiarsi a usare la torcia. Si cal gi per l'impalcatura andando a tentoni, attento a trasferire il peso da un punto all'altro il pi silenziosamente possibile. Alla fine i suoi piedi toccarono il fondo della sfera.
A quel punto non pot evitare di accendere la torcia, ma per prudenza mise la mano davanti alla lente per attenuare l'intensit della luce. Illumin il pavimento. Era di plastica rigida, di colore nero, concepito per adattarsi alla base circolare della sfera. Si trovava sulla sommit del piedistallo, quindi un paio di metri pi in alto rispetto al pianoterra.
Sulla sua destra c'era qualcosa di simile alla botola di un sottomarino. Era incernierata in modo da sollevarsi verso l'alto, solo che mancava una maniglia per aprirla. C'erano invece due pulsanti al centro, uno rosso e uno verde.
Quinn pigi quello verde. Per mezzo secondo, non accadde nulla. Poi il coperchio si sblocc e lui pot sollevarlo. Ancora una volta, fu investito da un soffio d'aria che entrava nella sfera.
Si chin sopra l'apertura, illuminando l'interno con la torcia. Lo spazio era angusto, tale da permettere il passaggio di una sola persona. Sul fianco di una parete era fissata una scaletta. Su quella opposta c'era una porta, nella cornice della quale brillava una lucina rossa.
Quinn s'infil nella botola e scese lungo la scaletta. Cerc di aprire la porta in basso, ma, come s'aspettava, non fu possibile. Allora tir gi il coperchio. Sulla faccia inferiore c'erano dei pulsanti uguali a quelli sul lato esterno. Premette il pulsante rosso e sent il portello richiudersi. Girandosi, vide la lucina rossa diventare verde. Se era come pensava, la porta stava finalmente per aprirsi.
Ci aveva visto giusto.
Quinn varc la porta e si trov in una stanza circolare. Solo due oggetti spuntavano dalla superficie ricurva della parete: la porta stagna da cui era appena uscito, e un'altra sulla sinistra. Era la stessa che aveva visto dall'esterno.
Mentre andava da quella parte inciamp su qualcosa che sporgeva dal pavimento. Abbass la torcia per vedere di cosa si trattava.
Era un bordo in rilievo di cemento alto una decina di centimetri. Circondava un'apertura rettangolare nel pavimento. Puntandovi dentro la torcia, Quinn scorse una scala che scendeva nel buio.
Il seminterrato. Avevano costruito la sfera proprio sopra l'entrata.
Una via di fuga potenzialmente molto migliore, pens. Doveva esserci un'altra uscita, l sotto. L'alternativa, cio la porta nella base della sfera, era troppo prevedibile. Rischiava che ci fosse qualcuno, appostato l fuori.
Stava per scendere nel seminterrato quando sent un rumore ormai familiare. Qualcuno stava salendo di nuovo su per la scaletta che portava alla piattaforma. Non era rimasto soddisfatto della precedente ispezione, probabilmente.
Quinn si affrett ad andare gi. C'era una vecchia porta metallica in fondo alla scala, chiusa a chiave.
Prese dallo zaino gli strumenti adatti al caso e scassin rapidamente la serratura. Sopra di lui, intanto, alcuni uomini stavano arrampicandosi sulla scaletta, diretti verso la piattaforma e la porta stagna.
Spense la torcia. Non sapeva cos'avrebbe trovato dietro, e non voleva che la torcia facesse di lui un bersaglio troppo facile. Apr piano la porta e sgusci nel seminterrato.
Quinn si ferm, tendendo l'orecchio per essere sicuro che non ci fosse nessuno. Quando ne fu certo, richiuse la porta dall'interno e riaccese la torcia.
Era in un ambiente vasto, grande la met dell'edificio sovrastante, che partiva dal punto mediano dell'acquedotto e arrivava fino alla facciata. C'erano diversi armadietti metallici allineati contro la parete di fondo. In mezzo alla stanza c'erano invece quattro robusti tavoli di plastica bianca. Sotto ciascuno di essi grossi cestini per la cartastraccia, ugualmente di plastica. Da un punto l vicino veniva un ronzio, diverso da quello delle pompe, di sopra. Questo era pi cupo e non cos forte.
Quinn continu a ispezionare la stanza. A tutta prima gli parve che non ci fossero uscite alternative. Poi per, guardando meglio, individu una porta nella parete alla sua sinistra. Dipinta di beige, come il resto della stanza, a filo della parete, era quasi invisibile. Non c'erano serrature, cos l'apr e pass dall'altra parte.
Di nuovo una stanza buia, notevolmente pi fredda della precedente. Chiuse la porta e si guard intorno. In un angolo, in fondo, intravide un barlume di luce.
Sorrise. Era una finestrella.
Mentre si dirigeva da quella parte, perlustr il locale con la torcia, con un movimento da sinistra verso destra. Ovunque c'erano lunghi tavoli da lavoro. Alla sua destra quella che sembrava la porta di un grosso frigorifero. Era da l che veniva il ronzio. Si ferm e l'osserv attentamente.
In realt era una cella frigorifera. Pi appropriata in una macelleria che in una centrale dismessa dell'acquedotto comunale.
Quinn sapeva che doveva lasciare in fretta l'edificio, ma non resistette alla tentazione di dare un'occhiata all'interno. Afferr la maniglia della cella frigorifera e tir. Ma il portello non voleva saperne di aprirsi. Poi not che era bloccato da un chiavistello. Lo fece scorrere e la porta si apr.
Lo invest una ventata di aria gelida. La temperatura era cos bassa che avrebbe fatto morire di freddo un orso polare.
Il vano all'interno della cella misurava approssimativamente due metri e mezzo per uno e mezzo. Accostati alle pareti c'erano degli scaffali, sufficientemente ampi da lasciare ben poco spazio per rigirarsi. Erano tutti vuoti.
Stava per richiudere il portello quando sent un rumore provenire dall'altra parte del seminterrato. Guard la porta da cui era entrato, aspettandosi che si aprisse di colpo e di vedere entrare un drappello di uomini armati. Ma non successe niente.
Richiuse il portello, bloccandolo di nuovo con il chiavistello, in modo da non destare sospetti. Dal punto in cui si trovava poteva scorgere la finestrella sulla parete in fondo, appena sopra il livello della strada.
Era a un passo dalla libert. Per non poteva correre il rischio di farsi sorprendere da chi stava dall'altra parte della porta proprio mentre cercava di uscire.
Maledizione pens. Questa storia comincia davvero a darmi sui nervi!
Quinn si iss nello spazio tra il soffitto e il tetto della cella frigorifera, cercando di appiattirsi il pi possibile contro il muro, per non essere visto. Nella mano destra stringeva la SIG Sauer con il silenziatore che Orlando gli aveva procurato. L'ultima cosa che voleva era ingaggiare un conflitto a fuoco, ma se lo avessero scoperto, non avrebbe avuto scelta.
Mezzo minuto pi tardi la porta che dava nell'altra stanza si apr. Risuonarono i passi di diverse persone, mentre le torce guizzavano impazzite, frugando l'oscurit. Ma la loro luce non riusc a raggiungere il nascondiglio di Quinn, lass in alto.
Lui cont i passi. Quattro uomini. Dopo qualche istante i nuovi venuti si fermarono.
- Visto? - La voce di Matz, quello che era entrato per primo nella sfera per cercare Quinn. - Te l'ho detto. Non  sceso qui sotto.
- Allora dov'? - chiese una seconda persona. La voce era la stessa che parlava alla radio. Matz si era riferito a lui chiamandolo Uno. Per ora che udiva la voce non deformata dal microfono, Quinn realizz che aveva un suono molto familiare.
- E se fosse stato beccato dagli uomini di guardia di sopra? - ipotizz Matz. - Magari  riuscito a uscire senza che nessuno lo vedesse.
- Ti sembra possibile? - chiese Uno.
- Non lo so. Ma  chiaro che qui sotto non c'. La porta del seminterrato era ancora chiusa a chiave. Se non  scappato, dev'essere di sopra, nascosto da qualche parte. Tu hai detto che  uno in gamba.
- Ho chiesto dei professionisti e Duke mi ha dato degli incapaci.
Quinn serr le labbra e scosse il capo. Duke, ancora lui.
Silenzio. - E se fosse l dentro? - domand Uno.
- Nella cella frigorifera?
- S.
I passi si avvicinarono alla cella, fermandosi davanti al portello. - Il chiavistello  ancora al suo posto. Se fosse dentro non avrebbe potuto richiuderlo.
- Va bene, andiamo - disse infine Uno.
Quinn sent i passi del gruppetto che si allontanavano. Poi la porta che si chiudeva. Per rest immobile. C'era qualcosa che non quadrava.
Dopo qualche minuto, sent di nuovo uno scalpiccio di piedi. Poi una porta si apr, e anche l'uomo che era rimasto in attesa se ne and.
Quinn non si mosse ancora per qualche istante, con la mente in subbuglio.
La persona che era rimasta in attesa. La voce alla radio. Quello che Matz chiamava Uno. L'uomo da cui Piper gli aveva detto di guardarsi.
Era lo stesso che aveva visto a Toronto.
Borko.

21.

Era quasi l'una di notte, quando Quinn finalmente usc dall'edificio. Borko aveva lasciato degli uomini di guardia, ma come lo stesso serbo aveva ammesso, gli uomini di Duke erano degli incapaci. Riusc a passare sotto il loro naso senza alcuna difficolt.
Dalla stazione di Rathaus Neuklln prese l'ultimo convoglio della linea U7 diretto a nord. Il vagone dove sal era quasi vuoto. Si sedette, esausto, con la mente in subbuglio. Sapeva che doveva raggiungere il punto fissato per il rendez-vous di emergenza, ma il suo cervello era impegnato soprattutto a ricostruire il senso degli ultimi avvenimenti.
Si era fatto giocare da Borko, questo era innegabile. Cullandosi nell'illusione di avere il controllo della situazione, mentre invece era l'esatto contrario. E anche se era riuscito a sfuggire alla trappola, era sempre Borko in posizione avvantaggiata.
Il serbo non era un idiota. Se era riuscito a catturare Orlando e Nate, si sarebbe guardato bene dall'ucciderli, per il momento. Sapeva che finch restavano vivi disponeva di una grossissima arma di ricatto.
Quinn scese in Bismarckstrae. Appena usc dalla stazione ferm un taxi e si fece portare in Kurfrstendamm. Durante il tragitto, prese dallo zaino un quadratino di carta rosso scuro. Era un foglietto adesivo, se n'era portati dietro una decina. Anche Orlando e Nate ne avevano una scorta, con la sola differenza che quelli di Orlando erano grigi e quelli di Nate neri. Avevano scelto tutti colori scuri, per dare meno nell'occhio.
Quinn si fece lasciare a due isolati dalle rovine della Kaiser Wilhelm Gedchtniskirche, la chiesa-mausoleo del Kaiser Guglielmo. Durante il giorno, era una delle maggiori attrazioni turistiche della citt, ma a quell'ora tarda il luogo era praticamente deserto.
A sinistra del monumento c'era un centro commerciale coperto. Una scala esterna portava dal livello stradale a quello dove stavano i negozi. Dopo essersi accertato che nessuno lo stesse osservando, Quinn scese di sotto. Quando fu a met della scalinata, attacc il foglietto rosso al bordo della ringhiera, sul lato destro. Aveva sperato di vedere segnali analoghi lasciati da Orlando e Nate, ma il suo era il primo. Cerc di non pensare alle possibili implicazioni di quel fatto. Il mattino dopo, sarebbe venuto a controllare di nuovo.
Nel frattempo, doveva trovare un posto dove passare la notte. Tornare al Dorint o al Four Seasons era fuori questione. Anzi, gi che c'era, era forse meglio evitare del tutto gli alberghi.
La soluzione era una sola.
A malincuore, risal le scale, usc all'aperto e and in cerca di un altro taxi.
- Pilsner, bitte - disse Quinn, appollaiandosi su uno sgabello libero in fondo al bancone del bar, nella birreria Der Goldene Krug.
Il barista, un ometto magro con un folto paio di baffi e la barba di tre giorni, riemp un boccale di birra alla spina e gliela mise davanti. - Zwei euro.
Quinn stava prendendo dalla tasca qualche moneta quando alle spalle del barista risuon una voce femminile.
- Nein, Max.
L'uomo si volt verso la donna bruna che era sbucata da una stanza sul retro. - Offre la casa, okay? - disse ancora la donna, in tedesco.
La bruna aveva un fisico slanciato, che la faceva apparire molto pi giovane della sua et. Gir intorno al bancone e si avvicin a Quinn.
- Max. Il solito. - Il barista fece un cenno di assenso. - Salve, Jonathan - disse poi la bruna.
- Ciao, Sophie, come stai?
- Sto sempre nello stesso posto dov'ero l'ultima volta che ti ho visto - rispose.
Max intanto aveva portato da bere. Sophie lo ringrazi con un cenno del capo e lui si conged. La donna fece un sorso, poi rimise gi il bicchiere. - Lavoro? - domand.
- Cosa? - fece Quinn.
- Sei qui per lavoro?
- A Berlino?
- Nel mio bar.
- S - rispose lui. - A tutte e due le domande.
- Bene. Perch se avessi detto che eri venuto qui per vedere me, ti avrei mandato al diavolo. - Il tono era distaccato, ironico.
Quinn accenn un sorriso.
- Quanto tempo  passato? Due anni? - chiese lei.
- Pi o meno.
- Che ci fai, qui?
- Ho bisogno di un posto dove stare.
- Per stanotte?
- S. - Quinn fece una pausa, poi aggiunse: - Forse anche per domani.
- Cosa direbbe, secondo te, mio marito?
- Non sei sposata.
- Tu credi?
- Non lo credo. Lo so.
Sophie stava per aggiungere qualcosa, poi per usc in una risata. - Sei sempre un grandissimo stronzo, sai anche questo?
- S - rispose lui. - Non sei la prima che me lo dice.
Fu solo verso le tre che Sophie e Max riuscirono a sbarazzarsi dell'ultimo cliente. Quinn si sistem in un tavolo d'angolo, sorseggiando la sua birra, mentre loro rimettevano in ordine il locale. Alla fine anche Max se ne and, per tornare a casa, e Sophie scort Quinn nel suo bilocale, al piano superiore. C'erano due modi per salire di sopra. Da un ingresso separato vicino a quello principale, oppure da una scala sul retro, di fianco al magazzino.
Mentre chiudeva la porta dell'appartamento, Sophie si sporse verso di lui, prendendolo per un braccio, poi incoll le labbra alle sue.
Quinn fu sul punto di ritrarsi. Non era andato l per quello. Aveva solo bisogno di un posto per dormire. Un posto dove nessuno sarebbe mai venuto a cercarlo.
La relazione che avevano avuto due anni prima era durata pochi mesi; per Quinn era stata solo uno dei tanti tentativi per avere un contatto umano. L'unico motivo per cui era tornato l era perch non sapeva dove sbattere la testa.
Ma invece di tirarsi indietro, quasi in stato di trance, rispose al bacio. La strinse a s, la riemp di carezze, e cominci a slacciarle i bottoni della camicetta. Il suo bisogno di lei... non di lei, di calore umano, piuttosto... ebbe il sopravvento, diventando all'improvviso incontrollabile.
I loro vestiti finirono in un mucchio sul pavimento. Quinn spinse Sophie verso il divano, dove continu a esplorare palmo a palmo il suo corpo, con la bocca, la lingua, frugando, baciando, accarezzando ogni recesso. Il profumo di lei, un misto di birra e di lavanda, riaccendeva i ricordi del passato.
- Ti voglio - gli mormor lei all'orecchio. - Ti voglio dentro. Scopami.
Fecero un secondo round, meno frenetico, in camera da letto. Pi tardi Sophie si alz per andare a prendere un bicchiere d'acqua. Quando torn, aveva un gran sorriso stampato sul viso. - Stai migliorando - disse.
- Sfrutto le rare occasioni - replic lui con un certo rammarico.
- Tieni - fece Sophie, porgendogli il bicchiere. - E non preoccuparti.
- Di cosa dovrei preoccuparmi?
- Hai paura che la donna con cui sei appena andato a letto stia per dirti che ti ama. - Sbuff. - Non temere. Non lo far. Non  cambiato niente, okay? Siamo solo due amici che si sono persi di vista per un po' di tempo.
-  un modo per mettermi alla porta?
- Se stai qui anche domani, dovrai farlo di nuovo. Consideralo un modo per pagare l'affitto.
Quinn accenn un sorriso, ma evit di replicare. Bevve un sorso d'acqua e le restitu il bicchiere. Sophie vuot quello che restava e lo pos sul comodino.
-  un piacere rivederti - disse lei.
- Anche per me - rispose Quinn. Non proprio una bugia, ma nemmeno la verit.
Sophie si gir su un fianco, premendogli la schiena contro il petto. Lui l'abbracci, appoggiandole la mano sullo stomaco. Ricordava che era cos che le piaceva dormire. La riprova fu che dopo poco lei si era gi addormentata. Ma Quinn non fu altrettanto fortunato.
E anche quando finalmente scivol nel sonno, fu un sonno travagliato. Sogn Orlando e Nate. Morti. Agonizzanti. Sottoposti a torture indicibili. Mentre lui se ne stava l, senza fare niente per soccorrerli.

22.

Quinn si svegli quattro ore pi tardi. Era mattina, e la stanza da letto era rischiarata dalla debole luce del sole invernale. Accanto a lui, Sophie giaceva su un fianco, sotto il piumone. Sapeva bene che sarebbe andata avanti a dormire, senza cambiare posizione, ancora per ore.
Recuper i propri indumenti nel soggiorno. Guardandosi intorno, vide che era cambiato molto poco dall'ultima volta. I quadri, le crepe nell'intonaco, la poltrona super imbottita, tutto era rimasto praticamente identico a prima.
Aveva conosciuto Sophie in un periodo di riposo. L'avventura che lui aveva in mente si era trasformata in una relazione durata due mesi. Si erano incontrati per caso una domenica mattina in un mercatino delle pulci, vicino alla stazione di Tiergarten S-Bahn. Sophie era andata l con delle amiche, e Quinn, che invece era da solo, le aveva seguite per un po', finch lei non si era fermata davanti a una bancarella che vendeva vecchi libri.
Si erano messi a chiacchierare, cos, spontaneamente. Lui le aveva detto, come faceva sempre con gli estranei, che era un consulente d'affari e che si trovava l per aiutare certi suoi clienti a concludere una transazione. Sophie non ebbe difficolt a credergli, e del resto per i non addetti ai lavori il settore finanziario restava sempre qualcosa di vagamente misterioso.
Nel giro di una settimana, Quinn aveva lasciato il suo albergo ed era andato a stare da lei. Avevano passato ore e ore a fare l'amore. Spesso, dopo che la loro passione si era saziata, Sophie lo conduceva su un terrazzino fuori dalla cucina, che si affacciava sul retro. Il terrazzino era stato reso pi accogliente con un tavolo di legno, qualche sedia scompagnata e diverse piante di pomodoro in vaso. Il mio orto era solita dire lei. Passavano ore seduti l all'aperto a bere vino o birra, guardando le stelle e parlando di inezie.
Ma dopo un po' Quinn aveva messo in atto il precetto di Durrie riguardo alle relazioni sentimentali, e una mattina, mentre lei dormiva ancora, se n'era andato alla chetichella lasciandole solo un breve biglietto d'addio.
Adesso, mentre era l che s'infilava le scarpe, riflett tristemente che lo stava facendo di nuovo. Si ferm un attimo, tendendo l'orecchio, temendo che lei potesse svegliarsi. Ma l'unico rumore che veniva dalla stanza da letto era il respiro regolare di una donna profondamente addormentata.
Quinn prese lo zaino e apr la porta.
Il Kurfrstendamm era gi pieno di gente, quando arriv. Si mosse tra i capannelli di turisti e di locali, camminando senza fretta, per non dare nell'occhio, nonostante l'ansia che provava. Quando controll la ringhiera della scala che portava al centro commerciale, c'era ancora solo il foglietto che aveva lasciato lui. Ne aggiunse un altro accanto al primo, per fare sapere alla sua squadra che era ancora libero e tutto intero, poi si mescol alla folla che faceva spese.
Per il momento, tutti i suoi beni erano custoditi nello zaino: il telefono, la SIG Sauer con tre caricatori di scorta, sei telecamere miniaturizzate, un monitor portatile per controllare le immagini inviate dalle telecamere piazzate la sera precedente, i documenti falsi, un coltello, i suoi attrezzi da scasso, un piccolo kit di pronto soccorso e un binocolo a visione notturna, per quanto limitata. I soldi non costituivano un problema. Aveva un sacco di conti intestati a nomi che solo lui conosceva e che pertanto nessuno avrebbe potuto rintracciare.
Non aveva solo il suo computer. Seccante, ma non era poi la fine del mondo. Le informazioni che gli servivano al momento erano sulla chiavetta USB che teneva in tasca. Se avesse avuto bisogno di consultarle, gli bastava comprare un computer in uno dei tantissimi negozi specializzati della citt.
La sua esigenza pi immediata erano i vestiti. Trov un grande magazzino e acquist il necessario per un paio di giorni. Pag in contanti, poi si cambi nel bagno del negozio. Quando fu pronto, and in cerca di un telefono a gettoni.
- Potrebbe mettermi in contatto con la stanza di Herr MacDonald, per favore?
Quinn stava chiamando da una cabina telefonica, non lontano da dove aveva comprato i vestiti. Il suo cellulare era nello zaino. Finch non si fosse procurato un nuovo caricabatterie, doveva andare il pi possibile al risparmio.
- Spiacente - rispose una voce maschile - Herr MacDonald ha lasciato l'albergo stamattina.
- Danke - disse Quinn, prima di riagganciare.
MacDonald era il nome con cui si era registrato al Four Seasons. Anche nel caso in cui Orlando, per precauzione, non fosse tornata in albergo, avrebbe comunque tenuto la stanza. Era la conferma di quello che Quinn temeva. Borko era riuscito a intercettare le loro comunicazioni in codice, quando Quinn era dentro la vecchia centrale dell'acquedotto, e a scoprire che facevano capo all'albergo. E cos aveva trovato Orlando.
Una telefonata al Dorint Hotel sort il medesimo risultato.
Qualcuno buss alla porta della cabina telefonica, alle sue spalle. Quinn si gir a met per vedere chi era. Una ragazzina dall'aria impaziente lo stava scrutando attraverso il vetro.
Quinn annu, apr la porta e usc.
Adesso la sua massima priorit era rintracciare Orlando e Nate. Se non altro, sapeva esattamente da dove cominciare.
Era molto tempo che Duke operava a Berlino. Troppo, in effetti. Specie considerando le tante fesserie che aveva commesso. Duke non era in gamba. Solo fortunato.
Quinn era al volante di una Volvo station wagon che aveva rubato mezz'ora prima sul Ku'damm. Aveva parcheggiato l'auto di fronte a un nightclub in Kaiser-Friederich-Strae. Era ancora presto, e il locale avrebbe aperto solo diverse ore pi tardi, ma nei paraggi ferveva gi una discreta attivit: casse di alcolici da consegnare, vetrine da pulire, marciapiede da spazzare.
Era l che Duke aveva la sua base. Come faceva ogni mattina, raggiunse il suo locale a bordo della stessa Mercedes con cui aveva scarrozzato Quinn il giorno precedente. Era arrivato cos di buon'ora per un unico motivo: controllare gli incassi della sera prima. Quinn aveva preso nota delle sue abitudini l'ultima volta che aveva lavorato con lui. Duke non faceva che vantarsi del rigore con cui seguiva i suoi affari, di come gli piaceva cominciare la giornata sapendo esattamente come procedevano. Ecco perch ogni mattina, alle undici precise, faceva un salto a La Maison du Chat, il nome evocativo del suo locale.
Prevedibile. Stupidamente troppo prevedibile.
Quinn vide il ciccione scendere dall'auto ed entrare ciondolando nel nightclub. Venti minuti dopo Duke riapparve, con un gran sorriso stampato in faccia. Si gir, scambiando due parole con qualcuno all'interno del locale, prima di dirigersi di nuovo verso la sua macchina.
Quando ripart, Quinn accese il motore. Attese che la Mercedes fosse a mezzo isolato di distanza, poi fece un'inversione a U e inizi il pedinamento.
Per le due ore successive passarono dall'una all'altra delle varie attivit commerciali che Duke aveva avviato. Era solo un mestierante nell'ambiente dell'intelligence, ma era di certo molto bravo a diversificare i suoi interessi. Oltre al nightclub, controllava varie gioiellerie, alcuni ristoranti, un ufficio amministrativo, una societ di servizi e una decina di edicole. Poco dopo le due del pomeriggio, la Mercedes gir in una strada di un quartiere residenziale e si ferm in fondo a un isolato, davanti a un palazzo. Una svolta imprevista. Forse era l che Duke abitava, o magari in quel posto aveva un'altra delle sue attivit. In ogni caso, Quinn era stanco di seguire quell'uomo nei suoi affari. E a differenza delle soste precedenti, questa poteva offrirgli l'occasione per una conversazione a quattr'occhi.
Quinn prese la pistola dallo zaino, il silenziatore, il coltello e i grimaldelli. Ripose il tutto nelle tasche del giubbotto, tranne la pistola, attese che Duke scendesse dall'auto e lo segu infilandosi la pistola nella cintura.
Il palazzo davanti al quale Duke aveva parcheggiato era un edificio vecchio e malandato. I palazzi intorno non erano in condizioni migliori. Una breve scala saliva dal marciapiede fino a un portoncino dipinto di un blu sbiadito.
Quando Duke entr nel palazzo, Quinn si affrett a bloccare la porta prima che si richiudesse.
Rimase immobile un istante, tendendo l'orecchio per accertarsi che l'altro non si fosse accorto della sua presenza. Ud i suoi passi, lenti e regolari. Non era l'andatura di qualcuno che si sentiva in pericolo. Quinn attese che l'eco svanisse, poi apr cautamente la porta e sgattaiol all'interno.
Si ferm in fondo alla scala. Nell'aria stagnava un tanfo di muffa, cibo e urina. Il condominio era appena un gradino sopra la soglia minima dei requisiti necessari per essere considerato abitabile. Impossibile che Duke alloggiasse l. Doveva esserci andato per qualche altro motivo.
Avanzando con cautela, Quinn scopr una piccola rientranza.
Un ascensore.
Purtroppo mancava un indicatore di piano che permettesse di capire fin dove Duke era andato. Ma il palazzo non era poi cos alto, e Quinn si teneva in costante esercizio fisico. Torn alla scala e cominci a salire.
Lo trov al quarto piano, lo vide bussare a una porta a met di un corridoio. Attese, restando nel cono d'ombra della tromba delle scale.
L'uscio si apr, e una donna anziana si affacci da dietro il battente. - Frau Russ - disse Duke. - Ich muss mit Ihnen reden.
- Ja, Herr Reimers - rispose lei. - Einen Moment, bitte.
La donna spar di nuovo dentro casa, lasciando la porta socchiusa. Quinn avanz senza fare rumore nel corridoio. Mentre si avvicinava, finse di frugarsi in una tasca per cercare qualcosa, chinando il capo per non farsi riconoscere. Duke lo guard, poi torn a rivolgere l'attenzione all'interno dell'appartamento.
Quando stava per superare il ciccione, Quinn si ferm. Duke ci mise un attimo per capire che c'era qualcosa che non andava. Si gir, e Quinn gli sorrise.
- Guten Tag, Herr Reimers.

23.

Quinn spinse Duke oltre la soglia, dentro l'appartamento, poi richiuse la porta con un calcio. L'anziana inquilina si affacci da una porta sulla destra.
- Was ist los? - chiese.
Duke inciamp contro una vecchia poltrona foderata di tessuto e si ritrov a sedere senza volerlo. Si volt, guardando Quinn, e cerc di rialzarsi.
- Non muoverti - gli ordin lui. Lanciando un'occhiata alla donna, le chiese: - Was ist hinter dieser Tr? - Indic con un cenno del capo la porta dall'altra parte della stanza.
- Wer sind Sie? - domand a sua volta la donna.
Quinn fiss Duke. - Cosa c' dietro quella porta? - chiese di nuovo, stavolta in inglese.
- Un bagno - rispose l'altro.
Quinn si volt verso l'anziana e le ingiunse in tedesco di chiudersi l dentro. Quella non si mosse. - Forse a te dar retta - disse ancora Quinn a Duke. - Avvisala che se non obbedisce, le sparo.
- Che ti piglia? - domand Duke.
- Diglielo!
Duke si rivolse alla donna: - Frau Russ. Bitte gehen Sie in's Bad, whrend wir uns unterhalten.
Stavolta lei obbed. Quinn la segu con la coda dell'occhio mentre entrava nel bagno e vi si chiudeva all'interno, poi torn a occuparsi di Duke.
- Alzati - ordin Quinn.
Duke si rimise faticosamente in piedi. - Che succede, Quinn? Perch ti comporti cos?
Lui sbuff, ma non disse niente.
- Sono confuso. Ti prego, mi fai spaventare.
- Risparmiami la sceneggiata di quello che casca dalle nuvole, okay?
Duke infil di scatto una mano sotto la giacca, ma Quinn era pronto e lo batt sul tempo, afferrandolo per i capelli e piazzandogli il coltello che aveva con s sotto il doppio mento. - Non mi sembra una buona idea.
Il ciccione s'irrigid.
- Ora metti le mani lungo i fianchi. Lentamente - intim Quinn.
Duke stava per replicare qualcosa, ma lui lo anticip: - Zitto.
Duke allontan le mani dalla giacca.
Quinn gli lasci andare i capelli e gli prelev la pistola che aveva cercato di impugnare. Una Glock.
Se la trasfer nella tasca del giubbotto, poi gli domand: - Nient'altro?
- No - rispose Duke.
Quinn gli premette pi forte la lama del coltello sul collo. - No - ripet Duke. - Non ho niente.
- Siediti - gli ordin Quinn.
Allontan il coltello e lasci che il ciccione si rimettesse seduto. Aveva la fronte imperlata di sudore, adesso. Davanti alla poltrona c'era un tavolino. Quinn spinse via una pila di riviste, gettandole a terra, e si sistem sul bordo. - Per chi lavori?
- Non ti riguarda.
Quinn brand il coltello. - Non fare il fesso, non ti conviene. Sai, sono parecchio incazzato. Non so fino a che punto sar in grado di controllarmi.
- Borko - mormor Duke.
- Solo Borko?
L'altro guard inquieto il coltello. -  il mio solo contatto.
- E Dahl?
- Il nome non mi dice niente.
- Non sopporto quando menti in questo modo.
- Non sto mentendo - replic Duke. Quinn lo minacci pi da vicino con la lama. - Okay, okay,  un nome che ho gi sentito, va bene? Borko ha ricevuto una telefonata da lui, mentre eravamo insieme. Tutto qui.
Quinn lo fiss, senza dire niente.
- Lo giuro,  cos.
- Allora parliamo della centrale dell'acquedotto. A cosa serve, adesso?
- Credi che vengano a dirlo a me? - sbott Duke. - Borko non mi ha mai permesso di entrarci, l dentro.
- Faccio fatica a crederlo. Borko non ha una base, qui. Deve appoggiarsi a uno del posto. Uno pratico della citt, capace di muovere i fili giusti, quando serve. E quello sei tu. Perci non raccontarmi stronzate.
- Io sono un signor nessuno, Quinn. Un mero esecutore. Come te. Tutto qui - replic Duke. Ora il suo accento straniero era sparito. - Borko non mi dice un accidente. Certo, io gli ho messo a disposizione l'edificio, ma nient'altro. Non ho la minima idea di cosa stiano facendo l dentro.
- Pensaci bene. Forse dimentichi qualcosa. Qualcosa che magari non ti ha detto Borko direttamente, ma che hai sentito in giro, o hai capito da solo.
L'altro rimase muto, per dallo sguardo Quinn cap che gli nascondeva qualcosa.
- Allora?
Duke esit, poi mormor: -  solo una mia supposizione.
- Sputa.
- Non volevano avere l'Ufficio tra le scatole. Non so perch. Se n' occupato Borko. Secondo me lavorava con qualcuno all'interno.
- Chi? - chiese Quinn. -  Peter, forse?
Duke non rispose.
- Bene - disse Quinn - ma perch volevano togliere di mezzo anche me? Non faccio parte dell'Ufficio, io.
Duke esit.
- Allora?
- Tu eri un obiettivo extra.
- Obiettivo extra? Vuoi dire che qualcuno ce l'aveva proprio con me?
-  quello che ho sentito, okay? Ma non so altro.
Quinn riflett su ci che Duke gli aveva detto. Un obiettivo extra? Possibile? Anche se era davvero cos, non lo aiutava a capire quello che stava succedendo.
- Cos' che hanno in mente di fare? - domand.
- Ti ho gi risposto - disse Duke.
Quinn rote il coltello nell'aria, mirando all'orecchio di Duke. - Che cavolo? - esclam il ciccione, portandosi una mano sul lobo per tamponare il sangue che gli stava colando sul collo.
- Che hanno in mente? - chiese di nuovo Quinn.
- Te l'ho detto...
Il coltello saett di nuovo.
Duke lev in alto le mani, con i palmi in avanti. - Aspetta. D'accordo. Ho sentito qualcosa. Ma non ci ho capito niente.
- Che cosa?
- Solo delle iniziali - spieg Duke. Chiuse gli occhi, come per sforzarsi di ricordare.
- Che iniziali?
- Dammi un secondo! - piagnucol il ciccione. - Qualcosa con la I. ICME... ICUT. No, non IC. IO... IOMP. Ecco, s. IOMP.
- Che significa?
- E io che ne so!
- Stai mentendo - url Quinn, sicuro che Duke gli nascondeva qualcosa. - Che significa?
- Non ne ho idea.
- Che altro sai, allora?
Duke abbass lo sguardo ma non rispose.
- Che cosa? - insistette Quinn.
- Solo un nome. Non l'ho mai udito prima.
- Che nome ?
- Campobello.
Quinn socchiuse le palpebre, facendo subito il collegamento. - Dev'esserci dell'altro - prosegu.
- No - rispose Duke. - Niente. - Quinn agit minacciosamente il coltello. - Giuro! Non ho sentito nient'altro.
- Non sei di grande aiuto, lo sai?
- Ti sto dicendo tutto quello che so.
- Non credo - fece Quinn. - Dove posso trovare Borko?
- Non l'ho mai incontrato due volte nello stesso posto - rispose Duke. - Mi chiama. Ci vediamo. Un ristorante. Un bar. Un posto qualsiasi. Non ho la pi pallida idea di dove stia. Se vuoi beccarlo, il posto giusto  la centrale dell'acquedotto. Deve per forza passare di l, di tanto in tanto.
Quinn ci aveva gi pensato. Fiss Duke negli occhi finch l'altro non distolse lo sguardo. - Solo un'altra cosa. Quanto ti hanno dato per prenderci in trappola?
Duke balbett. - Io... io non... loro...
- Quanto? Diecimila a testa? Venti? Spero di averti fruttato non meno di venticinque testoni.  quello che hanno offerto a Gibson.
Duke serr le labbra.
- Dove sono i miei compagni?
Duke scosse la testa. - Non lo so.
- Stai mentendo.
- No - gemette il ciccione.
- Non ti credo - disse Quinn estraendo dalla tasca la pistola di Duke.
- Che ci vuoi fare, con quella? - gli chiese.
- La stessa cosa che hai cercato di fare a noi.
Quinn gli punt la pistola sulla fronte e premette il grilletto.

24.

Quinn fece un po' di acquisti, quel pomeriggio, procurandosi l'attrezzatura di cui aveva bisogno per quello che aveva deciso di fare. Controll anche la ringhiera sul Ku'damm, ma ancora una volta senza risultato. Sapeva che doveva aspettarsi il peggio riguardo alla sorte di Nate e Orlando, per non era ancora pronto ad accettare l'idea. Alla fine trov un caff poco pi a sud del Tiergarten dove cen con largo anticipo, attendendo che il sole tramontasse.
Mentre beveva un caff seduto al tavolo, ripens alla sua conversazione con Duke. IOMP. Forse era un particolare insignificante, inventato sul momento dal ciccione perch aveva paura di essere ammazzato. Ma se invece quella sigla esisteva per davvero, non poteva permettersi di ignorarlo. Frug nei suoi ricordi per stabilire una qualche connessione, ma non venne a capo di nulla.
A metterlo davvero in allarme era stato invece l'altro nome che Duke aveva citato. Campobello. La citt dove Robert Taggert risiedeva, stando alla sua patente di guida. Campobello, Nevada. E, tuttavia, il significato ultimo continuava a sfuggirgli.
Del resto, non era nemmeno sicuro di voler sapere davvero che cosa Borko avesse in mente di fare. Che utilit poteva avere dal suo punto di vista?
Solo se poteva servire a trovare Orlando e Nate. Il resto non gli interessava.
Quando fece buio, Quinn prese un taxi e torn nel distretto di Neuklln. Disse al tassista che non ricordava l'indirizzo esatto, ma che doveva trovare un palazzo in Wildenbruchstrae, a est di Sonnenallee.
Mentre attraversavano la citt, Quinn chiuse gli occhi, cercando di visualizzare, passo dopo passo, tutte le fasi del suo piano. Ma continuava a essere assillato dal pensiero che Orlando e Nate potevano essere gi morti, i loro cadaveri gettati chiss dove. Quando riapr gli occhi, era quasi arrivato a destinazione. Chiese al conducente di rallentare, per dargli modo di riconoscere l'edificio dove doveva andare.
Quando imboccarono l'estremit meridionale di Schandauer Strae, Quinn si guard in giro per controllare la situazione. Individu senza difficolt le due vedette appostate agli angoli dell'isolato. La prima era su un'Audi parcheggiata lungo il marciapiede. L'altra stava nascosta nell'androne di un palazzo.
Sicuramente non erano i soli che stavano di guardia nei paraggi. Borko non poteva permettersi di allentare la sorveglianza, con Quinn ancora in giro. Doveva avere piazzato minimo una telecamera, magari anche due. Impossibile avvicinarsi al complesso dal davanti senza essere notati.
Quinn continu con la sua sceneggiata per un altro paio di isolati. Appena superato il canale, indic un palazzo a caso e disse al tassista di farlo scendere l.
La missione per quella sera era semplice: introdursi di nuovo nella centrale dell'acquedotto, cercare eventuali tracce lasciate da Orlando e Nate, piazzare microspie e telecamere per capire cosa succedeva l dentro, e tagliare la corda.
Prima di andare l, Quinn aveva controllato se le telecamere che aveva messo la sera precedente, quella della trappola, trasmettevano ancora qualcosa Ma senza risultato. Senza dubbio Borko e i suoi uomini le avevano rimosse quasi subito, dopo che lui era riuscito a scappare. Per i posti dove le aveva collocate adesso non gli interessavano pi. Il seminterrato e l'interno della sfera, erano questi i punti focali dell'attivit di Borko, quelli da cui Quinn avrebbe potuto trarre qualche informazione davvero utile.
La perturbazione atmosferica della sera prima si era spostata, sospinta da un fronte di aria gelida. Quinn si tir su il bavero del giubbotto per proteggersi il collo, cercando inutilmente di ignorare il freddo.
Torn indietro oltrepassando il ponte sul canale, poi gir a destra. Su un lato della strada c'era il corso d'acqua artificiale, sull'altro una fila di palazzi, alti dai cinque ai sette piani. Percorrendo il marciapiede, Quinn finse di guardarsi distrattamente intorno. Al centro dell'isolato c'era l'edificio che gli interessava.
Un palazzo giallo senape a cui si accedeva salendo i pochi gradini davanti al portone. Ma secondo lui era una via d'accesso troppo palese.
L'alternativa migliore era a sinistra dell'ingresso, a livello della carreggiata. Una sorta di galleria che attraversava l'edificio, per consentire l'uscita delle auto dal parcheggio, che si trovava in un cortile sul retro. I due grossi battenti di legno massiccio ai lati dell'entrata a quell'ora erano ancora aperti.
Quinn entr di l con passo sicuro, come se fosse uno degli inquilini. Si ferm quando arriv dall'altra parte e perlustr la zona. Lo spiazzo non era grande, c'era posto solo per una decina di auto e qualche motocicletta. Sul retro dell'edificio, oltre il parcheggio, c'era una fila di alberi, e oltre un prato. All'estremit opposta del prato si scorgeva la centrale dell'acquedotto.
Una rete metallica separava la fila di alberi in fondo al parcheggio dal prato all'interno del complesso. Il palo di sostegno della rete gli parve il punto pi logico su cui intervenire. Prese un paio di cesoie dallo zaino e cominci a rimuovere i fili di ferro con cui il bordo inferiore della rete era stato fissato al palo.
La cosa si rivel pi complicata di quanto avesse immaginato. Per mascherare il rumore doveva attendere il passaggio delle auto nella strada vicina. E la neve costitu un problema ulteriore: dovette levarne un bel po' per poter sgusciare sotto la rete. Gli ci vollero cinque minuti buoni per passare dall'altra parte.
Il prato era rischiarato fiocamente dalle luci che provenivano da Schandauer Strae, al di l del complesso, filtrando tra gli edifici e il fogliame degli alberi. Non era uno spazio cos esteso, appena una settantina di metri in larghezza, e una trentina fino al corpo principale. Il terreno era coperto da uno spesso strato di neve fresca. Su un lato c'era una catasta di grossi tubi metallici, ammonticchiati l senza dubbio quando ancora l'acquedotto era funzionante.
Quinn ci gir intorno e si diresse verso il lato sud della costruzione, sino alla finestrella a livello del terreno che aveva usato la notte precedente per uscire dal seminterrato. Si avvicin lentamente, e quando fu sicuro di non essere stato visto, concentr tutta l'attenzione sulla finestra.
Una pallida luce filtrava dall'interno. Quinn si affacci con cautela per guardare. Una singola lampada brillava debolmente nell'angolo opposto dello stanzone. La finestra si apriva all'infuori e verso l'alto. Quinn afferr il bordo inferiore e tir verso di s, saggiandone la resistenza. No, non era bloccata.
Anche se c'era ancora una piccola porzione della stanza che non riusciva a scorgere, ebbe l'impressione che non ci fosse nessuno. Senza indugiare oltre, scivol attraverso il pertugio della finestra, si gir e si lasci cadere sul pavimento sottostante, quindi richiuse il vetro.
Fu accolto solo dal ronzio cupo della cella frigorifera.
Un'ispezione pi attenta del locale rivel che c'erano stati dei cambiamenti dalla sera prima. Sui tavoli da lavoro adesso c'erano delle casse da imballaggio di plastica resistente. Si avvicin per vedere cosa contenevano, ma erano tutte vuote. Forse il contenuto era stato trasferito dentro la cella frigorifera, si disse.
Quinn and alla cella, e constat con sorpresa che il chiavistello che aveva visto la sera precedente era stato rimpiazzato da un grosso lucchetto. Scart l'idea di forzarlo. Aveva gi un sacco di cose da fare, e il tempo era prezioso.
Raggiunse la porta che conduceva nell'altro ambiente del seminterrato. Si ferm qualche istante, restando in ascolto.
Silenzio. Si fece coraggio e apr.
Anche questo secondo locale aveva qualcosa di diverso rispetto all'ultima volta. I tavoli da lavoro erano ingombri di attrezzi, casse da imballaggio e apparecchiature. Quinn attravers lo stanzone, prendendo nota di tutto, ma senza azzardare ipotesi sullo scopo di quell'armamentario. And davanti a uno degli armadietti metallici vicino alla porta e lo spalanc. Sembrava l'armadietto di uno studio medico: bende, cerotti, forbici, medicinali di vario tipo. In un altro trov delle tute protettive contro il pericolo di contaminazione biologica. Erano bianche, confezionate con un materiale non poroso. Sul fondo c'erano alcune scatole, tutte identiche. Ne apr una. Dentro trov una maschera avvolta in un sacchetto di plastica. La maschera era fatta in modo da coprire completamente il viso e inserirsi alla perfezione nella tuta protettiva.
Apr un terzo armadietto. Bombole dotate di spallacci per caricarle sulla schiena come uno zaino. Quinn controll l'indicatore su ciascuna. La maggior parte erano vuote, due invece erano quasi piene.
Si tolse lo zaino e lo pos sul tavolo da lavoro. Estrasse una delle sei telecamere in miniatura che gli erano rimaste. Potevano trasmettere su una serie di frequenze selezionabili per mezzo di una rotellina sulla parte posteriore. Ne scelse una diversa da quella che aveva usato in precedenza. Gli avrebbe permesso di controllare cosa succedeva nell'edificio senza mettere in allarme Borko e i suoi. L'unico handicap era la distanza da cui poteva captare le immagini delle telecamere. Senza un altro amplificatore di segnale, avrebbe dovuto restare nel raggio di un chilometro e mezzo per vedere qualcosa.
Quinn install una telecamera in ogni stanza del seminterrato. Poi si rimise in spalla lo zaino e si diresse verso la scala che portava dentro la base della sfera.
Era gi sulla soglia, quando ebbe un ripensamento. Torn dove c'erano gli armadietti. Si tolse lo zaino, apr il pi grande e indoss una tuta protettiva. Quindi complet la vestizione con la maschera e le bombole.
La nuova tenuta serviva a due scopi: proteggersi da eventuali sostanze tossiche presenti nell'aria e camuffare il proprio aspetto.
Prese dallo zaino le quattro telecamere restanti e le mise nella scatola di plastica in cui era contenuta la maschera. Stava per aggiungere la pistola, quando si rese conto che sarebbe stata inutile. I guanti protettivi erano s flessibili, ma troppo ingombranti per consentirgli di azionare il grilletto. A malincuore, ripose la pistola nello zaino e lo infil nell'armadietto.
Quinn era aggrappato all'impalcatura giusto sotto la piattaforma al centro della sfera, lo stesso punto dove era rimasto appeso la notte precedente mentre gli uomini di Borko ispezionavano la passerella sopra la sua testa. Attacc una delle telecamere a un tubo della struttura, puntandola verso il basso, per poter in seguito osservare chi entrava e usciva dalla porta stagna alla base della sfera.
Mentre si assicurava che la telecamera fosse fissata saldamente, sent delle voci. Due uomini erano appena usciti dalla camera bianca, dirigendosi verso la porta stagna esterna. Erano troppo distanti per capire cosa si dicevano. Quinn si limit perci ad attendere finch non se ne furono andati.
Quando la situazione torn tranquilla, si iss fino al bordo della passerella, e da l, con un'ultima acrobazia, vi sal sopra. Prima si diresse verso la porta stagna all'uscita della sfera. Rimase qualche istante in ascolto, per accertarsi che non ci fosse nessuno. Silenzio.
Allora prese un'altra telecamera e la piazz sopra la porta, orientando l'obiettivo in modo da inquadrare la passerella che portava nella camera bianca. Come aveva sperato, la custodia nera della telecamera si confondeva perfettamente con il rivestimento interno della sfera. Solo guardando da molto vicino sarebbe stato possibile notare la presenza dell'apparecchiatura miniaturizzata. Soddisfatto, fiss con un pezzetto di adesivo anche il microfono.
Torn silenziosamente verso l'estremit opposta della passerella, fermandosi davanti all'ingresso della camera bianca. Alzandosi in punta di piedi riusc a mettere una telecamera sul soffitto del tunnel di raccordo, orientata verso la porta stagna. In questo modo avrebbe potuto tenere d'occhio entrambe le entrate.
Era tempo di occuparsi dell'interno del laboratorio. Studi l'ingresso. A rigor di logica, doveva esserci anche qui una doppia porta stagna.
Quinn esit. Se nelle ultime ventiquattr'ore la camera bianca era diventata operativa, l dentro ora poteva essere in agguato qualche mostruosa minaccia.
Facendosi coraggio, cont fino a tre e apr la prima porta. Non avvert nessuna corrente d'aria, stavolta. La pressione era allo stesso livello nella sfera.
Quinn scrut all'interno. Scorse una piccola stanza di compensazione, sufficiente a contenere al massimo due persone, poi un'altra porta con una spia luminosa di colore rosso infilata nello stipite all'altezza degli occhi. Entr, richiudendosi la prima porta alle spalle. Una luce si accese sopra di lui, una sottile plafoniera inserita nel soffitto.
Per un paio di secondi non accadde nulla. Poi si ud un clic appena percepibile, la spia rossa sulla porta interna divenne verde, mentre quella sulla porta che aveva appena attraversato passava al rosso.
Quinn tir un sospiro profondo e apr la porta interna. Come si aspettava, la corrente d'aria si spost insieme a lui, mentre varcava la soglia.
Si ritrov in una stanza angusta, deserta. Lungo la parete alla sua sinistra una serie di minifrigoriferi che arrivavano all'altezza delle spalle. D'acciaio, nuovi di pacca, a giudicare dall'aspetto. Quinn apr quello pi vicino. Era funzionante, ma vuoto.
Richiuse lo sportello e continu a ispezionare il locale. Accanto alla parete opposta un tavolo d'acciaio. Tutto sembrava installato di recente, come in una showroom. C'era il necessario per rendere operativo il laboratorio: arredi, strumenti, attrezzature.
Al centro un altro tavolo. Sopra, due grossi contenitori trasparenti, di plastica o di vetro, Quinn non fu in grado di stabilirlo con precisione. Sul davanti dei contenitori due fori per infilare le mani dentro guanti gommati a manicotto, in modo da toccare quello che c'era all'interno senza un contatto diretto. Quinn aveva gi visto un'attrezzatura del genere in un documentario trasmesso da Discovery Channel sui centri di ricerca delle malattie contagiose. Erano cappe di sicurezza biologica, progettate per trattare microrganismi pericolosi.
- Merda! - mormor.
Quando torn nel seminterrato, si tolse la tuta protettiva e la ripose nell'armadietto. Recuper lo zaino, tir fuori la pistola e se la infil nella cintura. Poi si mise in spalla lo zaino e usc, usando la stessa finestrella da cui era entrato.
- Halt!
Quinn si gir di scatto. La voce veniva da un punto molto vicino, dietro di lui, sulla destra. Intravide la sagoma di un uomo. Senza esitare fece fuoco.
Si ud il rumore soffocato della pallottola che usciva dal silenziatore e subito dopo il tonfo della sentinella che cadeva a terra. Quinn si affrett verso la guardia con la pistola spianata. Ma non era necessario. L'uomo era morto.
Dal lato dell'edificio giunse lo scalpiccio di qualcuno che arrivava di corsa. Quinn si chin sopra la guardia, che stringeva ancora in mano una Glock con silenziatore. Afferr l'arma e attese che comparisse l'altra sentinella.
Qualche secondo pi tardi la guardia sbuc da dietro l'angolo dell'edificio, chiamando: - Rolf, sono io!
Quinn esplose un colpo e l'uomo rispose al fuoco. Era quello che Quinn voleva. Spar un secondo colpo e rimise la Glock in mano al morto. Poi corse lungo il muro esterno finch non fu a distanza di sicurezza. Si acquatt nell'ombra.
La seconda guardia spar ancora due volte, poi attese. Quando vide che non c'era alcuna reazione, chiam di nuovo: - Rolf?
Una seconda voce si un alla prima. - Che succede?
- Rolf mi ha sparato addosso.
- Sei sicuro? - chiese la seconda voce.
Quinn non aspett di sentire il resto. Di l a poco avrebbero scoperto che Rolf era morto, e se la sua ipotesi era azzeccata, avrebbero pensato che era stato Rolf a sparare per primo. Era un trucco che Quinn aveva imparato molto tempo fa da Durrie, ma questa era la prima volta che lo metteva in pratica.
La confusione prodotta dalla morte della guardia cre una temporanea falla nella sorveglianza del complesso. Quinn riusc cos a squagliarsela senza problemi.

25.

Non avendo alternative, o quasi, a Quinn non restava che tornare da Sophie per un'altra notte. Lungo il tragitto, pass di nuovo dal Ku'damm.
Nella luce fioca della scala, manc poco che non lo notasse. Anche perch ormai aveva ben poche speranze di trovare qualcosa. In genere si finisce per vedere solo quello che ci si aspetta di vedere. Quando lo scorse, si stropicci addirittura gli occhi per l'incredulit.
Un quadratino di carta grigio, appiccicato accanto al suo.
Orlando.
Era viva, ed era libera. Quinn era quasi senza fiato per la gioia. Dopo aver gettato cautamente un'occhiata intorno, prese dallo zaino un foglietto rosso scuro e lo appiccic in modo da ricoprire per met quello grigio. Se tutto avesse funzionato come doveva, si sarebbero incontrati alle dieci del mattino seguente.
- Quando? - domand Sophie.
- Domattina - rispose Quinn.
Aveva immaginato che lei gli avrebbe chiesto perch se ne andava o dove andava, o magari che era tornato a fare. Ma non lo fece.
- A meno che non vuoi che tolga subito il disturbo.
Un sorriso ammiccante comparve sul viso di Sophie. - Cosa voglio? - disse. Cominci a strofinare il fianco contro il suo. - Voglio un altro po' di questo.
Quinn si svegli di nuovo molto presto, all'alba, prese le sue cose e usc prima che Sophie si svegliasse. Anche se le aveva detto che magari sarebbe tornato, aveva corso un grosso rischio a trascorrere l una seconda notte. Ma era l'ultima, si ripromise. Non poteva sfidare il destino una terza volta.
Prese un taxi in Potsdamer Platz, dove riusc anche a fare colazione al piano inferiore del centro commerciale. Al primo piano c'erano i classici negozi che uno si aspetta di trovare in un posto del genere. And in uno store di elettronica e acquist un caricabatterie per il cellulare. Poi scese dabbasso e si compr qualche altra camicia, quindi usc di nuovo all'aperto.
Pass una mezz'ora buona a controllare di non essere seguito, poi si rec nella stazione dell'S-Bahn e si sistem a un'estremit della piattaforma, vicino all'uscita. Controll l'ora. Erano le dieci e cinque. Orlando era in ritardo. Tre minuti dopo arriv un nuovo convoglio. Appena le porte si aprirono, scese un chiassoso gruppo di bambini delle elementari, insieme ai loro accompagnatori, facendo un gran baccano.
Quinn scrut quelli che seguivano la scolaresca. Orlando non c'era. Ci fu qualche attimo di caos quando s'incrociarono i flussi dei passeggeri diretti verso l'uscita e di quelli che dovevano salire sul treno. Ancora pochi istanti e il convoglio ripart. La piattaforma torn silenziosa e deserta.
No, non del tutto deserta. Qualcuno stava appoggiato a una parete in fondo. Dalla posa Quinn dedusse che si trattava di una donna, anche se era infagottata in modo da nascondere la propria fisionomia.
Quinn not che lei lo stava guardando, e allora le and incontro. La sciarpa a scacchi rossi e neri avvolta intorno al viso lasciava intravedere solo l'occhio sinistro. Un occhio dall'inconfondibile taglio orientale.
Continu a camminare, senza rivolgerle una seconda occhiata, dirigendosi verso una scala che tornava al livello della strada.
Gli ci volle un enorme sforzo di volont per non girarsi a controllare se lei lo stava seguendo. Una volta fuori, si confuse tra la folla, rallentando il passo. Poco dopo, lei gli era al fianco.
- Nate? - chiese Orlando, la voce parzialmente soffocata dalla sciarpa che le copriva la bocca.
- Ancora niente - rispose Quinn. - Tu stai bene?
- A parte qualche graffio, niente di serio.
Superarono una madre con una carrozzina, poi una coppia di anziani con enormi sacchetti di plastica della spesa.
- Com' che ci hai messo tanto a farti viva? - domand Quinn.
- Non so se l'hai notato, ma non passo propriamente inosservata in mezzo a tutti questi crucchi - ribatt lei. - La notte in cui ci sono saltati addosso non sono riuscita a lasciare il segnale convenuto. Mi sono trovata un posto sicuro e ci sono rimasta. Era troppo rischioso farmi vedere in giro alla luce del sole, e cos se n' andata anche la giornata di ieri. Almeno finch non ha fatto buio.  stato allora che ho saputo che eri ancora vivo.
- Adesso  giorno.
- S, e infatti non sono convinta che sia saggio restare qui. Vieni. Ho prenotato al Mandala Suites.
- Che? - Quinn si blocc, guardandola dritto in faccia per la prima volta. - Gli alberghi sono il primo posto dove Borko andr a guardare.
- Dobbiamo pur stare da qualche parte, no?
- E se ti avessero gi individuato quando sei andata a prenotare?
Orlando scosse la testa. - Impossibile. Ho fatto tutto per telefono. Ho mandato un fattorino a prendere la chiave, facendomela poi consegnare nella stazione di Friedrichstrae. Per quanto ne sa, io ero solo l'assistente di qualcuno. La tua, immagino. - Si mise una mano in tasca e tir fuori una chiave elettronica.
In fatto di alberghi, il Mandala Suites era stata una scelta azzeccatissima, specie considerando la loro situazione. Era stato concepito per soddisfare le esigenze di chi doveva soggiornare a Berlino per periodi prolungati. C'erano diversi ingressi privati, in modo che gli ospiti non fossero obbligati a passare dall'atrio. Ogni stanza era dotata di cucina. E, ancora meglio, si trovava in Potsdamer Platz. Il loro alloggio era al quinto piano, affacciato su Leipziger Strae. Purtroppo, Orlando aveva potuto fissarne uno con un'unica camera da letto, e perci Quinn avrebbe dovuto dormire sul divano.
Mentre si liberavano dei pesanti indumenti invernali, Quinn scorse un livido vicino all'orecchio di Orlando, in alto sulla guancia.
- Un portacenere - spieg lei, quando Quinn glielo fece notare.
- Ci sei finita sopra o  finito lui addosso a te?
- Quello che me l'ha tirato stava cercando di colpirmi alla nuca, ma mi sono girata all'ultimo momento.
Quinn la guard, aspettando il resto.
Orlando si sedette sul divano. - Devono essere riusciti in qualche modo a sintonizzarsi sul nostro segnale. Sapevano dov'eri. Da quello hanno potuto localizzare anche me. Probabilmente ci sono rimasti di sasso quando hanno scoperto che stavo nella stanza accanto alla tua.
- Allora com' che non sono stati capaci di acciuffarti?
- Quando tu eri nella sfera e il nostro segnale  stato disturbato, ho capito che avevo pochi secondi di tempo - spieg. - Ho preso la pistola e mi sono nascosta dietro il divano, pronta a sparare a chiunque fosse entrato dalla porta. Credo che abbiano coordinato male il loro intervento. Dovevano fare irruzione nello stesso momento in cui interrompevano il segnale. Almeno, io avrei fatto cos.
Quinn fece un cenno d'assenso. Anche lui avrebbe fatto cos.
- Erano in tre - prosegu Orlando. - Ho tirato gi il primo appena  comparso sulla soglia. Il secondo mentre correva verso la stanza da letto.  stato l'ultimo a darmi pi problemi.
- Quello che ti ha scagliato addosso il portacenere?
Lei annu. - Ma non potr pi tirare un accidente. Mai pi. Dopodich, non sono stata l ad aspettare che venisse qualcun altro, ma ho raccattato quel poco che potevo e ho tagliato la corda. - Poi, rivolta a Quinn: - Tocca a te, adesso.
Lui le raccont della sua fuga dalla sfera, della conversazione con Duke e del ritorno dentro la sfera della notte precedente.
- Stai cercando di dirmi che invece io ho battuto la fiacca?
- Non era esattamente questo che intendevo.
- La tua sensibilit  commovente. E Nate?
Quinn serr le labbra in una smorfia preoccupata. - Avrebbe dovuto darci un segnale, ormai.
- Non pu.
- Lo so.
Orlando lo guard negli occhi. - Lo troveremo - dichiar.
Quinn annu, ma non disse nulla. Sperava solo che a quel punto Nate fosse ancora vivo.
Riflett un istante, poi mise mano al cellulare. - Penso che sia tempo di fare un discorsetto a Peter.
- S. Buon divertimento! - esclam lei, alzandosi e andando verso la camera da letto.
Mentre digitava il numero di Peter, Quinn sent che Orlando aveva aperto il rubinetto della doccia, in bagno.
Qualche attimo pi tardi, Misty rispose alla telefonata. - Sono Quinn - disse lui.
Silenzio dall'altra parte.
- Misty?
- Scusami - fece lei, palesemente scossa. -  solo... ci avevano detto che eri morto.
- Quando sarei dovuto morire?
- Due sere fa. A Berlino.
- Se sono morto, non me ne sono accorto.
- Grazie a Dio. Immagino che tu voglia parlare con Peter.
- S, grazie.
Dopo pochi secondi Peter rispose all'apparecchio. - Dannazione, Quinn! Che diavolo sta succedendo?
- Dimmelo tu.
- Borko si vanta di averti tolto di mezzo insieme a tutta la tua squadra. A quanto pare, sa che hai lavorato per me.
- Davvero, Peter? A me invece piacerebbe sapere per chi lavori tu, adesso.
- Che cavolo significa?
- Mi hai convinto a fidarmi di Duke, e invece si trattava di una trappola - cominci Quinn. -  saltato fuori che era pappa e ciccia con Borko. Lo so per certo. Incredibile, eh? Ma vuoi sentire una storia ancora pi interessante? Mi ha detto che c'era Borko dietro il sabotaggio. E che aveva un complice all'interno dell'Ufficio. Sei tu quello che voleva che io collaborassi con Duke. Hai insistito. E adesso si scopre che Duke lavorava per Borko. E Borko era quello che aveva deciso di smantellare l'Ufficio. Hai capito dove voglio arrivare?
- Vaffanculo. Vaffanculo anche solo per aver pensato quello che stai pensando - sbrait Peter. - Sarei io che avrei deciso la morte di alcuni tra i miei migliori amici? Credi davvero che potrei fare una cosa del genere? Vaffanculo.
- Sei tu che hai voluto che venissi qui.
- Non c'entro niente con quello che  successo. Per quanto ne so, Duke voleva solo aiutarci. Come potevo immaginare che non fosse cos? Non posso nemmeno lasciare questo schifosissimo ufficio. E a parte te non ho nessuno a cui rivolgermi.
Quinn si ferm un istante a riflettere. Tutto faceva credere che Peter fosse coinvolto, eppure gli sembrava inverosimile. Lo conosceva da un sacco di tempo, e nonostante i suoi molteplici difetti, non aveva mai tradito uno dei suoi uomini. Motivo per cui Quinn era portato a dargli fiducia. Ma non poteva lasciargliele passare tutte. - Se non sei tu, allora chi? Forse devi indagare tra i membri del tuo personale. Come va il morale?
- Vai al diavolo - sbott Peter. - Sono tutti puliti, qui.
- Come fai a saperlo?
- Lo so e basta. D'accordo?
- Se lo dici tu.
- Qual  la situazione l? - chiese Peter,
Quinn sospir. - Nate non risponde all'appello.
- Pensi che sia morto?
Quinn esit, poi disse: - No, penso che l'abbiano catturato.
- Per usarlo come arma di ricatto?
-  probabile, direi.
- Hanno preso qualcun altro? - domand ancora Peter.
- No.
- Con chi lavori?
- Non c' bisogno che tu lo sappia.
- Sto solo cercando di darti una mano.
- Davvero? Mi fa piacere, perch ho bisogno di qualche informazione.
- Di che genere?
- Tutto quello che pu servirmi per capire. Taggert, Jills. - Quinn fece una pausa. - Il ruolo dell'Ufficio. Devi dirmi tutto.
- Che c'entra questo, adesso?
- Il sabotaggio e il lavoro in Colorado sono collegati - rispose Quinn. - Andiamo, non raccontarmi che non lo sai.
- Non so niente.
- Non credere di potermi prendere per il culo, Peter. Ho sentito molti non lo so, ultimamente. Cosa sta succedendo?
- Non c' niente da dire.
Quinn strinse i denti. - Non stai facendo granch per conquistare la mia fiducia.
- Sai per certo che c' Borko dietro il sabotaggio?
- Ne sono abbastanza sicuro - replic Quinn. - Quello che ha messo in piedi qui mi induce a credere che abbia avuto a che fare anche con la faccenda di Taggert. Peter, stiamo perdendo tempo.
- Non posso dirti niente.
Quinn tir un lungo respiro. - Allora ti far un altro nome. Dahl.
- Dahl? - Peter non pot celare la sorpresa. - Dove l'hai sentito? Gibson ti ha riferito qualcosa?
Quinn fece una pausa. - Perch Gibson avrebbe dovuto farlo?
Stavolta fu Peter ad ammutolire. Quando si decise a parlare, la sua voce era rabbiosa. - A ogni... fase del sabotaggio, abbiamo ricevuto un messaggio. Non ci siamo resi conto che c'era uno schema... fino a ieri. Il messaggio era sempre lo stesso. Un cartoncino bianco infilato nella gola della vittima, abbastanza in profondit perch lo si potesse trovare solo con un'autopsia.
- Avete fatto l'autopsia alle vittime? - chiese Quinn. Non era la procedura standard. La causa della morte doveva essere perfettamente chiara.
- Non noi - rispose Peter. - Ma le autorit locali hanno rinvenuto una delle vittime prima di noi. Il loro medico legale ha scoperto il cartoncino. Quando l'abbiamo saputo, abbiamo controllato anche gli altri.
- Qual era il messaggio?
- Una sola parola: Dahl. Quel figlio di puttana voleva che sapessimo chi era stato.
- Gibson non aveva nessun cartoncino - obiett Quinn.
- Forse se n'era sbarazzato prima che tu lo facessi fuori.
- Impossibile. - Quinn era turbato all'idea che l'aggressione ai suoi danni fosse diversa da tutte le altre. Gli tornarono in mente le parole di Duke: Tu eri un obiettivo extra. - Chi  questo Dahl, uno a cui hai pestato i piedi?
- Io... non lo so. - Peter sembrava davvero brancolare nel buio. - Ha bazzicato nell'ambiente per un po', ma non risulta che abbia mai lavorato con noi. Adesso per voglio prenderlo. Trovalo e ti dar un bonus triplo.
- Allora mi devi aiutare.
Quinn sent Peter sospirare stancamente. - Okay. Ma prima devo controllare una cosa - aggiunse Peter.
- Stai scherzando?
- Ti richiamo.
Prima che Quinn potesse controbattere, la comunicazione s'interruppe.
Appena Orlando usc dalla stanza da letto, Quinn disse: - Voglio contattare il tuo amico. Sapere se ha scovato qualcosa.
Lei aveva i capelli bagnati e indossava uno degli accappatoi bianchi che il Mandala metteva a disposizione degli ospiti. - La Talpa? Non ho il suo numero. Lo cambia ogni giorno.
- E come fai a rintracciarlo?
- Io gli invio una e-mail e lui mi manda il numero.
- Okay. Troveremo un computer.
Orlando sospir stancamente. Mentre si girava per tornare in camera, biascic: - Okay.
- Aspetta - le disse Quinn. - Quanto hai dormito, la notte scorsa?
Lei si volt a guardarlo. - Abbastanza.
- Quanto?
- Un'oretta.
- Acciambellata sotto un androne?
- Pi o meno.
- Resta qui. Ci penso io a rintracciarlo - decise Quinn.
- Non so se accetter di parlarti.
- Sapr essere molto persuasivo. Qual  il suo indirizzo di posta elettronica?
Lei glielo diede. - Ti servir anche il codice cifrato. Altrimenti, anche se dovesse risponderti, non ci capiresti niente.
Quinn trov un Internet caf sul Ku'damm. Pag in anticipo un'ora di collegamento, poi si sedette a un computer in fondo al locale, dove era meno probabile che qualcuno potesse sbirciare alle spalle.
Cre una casella di posta elettronica in meno di tre minuti e scrisse un messaggio alla Talpa; per questo gli ci volle un po' pi di tempo.
Ti ho affidato una perizia. Un braccialetto che ho trovato in Colorado, per sapere se  autentico. Possiamo parlare?
JQ
Clicc INVIA. Adesso si trattava solo di aspettare. Lasci aperta la finestra con la casella di posta, e ne apr un'altra per accedere al sito di una tipografia con sede a Chelsea, in Massachusetts. Usando una backdoor che aveva segretamente installato sul loro server, si colleg con una cartiera di Baltimora, nel Maryland, e da l entr nei computer della Government Services Administration (GSA), a Washington. Dopodich fu facile inserirsi nel sistema dell'FBI, usando canali predisposti da Orlando molto tempo prima.
Una volta entrato, Quinn trascorse mezz'ora a controllare la lista delle persone scomparse che potevano essere Taggert. Riusc persino a eliminarne la met.
Prima di procedere oltre, apr un'altra finestra per accedere a Google. Per quello che doveva fare adesso era sufficiente un semplice motore di ricerca. Digit: Campobello, Nevada, poi clicc INVIA.
Nel giro di pochi secondi, la sua ricerca aveva prodotto oltre diecimila risultati, ma nessuno che rimandasse a Campobello, Nevada. I risultati riguardavano Campobello, oppure Nevada, ma mai tutti e due i nomi insieme.
Visto che la ricerca su Campobello non portava da nessuna parte, Quinn decise di controllare se aveva ricevuto una mail di risposta dalla Talpa. Allarg la finestra corrispondente e clicc su POSTA IN ARRIVO.
Ce n'era uno. Lo apr.
501587331861xc2
Perfetto si disse.
Quinn and in un parco l vicino. C'era il sole e la temperatura si era alzata leggermente. Ma faceva ancora freddo, motivo per cui c'era poca gente in giro.
Prese dalla tasca il cellulare. Us il codice che Orlando gli aveva dato per ricavare un numero di telefono dal messaggio della Talpa e poi lo compose. Dopo un solo squillo rispose alla chiamata. All'inizio si ud solo silenzio, rotto dal soffio leggero di un respiro.
- Sono Quinn.
- Come faccio... a saperlo? - La voce era piatta, elettronica, e a tratti faceva strane pause. Quinn ne dedusse che doveva essere filtrata da un cambiavoce, un'apparecchiatura per camuffare l'identit di chi parlava al telefono.
- Non puoi - rispose Quinn, in tutta onest. - E io come faccio a sapere che sei quello che io penso che tu sia?
- Non puoi.
- Sei riuscito a capire cosa c'era nel vetrino contenuto nel braccialetto? - domand Quinn.
Silenzio prolungato. - Ribadisco, come... so che sei... davvero Quinn?
- Non puoi, maledizione. Devi fidarti.
- Fidarmi - ripet la voce. - Non  cos che funziona... per me.
- Ti fidi di Orlando, per, e lei si  fidata abbastanza di me da dirmi come potevo mettermi in contatto con te.
- Forse gli hai strappato... l'informazione... con altri mezzi.
- Oh, santo cielo! Sta a te decidere se mi vuoi credere oppure no.
- Dov' lei, adesso?
- Al sicuro.
- L'hai vista... di recente?
- Circa un'ora fa.
Altro silenzio. - Si diceva in giro che... era morta.
- Lo si diceva anche di me.
- Cos ho sentito.
- Possiamo tornare alla questione per cui ti ho chiamato?
Il rumore di un movimento dall'altra parte. La Talpa doveva senza dubbio avere cambiato posizione.
- Il vetrino era... molto danneggiato... ci vuole pi tempo... forse, tra... qualche giorno... ti mander una e-mail... per dirti quando contattarmi.
- Aspetta - disse Quinn, capendo che la Talpa stava per chiudere la comunicazione. - E l'iscrizione sul braccialetto?
- Anche quella... crea parecchi problemi.
- Insomma, non hai ancora niente?
- Non... ancora.
Quinn aveva sperato che gli desse qualche dritta in grado di metterlo sulla pista giusta. - Okay - disse allora. - Ho un'altra richiesta.
- Che cosa... vuoi?
Quinn glielo spieg.

26.

Da qualche parte strillava una suoneria. Non quella di una sveglia, ma qualcosa di pi simile a un allarme vero e proprio. Quinn apr gli occhi. Gli ci volle un attimo per orientarsi. Il letto su cui giaceva era pi duro e stretto di quelli a cui era abituato. Ed era steso su un fianco: questo non era normale. Poi si ricord. Non si trovava su un letto. Stava dormendo sul divano in una suite del Mandala.
Sollev la testa e guard l'orologio digitale sul tavolo: le 3,43 del mattino.
- Cos' questo rumore?
Quinn si volt nella direzione da cui udiva la voce. Orlando stava sulla soglia della stanza da letto, con una maglietta oversize e un paio di pantaloni della tuta al posto del pigiama.
L'allarme non veniva dall'interno dell'alloggio, ma dal corridoio.
- Un allarme antincendio - replic Quinn.
Salt gi dal divano e si avvicin rapidamente alla porta. Contemporaneamente annus l'aria, aspettandosi di sentire puzza di fumo. Ma l'aria sembrava pulita, come quando era andato a dormire. Poggi una mano sulla maniglia.
-  ancora fredda - constat.
Fuori in corridoio adesso c'era gente che correva, sovrastando il fracasso dell'allarme con urla di terrore. Gente strappata al sonno che si credeva in pericolo.
- Non mi convince - riflett Orlando.
- Vestiti - ordin Quinn. Anche lui aveva la stessa sensazione, c'era qualcosa di poco chiaro. - E prendi la tua roba.
Gli indumenti di Quinn erano ammucchiati su una sedia vicino al divano. Li recuper in men che non si dica. Poi ripose i suoi nuovi acquisti nello zaino, s'infil il giaccone e si mise lo zaino in spalla, fissando le cinghie.
Qualche istante dopo, Orlando, gi vestita, lo raggiunse in soggiorno. L'allarme stava ancora suonando a tutto spiano, ma nel corridoio il caos prodotto dalla gente in fuga era cessato. Quinn esit prima di aprire. C'erano due possibilit: o l'incendio era reale, oppure no. In tal caso si trattava di una trappola. Escluse a priori l'ipotesi che potesse trattarsi di un falso allarme. Sarebbe stata una coincidenza troppo inverosimile.
Quinn tolse il chiavistello e socchiuse con cautela la porta. Solo uno spiraglio, all'inizio, per sbirciare.
- Qui fuori non c' nessuno - annunci.
Si tolse lo zaino, frug all'interno e recuper la Glock che aveva preso a Duke.
- Tieni - disse, consegnando la pistola a Orlando.
Lei sganci il caricatore per controllare se era pieno.
- Manca una pallottola - osserv.
Quinn prese un caricatore di scorta della SIG e ne tolse una cartuccia calibro nove.
- Prendi. - Lanci il proiettile a Orlando, mentre estraeva la pistola dalla tasca del giaccone.
Spian l'arma e usc. Niente fumo, nemmeno l'odore; di fiamme neppure l'ombra. Solo lui e Orlando nel corridoio deserto.
C'erano due scale, ai lati opposti del piano. Quinn le aveva esaminate subito dopo il loro arrivo. Quella a sinistra andava dal pianoterra fino all'ultimo piano. Quella di destra saliva pi su, fino al tetto.
Quinn indic a Orlando la scala di destra, facendo strada. Lei lo segu, coprendogli le spalle. Quando raggiunsero la rampa, rimasero un attimo in ascolto. C'era qualcun altro, forse due persone. Erano ancora diversi piani pi in basso, ma era difficile stabilire se stavano salendo o scendendo.
Quinn e Orlando andarono su, verso il tetto.
In meno di un minuto raggiunsero la porta che comunicava con la terrazza in cima, tre piani pi sopra. Si fermarono di nuovo, tendendo l'orecchio.
Dei passi. Forse quattro piani pi gi. Venivano nella loro direzione.
Un cartello sulla porta avvertiva che, aprendola, sarebbe scattato l'allarme. Ma il fracasso dell'antincendio lo avrebbe coperto. Quinn apr la porta e, come previsto, scatt un secondo allarme, un semplice cicalino elettronico, che si confuse nel chiasso generale.
Appena furono fuori, Quinn richiuse la porta e si guard intorno. Il terrazzo era disseminato di ventole e tubi. Si avvicin al bordo e guard gi in Leipziger Strae. C'erano cinque mezzi dei pompieri davanti all'albergo. Decine di persone formavano fitti capannelli, per scaldarsi.
Orlando si sporse vicino a lui.
- Chi sono? - gli chiese, indicando un gruppo di tre uomini un po' in disparte.
Diversamente dalla maggior parte degli ospiti dell'albergo, i tre, vestiti tutti di scuro, erano perfettamente equipaggiati contro il freddo. Due di loro sembravano osservare il palazzo. Il terzo aveva un cellulare incollato all'orecchio.
- Chiunque siano, non sembrano semplici curiosi - comment Quinn. - Andiamo.
Il Mandala era un edificio a s stante, senza costruzioni attigue. Ma all'ultimo piano dell'albergo c'erano delle suite lussuose con terrazzo, situate solo tre metri pi in basso. Era gi qualcosa.
- Prima tu - ordin Quinn.
Orlando scavalc il muretto che cingeva il tetto e salt sul terrazzo sottostante. Appena lei si fece da parte, Quinn si apprest a seguirla. Stava gi calandosi oltre il muretto quando una voce intim: - Fermo!
Quinn si lasci andare.
Atterr sul pavimento di mattonelle al piano di sotto, mancando di poco una sedia a sdraio. Aveva solo pochi secondi di vantaggio sul suo inseguitore, che sapeva esattamente dove cercarlo.
Intanto Orlando stava gi oltrepassando il muretto divisorio di un terrazzo alla sinistra di Quinn.
Quinn era pi vicino a quello di destra. Scavalc svelto il muro e si nascose, mentre una sagoma scura si affacciava dal bordo del tetto.
Sbirciando dal suo rifugio, not che l'uomo aveva in mano un telefonino.
- Non lo so, si  buttato gi, ma non riesco pi a vederlo. - Parlava tedesco.
Quindi il tipo mise via il cellulare e perlustr attentamente il terrazzo sotto di lui. Mentre si sporgeva per guardare, una debole luce proveniente dalla strada gli illumin il viso. Quinn ricord subito dove l'aveva gi visto. Era uno dei due che Orlando aveva fotografato mentre entravano al Dorint, gli stessi che gli avevano infilato sotto la porta la busta inviata da Duke.
Quinn lo osserv penzolare con le gambe nel vuoto e poi saltare gi pi o meno nello stesso punto in cui era atterrato lui. Il muro che separava i terrazzi scendeva in diagonale dal tetto al parapetto, e costituiva perci una buona copertura. Ma, di contro, impediva a Quinn di seguire le mosse del suo avversario.
C'era una sedia a sdraio accanto a lui. Si avvicin e la spinse rumorosamente sul pavimento, correndo poi a nascondersi contro il divisorio tra i due terrazzi.
Come sperava, lo scagnozzo di Borko sent il rumore e and a controllare, affacciandosi sopra il muro e scrutando nel buio. Non si accorse che Quinn era proprio sotto di lui, con la pistola spianata.
L'uomo si accinse a scavalcare, appoggiandosi con la mano sinistra sulla sommit del muro. Alla sua destra c'era un baratro di otto piani.
- Fermo l - gli intim Quinn, in tedesco.
Prima che quello avesse il tempo di saltare gi, pistola in pugno, Quinn aggiunse: - Non faresti mai in tempo. Ti ammazzerei prima.
Il tizio si ferm, restando aggrappato con la sinistra al bordo superiore del muro divisorio.
- Getta la pistola - ordin Quinn.
L'altro rimase immobile.
- Obbedisci - intervenne Orlando, avvicinandosi dall'altra parte.
L'uomo gir di scatto la testa verso di lei, rischiando quasi di perdere l'equilibrio. Orlando era a pochi passi da lui.
- Attento - lo ammon - potresti cadere di sotto.
L'uomo abbozz un sorriso stanco. - Cos alla fine vi siete ritrovati - disse.
- La pistola - ripet Quinn.
Per tutta risposta, quello apr la mano e lasci cadere la pistola nel vuoto, verso il marciapiede sottostante. Una mossa furba, pens Quinn, da professionista. Non si trattava dunque di uno degli scalzacani reclutati da Duke.
- Devo restare quass? - chiese l'uomo. - O posso scendere?
- Resta dove sei - gli intim Quinn. - Per il momento.
- E adesso? Aspettiamo qui che arrivino i miei amici?
- In modo che possano ucciderci? - domand Quinn. - Non credo.
- Perch dovrebbero uccidervi? Non erano queste le nostre istruzioni.
- Figuriamoci - ribatt Orlando in tono scettico.
- Non mi credete? - L'uomo fece per prendere qualcosa dalla tasca.
- Non farlo! - url Quinn.
- Voglio solo prendere il telefono.
Quinn riflett per un momento. Poi fece un cenno di assenso. - Lentamente.
- Bleiben Sie dran - disse l'uomo al cellulare, e porse l'apparecchio a Quinn.
- Gettamelo - ordin.
L'altro obbed.
- Pronto? - disse Quinn.
- Quinn?
La voce era inconfondibile. - Salve, Borko.
- Mi pare di aver capito che stai trattenendo un mio amico.
- E io credo che tu stia facendo altrettanto con uno che invece  amico mio. Dov'?
- Come faccio a saperlo?
Quinn interruppe la comunicazione e lanci il telefonino al suo proprietario. - Non mi interessano questi giochini.
Il cellulare suon di nuovo. Prima che Quinn potesse impedirglielo, lo scagnozzo rispose. - Ti vuole parlare - disse poi, porgendo il telefonino a Quinn.
- Digli di andare al diavolo.
L'uomo rifer a chi di dovere. Rimase ad ascoltare per qualche istante, quindi si rivolse di nuovo a Quinn: - Dice che Nate  ancora vivo.
Afferrato il cellulare, Quinn avvert: - Cerca di essere breve e conciso.
- Quello che Gregory ti ha detto  vero - replic Borko. - Il tuo amico Nate  mio ospite.
- Allora lascialo andare.
- Tu consegnati a noi, e io lo far.
- Dovrei crederti?
Borko non rispose subito. - Sei pi in gamba di quanto immaginassi - osserv infine. - Mi hai davvero sorpreso.
- Mi dispiace di non essere stato per te un bersaglio pi facile.
- Proprio cos. Sei una sfida. Peccato che non lavoriamo insieme.
- Non accadr mai.
- Mai?
- Puoi scommetterci - rispose Quinn. - Libera Nate.
- E tu ti consegnerai a Gregory?
- Sai benissimo che non lo far.
- Allora penso che terr Nate con me per un altro po'. Finch non avr la certezza che non costituisci pi un problema. - Borko fece una pausa. - Se non vuoi consegnarti, ti consiglio di lasciare la citt. Non preoccuparti per il tuo amico. Se te ne vai, quando avr finito qui, sar libero di andarsene dove gli pare.
- E il mio consiglio, invece,  di andare a farti fottere.
Silenzio. Poi Borko disse: - Se hai bisogno di un motivo in pi per lasciarci in pace, dovresti dire alla tua ragazza di chiamare a casa.
- Che diavolo significa? - chiese Quinn, lanciando un'occhiata a Orlando.
Ma non ebbe nessuna risposta. Borko aveva gi interrotto la comunicazione.
Mentre metteva via il telefonino, Quinn sent dei passi sul tetto, ancora distanti per il momento, ma si stavano avvicinando.
Gregory sogghign. - Sembra che abbiamo compagnia.
La mano di Gregory si mosse fulminea verso il fianco. Un attimo dopo stringeva un coltello. Quinn non fu in grado di stabilire se la prima pallottola che colp Gregory fosse partita dalla sua pistola o da quella di Orlando. Con un'espressione sorpresa, l'uomo di Borko barcoll all'indietro e precipit nel vuoto.

27.

Passando attraverso la suite raggiunsero il corridoio, e da l la scala del lato ovest. Scesero fino al primo piano. Quinn individu quattro pompieri in fondo alla hall. Fece cenno a Orlando di attendere sulla scala e and verso di loro.
- Chi  lei? - chiese brusco uno degli uomini. I quattro, tutti grandi e grossi, erano in tenuta antincendio.
- Che avete trovato? - domand Quinn, con il tono di chi ha il diritto di porre una domanda simile.
- Niente - rispose un secondo pompiere.
- Potrebbe essere un falso allarme - continu Quinn. - Ma dobbiamo esserne certi, giusto? Due di voi vengono con me. Gli altri controllino che non sia rimasto indietro nessuno.
- Chi  lei? - chiese di nuovo il primo pompiere.
- Polizia scientifica. Chi ha fatto scattare l'allarme l'ha fatto intenzionalmente. Devo trovarlo e scoprire perch. Sar meglio che ci sbrighiamo.
- Sissignore. Certo - rispose allora il primo pompiere. - Vengo con lei.
- Anch'io - fece un secondo.
Gli altri due ripresero a guardare nelle stanze in fondo al corridoio. Quinn guid i volontari dall'altra parte, verso la rampa delle scale.
Quinn e Orlando si liberarono della tenuta da pompieri dietro il teatro IMAX nella Potsdamer Platz. Le divise sarebbero sicuramente state ritrovate, a tempo debito, e restituite ai legittimi proprietari. Quando si fossero ripresi dalla botta in testa, i due avrebbero ricostruito il modo in cui erano stati aggrediti di sorpresa e spogliati.
Grazie a quel travestimento, Quinn e Orlando avevano potuto allontanarsi dal Mandala mescolati agli altri pompieri. Nessuno aveva fatto caso a loro, nonostante gli indumenti che avevano sottratto fossero troppo grandi e li intralciassero nei movimenti.
Dopo la sosta in Potsdamer Platz, percorsero ancora un paio di chilometri, finch Quinn non ritenne che fossero a distanza di sicurezza. Poi fermarono al volo un taxi. - Dove vi devo portare? - chiese il tassista, quando furono saliti a bordo.
- Neuklln - rispose Quinn.
Trovarono un negozio sfitto in Karl-Marx-Strae, meno di un chilometro e mezzo dalla centrale dell'acquedotto in Schandauer Strae. Usando un grimaldello, Quinn riusc ad aprire la porta sul retro.
- Dev'essere da parecchio che questo negozio  chiuso - osserv Orlando.
Un sottile strato di polvere copriva ogni cosa, in effetti, al punto che, camminando, avevano lasciato sul pavimento delle impronte ben visibili.
Attraverso un breve corridoio, Quinn raggiunse la parte anteriore del negozio. C'erano solo degli espositori ormai vuoti e uno scatolone pieno di spazzatura. Le vetrine erano coperte da uno strato di vernice bianca, per impedire ai passanti di guardare all'interno.
Improvvisamente si accese una lucina alle spalle di Quinn.
- Sei stata tu? - chiese a Orlando.
- Qui dentro - rispose lei, dal retro.
Quinn torn indietro e la trov in una stanza che dava sul corridoio. Dal soffitto pendeva una lampadina a basso voltaggio. Orlando azion l'interruttore e la luce si spense. Un altro clic e la luce si riaccese.
-  l'unica che funziona - disse.
La stanza, circa cinque metri per tre, in precedenza forse era adibita a magazzino, oppure era un ufficio particolarmente spazioso.
- Possiamo sistemarci qui - continu Orlando. - Ci procuriamo un paio di sacchi a pelo, magari due materassini gonfiabili, e sar come stare a casa.
Quando lei pronunci la parola casa, Quinn non pot evitare di pensare con un brivido alla minacciosa allusione di Borko.
- Dall'altro lato del corridoio c' un bagno - prosegu Orlando. - Ho controllato il rubinetto, l'acqua c'. Solo quella fredda, ovviamente.
- Orlando - disse Quinn.
Abbass gli occhi, prendendosi un altro momento per riflettere, prima di continuare. - Borko mi ha detto... probabilmente stava solo bluffando...
Lei lo guard fisso. - Che ha detto?
- Ha detto che se avevo bisogno di un altro motivo per sgombrare il campo, dovevo dirti...
- Be'? Dirmi cosa?
- Di chiamare casa.
Lei impallid e parve trapassarlo con gli occhi. Poi gli si avvicin con un movimento cos improvviso da farlo sussultare.
- Dammi il tuo cellulare - gli disse.
- Stava mentendo, probabilmente.
Lei allung una mano verso il suo giubbotto, afferrando una tasca. - Dammelo!
- Aspetta - replic Quinn, respingendo il suo assalto. - Non  qui. Adesso te lo prendo.
Si sfil lo zaino, appoggiandolo a terra, e da una delle tasche prese il cellulare. Orlando glielo strapp con impazienza di mano.
Nel giro di pochi istanti digit un numero. Rimase con il telefonino incollato all'orecchio per circa un minuto, poi desistette e ne chiam un secondo. Stavolta ottenne risposta.
Anche se Quinn non era in grado di capire quel che lei diceva rapidamente in lingua vietnamita, dedusse dalla sua ansia crescente che c'era da aspettarsi il peggio. Alla fine la vide chiudere gli occhi e abbandonare lungo il fianco la mano che stringeva il cellulare.
- Dimmi.
Lei apr la bocca, per le usc solo un singulto straziante. Quando sollev le palpebre, i suoi occhi erano velati di lacrime.
- Che cos' successo?
Lei cerc di parlare, mosse le labbra, ma non ne usc alcun suono. Poi cominci a tremare, con le guance rigate di lacrime.
- Garrett - disse infine, in un sussurro affannoso. - Non c' pi.
Ci volle del tempo, ma Quinn riusc infine a cavarle di bocca tutta la storia. Quello con cui lei aveva parlato era il signor Vo, il suo assistente all'agenzia di aiuti umanitari. Sembrava che lui stesse cercando invano di rintracciarla gi da un po'. Purtroppo, Orlando, quando era fuggita dal Four Seasons, era stata costretta ad abbandonare il suo cellulare. Trinh, la tata, era stata picchiata selvaggiamente. Oltre a una gamba rotta, tagli e lividi in tutto il corpo, aveva riportato un trauma cranico. Nessuno sapeva con esattezza cosa fosse successo. Trinh era rimasta a lungo priva di conoscenza, anche per via dei medicinali che le avevano dato per affrettare la sua guarigione. Nei brevi intervalli di lucidit aveva detto di essere stata assalita da almeno due uomini, un asiatico e un bianco, nel giardino pubblico dove aveva portato Garrett a giocare. Quando si era risvegliata, in un letto d'ospedale, Garrett non c'era pi.
L'unico indizio era un biglietto da visita, infilato nella tasca di Trinh quando lei era a terra, svenuta e sanguinante. Sul biglietto, simile a quello trovato nella gola delle vittime del sabotaggio, c'era scritto un nome: Dahl.
Quinn, ancora stordito dalla notizia, cerc di raccapezzarsi. Dahl? In Vietnam? Perch? Possibile? Sembrava tutto cos assurdo. Ma il biglietto da visita era la prova. Come per il sabotaggio, si voleva fare sapere chi era il responsabile.
- Dobbiamo trovare Borko - disse Orlando. - Subito. Lo costringeremo a condurci da Dahl.
- Non sappiamo nemmeno se Dahl  qui in Germania - obiett Quinn.
- Non m'interessa. Dobbiamo fare in fretta. Dobbiamo trovare Garrett. - Era frenetica, adesso, i suoi occhi non smettevano di saettare per la stanza. L'agitazione la spingeva a muoversi in continuazione, passandosi le mani sulle braccia, sulle spalle, sulla faccia. Ma i suoi piedi restavano incollati a terra, paralizzati dall'indecisione.
Quinn fece un respiro profondo, sperando che lei seguisse il suo esempio e che servisse a calmarla e a farla riflettere in modo pi razionale. Cerc di appoggiarle le mani sulle spalle, ma lei lo respinse. - Lo troveremo - le disse, nel tono pi convincente possibile. - Ma ragiona.  ancora notte. Non sappiamo dove sia Borko, e nemmeno che aspetto abbia questo Dahl.
- Non possiamo stare qui senza fare niente.
- S - rispose Quinn. - Possiamo. - Stavolta le appoggi le mani sulle spalle e le tenne l, nonostante lei tentasse ancora di divincolarsi. - Orlando, dobbiamo essere pi bravi di loro. Una mossa affrettata rischia di essere controproducente. Anzi, sicuramente  quello che sperano.
- No! - esclam lei, cercando di nuovo di respingerlo. - Hanno preso mio figlio!
Lui la strinse a s, prendendola tra le braccia, mentre lei tentava di liberarsi. Pian piano, Orlando smise di opporre resistenza. Tenne il capo contro il petto di Quinn. Niente singhiozzi, solo un respiro rapido e profondo, frutto di un misto di panico e rabbia.
- Ascoltami - cominci Quinn. - Raccoglieremo tutte le informazioni necessarie per agire da una posizione di vantaggio.
Lei lo guard con aria sgomenta. - Vuoi stare qui ad aspettare, senza fare niente?
- Aspettare, s. Per non con le mani in mano. - Quinn scosse la testa. - No di certo.
Rimasero a lungo in silenzio, per oltre un minuto. Alla fine Orlando si stacc da lui. Ma senza mostrare animosit. Per il momento la lotta era accantonata.
- Dio solo sa cosa stanno facendo a Garrett in questo momento - mormor. - Ci serve aiuto. Puoi usare i tuoi contatti nella CIA.
- Non gli faranno niente - la rassicur Quinn. - Garrett  troppo prezioso. Gli faranno qualcosa solo se Dahl si convincer che stiamo diventando un problema troppo grosso per lui. Ecco perch non ci rivolgeremo a nessuno. Lo sai bene. L'unica speranza di Garrett siamo noi. Nessun altro.
Orlando incurv le spalle, apparentemente convinta.
- Te lo prometto - continu lui. - Appena si presenter un'occasione davvero favorevole di liberare Garrett, non ce la faremo sfuggire. Fino ad allora, procederemo un passo alla volta. Okay?
Orlando non rispose.
Quinn sfil dallo zaino il piccolo kit di pronto soccorso che aveva con s. Tir fuori un pacchettino, l'apr e si mise sul palmo due pillole: sonniferi. Le porse a Orlando. - Voglio che tu le prenda.
Lei le guard con diffidenza e scosse il capo. - No.
- Prendile - insistette Quinn. - Non potrai essere di alcuna utilit per tuo figlio, se non sarai vigile e attenta. E non sarai vigile e attenta se non dormirai almeno un po'.
- Ho detto di no.
- Orlando. Per favore. Garrett ha bisogno del tuo aiuto, e anch'io. Ma non con te in questo stato.
- Non voglio - ripet lei, ma a voce bassa, senza quasi ribellarsi.
- Lo so - rispose Quinn, porgendole di nuovo le pillole.
Alla fine lei allung una mano e le prese. Rimase a fissarle per un attimo, poi, senza aggiungere altro, se le mise in bocca e le inghiott.
- Lo libereremo. Te lo giuro.
Senza una parola, lei and verso un lato della stanza e si sedette, con la schiena appoggiata alla parete. Estrasse dal giaccone un piccolo oggetto rettangolare e rimase a fissarlo, finch non chiuse gli occhi, vinta dalla stanchezza.
Quando si fu addormentata, Quinn prese posto sul pavimento accanto a lei. Si sporse per vedere cos'aveva in mano. Era un portafoto di plastica trasparente. Stava per sfilarglielo piano dalle dita, con l'intenzione di posarglielo vicino, ma senza volerlo pos lo sguardo sulla foto che poco prima lei stava guardando. Garrett. Avrebbe dovuto immaginarlo. Anche le altre foto di quell'album in miniatura ritraevano il bambino. Tranne una. Era la stessa foto, in piccolo, che stava sull'altare in Vietnam. Durrie.
Fuori era buio. Mancavano ancora diverse ore al sorgere del pallido sole invernale. Quinn esamin una alla volta le immagini che arrivavano dalle sei telecamere. Sembrava tutto tranquillo. Del resto era quello che si aspettava, considerata l'ora. Spense il monitor e lo pos a terra.
Aveva le palpebre pesanti, e mentre stava per addormentarsi un pensiero gli si affacci alla mente, un pensiero destinato a condizionare i sogni che avrebbe fatto di l a poco.
E se non riuscissi a mantenere la promessa?
Alle dieci del mattino seguente, Quinn era di nuovo sveglio e stava studiando il monitor. Orlando invece dormiva ancora, girata su un fianco. Nel frattempo, si registrava una certa attivit all'interno dell'acquedotto. Due uomini si apprestavano a entrare nella camera bianca, il laboratorio all'interno della sfera. Ognuno di loro portava una cassetta di plastica rigida, pi o meno delle dimensioni di una valigetta. Quinn riconobbe le cassette che aveva visto nel seminterrato, dove c'era la cella frigorifera.
Una volta dentro la camera bianca, posarono le cassette sul bancone d'acciaio. Quello pi alto and ad aprire lo sportello del frigorifero pi vicino all'ingresso, mentre l'altro apriva la cassetta. Poi anche il primo ritorn e fece altrettanto con la sua. Cominciarono a tirare fuori delle scatolette di metallo e a sistemarle sul tavolo. Non ci volle molto. Le scatole erano solo otto.
Uno alla volta, dandosi il cambio, le trasferirono dal tavolo al frigorifero. Fu fatto tutto molto lentamente, in modo metodico.
Al penultimo viaggio, uno dei due inciamp. Niente di grave. Non c'era pericolo che il contenuto potesse fuoriuscire dalla scatola. Eppure, il compagno accorse all'istante, togliendogli la scatola di mano. La riport sul tavolo e controll l'interno, come per accertarsi che fosse tutto a posto.
Dopo un attimo, parve tranquillizzarsi. Prima che richiudesse la scatola, Quinn riusc a scorgere che cosa c'era dentro. Sembravano delle capsule. Erano completamente bianche.
Gli uomini misero nel frigorifero le ultime due scatole, poi chiusero le cassette di plastica e le sistemarono sotto il tavolo. Terminato il lavoro, se ne andarono.
Quinn attese ancora un'ora per vedere se succedeva qualcos'altro. Ma la camera bianca rimase deserta.
- Caff? - chiese Quinn quando Orlando finalmente si svegli e si mise a sedere.
C'era un supermercato a un paio di isolati di distanza. Quinn si era arrischiato a lasciarla da sola per recarsi a prendere qualche provvista. Aveva anche comprato due grosse tazze di caff da un chiosco all'interno del centro commerciale.
- Come no - disse lei, senza molto entusiasmo.
Lui le porse una tazza, attese che avesse bevuto un sorso, poi le domand: - Come ti senti?
- Come vuoi che mi senta? - Orlando not il monitor sul pavimento. - Visto niente?
- S - rispose lui. Le raccont dei due uomini e della loro attivit nella camera bianca.
Lei rest in silenzio per qualche istante. - Perch se la sono presa con Garrett? Hanno gi Nate, come arma di ricatto.
Quinn dovette riconoscere che Orlando aveva ragione. Nate era gi sufficiente, per questo. Rapire Garrett era stata una crudelt inutile. Una cosa senza senso, addirittura, considerando il dispendio di energie che aveva comportato.
- Come sono arrivati a lui? - chiese Orlando.
Colpa mia pens Quinn. Della mia sciagurata decisione di andare in Vietnam". Ma non ebbe la forza di dirlo.
Orlando per non era stupida e aveva gi individuato il collegamento. - Piper ha fatto la spia, vero? Chiss come sapeva che io ero l e l'ha spifferato a Dahl.
Quinn annu. Era giunto alla stessa conclusione.
- Mi dispiace - replic Quinn, incapace di trovare parole pi adatte.
- Non  colpa tua - lo rassicur Orlando, chiudendo gli occhi. - Ho voluto io venire qui. Sarei dovuta restare a casa. Avrei dovuto proteggerlo.
Quinn prefer cambiare argomento. - Devo andare fuori a controllare un paio di cose - disse. - Riesci a cavartela da sola?
- Non riesco a fare niente.
- Non ti sto chiedendo di fare qualcosa. - Prese il monitor da terra e glielo consegn. Poi indic l'angolo della stanza dove aveva appoggiato il sacchetto con gli acquisti che aveva fatto al supermercato. - Se le batterie si scaricano, l c' il necessario per collegare il monitor alla spina elettrica. In mia assenza, pensa tu a controllare cosa succede nell'acquedotto.
Quinn pot collegarsi a Internet nel Berlin Hotel. Nella casella di posta elettronica che aveva creato il giorno prima, come sperava, c'era un messaggio della Talpa.
36-241-10
Senza perdere tempo, salt su un taxi e si fece portare al KaDeWe. Era il pi grosso grande magazzino di Berlino, e con l'eccezione di Harrods, a Londra, il pi grosso d'Europa. Si trovava vicino alla Kaiser Wilhelm Gedchtniskirche. Si sedette al tavolo di un caff, e dal codice che la Talpa gli aveva dato ricav un nuovo numero di telefono.
- Sono Quinn - disse, quando stabil il collegamento. - Che hai scoperto?
- Taggert - rispose la Talpa.
- Sai chi ? - chiese Quinn.
- C' ancora la questione del pagamento.
Quinn aggrott la fronte. - Quanto?
- La mia tariffa  cinque testoni per ogni richiesta... tu me ne hai fatte due... fanno diecimila... dollari americani.
- Va bene. Te li dar.
- Potresti morire nel frattempo.
- Ti far un bonifico. Mandami i dati per e-mail.
- Quando?
- Appena mi avrai dato l'informazione che mi serve.
Ci fu un breve silenzio dall'altra parte. - Un biologo specialista in virologia... si chiamava Henry Jansen... Sparito dalla circolazione gi da diversi mesi... Corrisponde alla descrizione... della vittima in Colorado.
- Pu darsi - rispose Quinn. - Ma quell'incendio risale solo a due settimane fa.
- Il cognome da ragazza della sua nonna paterna... era Roberts... E indovina qual era il cognome da ragazza della sua nonna materna?
- Taggert?
- Bravo.
- Puoi farmi avere una foto?
- La sto inviando adesso per e-mail.
- E l'altra questione? - chiese Quinn.
- International Organization... of Medical Professionals.
- IOMP! - esclam Quinn, sinceramente colpito.
- Stanno per... tenere la loro... convention annuale.
- Dove?
- A Berlino.
Ovviamente. E dove senn?
- Ho un'altra richiesta per te - prosegu Quinn. - E prima che tu dica qualsiasi cosa, ti garantisco sin d'ora che aggiunger il pagamento nel bonifico.
- Ti ascolto.
Quinn gli raccont del rapimento di Garrett. - Vedi se trovi qualche indizio. Potrebbe essere stato portato fuori dal Vietnam. Se  cos, qualcuno deve aver notato qualcosa. Non so, magari riesci anche a capire per quale motivo Dahl ha deciso di rapirlo.
- Ci... prover - disse la Talpa. - L'iscrizione.
- Hai risolto l'indovinello?
- In sostanza...  un indirizzo FTP... - Per il trasferimento di file. - L'iscrizione... include il nome dell'utente... ma la password  stata... distrutta dal fuoco.
- Hai provato a entrare lo stesso nel sito?
- Certo... ma le misure di sicurezza sono... di un livello insolitamente elevato.
- Mandami un messaggio con l'informazione - disse Quinn.
- Un attimo.
Qualche secondo pi tardi, il telefonino di Quinn emise un bip. Messaggio ricevuto.
-  arrivato - fece Quinn. - E il vetrino?  un campione di tessuto umano?
- S... danneggiato.
- Dal fuoco?
- Non dal... fuoco... da qualcosa... all'interno.
Quinn trasal.
-  difficile stabilire cos'ha causato il danno... dovremmo forse riuscirci... entro domani... ma posso dirti... una cosa.
- Cosa?
-  un virus.

28.

Quinn trov un accesso a Internet in un piccolo caff, a un paio di isolati dal KaDeWe. Era impaziente di vedere la foto di Henry Jansen. Lo riconobbe subito: Taggert e Jansen erano effettivamente la stessa persona. Per un quarto d'ora cerc di indovinare la password per accedere al sito FTP. Ma non ci fu verso.
Quando lasci il caff, chiam Peter.
- O mi aiuti adesso, o siamo fregati - esord.
-  una minaccia? - chiese l'altro.
- Assolutamente.
Peter rest in silenzio per qualche istante. - Ti ricordi di quattro anni fa? - domand poi. - Montevideo.
- Ramos.
Ramos era un politico locale che era venuto ai ferri corti con un cartello della droga. Qualcuno sembrava interessato a dargli una mano, e cos l'Ufficio era stato incaricato di togliere di mezzo il capo del cartello. Quinn aveva fatto sparire un paio di cadaveri dopo che il piano era fallito. - Allora? - chiese Quinn.
- Il tuo contatto in quell'operazione.
Quinn ci pens su per un attimo. - Burroughs. Una specie di agente dell'NSA, giusto?
- Pi o meno.
- E quindi?
- Potr fornirti qualcuna delle risposte - replic Peter.
- Dove posso trovarlo?
- Lavora al quartier generale della NATO.
Quinn riflett un istante. - A Bruxelles?
- S.
- Forse stai cercando di tendermi ancora una trappola - disse Quinn. - Non sei riuscito a beccarmi a Berlino, allora tenti da un'altra parte.
- Sta a te decidere.
- Sarai qui quando torno? - domand Quinn.
Era tornato nel negozio abbandonato di Neuklln, dopo una piccola deviazione lungo il percorso per comprare sacchi a pelo, materassini gonfiabili e un paio di sedie pieghevoli da campeggio. Orlando era ancora nella stanza dove avevano trascorso la notte, seduta sul pavimento, concentrata sul monitor portatile. Le rifer quello che aveva scoperto la Talpa. Poi scrisse su un pezzo di carta l'indirizzo del sito FTP e lo user name, nel caso lei avesse avuto voglia di provare a entrare nel sito, e magari la fortuna di riuscirci. Le raccont infine del suo colloquio con Peter.
- Resterai? - ripet ancora.
- Scherzi? - rispose lei. - Se dovessi avere qualche informazione utile per trovare Garrett, andr a cercarlo senza pensarci due volte.
- Anche se sarebbe molto pi ragionevole fare le cose insieme?
Orlando lo guard con freddezza. - Stiamo parlando di mio figlio - dichiar. - Non lo capisci? Appena mi arriva all'orecchio la dritta giusta, ti pianto.
- Capisco benissimo. Sto solo dicendo che Garrett avrebbe pi probabilit di cavarsela se andiamo a cercarlo insieme.
Orlando si alz e fece per allontanarsi.
- Orlando - la richiam Quinn.
Lei si ferm, ma non si gir a guardarlo.
- Fallo solo per me.
Lei trasse un respiro profondo, rabbioso, ma non disse di no.
Quinn prese un'auto a noleggio e lasci Berlino diretto a sudovest. La recente nevicata aveva imbiancato il paesaggio rurale, ma le strade erano sgombre e il traffico procedeva spedito.
Mentre viaggiava, mise a punto il suo piano per Bruxelles. In nessun modo avrebbe avvicinato Burroughs direttamente. Anche se avevano lavorato insieme in Sud America, lui non aveva mai fatto mistero della scarsa stima che aveva di chi operava nell'ambiente in modo autonomo. Era un arrogante, convinto che lavorare per il governo lo ponesse al di sopra della vile manodopera con cui era talvolta costretto a collaborare.
E poi Peter lo aveva avvisato, e Quinn non voleva finire in un'altra trappola. Perci si sarebbe ben guardato dal preannunciare a Burroughs il proprio arrivo.
Nessun problema. Avrebbe trovato una strada alternativa per stabilire un contatto.
A mezzanotte passata, Quinn lasci l'auto in un garage al centro di Francoforte. Da l prese un taxi e si fece portare in un albergo vicino all'aeroporto. Prima di andare nella sua stanza, utilizz un apposito servizio a disposizione dei clienti, al primo piano dell'albergo, aperto ventiquattr'ore su ventiquattro, per controllare la sua casella di posta elettronica.
Apr dapprima quella principale. C'era solo un messaggio, con due file allegati, tutti e due in formato JPEG. Clicc sul primo.
S'irrigid all'istante. Era una foto di Nate. L'avevano legato a una sedia di metallo, e aveva la faccia pesta e gonfia, con gli occhi semichiusi. Gli avevano messo in grembo una copia dell'International Herald. Era l'edizione del mattino di quel giorno. Una vecchia tecnica, ma sempre efficace. Serviva a dimostrare che Nate era vivo, almeno fino a quella mattina.
Agitato all'idea di ci che avrebbe potuto vedere, si fece forza e apr anche il secondo file. Stavolta comparve l'immagine di Garrett. Diversamente da Nate, non aveva nemmeno un graffio. Era di profilo, seduto su un tappeto steso a terra, intento a guardare un cartone animato in televisione. La stanza in cui si trovava non aveva niente a che fare con l'appartamento di Orlando, e nemmeno con il Vietnam, a giudicare da diversi particolari.
Dietro Garrett c'era una finestra con le tende aperte, attraverso la quale Quinn scorse un altro palazzo, non lontano. Il tetto era coperto di neve, e il cielo era grigio e nuvoloso. Sembrava un cielo tipicamente tedesco. Se la foto con Garrett non era stata falsificata, c'era la possibilit di capire dove il bambino era tenuto in ostaggio. Una possibilit esile, senza dubbio, ma valeva lo stesso la pena di tentare. Quinn apr un nuovo messaggio, alleg la foto e scrisse:
S, ho un'altra richiesta. Localizzare la casa in cui  stata scattata la foto.
Invi il messaggio alla Talpa, poi caric la foto sulla chiavetta USB.
S'imbarc su un volo per Bruxelles che partiva alle otto di mattina. Quella era la parte pi facile. Incontrare Burroughs sarebbe stato molto pi complicato. Sarebbe stato necessario un contatto, una persona di cui Burroughs si fidava, o quantomeno di cui non diffidava troppo. Quinn aveva gi in mente a chi rivolgersi.
Rintracciare la casa dove Kenneth Murray abitava fu semplice. Un po' di pirateria informatica con il computer di un Internet caf gli permise di attingere ai dati del personale della NATO e di ottenere cos l'indirizzo di Murray.
Localizz l'appartamento, poi and in un bar e mangi con calma qualcosa. Avendo lasciato la pistola a Berlino, dedic un'ora a procurarsi un'altra arma tramite uno dei suoi contatti in loco. Fatto questo, poteva disporre a piacimento del suo tempo. Cos raggiunse in taxi la casa di Murray ed entr.
L'appartamento aveva un'impronta decisamente maschile. Il soggiorno era dominato da un grosso televisore. Quinn ricordava che Murray era appassionato di sport, football americano e baseball, in primo luogo. Le restanti pareti erano occupate da scaffali e librerie. Souvenir dei molti luoghi visitati dal padrone di casa si contendevano lo spazio con file di libri, che Murray aveva probabilmente trascurato di leggere.
Quinn si spost in cucina. Era pulita e ordinata. Il frigorifero, come c'era da aspettarsi, era quasi vuoto. Una bottiglia di chardonnay, panna per il caff. Niente da mangiare. Murray era il classico scapolone che mangia sempre fuori casa.
Quinn si vers un bicchiere di vino e lo port con s in soggiorno. Trov il telecomando e accese la TV.
Tanto valeva ingannare l'attesa in qualche modo, si disse, sprofondando in una delle poltrone.
Kenneth Murray rincas dieci minuti dopo le otto, quella sera. Mezz'ora prima, Quinn aveva spento il televisore. Seduto al buio in soggiorno, stava sorseggiando il suo secondo bicchiere di vino, quando si apr la porta. A tutta prima, Murray non si accorse della presenza di Quinn, mentre entrava in casa e accendeva la luce. Canticchiando sottovoce, pos le chiavi in una vaschetta di ceramica su una credenzina vicino alla porta, prima di girarsi verso la sala.
- Hai fatto gli straordinari al lavoro? - gli domand Quinn.
Murray fece un balzo all'indietro per la sorpresa. - Chi diavolo sei?
- Non  stato tanto tempo fa, vero, Ken?
L'altro sbarr gli occhi. - Quinn.
- Come ti va?
Nelle due operazioni in cui avevano lavorato insieme, Murray era stato per Quinn solo un contatto di riserva. Chiss perch, Murray si era convinto che Quinn facesse di mestiere il sicario, e lui aveva deciso di non correggere la sua falsa impressione. Entrambe le volte in cui si erano trovati faccia a faccia, Murray aveva dato l'impressione di essere impaziente di concludere l'incontro.
- Che ci fai qui? - chiese Murray.
- Mi sono detto che forse valeva la pena di fare due chiacchiere.
L'altro guard nervosamente verso la cucina, poi verso il corridoio. - Sei solo?
- Per il momento.
La risposta non tranquillizz affatto Murray. - Di che vuoi parlare?
Quinn si alz, con fare tranquillo. L'altro arretr di qualche passo, addossandosi al muro. - Andiamo, Ken. Cosa credi? - chiese Quinn. - Che ti voglia fare del male?
- Non so cosa vuoi fare - rispose Murray. - Ma so quello di cui saresti capace.
- Stiamo dalla stessa parte, amico. Sono qui solo per parlare. - Quinn indic il divano con un cenno del capo. - Siediti. Ti porto un bicchiere di vino. Okay?
- Non voglio niente.
- Ti aiuter a rilassarti.
Quinn attese che Murray si staccasse dal muro e si sedesse. - Visto? - gli fece. - Non era difficile.
And in cucina e lev la bottiglia di vino dal frigorifero. Da un mobiletto pensile prese un bicchiere e lo port in soggiorno insieme alla bottiglia. Si sistem sulla stessa poltrona su cui stava all'arrivo di Murray e vers una dose generosa di vino.
- Tieni - disse, porgendo il bicchiere a Murray. -  buono. Ne ho bevuto un po' anch'io.
Murray prese il bicchiere. Dopo una breve esitazione, lo port alle labbra e bevve una lunga sorsata.
- Va meglio? - chiese Quinn, accomodandosi sulla poltrona.
L'altro fece un cenno di assenso. - Allora, adesso mi dici cosa vuoi?
- Solo parlare.
- Tutto qui?
- Dipende da quello che mi dirai.
- Cosa ti serve?
- Sto cercando una persona.
- Chi?
- Uno che lavora per la NATO. Non da tanto tempo, suppongo.
- Come si chiama?
- Burroughs.
- Mark Burroughs? - chiese Murray, sbarrando gli occhi.
- Sembra che tu lo conosca.
- Non posso aiutarti - disse in fretta Murray.
-  un vero peccato.
- Burroughs ha le mani in pasta in un sacco di faccende molto delicate.  intoccabile. Spero di non averci mai niente a che fare.
Quinn si sporse in avanti, con il viso a pochi centimetri da quello di Murray. - E io che speravo di non dovere mai dire a nessuno del piccolo incidente a Lisbona di cui mi hai parlato. - L'altro si trasse istintivamente indietro. - Vuoi aiutarmi o no?
Murray chiuse gli occhi. - Maledizione, Quinn. Perch diavolo dovevi venire a pizzicare proprio me?
Quinn sorrise. - Perch sapevo che su di te potevo contare.
Dopo un giro di telefonate, Murray scopr che Burroughs stava cenando al Duquois, un ristorantino alla moda in centro. - Ecco - disse Murray, dopo avere appuntato l'indirizzo del ristorante su un foglio, che consegn a Quinn. - Buona chiacchierata.
- Mi sa che ti  sfuggito un particolare, Ken - rispose Quinn. - Tu vieni con me.
- No, non se ne parla proprio - disse Murray.
Quinn sorrise. - S, invece.

29.

Mezz'ora pi tardi, Quinn entr nel ristorante Duquois. Fu accompagnato a un tavolo vicino alla porta d'ingresso. Ordin un bicchiere d'acqua minerale e un po' di antipasti a base di funghi. Non ebbe bisogno di guardarsi intorno per avvistare Burroughs. L'aveva gi individuato appena aveva messo piede nel locale.
La spia occupava un tavolo d'angolo in fondo alla sala. Quinn not che i gusti dell'uomo, in fatto di compagnia femminile, non erano cambiati. Gli piacevano le donne alte e bionde, possibilmente non naturali. E pure giovani. La ragazza con cui stava quella sera non poteva avere pi di ventiquattro anni, vale a dire almeno un quarto di secolo meno di lui. Quanto a Burroughs, il suo aspetto era rimasto pi o meno uguale. Come sempre, era abbronzatissimo e con i capelli neri tinti.
Quinn volt la testa quando sent aprirsi la porta d'ingresso del ristorante. Era Murray, che si era fermato con aria nervosa davanti all'ingresso. Fu tentato di lanciare un'occhiata a Quinn, ma si trattenne, rendendosi conto che sarebbe stato un errore. Dopo un momento, il matre gli and incontro. Quinn vide Murray parlare con l'uomo, poi entrambi si volsero verso Burroughs.
Il matre torn a girarsi verso Murray, ponendogli una domanda. L'altro rispose, facendogli scivolare in mano qualche euro. Il matre parve soddisfatto e intasc il denaro. Fece cenno a Murray di aspettare, poi attravers la sala per andare da Burroughs. Raggiunse il tavolo e si chin, sussurrando qualcosa all'orecchio di Burroughs e indicandogli Murray. Quello si volt, e Murray gli rivolse un timido cenno di saluto. Burroughs reag con una smorfia infastidita. Rivolse qualche parola alla sua accompagnatrice, si alz e si diresse verso Murray.
Quando i due gli passarono davanti, Quinn lasci sul tavolo una somma sufficiente a saldare il conto, poi si posizion davanti al bancone dei dessert, per osservare i dolci esposti. Dal punto in cui era poteva ascoltare la conversazione tra Murray e Burroughs.
- Sono Kenneth Murray. Pianificazione strategica.
- So chi sei - disse Burroughs. - Perch hai interrotto la mia cena?
- C' un'emergenza che richiede la sua attenzione.
- Che genere di emergenza?
- Non lo so. Mi hanno riferito solo che si tratta di una cosa molto delicata. Che era necessario trasmettere il messaggio faccia a faccia.
- Okay. Siamo faccia a faccia. Dammi questo messaggio.
- Per la verit, non sono io il messaggero. Mi sono solo offerto come autista - spieg Murray, attenendosi al copione che Quinn aveva preparato. - L'informazione ce l'ha il capitano, che  fuori in macchina. Ho ritenuto che avrebbe dato meno nell'occhio se entravo io nel ristorante. S, insomma, invece di uno in uniforme.
Sempre pi infastidito, Burroughs chiese: - La macchina  qui vicino?
- Dall'altro lato della strada.
- Un momento. - L'uomo riand al suo tavolo.
Quinn lo vide parlare con la bionda, senza dubbio per dire che sarebbe tornato da lei nel giro di qualche minuto.
A questo punto lui si diresse verso l'uscita.
Qualche minuto pi tardi, Quinn era seduto sull'auto di Murray, sul sedile accanto a quello di guida, in posa impettita, come ogni militare che si rispetti.
Quando gli altri due furono a pochi passi di distanza, apr lo sportello e scese.
- Bene, capitano - esord Burroughs. - ho sentito che ha qualcosa per... - A questo punto s'interruppe, squadrando Quinn. - E tu chi diavolo sei? - Si gir verso Murray. - Che significa?
- Ci siamo gi visti - esord Quinn.
Burroughs s'irrigid. - Davvero? - Socchiuse le palpebre per osservarlo meglio. - Ti conosco, eh? - domand. - Manila?
- No. Montevideo - rispose Quinn.
Burroughs fece di s col capo. - Ramos.
- Esatto.
- Tu sei Quinn.
- Esatto di nuovo.
- Che vuoi?
- Perch non saliamo in macchina? Staremo pi tranquilli.
Burroughs indietreggi di un passo, diffidente. - Non credo proprio.
Quinn estrasse la pistola dalla tasca. - E io non credo che tu abbia scelta.
Murray scarrozz Quinn e Burroughs in giro per Bruxelles, seduti dietro. - Verranno a cercarmi - disse Burroughs. - Passerete dei grossissimi guai.
Quinn lo guard freddamente. - Ti pare che me ne possa importare qualcosa?
- Cosa vuoi?
- Uno scambio d'informazioni.
- Non tratto.
- Dimmi di Robert Taggert.
Burroughs gli lanci un'occhiata sprezzante, ma parve sincero quando rispose: - Dovrebbe dirmi qualcosa, questo nome?
- Proviamo allora con quest'altro: Henry Jansen.
Stavolta ebbe una leggera contrazione dell'arco sopraccigliare sinistro.
- Strano - comment Quinn. - Eppure si tratta della stessa persona.
Burroughs reag stringendosi nelle spalle. - Okay. Se lo dici tu. E allora?
- Jansen doveva darti delle informazioni su un'operazione condotta da Borko.
Burroughs guard Quinn con aria torva, poi ordin, rivolto a Murray: - Ferma la macchina!
Quello, colto di sorpresa, pigi il piede sul freno. Burroughs fece per scendere, ma Quinn lo blocc puntandogli la pistola: - Fermo dove sei. Ken, vai.
L'auto ripart di scatto.
Con l'arma contro il petto di Burroughs, Quinn avvert: - Se pensi che stia scherzando, ti sbagli. Certe persone a cui tengo molto sono nei guai fino al collo per colpa di quello che avete in ballo. Le mie regole d'ingaggio non sono cos rigide come una volta.
Alla fine Burroughs lasci la maniglia e si appoggi all'indietro contro lo schienale del sedile.
- Hai ragione, okay? Jansen e Taggert sono la stessa persona - confess.
Quinn rimase in silenzio.
- E... s. Ha detto che voleva passarci certe informazioni di cui era venuto in possesso.
- Passarci? A chi, esattamente?
- Alla CIA. A chi altri, senn?
- Cosa voleva dirvi, secondo te?
- Se lo sapessimo, non avrebbe avuto bisogno di dircelo, non ti pare?
- Non ha per caso accennato a un campione di sostanza biologica?
- No,  rimasto sul vago. Ha accennato a una messa a punto particolare.
Quinn aggrott la fronte. - Che significa?
- Non ha aggiunto altro. Dovevamo incontrarci cosicch lui potesse darmi altri dettagli.
- Incontrarvi dove?
- Sulle piste da sci di Vail, in Colorado.
- Quando?
- Il giorno in cui c' stato l'incendio. Io ero a Vail, ma Taggert non si  fatto vedere.
- Non sapevi dov'era alloggiato?
- No. Aveva insistito per organizzare tutto autonomamente. La sola cosa che ci ha permesso di fare  stata di trovare qualcuno che gli facesse da autista.
- Protezione?
- Abbiamo insistito.
- E questo autista non vi ha detto dov'era?
- La donna che gli abbiamo assegnato aveva istruzioni di non innervosire ulteriormente Taggert. Non volevamo che l'incontro andasse a monte.
La donna? - Jills - disse Quinn.
- Esatto. Sei stato tu a trovarla,  cos?
Quinn squadr Burroughs per qualche istante, sospettoso. - Qual  il ruolo dell'Ufficio in tutto questo?
Burroughs parve considerare fino a che punto poteva parlare. - Se te lo dico, tu in cambio devi raccontarmi tutto quello che sai.
- Avevo parlato di uno scambio, no?
Burroughs annu. - Ma tu non mi hai ancora riferito niente.
- Hai ragione. Non l'ho fatto.
- Vaffanculo - rispose Burroughs. - Ken, fermati, e ti scagioner spiegando che hai dovuto agire contro la tua volont.
Quinn pieg verso il basso la canna della pistola e premette il grilletto.
Burroughs lanci un grido di dolore, quando la pallottola gli trapass il piede destro. Anche Murray recep il messaggio, pigiando sull'acceleratore.

30.

Quinn si volt di nuovo verso Burroughs, che si teneva ancora il piede ferito, piegato in due per il dolore. Lo tir su, spingendolo contro lo schienale e puntandogli la canna della pistola contro la spalla destra. - Non ti uccider neanche questo. Ma ti far un gran male, puoi scommetterci.
L'altro alz una mano insanguinata, in un gesto di difesa.
- Non si tratta di uno scambio - aggiunse Quinn. - Ma di un flusso di informazioni in una sola direzione. Da te a me. Capito?
Burroughs annu.
- Perch  stato coinvolto l'Ufficio?
Con una smorfia, Burroughs rispose: - Taggert non era considerato una fonte del tutto attendibile. Non era la prima volta che gridava al lupo inutilmente. Se qualcosa fosse andato storto, non volevamo rischiare un effetto boomerang. Per questo motivo l'Ufficio era stato incaricato di garantire il servizio di protezione.
- Jills lavorava per l'Ufficio?
- S.
Un altro dettaglio che Peter gli aveva tenuto nascosto.
- Di che si occupava Taggert?
- Lavorava in proprio nell'ambiente delle attivit clandestine.
- Un agente segreto fuori contratto?
- Un lupo solitario, pi che altro.
- Cosa faceva?
- Ricerche.
- Che genere di ricerche? - chiese Quinn.
- In campo biologico, almeno cos diceva. Era un virologo, per la precisione.
- Si occupava cio di questo lavoro speciale... su commissione?
- Cos diceva.
- Ed era Borko a controllarlo?
- No. Jansen sosteneva che Borko era solo il braccio armato.
- Chi, allora?
- Un certo Dahl.
- Deve avervi detto qualcosa di pi di questo - osserv Quinn. - Che virus ? Vaiolo? Ebola?
- No, no - rispose Burroughs. - Niente del genere. Secondo Jansen era un progetto molto futuristico. Per non ci era parso convincente. Poi ci ha detto che poteva fornirci delle prove concrete.  stato per questo che gli abbiamo accordato l'incontro. Ma le prove che sosteneva di avere sono finite in cenere insieme a lui.
Non  detto pens Quinn, pensando al braccialetto.
- Non importa - prosegu Burroughs.
- Perch?
- Te l'ho gi spiegato, Jansen era inaffidabile. Voleva solo scucirci un po' di soldi.
Quinn fece una risatina amara. - Non gli avete creduto.
- Gi altre volte aveva sollevato un gran polverone per nulla. Non c'era motivo di pensare che questa volta fosse diverso. Per giunta, ci aveva detto che c'era coinvolto Borko, quando invece sapevamo dalle nostre fonti che il serbo era fuori gioco da oltre un mese.
Quinn non riusciva a credere alle proprie orecchie. - E il suo omicidio? Il sabotaggio ai danni dell'Ufficio?
- Solo una guerra interna tra agenzie. Purtroppo per lui, Jansen si  trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.
- Sarebbe davvero andata cos, secondo te?
Burroughs tard un istante a rispondere. - S.
- Sei un idiota - concluse Quinn. Si rivolse poi a Murray: - Sei stato bravissimo.
- Merda! - gemette Murray. - Sono un uomo morto.
- Ci penser io - lo rassicur Quinn. - Ne verrai fuori.
- Come diavolo pensi di fare? - chiese Murray, girandosi per un istante a guardare Quinn.
- Devi solo fidarti di me.
- Che facciamo? Continuiamo a girare per tutta la notte?
- Prima dovrai lasciarmi dove ti dir - rispose Quinn. - Dopodich, ti consiglio di prenderti un breve periodo di vacanza. Una settimana dovrebbe essere sufficiente.
- Accidenti a te - imprec Murray.
- Non posso aiutarti se finisci in gattabuia - continu Quinn.
- Non ce la farai mai - mormor Burroughs, senza molta convinzione.
- Davvero? - ribatt Quinn. - Ti conviene sperare il contrario. - Scrut attraverso il parabrezza. - Prendi la prima a destra. Poi, alla prima traversa, di nuovo a destra.
Murray fece come Quinn gli aveva ordinato. Appena svoltarono nella seconda strada a destra, Quinn esclam: - Accosta. Svelto!
Murray accost al marciapiede e inchiod. Quinn spalanc lo sportello. - Stai tranquillo, te la caverai - assicur, scendendo a terra.
- Vaffanculo - gli rispose Murray.
Era l'una e mezzo del pomeriggio quando Quinn torn nel quartiere di Neuklln. I marciapiedi di Karl-Marx-Strae erano pieni di gente che approfittava del tempo un po' pi clemente per andare a fare acquisti. Quinn compr un paio di sandwich con Bratwurst e due lattine di Coca-Cola, prima di dirigersi verso il negozio sfitto dove aveva lasciato Orlando.
Era convinto di trovarlo deserto, ma quando apr la porta, manc poco che Orlando gli saltasse addosso, cogliendolo del tutto di sorpresa.
- Avrei potuto ucciderti - gli disse lei.
Quinn si gir lentamente. Orlando stringeva in mano la Glock, con la canna puntata verso i suoi piedi. Aveva gli occhi arrossati, il viso sciupato e pallido come un cencio. Quinn si chiese se avesse dormito un attimo, durante la sua assenza.
- Dove diavolo sei stato?
- Bruxelles - rispose lui. - Te l'avevo detto, quando sono andato via.
- Mi aspettavo che tornassi ieri. - Negli occhi le pass un lampo di rabbia.
- Mi ci  voluto pi di quanto immaginassi.
Lui le pass davanti per entrare nell'altra stanza e sedersi. Prese dal sacchetto uno dei sandwich. Orlando lo segu e lui le porse il sacchetto.
- Ce n' uno anche per te.
Lei gli si avvicin, ignorando il sacchetto. - Avresti dovuto avvertirmi.
Quinn, si trattenne a stento dal risponderle male. - Scusami - replic. - Hai ragione. Avrei dovuto avvertirti. - Le porse di nuovo il sacchetto. - Prendi il sandwich.
Per un momento parve che lei fosse sul punto di buttarlo via con una manata. Invece poi lo prese e si sedette con le gambe incrociate sul pavimento, davanti a lui.
Mentre mangiavano, le raccont della sua chiacchierata con Burroughs. Orlando non fece commenti, limitandosi a qualche occasionale cenno di assenso.
- C' dell'altro - prosegu lui, quando ebbe finito con il resoconto degli eventi di Bruxelles.
Orlando lo guard incuriosita.
- Prima che io partissi per il Belgio, ho ricevuto via e-mail una cosa.
Un lampo di speranza pass nello sguardo di Orlando. - Che cosa?
- Te la mostro.
Raccolse da terra il monitor portatile e se lo mise sulle ginocchia. Prese dalla tasca la chiavetta USB e l'inser in una delle porte. Orlando nel frattempo si era avvicinata per guardare lo schermo. In breve tempo Quinn recuper le foto scaricate a Francoforte. Apr per prima quella di Nate.
Orlando rimase a bocca aperta, constatando come l'avevano ridotto. -  vivo! - esclam poi.
- Per il momento, ritengono pi conveniente lasciarlo in vita.
- Ho visto che c'erano due file - disse lei.
Quinn annu lentamente. Non voleva farlo, ma non sapendo come evitarlo, chiuse la foto di Nate e apr l'altro file.
Stavolta Orlando rest davvero senza fiato. - Dov'? - chiese, afferrando lo schermo.
- Non lo so - rispose Quinn. - Potrebbe essere un fotomontaggio.
Lei avvicin il monitor, scrutando l'immagine di suo figlio da pochi centimetri di distanza, per non farsi sfuggire il minimo particolare.
- La posa di Garrett ti sembra familiare? - domand Quinn. -  possibile che abbiano preso una sua foto e l'abbiano trasposta su un altro sfondo?
- Non l'ho mai vista prima.
Se Dahl avesse avuto bisogno di truccare in tal modo la foto, c'era da temere il peggio riguardo alla sorte di Garrett. Ma se Orlando non la riconosceva, forse si trattava davvero di un'immagine autentica.
- Dov'? - chiese di nuovo Orlando. Guard Quinn. - Dove diavolo ?
- Lo troveremo - assicur lui. - Te lo prometto.
Lei lo fiss, stravolta dallo strazio, con le narici dilatate. Pareva attendere da lui una parola di conforto, ma Quinn non riusc a dire nulla che fosse all'altezza della situazione.
Alla fine fu Orlando a parlare. - C' qualcosa che dovresti vedere.
Si sedette a terra accanto a lui e gir il monitor in modo che potessero guardarlo entrambi. Premette un paio di tasti e apparve l'immagine di una delle stanze del seminterrato dell'acquedotto, quella che non conteneva la cella frigorifera.
C'erano quattro uomini. Sui tavoli diverse bombole d'aria. Uno mise in funzione un compressore che c'era sul pavimento.
- Ecco - fece Orlando, indicando un punto del monitor. Un quinto uomo stava su un lato della stanza, da solo, e osservava gli altri.
Era Borko.
Il serbo non sembrava per nulla cambiato dalla prima volta che Quinn l'aveva visto, a Toronto. La sola differenza era che adesso i suoi capelli bruni si erano un po' ingrigiti.
- Aspetta - disse Orlando.
Schiacci un altro pulsante, azionando il comando di avanzamento veloce. Quinn guard la sequenza accelerata degli uomini che trafficavano con le bombole per riempire quelle vuote. Completata l'operazione, le misero in fila sul pavimento, vicino a uno degli armadi.
- Ecco - prosegu Orlando, riportando la registrazione alla velocit normale.
Giusto mentre i quattro si apprestavano a sgombrare il campo, squill un telefono.
Borko fece cenno agli altri di andare, poi prese un cellulare nero dalla tasca della giacca. Diede un'occhiata al display, quindi rispose alla chiamata. Borko!
Rimase ad ascoltare per qualche istante, poi riprese a parlare. Ma non in serbo, o in tedesco. In inglese.
S, s disse. Procede tutto come stabilito. Il test sar qui stasera". Fece una pausa per ascoltare la voce dall'altra parte. Non ti preoccupare. Abbiamo quarantott'ore di tempo, no? Magari arriveremo al pelo, ma ce la faremo". Un'altra pausa. No, non c' bisogno che tu venga. Torner stasera. Controlla che sia arrivato il necessario. Domani saremo pronti. Andr tutto liscio". Poi Borko sorrise. Nessun segno di lui o della donna continu il serbo. Ma ci siamo assicurati contro un loro tentativo di interferire. Hai mandato i file? Il sorriso si trasform in un sogghigno crudele. Questo dovrebbe tenerli a bada. Se non ci disturbano pi, potremo sbarazzarci dei nostri ospiti dopo che sar stata effettuata la consegna".
Orlando mise il monitor in pausa. - Non c' nient'altro di importante - disse. - Con chi stava parlando, secondo te? Dahl?
Quinn annu. - Direi proprio di s.
Quinn fiss l'immagine bloccata sullo schermo: Borko che allontanava il telefono dall'orecchio. Dietro di lui, la porta della stanza si era aperta e un uomo stava per entrare.
- Fai ripartire la registrazione - ordin Quinn.
Orlando guard lo schermo per un momento, la fronte aggrottata. Dopo un attimo, premette un pulsante.
Borko si rimise in tasca il telefonino e si gir per vedere chi stava arrivando.
- Ferma ancora - disse Quinn.
Il nuovo venuto ora era vicino a Borko. Capelli biondo-rossicci tagliati corti, soprattutto ai lati, statura abbondantemente superiore al metro e ottanta.
- Lo conosci? - chiese Orlando.
Quinn fece un cenno di assenso. -  Leo Tucker.
Orlando sbarr gli occhi per la sorpresa. Guard di nuovo il monitor.
- Ne sei sicuro?
- S.
Silenzio.
- Dunque Piper non si  limitato a fare la spia ai nostri danni - disse Orlando. - C' dentro anche lui fino al collo.
Ma Quinn non rispose subito. Era tentato di tenere i propri pensieri per s, per sapeva che non poteva farlo. - E se Piper fosse Dahl? - sugger.
Orlando stava per replicare ma si blocc, quasi trasfigurata in viso, mentre ricomponeva i pezzi del rompicapo.
- Certo - mormor, come se parlasse solo a se stessa. Poi scrut Quinn in faccia e aggiunse: -  cos, vero? Piper e Dahl sono la stessa persona.
- Tra lui e Durrie la rottura fu totale, vero? - domand Quinn, cercando di ricordare le circostanze precise.
- Durrie lo considerava soltanto un pazzo - rispose Orlando. - Ma per Piper, s, forse la motivazione era ben pi forte. Durrie lo aveva estromesso da un incarico molto prestigioso per una sciocchezza. Durrie mi raccont che Piper era mancato a un'importante riunione preliminare. Disse che per colpa sua avevano fatto la figura dei dilettanti. Glielo rinfacci per mesi. Piper perse credibilit. Gli ci vollero anni per riabilitarsi.
- Vero - concord Quinn. - Per come Durrie raccontava la faccenda, penso che stesse cercando solo una scusa per rompere il sodalizio. E adesso che Piper  tornato in attivit,  in condizione di vendicarsi. E poich Durrie non c' pi, se la prende con chi gli era pi vicino, la sua donna e il suo apprendista. Tu e io.
- E Garrett.
- No - dissent Quinn. - Garrett  solo un bonus extra. Sono quasi convinto che Piper non sapesse nemmeno della sua esistenza finch io non l'ho condotto da te. - L'espressione di Quinn s'irrigid. - Maledizione. Mi ha fatto credere che fosse a Ho Chi Minh gi da un pezzo. Invece mi sa che era arrivato in Vietnam dopo di me, seguendo le mie tracce. - Guard Orlando con espressione contrita. -  colpa mia se  riuscito ad arrivare fino a te.
L'espressione di lei era tesa, grave. Non lo condannava, ma nemmeno lo perdonava. - Dimmi cosa pensi di fare, adesso - si limit a mormorare.
Quinn riflett un istante. - Quando stasera Borko lascer il complesso, lo seguiremo - disse. - E cercheremo di parlare con lui a quattr'occhi.
Orlando fece un cenno d'assenso. - Bene. Se avessi proposto qualsiasi altra cosa, l'avrei fatto io al posto tuo.
Lui avrebbe voluto chiederle perch non l'aveva suggerito lei. Disse invece: - Mi fa piacere che siamo di nuovo sulla stessa barca.
Il sorriso di Orlando non fu rassicurante.

31.

La disputa su chi avrebbe dovuto agire e chi restare di guardia fu piuttosto accesa. Quinn era pi bravo a guidare ed era fisicamente pi equipaggiato per affrontare Borko, se fosse stato necessario. A malincuore, Orlando accett di restare di guardia. Ma solo a condizione che se fosse riuscita a tornare all'auto abbastanza in fretta, lui l'avrebbe aspettata.
- Trenta secondi - disse Quinn.
- Quarantacinque - replic lei.
La scuola elementare di fronte alla centrale dell'acquedotto era il posto migliore per piazzarsi. Ma non era facile accedervi, cos ripiegarono sul tetto del condominio subito alle spalle della scuola.
Quinn impieg meno di quindici secondi per forzare la serratura di sicurezza del portone. In cima alle scale c'era una porta che non sembrava venisse usata spesso; era logico presumere che fosse quella del terrazzo. Dopo che ne ebbe ispezionato la cornice, Orlando sussurr a Quinn: - Non vedo impianti d'allarme. Vado?
Quinn e Orlando uscirono sul terrazzo nel freddo e nel buio della notte.
Si diressero verso il retro del palazzo, abbassandosi per restare sotto il bordo del muretto perimetrale.
Poi Quinn si affacci con cautela. L'edificio pi vicino a loro era la scuola. Grazie al cielo era una costruzione a un solo piano, che bloccava solo parzialmente la visuale della strada sottostante, ma non quella del complesso dell'acquedotto. Il punto d'osservazione era tutto sommato accettabile.
- Dammi il binocolo - ordin Quinn.
La facciata della centrale era quasi tutta al buio. La sola luce veniva da una lampadina sopra la porta d'ingresso. C'erano diverse auto parcheggiate l davanti: due Mercedes, una Ford e una Peugeot. Vicino all'entrata un furgone di colore scuro. Quinn individu dov'erano appostate le sentinelle. La sorveglianza era stata notevolmente intensificata rispetto ai giorni precedenti.
Torn a sedersi, riparandosi dietro il muretto. - Fatto - disse, restituendo a Orlando il binocolo e riferendole il risultato della sua ispezione. - Chiamami appena lo vedi comparire.
- D'accordo.
Quinn cominci ad allontanarsi dal muretto, sempre stando chino.
- Quarantacinque secondi - gli ricord lei.
- Ma non uno di pi - rispose Quinn, rialzandosi e affrettandosi verso la porta che dava sulle scale.
Quinn aveva parcheggiato l'auto davanti al condominio quel pomeriggio presto, quando era pi facile trovare un posto libero. Si sistem al volante, rimpiangendo di non avere un bel thermos di caff caldo, anche se doveva ammettere che la situazione di Orlando era ancora meno confortevole, al momento.
Quel pomeriggio, oltre a rubare la Mercedes in cui adesso stava seduto, si era procurato qualche altro arnese che poteva tornargli utile. Un rotolo di corda e un piede di porco, tra le altre cose, e un cellulare per Orlando. Aveva anche passato del tempo navigando in Internet, attivit che era risultata produttiva e frustrante insieme. Produttiva perch era riuscito a mettersi in contatto con la struttura organizzativa dello IOMP, e perfino a iscriversi alla loro prossima convention presentandosi come il dottor Richard Kubik, di Topeka, Kansas. L'unica cosa che lo lasci perplesso fu che la convention era fissata solo di l a una settimana. Borko aveva detto che l'operazione sarebbe dovuta cominciare entro quarantott'ore. Una discrepanza temporale inspiegabile.
La tempistica. La convention. Il legame con l'Ufficio. L'effettiva natura dell'agente biologico. Erano tutte domande che attendevano ancora una risposta.
Quanto alla natura del morbo, la risposta era altrettanto vaga. Aveva sperato che la Talpa potesse colmare la lacuna. Ma anche lui non si era pi fatto vivo.
Ancora pi frustrante, poi, il buco nell'acqua che aveva fatto tentando di accedere ai file caricati da Jansen attraverso il suo server FTP.
Sussult leggermente quando il suo cellulare si ridest. Sul display lesse il nome di Orlando. Si infil l'auricolare nell'orecchio.
- S? - disse.
- Borko  arrivato - comunic lei.
Stando al resoconto di Orlando, Borko era arrivato con una Porsche blu e aveva atteso che le guardie all'interno del complesso gli aprissero il cancello. Poi era andato fino all'edificio principale e aveva parcheggiato l'auto dietro il furgone, vicino all'ingresso. Sembrava che Borko fosse da solo. Orlando aveva chiamato non appena l'aveva visto sparire nella centrale.
Una Porsche. Fantastico pens Quinn. Se fosse stato costretto a inseguirla sull'autostrada, mai e poi mai avrebbe potuto tenergli dietro con la sua Mercedes.
Dopo circa un'ora, Orlando chiam di nuovo. -  appena uscito.
Quinn avvi il motore ma rimase dov'era, accostato al marciapiede. - Che fa?
- Sta parlando con qualcuno. Stanno andando insieme verso la sua macchina. - Una pausa. - Io adesso mollo.
- Aspetta - ordin Quinn. - Dobbiamo sapere da che parte va.
- Torner nella stessa direzione da dov' arrivato.
- Non puoi saperlo.
Quinn la sent ansimare attraverso l'apparecchio, segno che stava venendo gi di corsa. - Sto scendendo - conferm infatti lei.
Quinn imprec tra s e s, guardando l'orologio. Poi disse: - Hai trenta secondi.
- Quarantacinque - sbuff Orlando.
- Ne hai gi consumati quindici.
Quinn usc dal parcheggio e ferm la Mercedes in doppia fila davanti all'ingresso del condominio.
- Quindici secondi - disse.
- Ci sono quasi.
- Dieci.
- Aspetta!
Quinn guard il portone. Orlando non era ancora spuntata.
- Il tempo  scaduto. Sto partendo.
- No! - grid lei.
Improvvisamente sbuc dall'ingresso, correndo verso l'auto. Quinn le apr la portiera di destra. Lei salt a bordo, richiudendo in fretta.
- Vai, vai, vai! - esclam. - Elbestrae. Giusto davanti al tuo naso.
Quinn pigi sull'acceleratore. La Mercedes schizz verso la fine dell'isolato. Quando arrivarono all'incrocio, Quinn si ferm. Elbestrae era deserta.
Giusto in quel momento risuon il rombo rauco di un motore, e una coppia di fari illumin lo specchietto retrovisore. Un attimo dopo una Porsche blu li super sfrecciando.
Quinn tir un sospiro di sollievo e svolt a sinistra in Elbestrae solo qualche secondo dopo l'auto di Borko.

32.

Dopo una ventina di minuti, la Porsche si ferm davanti a un sordido alberghetto nella zona di Schneberg, la parte pi meridionale di Berlino. Quinn parcheggi a mezzo isolato di distanza. Borko scese dall'auto ed entr nell'edificio.
Appena fu sparito all'interno, Quinn e Orlando smontarono dalla Mercedes. S'incamminarono verso l'albergo, riparandosi in una parte in ombra del marciapiede. Da l, Quinn poteva tenere d'occhio l'atrio.
- Ci sono tre uomini, all'interno - sussurr. - Uno sembra il portiere di notte. Gli altri due non sono sicuramente degli ospiti.
- Uomini di Borko? - chiese Orlando.
- Suppongo di s.
- Ma  venuto da solo. Significa che erano gi l ad attenderlo.
Quinn annu.
- Dev'esserci qualcosa di importante, l dentro. Qualcosa che richiede una sorveglianza continua.
Quinn comprese a cosa voleva alludere lei. Avrebbe forse dovuto dissuaderla dal nutrire eccessive speranze, per non se la sent.
- Abbiamo due opzioni - disse invece. - Aspettare che Borko torni fuori e continuare a seguirlo, augurandoci che si presenti un'occasione pi favorevole per intercettarlo, o entrare l per cercare di capire cosa c' di cos importante.
- Io di qui non me ne vado - replic Orlando. - Tu fai quello che ti pare.
Dieci minuti dopo, la porta d'ingresso dell'albergo si apr. Risuonarono le voci di Borko e di un altro uomo che discutevano tra loro per strada.
Quinn si era appostato dietro un'auto parcheggiata sul lato opposto della carreggiata rispetto alla Porsche. Orlando stava nascosta in una zona buia all'angolo dell'edificio. Arrischiandosi a sporgere la testa dal suo nascondiglio, Quinn vide i due uomini andare verso la macchina. Lo scagnozzo di Borko si ferm davanti alla Porsche, aspettando che il suo capo salisse a bordo. Approfittando di quell'attimo di distrazione, Quinn si avvicin furtivamente all'auto, ponendosi a meno di tre metri di distanza dall'uomo. Il motore della Porsche si mise in moto, poi Borko si stacc dal marciapiede e ripart.
Prima che la guardia del corpo tornasse nel tepore dell'albergo, Quinn lo blocc da dietro stringendogli un braccio intorno al collo e sferrandogli un paio di cazzotti alla mascella con la mano libera. Quando l'uomo si accasci a terra, privo di sensi, gli sfil la pistola, gettandola sotto un'auto parcheggiata, e lo trascin in una zona buia accanto all'albergo.
L'altro scagnozzo di Borko non era ancora uscito a cercare il compagno, che Quinn e Orlando fecero irruzione con le pistole spianate. Il secondo uomo era vicino agli ascensori. Appena li vide, tent di estrarre l'arma dalla fondina ascellare, ma Orlando lo colp a un braccio. Il tizio lanci un grido di dolore e la pistola ruzzol a terra. Quinn si slanci in avanti e gli sferr un pugno in faccia, facendolo finire prima contro il muro e poi sul pavimento.
Un rumore fece voltare Quinn di scatto. Il portiere di notte stava prendendo il telefono. - Nein - gli disse. - Vieni qui.
Con riluttanza, quello gir intorno al bancone e si avvicin a Quinn.
- Hai una stanza dove possiamo metterlo? - gli chiese in tedesco.
L'altro fece un cenno di assenso.
- Forza, dacci una mano.
Dopo aver rinchiuso le due guardie di Borko in un ufficetto contiguo all'atrio, Quinn si rivolse di nuovo al portiere. - In che stanza sono? - gli chiese, sperando cos di poter affrettare le cose.
- Chi? - chiese il portiere.
Orlando gli mise la pistola sotto il naso.
- Terzo piano. Camera 312.
Non c'erano uomini di guardia fuori dalla camera 312. - In quanti sono, dentro? - domand Quinn al portiere.
- Tre, penso.
Arrivarono davanti alla porta. - Hanno qualche segnale di riconoscimento?
- Non lo so.
- Allora bussa e basta. Digli che il loro capo ha ordinato qualcosa da mangiare.
L'uomo buss. Quinn sent dei passi avvicinarsi, poi una voce chiedere: - Chi ?
- Sono Herbert - rispose il portiere. - Il vostro capo mi ha detto di portarvi qualcosa da mangiare.
La porta si apr. Sulla soglia apparve un ragazzo sulla ventina.
- Accidenti, era ora. Sto moren... - S'interruppe, notando la presenza di Quinn. Fece per estrarre la pistola, ma era gi tardi.
Quinn gli spinse contro il portiere, facendoli ruzzolare entrambi a terra, insieme alla pistola. Poi fu svelto a entrare e a raccogliere l'arma. Orlando arriv subito dopo di lui, chiudendosi la porta alle spalle. Un secondo uomo balz in piedi da una poltrona alla destra di Quinn. Tent di afferrare una mitraglietta Uzi che aveva lasciato sul tavolo, ma Quinn gli piant una pallottola nella spalla, facendolo ricadere sulla sua poltrona.
Adesso Quinn e Orlando stavano al centro della stanza, tenendo i due scagnozzi sotto la minaccia delle armi.
- C' nessun altro, qui dentro? - chiese Quinn a quello ferito. - Non ti conviene raccontarmi balle.
- Nessuno - grugn l'uomo.
Quinn perlustr la camera con lo sguardo.
In un angolo c'era un letto. Sopra c'era disteso qualcuno. Anche Orlando aveva guardato da quella parte, ma sul suo viso si leggevano delusione e paura. La persona sul letto era troppo corpulenta per essere suo figlio.
Quinn fin di ispezionare la stanza. A sinistra c'erano due porte, una accanto all'altra. Vicino a una di quelle un com con sopra un televisore.
- Che cosa c' dietro quelle porte? - chiese Quinn.
- Un armadio e il bagno - rispose il portiere, ancora steso sul pavimento.
Quinn parl con l'uomo sulla poltrona. - Hai altre armi?
L'altro fece cenno di no con il capo. Quinn and a prendere l'Uzi e se lo mise in spalla. Poi appunt la propria attenzione sulla persona sul letto: un bianco, di circa vent'anni.
Nate.
Quinn si rivolse ai tre prigionieri, indicando la porta pi vicina. - Dentro. Voi due nell'armadio - disse. - E tu invece nel bagno - ingiunse al portiere.
Quest'ultimo e l'uomo che era a terra si alzarono, pronti a obbedire.
- Anche tu - ordin Orlando al terzo.
Quello si tir su a fatica dalla poltrona, ma segu gli altri due. Quando il compagno apr la porta dell'armadio a muro, s'infil dentro insieme a lui.
Quinn li raggiunse. - I telefonini - intim, tendendo una mano.
I due uomini di Borko consegnarono i cellulari e Quinn, dopo averli intascati, chiuse l'armadio.
Il portiere era gi in bagno, seduto sul coperchio della tazza del gabinetto.
- Hai un telefonino? - gli chiese Quinn.
- No.
- Sicuro?
- Non ce l'ho. L'ho lasciato gi, sotto il bancone.
Quinn chiuse la porta del bagno e poi, con l'aiuto di Orlando, trascin il com di fronte alle due porte, bloccandole.
Con Nate caricato in spalla, Quinn attravers la hall deserta dell'albergo e usc nel buio della notte. Orlando era corsa avanti per aprire lo sportello posteriore dell'auto. Sdraiarono Nate sul sedile.
- Quinn? - mormor Nate, sollevando a fatica le palpebre.
- Tranquillo, sei in salvo.
Nate balbett qualcos'altro, ma i suoi occhi si richiusero e la testa ricadde all'indietro.
- Mi dispiace - disse Quinn a Orlando.
- Dove lo portiamo? - chiese lei, come se non l'avesse sentito.
Quinn rispose dopo averci riflettuto un attimo. - Conosco un posto.
Si misero di nuovo in macchina. Dopo aver avviato il motore, Quinn si rivolse a Orlando: - Troveremo anche Garrett.
Un sorriso spento fu l'unica reazione di lei.
Sophie, sulla porta del bar, stava salutando un cliente, quando Quinn accost al marciapiede e posteggi l'auto.
- Ero convinta che non saresti pi tornato - esord.
- Ho bisogno del tuo aiuto - rispose Quinn.
Lei si avvicin alla Mercedes, ma si ferm quando scese Orlando.
- Chi ? - chiese.
- Un'amica - rispose Quinn.
Poi and allo sportello posteriore, l'apr e con l'aiuto di Orlando tir fuori Nate.
- Che gli  successo? - domand Sophie.
- Non sta bene.
- Lo vedo. Ma che gli  successo?
- Non importa.
- Sei stato tu?
- No.
Nate gemette mentre Quinn se lo issava in spalla.
- Non capisco - insistette Sophie. - Che ha?
- L'hanno drogato - spieg Quinn.
- E anche pestato di santa ragione.
- S. - Quinn si avvi verso il retro dell'edificio, seguito da Orlando.
- Dove pensi di portarlo? - protest Sophie. - Dovrebbe stare in un ospedale.
- Non posso portarcelo.
- Perch?
- Perch no. - Avevano intanto raggiunto l'ingresso della casa di Sophie.
- Aspetta - disse lei, prendendo Quinn per un braccio. - Non posso fare niente per lui.
- Hai un letto extra, no? Non mi serve altro. Qualcuno gli prester le cure del caso - assicur Quinn.
La donna non si mosse.
- Sophie, ti prego. Apri la porta.
Lei allora obbed. - In che razza di pasticcio mi stai cacciando?
-  meglio che tu non lo sappia.
Sistemarono Nate nella stanza degli ospiti, poi Quinn and in bagno per prendere degli asciugamani. Con un telo inumidito cominci a tamponare le ferite.
- Lascia fare a me - disse Orlando, togliendogli l'asciugamano e indicandogli la porta che comunicava con il soggiorno. - La tua amica vorr farti qualche domanda, immagino.
Con un riluttante cenno di assenso, si avvi verso l'altra stanza.
Trov Sophie seduta al tavolo della cucina, con davanti una bottiglia di vino e un bicchiere mezzo pieno. Stava con le mani giunte davanti a s, le dita intrecciate, come se stesse pregando. Ma aveva gli occhi spalancati, lo sguardo fisso nel vuoto.
Quinn si accomod sulla sedia dalla parte opposta del tavolo.
Lei sollev gli occhi e lo osserv. - Che succede, Jonathan? Chi  quel poveretto?
- Te l'ho detto. Un amico. Un collega.
- E la donna?
- Lo stesso.
- Tutti e due colleghi di lavoro?
- S - rispose lui, dopo una breve esitazione.
- Tutti consulenti finanziari? Mi risulta difficile crederlo.
- Sophie...
In quel momento in soggiorno si ud il trillo del campanello. La donna si volt, sorpresa. - Chi pu essere?
- Non ti preoccupare - la rassicur Quinn, alzandosi e andando ad aprire.
- Chi ? - chiese ancora Sophie.
- Uno che  qui per aiutare - replic Quinn.
Il dottor Garber era il contatto che Quinn aveva a Berlino per le cure mediche di emergenza. Il dottore aveva una lunga esperienza nel settore. Una richiesta urgente di assistenza nel cuore della notte in una localit fuori mano? Nessun problema. Nessuna documentazione ufficiale. Compenso in contanti. Quinn l'aveva chiamato mentre andavano a casa di Sophie.
Il dottore rimase circa mezz'ora con Nate. Quando infine usc dalla stanza degli ospiti, Quinn gli and incontro.
- Senza degli esami specifici, non so dire esattamente cosa gli abbiano dato - spieg il dottore. - Qualcosa per calmare lui, non il dolore, direi.
- Si riprender? - domand Quinn.
- Con un adeguato periodo di riposo dovrebbe rimettersi piuttosto in fretta - disse Garber. - Ma difficilmente sar al cento per cento, almeno per un po'. Oltre alle ferite lacero-contuse alla faccia, ha una costola rotta e una spalla slogata. La spalla  tornata a posto da sola, per l'articolazione  gonfia e infiammata. Ho lasciato dei medicinali sul comodino.
- Quando potremo spostarlo?
- Tra un paio di giorni - rispose Garber.
- Due giorni? - insorse Sophie. - Non pu stare qui due giorni. Portatelo in ospedale se ha bisogno di tutte queste cure.
- Sophie - intervenne Quinn, cercando di farla ragionare - non  possibile, te l'ho detto. Lo so che ti sto chiedendo molto.
- Non capisco. Niente ospedale? Se  un tuo amico, dovresti portarcelo.
-  pi al sicuro qui da te - intervenne Orlando.
Sophie la guard con un lampo di sdegno negli occhi. - Tu! Non so chi sei. Non dirmi cos' sicuro e cosa no. Non ti azzardare a rivolgermi la parola.
- Sophie...
- Chi  lei? - Sophie indic Orlando. - La tua donna?
Quinn tir un sospiro. - Non  la mia donna. Solo una collega.
- Non ti credo.
- Lo giuro, Sophie. Lavoriamo insieme.
- E il tuo amico, di l? Lavora anche lui insieme a voi?
- S.
- Che genere di lavoro , se l'hanno conciato in quel modo? E non pu nemmeno andare a farsi curare in ospedale?
Quinn sospir di nuovo. - Devi fidarti di me. Ho bisogno del tuo aiuto. Questo  il posto pi sicuro dove possa stare.
Sophie fece parecchi respiri profondi, per far sbollire la rabbia.
-  davvero un tuo amico? - domand infine in tono quasi rassegnato.
- S - conferm Quinn.
Una pausa. - Due giorni? - chiese poi Sophie, guardando il dottore.
- Non di pi - assicur Garber.
Sophie rimase in silenzio per qualche istante. - Va bene. Due giorni. Poi lo portate via.
- Grazie - replic Quinn.
Il dottor Garber si diresse verso la porta. - Torner nel pomeriggio - disse a Sophie. - Quinn le dar il mio numero, se dovesse esserci qualche problema.
Sophie guard Quinn. - E voi due? Ve ne andate pure voi?
- Solo Orlando - rispose Quinn. - Io rester fino a domani mattina. Dopo per avr altre cose da fare.
Sophie tacque ancora per qualche momento. - Bene - concluse, quindi gir sui tacchi, si rec in camera da letto e si chiuse dentro.

33.

Quinn trascorse la maggior parte della notte su una sedia di legno vicino al letto di Nate. Voleva essere presente, quando il ragazzo si fosse svegliato. Ma Nate non si era praticamente mai mosso. Il mattino seguente, Quinn torn malvolentieri nella base di fortuna di Karl-Marx-Strae.
- Come sta? - chiese Orlando. Occupava una delle sedie pieghevoli, con il monitor sul pavimento accanto a lei.
Quinn apr un'altra sedia e si accomod anche lui. - Sempre uguale.
Orlando aveva delle profonde occhiaie scure sotto gli occhi. - Reagiranno molto male quando sapranno che l'abbiamo liberato.
- Vero - convenne lui. - Sei riuscita a dormire almeno un po'?
- E se Piper e Borko sfogassero la loro rabbia su Garrett? - rispose lei, ignorando la domanda.
- Se ne guarderanno bene - assicur Quinn. -  l'unica arma di ricatto che adesso hanno in mano.
Orlando tir un sospiro profondo, poi disse: - C' una cosa che dovresti vedere.
- Che cosa?
- Quando sono tornata qui dopo che ci siamo lasciati, ieri notte, ho controllato di nuovo l'interno della centrale attraverso la telecamera.
- E?
- A un certo punto, qualcuno ha portato delle scatole nel seminterrato. Dev'essere successo mentre stavamo seguendo Borko. Le scatole non c'erano, prima.
- Le avranno scaricate dal furgone che era parcheggiato davanti alla porta?
- Potrebbe essere.
- Fammi vedere.
Lei sollev il monitor da terra e lo accese. Lo schermo si illumin, mostrando uno degli ambienti del seminterrato.
- Sarebbero queste, le scatole? - chiese Quinn. Ce n'erano diverse, alcune sul tavolo da lavoro e parecchie altre sul pavimento.
- S - rispose lei, con una certa esitazione nella voce.
- Che c'?
Orlando guard meglio il monitor.
- Che c'? - ripet Quinn.
- Sono solo quattordici.
- E allora?
- Ieri notte erano venti.
Anche Quinn cont le scatole. Orlando aveva ragione. Erano quattordici. - E quelle etichette sulle scatole? - domand.
- Non sono riuscita a ingrandire abbastanza l'immagine per leggere cosa c' scritto.
- La sfera! - esclam Quinn.
Orlando pass alla camera bianca. Sbarr gli occhi per la sorpresa.
- Non mi piace per niente - mormor.
C'erano quattro persone, nel laboratorio all'interno della camera bianca. Tutte protette da tute anticontaminazione. Due stavano davanti al tavolo da lavoro sulla destra. Sopra c'era una scatola simile a quelle nel seminterrato, con il coperchio aperto. Sul pavimento si contavano tre scatole, una sopra l'altra. Sembravano ancora sigillate. Accanto alla porta, quasi fuori dal campo visivo della telecamera, c'erano le ultime due scatole, aperte e vuote.
Gli altri due uomini stavano davanti alle cappe di sicurezza biologica al centro della stanza. Uno aveva le braccia e le mani infilate nella cappa pi vicino alla porta, mentre l'altro osservava.
- Che fanno? - chiese Orlando, indicando i tizi nei pressi del tavolo da lavoro.
Stavano estraendo il contenuto di una delle scatole: scatole di metallo pi piccole a gruppi di dieci, sovrapposte a due a due e tenute insieme da un sottile foglio di plastica.
Gli uomini ne presero una pila e l'appoggiarono sul tavolo. Poi levarono il foglio di plastica e sistemarono le scatole pi piccole una a fianco all'altra su un vassoio. Quando questo fu pieno, uno degli uomini lo inser attraverso un'apposita apertura sul fondo di una delle cappe.
Quinn riusc a dare un'occhiata all'interno delle scatole pi piccole. Erano vuote.
Il portello della cappa adesso era sigillato. L'uomo che aveva riposto il vassoio torn al tavolo. Quello che, nel frattempo, stava armeggiando con l'altra cappa aveva finito il suo lavoro e stava sfilando le mani dai manicotti.
C'erano diversi pulsanti sulla parte anteriore dell'apparecchiatura, in basso. L'uomo ne pigi uno e qualcosa all'interno si mise in moto.
Quinn e Orlando scorsero il fondo aprirsi, e il vassoio che era stato inserito l sotto sollevarsi. Il tizio rimise le mani dentro i manicotti. All'interno della cappa c'era una piccola mensola, e sopra un contenitore pieno di quelle che sembravano decine di capsule grandi quanto una monetina, panciute al centro e pi sottili alle estremit. Quinn sapeva che non erano le stesse che aveva visto riporre nei minifrigoriferi. L'uomo che lavorava davanti alla cappa intanto stava prendendo le capsule, sistemandole una a una dentro le scatolette. Sei per ciascuna.
- Mentine? - mormor Quinn.
- Che? - chiese Orlando, ma Quinn era completamente concentrato sul monitor.
Ci volle un po', ma dopo averle riempite tutte, l'uomo le sigill con il coperchio, tolse le mani dai manicotti e pigi un altro pulsante. Il vassoio si abbass e il fondo della cappa si richiuse sopra.
L'uomo azion un altro pulsante. Dal fondo della seconda cappa, emerse lo stesso vassoio di prima. Quando le scatolette furono in posizione, il secondo uomo gir una manopola sul davanti della cappa, che si riemp di una sottile nebbiolina.
- Si direbbe... - osserv Orlando, senza finire la frase.
- Disinfettante? - complet Quinn.
Orlando assent con un cenno del capo.
- Qualcosa di simile, credo - prosegu Quinn. - Solo di un tipo molto pi forte di quello che si trova normalmente in commercio.
- Il che significa che la sostanza che stanno trattando...
-  pericolosissima - fin di nuovo Quinn.
Ormai gli era chiaro cos'avrebbero usato come veicolo del contagio. Un'innocente scatoletta di caramelle. Geniale. L'agente era stato applicato o all'esterno della scatoletta o, pi verosimilmente, al suo contenuto. Quinn si era anche fatto un'idea abbastanza precisa della natura dell'agente biologico utilizzato. Se fosse stato ad azione rapida, la convention sarebbe stata interrotta, mettendo in quarantena tutti quelli che vi avevano preso parte. Era ragionevole supporre invece che fosse ad azione lenta, e che manifestasse le sue conseguenze solo dopo un lungo periodo d'incubazione. Era forse questa la messa a punto particolare di cui Taggert aveva parlato con Burroughs? E come si collegava con la convention dello IOMP? L doveva esserci lo zampino di Duke.
Quinn si sofferm su quel nome.
Duke.
- Figlio di puttana - mormor.
- Con chi ce l'hai? - chiese Orlando.
- Credo di sapere come sar distribuita quella roba.
- Come?
- La Grob Promotions. Avrei dovuto capirlo prima.
- Che cos' la Grob Promotions?
- Una societ controllata da Duke.  stata una delle prime fermate che ha fatto la mattina che l'ho seguito. In quel momento non ho dato importanza a quello che faceva. E invece ho sbagliato. Quando ho fatto una ricerca su Internet per raccogliere dati pi precisi sulla convention, ho letto qualcosa che mi sta tornando in mente solo adesso.
- Che cosa?
- Un accenno al fatto che la convention dello IOMP di Berlino era sponsorizzata dalla Grob Promotions. - Quinn cominci a camminare avanti e indietro nella stanza, riflettendo sulle possibili implicazioni. - Se  cos, significa che si occuper anche di distribuire ai partecipanti gli omaggi di rito.
- Omaggi?
-  previsto che ogni partecipante riceva alcuni omaggi. C'era scritto sul sito Internet che ho consultato. Ci saranno opuscoli, documenti sulla convention, matite, penne, spille e, se ricordo bene, una confezione di mentine.
- Hai detto che la convention inizia solo tra una settimana - obiett Orlando. - Allora perch Borko doveva finire tutto entro domani?  troppo presto.
Aveva ragione, Quinn ne era consapevole.
- Magari ci sbagliamo. Forse non  con la convention che intendono partire - sugger lei. - In tal caso, potrebbero avere scelto un obiettivo qualsiasi.
Ancora una volta il ragionamento non faceva una grinza.
Quinn controll di nuovo il monitor. Il lavoro continuava all'interno della camera bianca, ma lui in realt aveva la testa altrove. Doveva prendere una decisione. E la decisione, non tard a capirlo, era solo una.
- Non importa qual  l'obiettivo - esclam, con piglio sicuro, anche se in realt la sua convinzione era alquanto vacillante.
- Vuoi andare l e fermarli subito,  cos?
- La priorit  liberare Garrett - ribatt Quinn. - E, al momento, non vedo altro modo di arrivare a Dahl... a Piper, se non sottraendogli qualcosa a cui tiene moltissimo.
- Le mentine! - esclam lei, illuminandosi in viso, ora che il piano cominciava a prendere forma. - Potremo chiedere in cambio la restituzione di Garrett.
- Pi o meno - rispose lui. Avevano assolutamente bisogno di un forte strumento di pressione. Non voleva nemmeno pensare a quello che sarebbe potuto succedere se le caramelle fossero state distribuite. - Ancora una volta dovremo agire da soli - prosegu. - Se chiedessimo rinforzi, Piper verrebbe a saperlo e non esiterebbe a uccidere Garrett. - Fece una pausa. - Tocca a noi e solo a noi.
Orlando sorrise. - Io ci sto.
Quinn sent un camion passare davanti al negozio. Il fragore prodotto dal veicolo si mescol alle risate e alle chiacchiere dei passanti. Gente che andava tranquillamente a passeggio e che, se Quinn non ci avesse messo una pezza, rischiava di non arrivare alla fine dell'anno.
La voce di Orlando spezz improvvisamente il silenzio. - La Talpa si  rifatto vivo poco prima che tu venissi. Vuole che lo richiami.
- Ha detto cosa voleva?
- Si  rifiutato di dirmelo - rispose lei, tradendo un certo sdegno. - Ho cercato di cavargli qualcosa, ma mi ha detto che avrebbe parlato solo con te.

34.

Quinn lasci il negozio e s'incammin lungo Karl-Marx-Strae verso la stazione di Neuklln. Lungo il tragitto, compose il numero che Orlando gli aveva dato per chiamare la Talpa.
- Ho ricevuto... il tuo pagamento... pi consistente di quanto... mi aspettassi.
- Consideralo un anticipo per le mie future richieste - replic Quinn. - Orlando mi ha riferito che avevi delle informazioni per me.
- Una notizia dell'ultima ora... riguarda il luogo dove hanno portato... il figlio di Orlando.
- La foto?
- No... non c'entra la foto... Garrett ha lasciato il Vietnam... il giorno dopo che Orlando  partita... Era con un uomo... un bianco... sono andati a Hong Kong... ma da l in poi si sono perse le tracce.
- Nessun altro particolare sull'uomo?
- Pare che avesse... un accento australiano.
Tucker pens Quinn. Logico".
- Com' riuscito a portare il bambino fuori dal paese?
- Ha detto che l'aveva adottato. Ha presentato tutti i documenti necessari.
- Figlio di puttana - mormor Quinn. Piper aveva organizzato tutto nei minimi particolari.
- Ma non  per questo che mi hai chiamato prima del previsto, giusto?
- Credo che abbiate... sottovalutato la situazione.
- In che senso?
- L'agente biologico - spieg la Talpa.
- L'obiettivo non  la convention dello IOMP,  cos?
- Allora... lo sai gi.
- Ho solo tirato a indovinare - rispose Quinn. - Se sai qualcosa di pi preciso, dimmelo.
Segu una lunga pausa di silenzio.
-  un progetto... molto ambizioso - disse infine la Talpa. - Ricorderai che avevamo solo un campione... di tessuto umano... danneggiato... Tessuto nervoso... apparentemente... dopo i primi accertamenti.
- Ma adesso sai che cos', dico bene?
- Siamo riusciti... a scaricare... i documenti dall'indirizzo... sul braccialetto.
- Hai trovato la password? - domand Quinn, sorpreso.
Un'altra pausa. - S.
- Cos' venuto fuori?
- Due file... un documento... un videoclip.
- Ebbene?
- Il documento... contiene una descrizione del virus... che ci ha permesso di capire perch sembrava estraneo a tutte le categorie conosciute... Era stato creato su misura.
- Su misura?
- Il documento... conteneva una breve nota di Jansen... Devo leggerla?
- Okay - rispose Quinn, anche se non era poi tanto sicuro di volerla sentire.
- La descrizione allegata si riferisce a qualcosa... che i finanziatori del progetto... definiscono un atto di purificazione - lesse la Talpa. - I loro scienziati hanno creato in pratica un virus genocida... studiato appositamente per colpire un determinato gruppo etnico... per poter ottenere con altri mezzi quello che non possono avere con una guerra... una nuova forma di... pulizia etnica".
Il mondo intorno a Quinn parve scomparire. Il traffico dei veicoli, la gente sui marciapiedi. Non vedeva, non sentiva pi niente e nessuno.
-  gente che la pensa... alla vecchia maniera - comment la Talpa. - Certe lotte ancestrali... non finiscono mai... a quanto pare... specie quando gli oggetti dell'odio... condividono la stessa terra... la stessa acqua... la stessa aria... Nel nostro caso... un odio cos profondo... che ha generato un tipo di virus... particolarmente spaventoso.
- Ma non sai dire su cosa sia basato?
-  stato difficile... a causa delle alterazioni... ma il documento di Jansen ci ha messo sulla buona strada... Si tratta di un supervirus... resistente a ogni trattamento... compresa la vaccinazione preventiva... di facile diffusione.
- Cos'?
- Una forma di polio - spieg la Talpa. - Capace di uccidere tra atroci sofferenze.
Con il cellulare incollato all'orecchio, Quinn era cos scosso da non riuscire pi a parlare e nemmeno a pensare con la necessaria lucidit. Avrebbe voluto essere lontano mille miglia. Ma scappare non era possibile. Garrett aveva bisogno di lui.
No si disse poi. Non solo Garrett".
- Qual  l'obiettivo che vogliono colpire?
- Musulmani.
- Arabi? - domand Quinn, incredulo.
- No... mi hai frainteso... bosgnacchi... bosniaci musulmani...
Mondo schifoso". - Borko  serbo - disse Quinn.
- S... ma ... un estremista... non lo dimenticare.
Quinn trattenne involontariamente il fiato, nello sforzo di ricordare. Cos'aveva sentito al telegiornale, mentre aspettavano da Sophie che il dottor Garber finisse di visitare Nate? Una riunione, un incontro, qualcosa del genere. Che diavolo era? - Non  la convention dello IOMP - dichiar ad alta voce, ricordando all'improvviso. - La Conferenza dell'Unione Europea per la riconciliazione degli Stati balcanici! Comincia...
- ... domani - complet la Talpa.
Il mondo che era scomparso un momento prima torn di colpo ad assediarlo. Ebbe d'un tratto l'impressione di essere osservato, come se la sua scoperta facesse di lui un bersaglio ben visibile.
-  peggio di quello che... immagini - prosegu la Talpa.
- Che vuoi dire?
- Guarda... il video.
La rivelazione della Talpa chiariva se non altro una cosa. Campobello. Taggert, o meglio Jansen, aveva cercato di lasciare un messaggio anche dopo che era morto. Era l sulla sua patente di guida. Non Campobello, Nevada. Ma Campobello Island, al largo della costa del Maine, dove Franklin Delano Roosevelt aveva una residenza estiva. Famosa anche perch era stato proprio l che gli avevano diagnosticato la poliomielite.
C'era un piccolo centro commerciale in Karl-Marx-Strae. Al secondo piano Quinn trov una sorta di Internet caf.
La prima cosa che fece fu usare la password che la Talpa gli aveva dato per scaricare il video e salvarlo sulla sua chiavetta USB. Resistette alla tentazione di visionarlo subito. C'era troppa gente intorno.
Poi ebbe un'idea e verific se era giusta, facendo un'altra ricerca su Internet.
In pochi istanti pot accedere al sito della Grob Communications. Un link sul lato sinistro apr una schermata con tutti gli eventi che nell'immediato futuro si sarebbero avvalsi dei servizi della societ creata da Duke. L'elenco era costituito per la maggior parte da riunioni e conferenze organizzate da societ tedesche. Ma c'erano un paio di eventi che spiccavano sul resto:
International Organization of Medical Professionals
E qualche riga pi sotto:
Conferenza dell'Unione Europea per la riconciliazione degli Stati balcanici
Cliccando su quest'ultima voce, apparvero gli elenchi dei paesi partecipanti. La Grob Communications organizzava diverse fasi della manifestazione, compreso il pranzo di apertura al St Martin Hotel, il giorno seguente. Cio solo poche ore dopo il termine ultimo che Borko si era prefissato per concludere il suo lavoro.
Tutte le nazioni dell'Unione Europea vi assistevano con una propria delegazione, comprese la Russia, l'Ucraina e la Svizzera. Ma le presenze pi significative erano ovviamente quelle di Croazia, Slovenia, Macedonia, Serbia, Montenegro e Bosnia-Erzegovina. Il drappello pi folto era naturalmente quello della Bosnia.
Quinn invi un'ultima e-mail alla Talpa. Poi torn in strada e chiam Peter.
- Dannazione, Quinn, che diavolo succede?
- Hai individuato il tuo doppiogiochista? - chiese Quinn.
- Te l'ho detto. Qui nessuno fa il doppio gioco.
Dopo quello che aveva scoperto a Bruxelles, anche Quinn aveva cominciato a convincersene, ma voleva sentire tutta la storia da Peter. - Allora chi ha dato a Borko le informazioni necessarie per smantellare la tua organizzazione?
Dopo una pausa di silenzio, Peter rispose: - So che hai parlato con Burroughs e che adesso sai che Jills lavorava per noi. Era parte integrante dell'organico ormai da sei mesi. Ma non era mai stata impiegata in operazioni sul campo. Lavorava qui con me, alla pianificazione. Le ho affidato il caso Taggert perch mi fidavo di lei e volevo che fosse fatto tutto secondo i crismi.
- E non volevi impiegare i tuoi uomini migliori in un compito che, sulla carta, era semplicissimo.
La risposta arriv con qualche istante di ritardo. - Be', s, anche quello.
- Perci lei sapeva tutto - disse Quinn, collegando i pezzi. - E prima di ucciderla, l'hanno fatta parlare.
Segu una pausa di mesto silenzio.
Fu Quinn il primo a spezzarlo. - Stammi a sentire. Devi fare esattamente quello che ti dico. Se non hai pi mie notizie entro le prossime ventiquattr'ore, fai chiudere tutto. Aeroporti, porti, valichi di confine. Tutto.
- Perch?
Senza aggiungere altro, Quinn interruppe la comunicazione.
Il taxi lasci Quinn a un isolato dalla casa di Sophie. Era decisamente in anticipo, ma quando aveva chiamato Sophie, dopo il colloquio con Peter, lei gli aveva riferito che Nate era tornato a tratti lucido, quella mattina. Doveva parlare con il suo apprendista e vedere se riusciva a ottenere da lui qualche informazione utile.
Prima, per, aveva telefonato a Orlando per comunicarle quello che aveva saputo dalla Talpa. Avrebbe preferito tralasciare la parte che riguardava il rapimento di Garrett, ma sapeva che non era possibile.
La reazione di Orlando fu un silenzio prolungato, seguito da una domanda ben precisa: - Cosa pensi di fare?
Quinn le illustr il piano che aveva ideato. Lei non era parsa granch convinta, per non era stata in grado di suggerire niente di meglio. Si erano poi accordati sulle cose di cui avrebbero avuto bisogno. Anche se alcune erano inusuali, lei aveva garantito che avrebbe procurato tutto.
Quando giunse nei pressi della casa di Sophie, Quinn vide uscire il dottor Garber e lo rincorse.
- Herr Quinn - esord il medico.
- Come sta?
- Non male, considerato che  trascorsa solo una notte. Presto star meglio. Fino ad allora, per, ha bisogno di riposo assoluto.
- Grazie - disse Quinn. - Le sono molto grato per tutto quello che sta facendo.
Quinn stava per dirigersi di nuovo verso la casa di Sophie, ma qualcosa nell'atteggiamento del dottore lo trattenne.
- Non torner - lo inform Garber.
- Cosa? Per quale motivo?
- Troppo pericoloso. Perfino per me. Vi stanno dando tutti la caccia. Stamattina ho ricevuto una visita. Uno che non avevo mai visto prima. Sapeva che io e lei abbiamo lavorato insieme, in passato. Gli ho giurato che erano due anni che non avevo pi sue notizie. Ma lui mi ha detto che se la incontravo, dovevo chiamarlo.
- Le ha lasciato un numero?
Il dottore prese dalla tasca un biglietto da visita. Sul retro, un numero di telefono. Davanti, invece, stampato ben chiaro, c'era un nome: Dahl.
- Tenga - disse, consegnandolo a Quinn. - Cos non mi verr la tentazione.
Nate aveva gli occhi chiusi, quando Quinn entr nella stanza degli ospiti. Sophie gli aveva a malapena rivolto la parola, dopo che gli aveva aperto la porta. Adesso stava trafficando in cucina.
La sedia di legno era ancora accanto al letto, dove Quinn l'aveva lasciata. Sedendosi, chiam piano: - Nate?
Le palpebre del ragazzo ebbero un fremito, poi si socchiusero.
- Sono Quinn.
- Quinn? - mormor Nate, con un filo di voce. - Dove diavolo sei stato?
Lui sorrise. - Vuoi da bere?
- Acqua.
Ce n'era un bicchiere gi pieno sul comodino. Quinn lo prese e glielo accost alle labbra.
- Come ti senti?
- Come se mi avessero gettato sotto un treno. Che aspetto ho?
- Direi che ti ci sei avvicinato per difetto.
- Magnifico - ribatt Nate. Quindi aggiunse: - Grazie di essere venuto a cercarmi.
- Avevo un po' di tempo libero e non sapevo come impiegarlo.
Nate stava per ridere, ma ci rinunci con una smorfia di dolore.
- Stai bene? - gli chiese Quinn.
- Certo. Mai stato meglio.
- Ti ricordi qualcosa?
- Pi di quello che vorrei.
Nate rifer a Quinn che non era riuscito a vedere chi l'aveva portato via, l alla centrale dell'acquedotto. Era rimasto di guardia per un'ora, controllando la strada, quando aveva avvertito un dolore bruciante alla coscia destra. La puntura di un ago, verosimilmente. Quando aveva ripreso i sensi, era in una camera d'albergo. - Mi hanno pestato di santa ragione - prosegu. - Un po' l, in quella stessa stanza, un po' in un'altra, in fondo al corridoio. In questa seconda stanza avevano levato tutti i mobili. C'era una corda che penzolava dal soffitto. Mi appendevano per i polsi. Continuavano a farmi domande, riempiendomi di cazzotti.
- Cosa volevano sapere?
- Di te. Di Orlando. Cosa stavate facendo. Dove eravate nascosti. Come pensavate di mettervi in contatto se l'operazione fosse andata a monte.
- Non gliel'hai detto, vero?
Nate sorrise. - Gliel'ho detto, invece. Solo che gli ho indicato il posto sbagliato.
Quinn rest di stucco. Non si aspettava tanto dal suo apprendista. Nate dimostrava di essere molto pi resistente e determinato di quanto avesse sospettato.
- Credo che abbiano capito che ero un novellino e che non sarebbero riusciti a cavarmi granch, perch a un certo punto hanno smesso.
- Ti sei fatto onore, Nate - dichiar Quinn. - Li hai tenuti alla larga da noi. Non avrei potuto sperare di meglio.
Il cellulare di Quinn squill. - Vuoi altra acqua?
- Sono a posto cos.
Quinn si alz e prese la chiamata. - S?
- C' un... ufficio a Charlottenburg... sul Kaiserdamm - disse la Talpa, in risposta all'ultima e-mail di Quinn. Diede un indirizzo. - Mi risulta... che  l che prepareranno i cadeau di benvenuto da dare... ai partecipanti... Quando sar tutto pronto... li metteranno sulla tavola apparecchiata per il pranzo.... Le mentine sono uno degli... omaggi che verranno offerti agli intervenuti.
- Sei sicuro dell'attendibilit di questa notizia? - chiese Quinn.
- Sicurissimo.
Quinn chiuse la comunicazione. Quando torn accanto al letto, Nate si era messo a sedere.
- Sei in grado di descrivermi le persone che hai visto? - gli domand.
- Erano in due, per la maggior parte del tempo. - Alla fine del racconto Quinn concluse che erano le stesse che aveva chiuso nell'armadio.
- E Borko?
- S - rispose Nate. - L'ho incontrato una volta. Non mi ha lasciato un buon ricordo.
- Che  successo?
Nate indic la spalla slogata.
-  stato lui?
- S. Ma prima io gli ho rifilato un calcio nelle palle.
- Forse  per questo che ha reagito in quel modo - azzard Quinn.
-  ci che ho pensato anch'io, dopo.
- Non hai visto per caso anche un uomo di nome Dahl?
Nate esit. - Pu darsi.
- Come sarebbe?
- Sono rimasto incosciente per un sacco di tempo. Ma ho avuto l'impressione che ci fosse un gran viavai di gente.
- Puoi descrivermi qualcuno di quelli che sono passati di l?
Nate riflett un momento. - Uno era un po' pi anziano. Gli altri sembravano trattarlo con deferenza. - Nate chiuse gli occhi. - Mi dispiace, non sono granch di aiuto, vero?
- Anzi, al contrario - lo rassicur Quinn. - Te la sei cavata alla grande.

35.

Quinn lasci la stanza e and in cucina. Aveva sperato di ottenere di pi da Nate. Il tipo pi anziano che Nate aveva visto poteva essere Tucker. O Piper. Se era cos, significava che anche l'uomo che tutti chiamavano Dahl doveva essere a Berlino. E, di conseguenza, si poteva sperare che pure Garrett fosse tenuto prigioniero in qualche posto in citt.
- Chi sei? - l'apostrof all'improvviso Sophie. Era entrata silenziosamente in cucina alle sue spalle.
Quinn si gir. - Cosa?
- Mi hai sentito. Chi sei?
- Lo stesso di sempre, da quando ci siamo conosciuti.
- No - ribatt Sophie. - La persona che ho conosciuto non ha niente a che vedere con quello che sei veramente. Erano tutte bugie,  cos?
- Sophie, per favore.
- Tutte bugie.
Quinn sospir. - Non mi avresti mai creduto se ti avessi detto la verit.
Lei reag sbuffando, poi si sedette al tavolo della cucina, voltandogli le spalle. Quinn avrebbe voluto confortarla in qualche modo, ma non sapeva proprio cosa dire. Aveva altre cose per la mente, in quel momento. Senza aggiungere nulla, la lasci e torn nella stanza da letto.
- Grazie - disse Nate, quando Quinn gli porse ancora dell'acqua. - Come faremo...
La domanda fu interrotta dal campanello di casa. Quinn corse alla porta della camera. Sophie era gi pronta ad aprire. Ma prima si gir verso di lui.
-  arrivata la polizia - annunci, con un'espressione dura. - Mi hanno chiamato stamattina dicendo di avvertirli se tornavi.
Spalanc la porta d'ingresso e usc sul pianerottolo in cima alle scale.
- Sophie! No! - grid Quinn.
Troppo tardi. Risuonarono nelle scale una serie di spari. Sophie barcoll all'indietro, con la camicetta gi imbrattata in vari punti di sangue. Guard Quinn, come se volesse dirgli qualcosa. Poi le si appann la vista e si accasci a terra.
Quinn impugn la pistola e corse alla porta, avvicinandosi il pi possibile al pianerottolo. Sophie giaceva l, gli occhi chiusi, in una posa scomposta. Non c'era pi niente da fare. Era morta.
Appiattendosi contro lo stipite interno, tese l'orecchio per sentire se qualcuno stava salendo. In un primo momento non si ud nulla, poi dei passi in fondo alle scale. Due secondi dopo, qualcuno giunse fin quasi in cima alla rampa di gradini.
Quinn si tuff dietro il divano, schiacciandosi contro il pavimento, mentre un'esplosione scuoteva l'intero edificio.
Quando il fragore si attenu, si rimise in piedi e and di corsa nella stanza degli ospiti. Nate stava scendendo dal letto, con movimenti impacciati ma decisi.
- Che diavolo  stato? - domand.
- Una bomba a mano - rispose Quinn. - Sar meglio che ti carichi in spalla.
- Sicuro di farcela?
- L'ho gi fatto ieri notte.
- Okay.
- Te la senti di maneggiare una pistola?
- Penso di s.
Quinn diede a Nate la sua SIG, poi lo prese e se lo iss sulla spalla sinistra. - Riesci a resistere? - gli chiese poi, sentendolo emettere un grugnito di dolore.
- Basta che ce ne andiamo di qui.
Mentre raggiungevano la porta, un oggetto rotol rumorosamente sul pavimento vicino all'ingresso. Quinn si accost alla parete, preparandosi a un altro botto spaventoso, ma l'esplosione non ci fu. Si ud solo un plop, piuttosto forte.
- Tieniti forte - disse Quinn a Nate.
Quindi si lanci di corsa nel soggiorno, attraversando la nuvola di gas che si era sprigionata da una sorta di lattina. Non un semplice gas lacrimogeno, senza dubbio.
Trattenendo il respiro, raggiunse la sala da pranzo sul retro dell'appartamento. Appoggi Nate sul tavolo e and alla portafinestra. L'ultima volta che l'aveva aperta era stato l'estate di due anni prima, per prendere il fresco insieme a Sophie. Ora invece quella stessa finestra costituiva la sola via di salvezza per lui e Nate.
Tolse il fermo e spalanc i battenti. - Vai prima tu - ordin.
Aiut Nate a uscire sul terrazzino, seguendolo subito dopo e richiudendo la finestra dietro di loro.
- Di l - disse, indicando a destra.
L'edificio contiguo era attaccato a quello di Sophie. Il tetto a terrazza era pi alto di un paio di metri.
- Non credo di farcela - confess Nate.
- Ti aiuto.
Quinn un le mani a mo' di staffa. - Dammi il piede. Ti sollevo io.
Il ragazzo parve incerto, per obbed.
- Okay. Al tre - disse Quinn. - Uno, due.
Sollev Nate finch lui non fu in grado di puntellarsi con una gamba sul tetto dell'altra casa. Quindi spicc un salto e si iss a sua volta a forza di braccia.
Nate era seduto sul tetto, con le braccia strette intorno al petto, il viso deformato in una smorfia di dolore. - Riesci a resistere? - chiese Quinn.
Nate fece un cenno di assenso.
- Dobbiamo sbrigarci a tagliare la corda - afferm Quinn, indicando l'edificio successivo nello stesso isolato.
Il tetto di quest'ultimo era pi alto di appena mezzo metro, per cui fu tutto pi facile. Su un lato c'era una porta che sicuramente dava accesso a una scala interna. Quinn prese a calci la serratura finch non cedette. Poi fece cenno a Nate di entrare.
- Ti raggiungo subito - disse.
- Dove vai?
- Devo dare un'occhiata.
Stando chino, si avvicin al bordo del tetto per guardare gi in strada. Non c'era un muretto di protezione, e cos dovette appiattirsi al massimo per evitare di farsi scorgere. Si sporse cautamente e ispezion la strada. C'erano tre macchine parcheggiate davanti alla casa di Sophie. Appoggiata a una di esse una figura familiare.
Borko.

36.

Presero l'U-Bahn, occupando i posti pi appartati del convoglio. Quinn aveva dato a Nate il suo giaccone, che per, anche con il bavero rialzato, non riusciva a nascondere del tutto il suo volto tumefatto. Dopo un po' Nate chiuse gli occhi e cominci a ronfare.
- Siamo arrivati - lo avvert Quinn mezz'ora pi tardi, scuotendolo leggermente mentre la metropolitana entrava in stazione.
Il tragitto dalla Bahnhof Neuklln al loro quartier generale di fortuna era breve, ma dovettero fare un paio di soste per permettere a Nate di riprendere fiato.
Raggiunsero il negozio dieci minuti pi tardi. Orlando non c'era, ma del resto Quinn non si aspettava di trovarla. L'elenco delle cose che si era impegnata a procurare era piuttosto lungo.
- Molto confortevole - disse Nate, affacciandosi sulla soglia della stanza interna.
Sul pavimento c'erano due materassini gonfiabili con un paio di sacchi a pelo. Nate, dopo avergli dato un'occhiata, si rivolse a Quinn: - Non immaginavate di avere ospiti, a quanto pare.
- Non cos presto. Procureremo un altro materassino e un altro sacco a pelo, quando Orlando sar tornata. Puoi usare il mio, nel frattempo.  quello blu.
- Non sono stanco.
Quinn sbuff. - Come preferisci. Ma dammi retta, rischi di addormentarti in piedi.  meglio che ti stendi.
Nate sorrise. - Magari per qualche minuto.
Si sdrai sul sacco a pelo e ci si infil dentro.
- Stai abbastanza caldo? - gli chiese Quinn.
-  perfetto - rispose Nate, con un filo di voce. Dopo un attimo, chiuse gli occhi e scivol nel sonno.
Orlando torn un'ora pi tardi.
- Hai tutto? - le domand Quinn.
- Certo.
Quinn sorrise, poi le raccont del suo movimentato pomeriggio.
- Mi dispiace - mormor Orlando, quando lui le disse di Sophie. Gli pos una mano sul braccio. - Grazie a Dio, Nate  in salvo, se non altro.
- S... grazie a Dio.
- Non  colpa tua. - Quindi gli chiese: - Perch non mi fai vedere il video?
- Okay - rispose Quinn. Sapeva che lei stava cercando di distrarlo dal rimorso per la morte di Sophie. Gliene fu grato. - Basta schiacciare PLAY - disse. - Io l'ho gi guardato.
Orlando avvi il video. Sullo schermo apparve l'immagine di un uomo.
- Chi ? - chiese Orlando.
- Taggert. Cio Jansen, immagino.
Henry Jansen era inquadrato in primo piano, si scorgevano solo la testa e le spalle. Fiss l'obiettivo per un istante, poi esord: - Sono il dottor Henry Jansen. Sono un virologo, un ricercatore. Ho collaborato in giro per il mondo con numerose organizzazioni, compresa l'Organizzazione mondiale della sanit e la CDC. Lo dico solo perch diate il giusto credito alle mie parole. Chi sono non  importante, in fin dei conti. Ma il fatto che voi stiate guardando questo video significa che non sono stato in grado di darvi queste informazioni in prima persona.
Negli ultimi sei mesi ho lavorato a un'operazione a cui ho aderito spontaneamente. Sono stato contattato da un'organizzazione che si fa chiamare HFA. Da quello che ho potuto capire,  un gruppo estremista serbo. Presuppongo che abbiate gi letto il documento caricato insieme al video, e che perci sappiate in cosa consiste il piano dell'HFA. Qui voglio solo aggiungere qualche dettaglio.
Un americano di nome Dahl  stato ingaggiato per sovrintendere alla distribuzione. Per assicurarsi che tutto proceda come stabilito, l'HFA si avvale anche dei servigi di un gruppo guidato da un serbo di nome Borko. Il suo compito principale, per quanto ne so, attiene alle misure di sicurezza.
L'HFA  composta da seguaci di Slobodan Miloevic. Credo che il fatto che sia morto in prigione durante il processo per crimini di guerra abbia dato nuovo vigore alla loro volont di vendetta. Sostengono che  stato assassinato. Lo considerano un martire della causa. Miloevic ha sempre sostenuto che la Bosnia e l'Erzegovina facevano parte integrante della grande Serbia. E dunque quale modo migliore per onorarlo se non portando a termine quello che lui aveva iniziato? L'HFA ritiene di poterlo fare togliendo di mezzo i bosgnaci. E hanno fretta di realizzare il loro piano per ostacolare i progetti di riconciliazione attualmente in atto nella Serbia, specie dopo l'elezione del nuovo presidente, un moderato che ha fatto pubblica ammenda per le atrocit commesse in passato.
Il piano ha subito di conseguenza un'improvvisa accelerazione. Le pressioni per ottenere dei risultati immediati sono state forti. A capo dell'HFA ci sono dei fanatici, che non si fermano davanti a niente. I ricercatori scientifici hanno tentato in un primo momento di spiegare gli ostacoli concreti che si frapponevano ai loro obiettivi. Poi uno dei ricercatori  stato trovato morto nella sua stanza, e nel giro di due giorni le famiglie degli altri hanno ricevuto visite intimidatorie di uomini vicini all'HFA. Non ci sono state altre vittime. Non ce n'era bisogno. Dopo questi episodi, i ricercatori hanno potuto solo dire di s, anche se ci che si chiedeva loro sembrava impossibile. Perci il documento che avete in mano rappresenta quello che l'HFA sperava di ottenere e non quello che le persone da loro ingaggiate hanno potuto effettivamente realizzare. Ovviamente, nessuno  andato a dire all'HFA come stavano davvero le cose.
Il braccialetto in vostro possesso contiene un campione di tessuto nervoso nel quale il virus ha distrutto una delle sue connessioni. Ho scoperto che questo virus dovr essere ospitato in una piccola tasca non porosa che sar incorporata nel veicolo finale di diffusione, quale che sia. All'interno della tasca c' un composto chimico che replica l'habitat naturale del virus sia per quanto riguarda la composizione che la temperatura, vale a dire con caratteristiche tali da consentirgli una sopravvivenza di diverse settimane".
Jansen fece una pausa, e parve guardare dritto verso Quinn e Orlando attraverso lo schermo.
- Non si tratta del normale virus della polio. Questo virus  stato programmato con lo scopo di ottenere effetti molto pi maligni e distruttivi. Non mi  stato comunicato quale sar il veicolo di diffusione. Come ho detto,  Dahl che si occupa di questa parte dell'operazione. So solo che non c' tempo da perdere. Non so nemmeno quando il virus sar messo in circolazione, ma ho la sensazione che avverr entro il prossimo mese. Bisogna impedirlo a tutti i costi. L'idea di sterminare i bosniaci musulmani  gi di per se stessa rivoltante. Per il compito di creare un'arma biologica capace di colpire un obiettivo cos specifico va oltre le capacit di chi lavora per questi fanatici. In realt va oltre le capacit di chiunque. Quello che voglio dire  che il virus capace di distruggere un'etnia non esiste. Non fraintendetemi: i bosniaci saranno senz'altro decimati. Ma il supervirus uscito dai nostri laboratori colpir chiunque, a qualsiasi gruppo etnico appartenga. Potrebbe infettare tutti. La sua diffusione innescherebbe una pandemia di una portata quale il mondo non ha ancora mai conosciuto. Bisogna fermarli.
Jansen si sporse in avanti, e il video s'interruppe di colpo.
Trascorsero diversi secondi prima che Orlando tornasse a respirare normalmente. La prima volta che aveva visionato il video, Quinn aveva praticamente reagito nello stesso modo.
- Vuoi vederlo di nuovo? - domand Quinn.
- No. - Orlando si mise sulla sedia dove prima stava lui. - Direi che possiamo ipotizzare che siano le mentine il famoso veicolo finale.
Quinn annu. - La tasca con il virus dev'essere al centro. Come in quelle caramelle con il ripieno liquido.
Lei lo guard dritto negli occhi. - Comunque sia, non ha importanza. Il nostro obiettivo primario  liberare Garrett.
- Certo - rispose Quinn. - Ma non possiamo lasciarli fare con quel virus.
Orlando distolse lo sguardo. Quando parl lo fece con un filo di voce, appena percepibile. - Lo so.
Era quasi mezzanotte, e Quinn era di nuovo all'interno della centrale dell'acquedotto. Sapeva che stava sfidando la sorte, tornando l, ma il lavoro andava fatto. Oltretutto, stavolta non era completamente solo.
Orlando era nel loro nascondiglio a guardare il monitor, controllando a distanza i progressi di Quinn. Non avendo pi a disposizione i loro strumenti di comunicazione, avevano dovuto ripiegare sui telefoni cellulari.
Quinn aveva uno zaino in spalla. Dentro, oltre alla pistola, c'era qualche altro strumento, di quelli che Orlando aveva appena procurato. La pistola l'avrebbe usata solo in caso d'emergenza. La missione doveva essere completata senza che nessuno sospettasse che lui era stato l.
Orlando gli diede il via libera mentre attraversava i due ambienti del seminterrato e poi da l raggiungeva la scala che portava nella base della sfera.
Quinn sal la scala e apr la botola che dava sulla rampa. Entr nella camera rotonda alla base della sfera e richiuse. - Vado verso la porta stagna, adesso - disse Quinn.
Attravers il passaggio in verticale che conduceva all'interno della sfera vera e propria. Pigi il pulsante e attese che la luce diventasse verde. Quindi entr nel passaggio e chiuse la porta. Si arrampic sulla scaletta e si allung per aprire la botola sopra di lui. - Aspetta - gli disse Orlando. -  appena entrato qualcuno dalla porta stagna principale.
Quinn si blocc.
- Okay - disse. -  nella camera bianca. Puoi andare.
Quinn spinse la botola e s'iss nella sfera, poi cominci a scalare l'impalcatura. Quando raggiunse la sommit, si piazz sotto la camera bianca e si tolse lo zaino. Usando un paio di strisce di velcro, attacc lo zaino a un tubo e l'apr.
Il Semtex, esplosivo al plastico fabbricato nella Repubblica Ceca, era fin troppo potente per quel lavoro, ma Quinn doveva essere certo che andasse tutto distrutto, all'interno del laboratorio. L'inconveniente maggiore era che doveva attendere, prima di innescare l'esplosione. Diverse scatole di mentine erano gi state portate via, ed era anche possibile che non fossero nemmeno pi nell'edificio. Se avesse fatto detonare il Semtex adesso, oltre a non distruggere tutte le scatole avrebbe rivelato a Dahl e Borko quello che stava facendo. L'eliminazione del virus doveva essere coordinata.
Piazz il Semtex in vari punti sotto il laboratorio, la cosiddetta camera bianca. Quindi aggiunse un detonatore radiocomandato alle cariche esplosive. Per finire, prese dallo zaino uno scatolino. Era un rel. Adesso non doveva fare altro che azionare il rel con uno dei comandi a distanza che Orlando aveva procurato, attivando i detonatori. Bum!
Quinn fiss il rel su un tubo dell'impalcatura, poi ispezion il tutto. Quando fu soddisfatto, stacc lo zaino dal sostegno e se lo rimise in spalla. Adesso era solo questione di tempo.

37.

Seppure breve, fu la migliore dormita che Quinn avesse fatto da giorni. Alla vigilia di una grossa operazione, si addormentava sempre come un sasso. Alle cinque e mezzo del mattino apr gli occhi, e fu subito perfettamente vigile e sveglio. Per prima cosa controll come stava Nate. La fronte era umida, ma non scottava pi. La febbre sembrava essere passata. Quinn allora si alz e si diresse verso l'uscita, girando intorno ai materassini.
Fece una breve puntata in bagno, poi and nella caffetteria aperta tutta la notte in fondo alla strada e compr caff e brioche. Fece un'ultima telefonata alla Talpa sulla via del ritorno.
Quando rientr nel negozio, gli altri due dormivano ancora. Lasci accanto a loro la colazione, se per caso si fossero svegliati, e and di nuovo in bagno.
Si lav e torn nell'altra stanza.
Orlando si era messa a sedere e stava bevendo il suo caff. Anche Nate era sveglio. Aveva chiuso completamente la lampo del sacco a pelo e scrutava fuori attraverso una piccola apertura. - Accidenti, si gela! - esclam, la voce attutita dall'imbottitura.
- Riscaldati con un bel caff - gli sugger Quinn.
- Non potresti versarmelo attraverso l'apertura del sacco a pelo?
- Mi sembra di capire che stai gi meglio, visto che hai tanta voglia di scherzare.
- Meglio di quando?
- Di ieri.
- Be', forse  vero. - Anche Nate si mise a sedere. - Anzi, di sicuro. Ieri, quando mi sono svegliato, non riuscivo quasi a muovermi. Immagino che si possa dire che ho fatto progressi.
- Te la senti di partecipare all'azione?
Nate non esit. - Altroch!
- Anche con quella spalla fuori posto? - chiese Orlando.
- Mi fa un male cane. Ma se vi dico che sar all'altezza del compito, potete stare sicuri che sar cos.
- Allora, siamo tutti pronti, adesso? - chiese Quinn. - Perch dobbiamo darci una mossa.
Spiando attraverso il monitor le conversazioni all'interno dell'edificio, Orlando aveva saputo che il trasporto delle mentine infette era fissato per le otto e mezzo di quella mattina. Se volevano far saltare per aria tutto, dovevano agire mentre il furgone era in viaggio per il palazzo in Kaiserdamm, dove venivano confezionati gli omaggi. Un intervallo di tempo davvero esiguo.
Nate abbass la lampo del sacco a pelo e cominci ad alzarsi, non senza qualche smorfia di dolore.
- C' un flacone di aspirina in bagno, se ti serve - lo inform Quinn.
Nate lo guard. - Un flacone? Non so se mi baster.
L'informazione fornita dalla Talpa si rivel esatta. Il luogo dove i cadeau di benvenuto venivano preparati era un vecchio palazzo per uffici in fondo a un isolato composto da vetusti edifici dello stesso genere.
Per osservarlo, Quinn si appost nell'Einstein Coffee Shop, all'angolo, giusto in fondo alla strada. Nell'ultima mezz'ora erano entrate diverse persone nel palazzo. In maggioranza giovani, probabilmente studenti universitari. Erano tutti vestiti in modo sportivo, come chi deve svolgere per diverse ore un lavoro manuale. Quinn non ebbe dubbi che fossero stati ingaggiati per preparare gli omaggi.
La suoneria del cellulare lo distrasse dai suoi pensieri. Era Orlando. - Il furgone sta partendo adesso.
In quell'ultima ora lei era rimasta di vedetta nello stesso posto di due notti prima, sul tetto di un condominio poco distante dalla centrale dell'acquedotto. Il suo binocolo era puntato sugli uomini di Borko impegnati a caricare le mentine sul furgone.
- Borko  ancora l? - chiese Quinn.
-  andato via dieci minuti fa. - La voce di Orlando giunse un po' rotta dal fiatone. Quinn suppose che stesse di nuovo scendendo le scale, stavolta per raggiungere Nate, che era al volante di una BMW marrone che Quinn aveva rubato quella mattina.
- Quante scatole in totale? - domand ancora Quinn.
- Venti.
- Tutte.
- Sembra di s.
Venti scatole, ognuna con centoventi confezioni di mentine: duemilaquattrocento contenitori di armi biologiche in miniatura. Moltiplicando per le sei mentine contenute in ogni confezione, il numero totale dei veicoli d'infezione era quattordicimilaquattrocento. A sufficienza perch i partecipanti se ne portassero via pi di una. Ne prenda una, per ora. E ne porti qualcuna a casa. Le divida con i suoi amici".
- Hanno fissato le scatole con una rete elastica - comunic Orlando.
Senza dubbio per assicurare il carico. - Erano soli?
- No - disse Orlando. - Aspetta.
Quinn sent il rumore dello sportello di un'auto che si apriva e poi il tonfo nel momento in cui si richiudeva.
- Sembrano diretti verso Karl-Marx-Strae - aggiunse Orlando. La frase non era rivolta a Quinn, ma a Nate. - Okay - prosegu, stavolta parlando al telefono. - Sono tornata. Cosa mi avevi chiesto?
- Erano soli?
- No. Dietro il furgone c' una Mercedes berlina color argento. Ma da quello che mi pare di capire non c' nessun altro.
Una sola auto di scorta non era sufficiente, pens Quinn. Dovevano essercene altre. Come minimo, i rinforzi dovevano trovarsi in vari punti lungo il percorso, pronti a intervenire in caso di necessit. - Li vedete ancora? - chiese.
- Sono a un isolato di distanza davanti a noi.
- Quale ritieni pi probabile?
- Percorso C - rispose Orlando, riferendosi a uno dei percorsi che il furgone poteva seguire.
- Diamolo per buono - disse Quinn. - Chiamami se c' qualche cambiamento.
Chiuse la comunicazione.
And verso la Porsche con cui quel giorno avrebbe preso parte all'operazione. Mentre guidava colleg il telefono all'auricolare e digit un numero. Ci volle un po' perch Peter rispondesse. - Ci siamo - annunci Quinn.
- Di che parli?
- Zitto e stammi a sentire. Se qualcosa dovesse andare storto, tra qualche ora riceverai una telefonata da un mio socio. Se gli darai retta e farai come ti dice, forse avrai ancora una possibilit. Ma non  garantito.
Le istruzioni per la Talpa furono ancora pi essenziali. Se Quinn non lo avesse chiamato entro l'una del pomeriggio, ora di Berlino, doveva raccontare a Peter tutta la faccenda.
- Che diavolo sta succedendo?
- Lo saprai presto, te lo prometto.
- Quinn...
Lui interruppe la comunicazione.
Dopo che si fu immesso in Kantstrae, diretto verso est, chiam Orlando. - Dove sei? - le chiese.
- Sempre sul percorso C.
- Hai visto altre auto di scorta?
- No. Solo la berlina.
- D'accordo, avvisami quando ti trovi a cinque minuti dal luogo dell'appuntamento.
- Manca poco.
Quinn guid piano, per non dare nell'occhio. Quando giunse a destinazione, Orlando non aveva ancora richiamato. Not un posto libero lungo il marciapiede e si ferm, con il motore acceso.
Un minuto pi tardi finalmente il telefonino squill.
- Sono a cinque minuti di strada - disse Orlando.
- Situazione?
- Sempre uguale.
- Non vi hanno visto?
- No - rispose Orlando. - Per essere uno che  a malapena in grado di muoversi, Nate se la cava molto bene.
- Non riattaccare - ordin Quinn.
Si mise lo zaino sulle ginocchia. Tir fuori la SIG Sauer, controll che il caricatore fosse in posizione, poi pos la pistola sul sedile accanto.
- Due minuti - annunci Orlando. - Sono a quattro isolati di distanza.
Quinn guard nella direzione da cui il furgone stava per comparire. Ancora niente. Senza voltarsi, recuper a tentoni dal sedile posteriore l'Uzi che aveva sottratto ai rapitori di Nate. Aveva un solo caricatore per la mitraglietta, ma la sua funzione deterrente compensava la mancanza di munizioni.
- Aspetta un attimo - disse Orlando.
- Che c'?
- Stanno svoltando.
- Da che parte?
- A sinistra - rispose lei, non pi calma come prima. - Vanno a sinistra.
Mentre ripartiva, Quinn sent in sottofondo le imprecazioni di Nate.
- Che succede? - domand.
- Siamo bloccati - spieg Orlando.
- Vi hanno scoperto?
- No. Troppo traffico, semplicemente.
- Riuscite ancora a vederli?
- Aspetta. - Una pausa. - No. Devono avere girato di nuovo. Non so dove sono. Quinn, dobbiamo trovarli. Dobbiamo mettere le mani su quelle scatole. - Orlando adesso sembrava davvero angosciata.
Quinn part a razzo. Quando fu a un solo isolato dal punto in cui Nate e Orlando avevano perso il furgone, svolt in una strada laterale. Cominci a guardare a destra e a sinistra, a ogni incrocio che superava, nella speranza di avvistare il veicolo. Niente da fare. Ebbe il presentimento di un disastro imminente, ma si sforz di scacciarlo. Dovevano rintracciare quelle scatole. Non c'erano alternative.
- Niente pi agguato lungo il percorso - decise Quinn. - Dobbiamo andare dove devono effettuare la consegna, a Charlottenburg.
- Ricevuto - rispose Orlando, riferendo a Nate le nuove istruzioni.
Quinn cambi rotta, dirigendosi a ovest verso Charlottenburg. Si impose di restare calmo. Potevano ancora farcela. Dovevano farcela. Era la loro ultima possibilit.

38.

Quinn percorse a ritroso la strada verso il palazzo dove si doveva tenere la Conferenza di riconciliazione, sempre sperando di avvistare il furgone. Speranza vana.
- Orlando, dove siete? - chiese.
- A un paio di chilometri dall'obiettivo.
Tenendo conto del traffico cittadino, significava che sarebbero stati sul posto con diversi minuti di ritardo.
- Io sono quasi arrivato - disse Quinn.
- Pensi di aspettarci?
- No - rispose lui, senza esitare. - Ma fate in fretta.
Davanti a lui c'era l'Einstein Coffee Shop, dove era gi stato in precedenza. Quando, dopo l'ultima svolta, giunse in vista dell'obiettivo, si irrigid.
- Il furgone  qui - li inform, mentre accostava al marciapiede e parcheggiava la Porsche, a un isolato di distanza.
- Hanno gi iniziato a scaricare le scatole? - chiese Orlando.
- Non credo. Il portellone posteriore  ancora chiuso.
- Saremo l tra due minuti.
- Meglio uno - ribatt Quinn.
Il furgone era parcheggiato davanti all'ingresso del palazzo. Quattro persone stavano vicino alla parte posteriore del veicolo. Due di loro erano chiaramente gorilla prezzolati. Gli altri due, un uomo e una donna, entrambi pi giovani, si sarebbero confusi con il personale ingaggiato per l'occasione.
C'erano un paio di berline ferme alla stessa altezza del furgone, dall'altra parte della strada: una Mercedes scura e una color argento. A bordo di ognuna, a quanto pareva, c'erano tre uomini. Sempre pi difficile pens Quinn.
Si mise in grembo la SIG e abbass il finestrino dal lato del guidatore. Uno dei gorilla, intanto, stava per aprire il portellone posteriore del furgone. Quinn prese fiato, poi ingran di nuovo la marcia e premette sull'acceleratore. La Porsche part a razzo, puntando verso il veicolo.
I quattro dietro il furgone si voltarono all'unisono. I due giovani rimasero interdetti, invece gli altri due corsero a ripararsi dietro le fiancate opposte del mezzo.
Gli sportelli delle berline si spalancarono. Quinn, impugnando la pistola con la mano sinistra, tese il braccio attraverso il finestrino aperto ed esplose una decina di colpi in rapida successione. Gli uomini che erano scesi dalle auto scapparono in tutte le direzioni, senza riuscire a rispondere al fuoco. Continuando a sparare, Quinn effettu una brusca sterzata verso destra, montando con la Porsche sopra il marciapiede.
Anche i due ragazzi erano fuggiti, nel frattempo. Quinn s'infil con l'auto tra il furgone e l'ingresso del palazzo. All'ultimo istante, fren di colpo, arrestando la sua corsa.
Spalanc la portiera e salt a terra. Con una mano impugnava la pistola, con l'altra la mitraglietta Uzi.
Nessuno gli aveva sparato addosso, per il momento. Come aveva sperato, il carico del furgone fungeva da deterrente. Nessuno voleva assumersi la responsabilit di danneggiarlo.
Quinn si diresse verso il retro del veicolo. Doveva contare le scatole, per accertarsi che fossero ancora tutte l.
Ud un rumore alle sue spalle. Girandosi, vide un uomo correre verso di lui. Era uno dei due che prima erano vicino al furgone. Quinn scart e si gett a terra, lasciando partire nello stesso tempo una breve raffica.
L'uomo era distante solo un paio di metri quando le pallottole gli trapassarono il petto, abbattendolo sul marciapiede con una mezza piroetta.
- Arrenditi! Non ne uscirai vivo - gli grid qualcuno dall'altro lato della strada.
Un proiettile pass fischiando accanto a Quinn, sfiorandogli una spalla. Uno degli uomini aveva avuto un'idea brillante, e si era messo a sparare sotto il pavimento del furgone. Quinn si scans in fretta, riparandosi dietro una delle ruote posteriori del veicolo. Intanto l'auricolare del cellulare gli era caduto sulle spalle. Se l'infil di nuovo nell'orecchio.
- Quinn, ci sei? - chiese Orlando. - Quinn?
- Sono qui. Vivo e vegeto.
- Siamo a due isolati di distanza - annunci Orlando. - Com' la situazione?
- Ci sono almeno sei uomini, forse anche sette, sul lato nord della strada. Erano a bordo di due Mercedes. Non so se c' ancora qualcuno sulle auto. Io sono sceso e mi sono riparato dietro il furgone. Ho bisogno che mi togliate di dosso quella gentaglia.
- Arriviamo - promise Orlando.
-  lei, signor Quinn? - chiam un'altra voce dal lato opposto della carreggiata. - Si consegni spontaneamente e le garantisco che non le sar fatto nulla. - Una pausa. - Signor Quinn? Crede davvero di poter fermare tutto da solo? Be', si sbaglia. Se non comincia a ragionare, tra un paio di minuti sar morto.
Quinn aveva contato mentalmente i secondi che mancavano all'arrivo di Orlando e Nate. Ormai dovevano essere gi l. Che diavolo stavano...
La voce di Orlando risuon nell'auricolare. - Copriti le orecchie e mettiti al riparo.
Quinn assunse una posizione fetale e si copr le orecchie.
Per un secondo non accadde nulla. Poi, all'improvviso, si ud un fragore simile a un gigantesco risucchio d'aria, cos forte da togliere il respiro. Per fortuna il furgone ripar Quinn dagli effetti della granata a percussione.
- Stai bene? - chiese Orlando, sempre attraverso il cellulare.
Quinn si alz in piedi. - Pi o meno. Ha funzionato?
- S - rispose Orlando. - Erano in otto, per l'esattezza. Ma adesso li abbiamo messi tutti a nanna. Qualcuno di loro in modo pi definitivo di altri.
Orlando sbuc all'improvviso da dietro il furgone, correndo verso Quinn.
- Era pi potente di quanto immaginassi - gli disse.
- Dov' Nate?
-  rimasto in macchina.
- Conta le scatole - ordin Quinn, indicandole il vano di carico del veicolo. - Io vedo se questo aggeggio  ancora in grado di partire.
- Okay.
Quinn pass prima dalla Porsche per recuperare lo zaino. Quindi raggiunse la cabina di guida del furgone, lo gett dentro e sal a bordo. Gli ci vollero meno di trenta secondi per trovare i fili giusti e avviare il motore.
In lontananza Quinn sent le sirene. Molto pi vicine di quanto avrebbe auspicato. Presto la strada sarebbe stata bloccata dalla polizia.
- Devo partire - grid verso il retro del furgone. - Hai fatto?
- Ci sono tutte - replic Orlando.
- Okay. Da ora atteniamoci al piano previsto. Io guido il furgone, voi mi fate strada.
Dal cofano motore venne un suono metallico. Una pallottola rimbalz sulla lamiera. C'era un uomo con la pistola puntata, in fondo all'isolato. Quinn ingran la marcia e affond il piede sull'acceleratore.
- Sono tutti qui! - esclam Orlando.
- Tieniti forte! - grid Quinn di rimando.
Partirono a razzo lungo la strada. Quinn non aveva altra scelta che dirigersi verso l'uomo che sparava. Altre pallottole, ma nessuna aveva ancora centrato il parabrezza. Evidentemente, l'uomo era combattuto tra due esigenze opposte: fermare il furgone e salvaguardare il carico. Quando gli fu vicino, Quinn si abbass sotto il cruscotto, senza alzare il piede dall'acceleratore.
Un altro rumore metallico, stavolta sulla portiera di destra, seguito da altri due. Quinn sollev la testa per guardare la strada. Improvvisamente ud un botto venire da dietro il furgone. Guardando nello specchietto laterale, vide uno degli sportelli posteriori oscillare avanti e indietro.
- Orlando, tutto a posto? - chiese.
- S. Mi ha sparato, mentre gli passavamo davanti, per non mi ha colpito.
- E Nate?
Una pausa, poi: - Non lo vedo.
Quinn svolt a sinistra all'incrocio successivo. Di nuovo, gli sportelli posteriori andarono a sbattere contro i fianchi del furgone.
- Dobbiamo richiuderli - esclam.
- Eh, certo - rispose Orlando.
Un po' pi in l, un semaforo stava per scattare sul rosso. Con due macchine davanti, Quinn sapeva che sarebbe stato obbligato a fermarsi.
- Quando mi fermo, salta gi e chiudi gli sportelli - esclam.
Si arrest dietro la fila di auto in attesa. Sent Orlando scendere a terra e richiudere il vano di carico. Qualche istante dopo, apr lo sportello dal lato destro della cabina e sal a bordo.
Appena il semaforo torn verde, Quinn ripart insieme agli altri veicoli, ma svolt subito a destra in una via meno trafficata.
Per cinque minuti furono soli sulla strada. Nessuno alle calcagna, neanche Nate, purtroppo. Quinn non voleva neanche prendere in considerazione la possibilit che fosse stato catturato di nuovo.
- Credo che abbiamo compagnia - annunci Orlando, che per tutto il tempo aveva continuato a tenere d'occhio la carreggiata attraverso lo specchietto laterale.
Quinn guard anche lui. C'erano diversi veicoli alle loro spalle.
- Quale?
- La Mercedes scura. Tre auto pi indietro. - Diede un'altra occhiata nello specchietto e aggiunse: - Forse anche quella color argento.
Quinn procedette a zigzag per avere una visione migliore. - Okay, le vedo. Far un paio di deviazioni. Tienile d'occhio.
Svolt bruscamente a sinistra.
- Sono ancora dietro - disse Orlando, dopo un momento.
Quinn gir di nuovo, stavolta a destra. Prima che Orlando potesse dire qualsiasi cosa, si ud il rumore ormai familiare di una pallottola che colpiva la carrozzeria. Un altro avvertimento.
Quinn guard nello specchietto. Quello che aveva sparato stava sporto fuori dal finestrino posteriore della Mercedes scura, dal lato del guidatore. Quinn fece un po' di slalom, per confondere la visuale del cecchino.
Davanti a loro, un semaforo stava per passare dal verde al giallo. Quinn attravers l'incrocio giusto mentre diventava rosso. Controll nello specchietto e fece una smorfia. Le due Mercedes l'avevano seguito, ignorando il semaforo rosso e le proteste degli altri automobilisti.
L'unico vantaggio che avevano era che gli inseguitori non volevano compromettere il carico. Probabilmente avevano ricevuto istruzioni di bloccare il furgone senza causare grossi danni al veicolo. Agli occupanti, invece, non era riservato altrettanto riguardo.
Un altro semaforo stava per passare al rosso. Stavolta c'erano diverse auto tra Quinn e l'incrocio.
- Tieniti forte - disse a Orlando.
All'ultimo istante, invece di fermarsi, cambi il senso di marcia con un'inversione a U, piazzandosi davanti a due macchine che stavano viaggiando nella corsia opposta. Una delle due sband, con uno stridore di gomme, schivando per un soffio il furgone, mentre l'altra frenava bruscamente per evitare di tamponarlo.
La Mercedes scura si trovava in una posizione tale da poter proseguire l'inseguimento, quella color argento, invece, rimase intrappolata sull'altro lato di un veicolo, almeno per il momento. La Mercedes scura, superando sulla sinistra, si accost alla portiera dal lato del guidatore.
- Abbassa il finestrino - disse Orlando.
Quinn si volt verso di lei e vide che imbracciava l'Uzi. Obbed senza esitare.
Appena la Mercedes si accost, Orlando grid: - Stai gi!
Quinn abbass la testa mentre lei faceva partire una scarica. Una gragnuola di colpi invest la fiancata della Mercedes. Dopo la raffica, Quinn si raddrizz, controllando di nuovo nello specchietto. La Mercedes scura era ferma dall'altro lato della carreggiata. I finestrini dalla parte con cui si era avvicinata al furgone erano in pezzi. Nessun segno di vita all'interno.
Quinn sent altre sirene convergere verso la zona in cui si trovavano, ma non scorse luci lampeggianti nei paraggi.
- Aggrappati a qualcosa - ordin.
Con una brusca sterzata verso destra, s'infil in una stradina laterale. Svolt ancora a sinistra, poi altre due volte a destra, finch le sirene non si udirono sempre pi in lontananza. Un sorriso gli incresp le labbra, ma la sua espressione s'indur di nuovo quando guard nello specchietto.
L'altra Mercedes, quella color argento, era dietro di loro.
Intanto Nate era sparito chiss dove. Orlando aveva cercato per ben due volte di chiamarlo, ma non aveva avuto risposta.
Quinn guard lo zaino posato sul pavimento in mezzo a loro. Dentro c'era una quantit di Semtex sufficiente per distruggere completamente il furgone con tutto il suo contenuto. Lo indic a Orlando con un cenno del capo.
- Nascondilo tra le scatole - disse.
Lei lo guard perplessa. - Ma non faremo il botto finch non avremo liberato Garrett, giusto?
- Questo  il piano.  solo che non voglio avere problemi con quella roba.
Dopo una breve esitazione, Orlando prese lo zaino, lo port dietro, sganci la rete che teneva fermo il carico e cre un varco al centro delle scatole. Vi sistem lo zaino e, una volta fissata di nuovo la rete, torn al proprio posto.
- Non prima di essermi ripresa mio figlio - disse, facendo un cenno verso il retro del furgone.
Si ritrovarono di nuovo nel Mitte, diretti a ovest lungo l'Unter den Linden, vicino alla Porta di Brandeburgo. Pi avanti c'era il Tiergarten, la versione berlinese di Central Park. Nel mezzo c'era una grande rotonda che circondava il Groer Stern, un angelo dorato che vegliava sulla citt dall'alto di una colonna gigantesca.
Quinn cerc di spostarsi sulla destra e d'imboccare Ebertstrae verso il Reichstag, ma c'era troppo traffico. Fu perci costretto a proseguire dritto per il Tiergarten. Adesso la carreggiata era a quattro corsie e sarebbe stato impossibile impedire ai loro inseguitori di affiancarli.
- Forse non  la strada migliore - osserv Orlando.
- S, lo so.
Guardando nello specchietto, Quinn vide che alla Mercedes color argento si era aggiunta una BMW blu notte, con i vetri oscurati, parabrezza compreso. Evidentemente il proprietario teneva molto alla privacy.
- Ne  arrivata un'altra - annunci Quinn.
Orlando guard e fece un cenno di assenso.
La loro unica speranza era di raggiungere la rotonda prima degli altri, e approfittare della confusione per sganciarsi. Quinn pigi a fondo sull'acceleratore, per filare alla massima velocit consentita dal veicolo.
Dietro di loro, gli inseguitori procedevano appaiati, quasi fosse in corso una conversazione tra gli occupanti dei due veicoli. Poi, quando furono a met della strada che attraversava il parco, la Mercedes acceler.
Una pallottola colp la portiera dal lato destro. Subito dopo una seconda ruppe il finestrino, piantandosi nel tetto della cabina appena sopra la testa di Quinn.
- Maledizione! - esclam Orlando. - Non avevi detto che ci avrebbero sparato solo per spaventarci?
- Per spaventare me - rispose lui. - Tu sei considerata sacrificabile, a quanto pare.
- Allora fai guidare me, cos diventi tu quello sacrificabile.
Lui le lanci un'occhiata e scorse sul suo volto una smorfia di dolore.
- Ti hanno ferito? - le chiese, sterzando a sinistra per evitare un'Audi e frapporre un po' pi di distanza tra il furgone e la Mercedes.
- Non  niente - assicur Orlando, stringendo i denti. Un rivolo di sangue le colava lungo il braccio sinistro.
- Sicura?
- Sto bene.  solo un taglio. - Orlando stese il braccio sano verso di lui. - Dammi la pistola.
Quinn le consegn la SIG.
- Ti servir anche un caricatore pieno - disse lui, sfilandosene uno da una tasca.
Orlando inser il caricatore nella pistola, quindi si gir e spar tre colpi fuori dal finestrino. La prima pallottola pass sopra il cofano dell'auto, ma la seconda e la terza centrarono la carrozzeria. La Mercedes sband leggermente, poi si raddrizz e riprese la sua corsa.
Quando il finestrino posteriore dal lato del guidatore cominci ad abbassarsi, Orlando fece fuoco di nuovo. Ma invece di colpire il finestrino aperto, la pallottola centr quello anteriore, ancora chiuso, dalla parte dell'autista. La Mercedes sband improvvisamente a destra, andando a sbattere con violenza contro un pullman parcheggiato sul ciglio della strada.
- Bel colpo - si compliment Quinn.
La rotonda era ormai vicinissima, sei corsie ingombre di veicoli che giravano intorno al monumento. Mentre s'inseriva nella corsia pi interna e cominciava a procedere in tondo, Quinn controll di nuovo lo specchietto. La BMW li seguiva ancora, mantenendosi a distanza di sicurezza. Cinquecento metri pi indietro, per, diverse volanti della polizia stavano sopraggiungendo a tutta velocit.
Quinn attese che il monumento venisse a trovarsi tra il furgone e le volanti, poi cambi all'improvviso direzione, puntando a nord, lungo la strada che li avrebbe portati fuori citt. Con un po' di fortuna, la manovra gli avrebbe permesso di seminare la polizia.
Quanto alla BMW, era un altro paio di maniche.

39.

Mentre si avvicinava all'aeroporto, Quinn prese il biglietto da visita che il dottor Garber gli aveva dato. Lo gir, in modo che il numero di telefono fosse visibile, e lo pass a Orlando.
- Chiunque risponda dovrebbe essere in grado di mettersi in contatto con Borko o Dahl.
Qualcuno rispose immediatamente, in effetti. Al termine della conversazione, Orlando disse: - Dovremmo ricevere a momenti una chiamata.
Meno di mezzo minuto pi tardi, il cellulare suon.
- Dammelo - ordin Quinn.
Orlando gli allung il telefono.
Quinn se lo premette contro l'orecchio.
- Volevi parlare con me? - Era Borko.
- Sar breve. Riavrai il furgone dopo che ci avrai restituito il bambino.
- Perch dovremmo? Presto avremo sia l'uno che l'altro.
- Chiama i tuoi amici all'acquedotto - tagli corto Quinn, chiudendo la comunicazione.
Da una tasca del giubbotto prese un oggetto che sembrava una carta di credito piuttosto spessa. A un'estremit aveva due interruttori. Il primo era la sicura. Quinn la tolse. Il secondo era un commutatore, per consentire l'accesso a due diversi canali. Quinn selezion il canale A. Sotto gli interruttori c'era un minuscolo scanner programmato per riconoscere l'impronta del pollice destro di Quinn.
- Attento con quella roba - ammon Orlando.
Quinn piazz il pollice sullo scanner. Un secondo dopo, risuon un debole bip, quasi impercettibile.
Se era andato tutto come previsto, in quello stesso istante un'esplosione aveva trasformato la sfera nel quartiere di Neuklln in una fornace incandescente. Quinn era certo di avere usato abbastanza Semtex per distruggere completamente le scorte residue di virus. Spostando il commutatore sul canale B e ripetendo la procedura di riconoscimento col pollice, avrebbe innescato l'esplosione nel vano di carico del furgone. Per precauzione, anche Orlando e Nate disponevano di un analogo comando a distanza.
Quinn guard nello specchietto laterale. Non not alcun movimento a bordo della BMW, ma il cellulare squill di nuovo.
- Che l'hai fatto a fare? - chiese Borko.
- Una dimostrazione. Se non ci restituite Garrett, vivo e incolume, salter per aria qualcosa a cui tieni ancora di pi. Sta a te decidere.
Quinn interruppe bruscamente la comunicazione.
- Credi davvero che possa funzionare? - chiese Orlando.
Lui si limit a sorridere e a fare un cenno di assenso. Avrebbe voluto fare quella telefonata senza avere gli uomini di Borko alle calcagna. A questo punto sperava solo che lui o Orlando potessero salvare la pelle.
- Attento! - esclam Orlando.
Mezzo isolato pi avanti, una Volvo sbuc da una via laterale, bloccando la strada. Concentrato com'era a tenere d'occhio l'auto dietro di loro, Quinn ebbe appena il tempo di reagire. Affondando il piede sull'acceleratore, diede una brusca sterzata, per cercare di schivare il muso della Volvo.
Si ud un clangore di lamiere quando l'angolo anteriore destro del furgone spinse via la berlina, scardinandole il paraurti.
- Ci  andata bene - sospir Orlando.
Quinn diede gas, lasciandosi la Volvo alle spalle.
Attraversarono la citt, diretti verso nord, oltre l'aeroporto internazionale Tegel, proseguendo poi in mezzo alla campagna. La BMW era ancora dietro di loro, cos come la Volvo senza paraurti. Gli occupanti dei due veicoli non sembravano avere fretta di raggiungerli.
- Tra poco dovremo lasciare questo catorcio - disse Quinn.
Osservando gli indicatori sul cruscotto, si era accorto che il carburante sarebbe bastato per un lungo tratto, ma la pressione dell'olio continuava a scendere.
Un po' pi avanti, Quinn avvist una strada innevata che si addentrava in un boschetto. Un cartello vietava l'accesso a chiunque non lavorasse nei cantieri edili Boon.
All'ultimo momento Quinn svolt. Colto impreparato, l'autista della Volvo sfrecci oltre. La BMW riusc invece a girare, sbandando sul selciato coperto di neve.
- Che fai? - url Orlando.
- Cerco un modo per toglierci dai guai.
Dopo aver attraversato il boschetto, sbucarono in una radura. Il cantiere era allo stadio iniziale, quello del livellamento del terreno. I lavori dovevano essere stati sospesi per la stagione invernale.
Quinn pass attraverso lo spiazzo sterrato, augurandosi che ci fosse un'altra uscita. La BMW si accod per un tratto, poi si ferm. Senza dubbio, gli occupanti temevano un'imboscata. Un attimo dopo, giunse anche la Volvo. Era proprio quello che Quinn aveva sperato che facessero.
Continu ad avanzare, allontanandosi dai due veicoli. Il fondo accidentato lo costrinse a ridurre drasticamente la velocit. Scrut con ansia la linea degli alberi che si avvicinava veloce.
- Che cosa cerchi? - chiese Orlando.
- Un'altra uscita, una via di fuga qualsiasi.
Rimasero in silenzio per qualche istante, poi Orlando esclam: - L!
Indic un varco tra gli alberi sulla sinistra. Quinn si diresse da quella parte. Ma si rese conto quasi subito di avere commesso un errore. Il terreno si fece sempre pi sconnesso. Sterzando a destra e a sinistra, cerc di evitare buche e ostacoli, finch...
Con un tonfo cupo che scosse tutto il veicolo, la ruota anteriore destra fin dentro un avvallamento largo un metro, che aveva notato troppo tardi. Lo pneumatico and a sbattere contro l'arco passaruota. Quinn diede gas e il furgone usc dalla buca, ma il danno era fatto. La ruota era a terra. E a giudicare dai cigolii acuti che venivano da l sotto, doveva essersi anche piegato l'assale.
Imprecando, Quinn arrest il mezzo.
- Non possiamo fermarci qui - disse Orlando.
- Non abbiamo scelta. Il furgone  andato.
Mentre spegneva il motore, controll nello specchietto cosa facevano i loro inseguitori. Le due auto erano parcheggiate vicino all'ingresso del cantiere, ma ferveva una certa attivit, adesso.
L'uomo che era al volante della Volvo era sceso e si stava dirigendo verso la BMW. Un finestrino venne abbassato e quello rimase in ascolto per qualche istante. Quindi si gir e grid qualcosa agli altri occupanti della macchina. Gli sportelli posteriori si aprirono e due individui vennero di corsa verso il furgone lungo un percorso non diretto ma parallelo, in modo da mantenersi a distanza di sicurezza.
- Gi, gi, gi - ordin Quinn a Orlando.
Lei apr la portiera e scese a terra.
Quinn la raggiunse subito dopo. Prese dalla tasca il radiocomando collegato all'esplosivo, tolse la sicura e spost il commutatore sulla posizione B. Per evitare uno scoppio accidentale, tenne il radiocomando con la sinistra.
Dalla parte opposta del grande spiazzo, si apr un altro sportello. - Quinn?
Era Borko. - Quinn! Basta, adesso, okay? Hai giocato bene le tue carte, amico. Ma  il momento di arrendersi. Non hai scampo.
A una trentina di metri dal punto in cui Quinn e Orlando si trovavano, c'erano gli alberi. Quinn li indic.
- Vai per prima. Io cerco di distrarli. Appena sei al sicuro, fai saltare il furgone.
Lei per non era convinta. - Andiamo insieme - ribatt. - Se riusciamo a metterci al riparo, possiamo tenerli a bada. Non ci sar bisogno di attivare l'esplosivo.
- Non funzionerebbe.
- Maledizione, possiamo almeno provare.
Quinn assent col capo. - D'accordo. Ci proveremo. Per se non funziona, facciamo saltare il furgone.
Orlando accenn un sorriso.
- Quinn, sei spacciato! Lo vuoi capire? - Il tono di Borko lasciava trasparire tutta la sua rabbia. - Getta a terra le armi e mettiti bene in vista!
Restando al riparo del furgone, Quinn e Orlando corsero verso il bosco.
- A questo punto ho davvero perso la pazienza! - continu Borko. - Hai incasinato tutto! Ma hai solo fatto il tuo lavoro! Lo capisco! Cos come tu capirai, ne sono sicuro, che non posso permetterti di farla franca!
Gli alberi erano distanti solo una decina di metri, adesso.
- Borko, laggi! - grid un'altra voce alla destra di Quinn. - Sono quasi arrivati agli alberi!
Quinn si lanci un'occhiata alle spalle. Vide uno degli scagnozzi di Borko girare intorno al furgone.
- Corri - ordin, spingendo Orlando davanti a s.
Si precipitarono verso gli alberi, con Orlando che precedeva di poco Quinn. Il bosco era a meno di tre metri quando quest'ultimo avvert un dolore lancinante propagarsi dalla coscia. Fin addosso a Orlando, ed entrambi ruzzolarono a terra.
- Vai! - grid a Orlando, con la coscia che gli andava a fuoco.
Lei si rialz e riprese a correre. Quando raggiunse la linea degli alberi si gir, il volto teso per lo spavento. Quinn comprese subito qual era il problema. Cadendo aveva perso la pistola. La vide a terra, a un paio di metri di distanza. Troppi perch potesse raggiungerla; troppi anche perch Orlando potesse ritornare a recuperarla. Eppure era proprio ci che lei stava per fare.
- No! - url Quinn. - Scappa.
Un'altra pallottola si conficc nel tronco di un albero vicino alla testa di Quinn.
- Scappa! - grid lui di nuovo.
Stavolta lei gli diede retta e spar rapidamente in mezzo al bosco.
Quinn si chin per controllare la ferita. Si aspettava di trovare la gamba squarciata, invece la pallottola l'aveva solo colpito di striscio, tracciando un solco sanguinolento sulla parte posteriore della coscia.
Sent dei passi che si avvicinavano di corsa. Non ce l'avrebbe mai fatta a rifugiarsi tra gli alberi. Doveva fare esplodere la carica piazzata nel furgone. Ma quando fece per azionare il radiocomando, si accorse di non averlo pi con s.
- Girati - intim una voce alle sue spalle. - Lentamente.
Quinn obbed, cercando di dissimulare il dolore atroce che provava. Quando riusc finalmente a voltarsi sulla schiena, gli parve di sentire qualcosa di duro sotto il braccio destro. Il radiocomando. Per era troppo distante, vicino al gomito. Non poteva prenderlo senza che l'altro lo notasse.
L'uomo di Borko era accanto a lui e gli puntava una pistola alla testa.
- L'ho preso!
Meno di un minuto dopo, la BMW si ferm poco pi indietro. Quinn vide aprirsi lo sportello dal lato del passeggero e scendere l'autista della Volvo. Poi si spalanc quello posteriore e apparve Borko.
- La ragazza? - domand il serbo, avvicinandosi.
-  scappata nel bosco - rispose l'uomo che aveva sparato a Quinn.
Il serbo fece un cenno di assenso, quindi si rivolse ai due che avevano effettuato l'inseguimento a piedi, dicendo: - Scovatela.
Sparirono tutti e due in mezzo agli alberi per andare a caccia di Orlando.
Borko sorrise e torn verso la macchina. - La ragazza se l' svignata - annunci. - Ma la troveremo.
Quinn guard verso la portiera aperta notando per la prima volta che c'era qualcun altro seduto sul sedile posteriore. Dunque era venuto anche Piper, pens.
Il passeggero si sporse in avanti. Il sole del mattino gli illumin il lato destro della faccia. C'era qualcosa che non andava. Quell'uomo non assomigliava per niente a Piper.
Quinn rimase senza fiato. No, non era possibile. Doveva essere lo shock della ferita che gli faceva avere le traveggole.
Lentamente, l'uomo scese dalla BMW e si avvi verso Borko e Quinn. Quando li raggiunse, si ferm e guard gi.
- Ti ho insegnato fin troppo bene il mestiere, a quanto pare - esord.
- No - balbett Quinn. - Tu sei morto. Ti ho visto morire.
Durrie, il maestro di Quinn, rise. - Davvero? Non mi sento particolarmente morto. - Durrie si gir verso il furgone, soffermandosi sulla ruota bucata. - Dannazione, grazie per avere messo fuori uso il nostro mezzo di trasporto.
- Possiamo trasferire le scatole sulle auto - sugger Borko.
Quinn fece uno sforzo per riprendersi dallo stordimento. Dovette cercare di concentrarsi al massimo. E anche allora, una parte della sua mente continuava a urlare: Non  lui! Non  lui!.
Cerc di ricordare quello che Borko aveva appena detto. Aveva parlato di trasferire le scatole. Merda! Spostando il carico, sarebbe saltato fuori l'esplosivo. Doveva recuperare il radiocomando, ma ce l'aveva sotto il braccio. Per quanto lui fosse stato svelto, Borko l'avrebbe freddato prima.
- Metti tutte le scatole che riesci a farci stare nel bagagliaio della mia macchina - ordin Durrie all'autista della Volvo. - Poi voi caricate il resto sulla vostra, dopo che avremo sistemato anche la ragazza.
- Okay - replic l'uomo.
Borko si accovacci accanto a Quinn. - Per colpa tua la nostra tabella di marcia  andata a farsi fottere - disse. - Adesso un sacco di gente dovr fare i salti mortali per recuperare il tempo perso. Non saranno contenti.
L'autista della Volvo si sporse dentro il furgone e prese due scatole. Le port verso la BMW. Il bagagliaio si apr da solo al suo arrivo grazie a un telecomando.
- Potresti offrire ai tuoi uomini qualche mentina - mormor Quinn, rispondendo a Borko. - Magari li far stare meglio.
Borko sorrise. - Molto bene. Mi chiedevo giusto che cosa sapessi. Temo per che con loro le mentine sarebbero sprecate.
- Perch non sono bosgnaci? - chiese Quinn.
Borko s'irrigid. - Come fai a saperlo?
- Maledizione, non ha nessuna importanza - esclam Durrie, rivolto a Borko.
- Come fai a saperlo? - ripet Borko, sempre accovacciato accanto a Quinn.
Altre due scatole furono trasferite sulla BMW. Quinn stava tenendo il conto.
- Borko - ringhi Durrie. - Andiamo. Non abbiamo tempo per queste stronzate.
A malincuore, quello si rialz.
Durrie guard Quinn. - Evitiamo inutili chiacchiere, okay? Non mi interessano. Sei spacciato comunque, ragazzo mio. M'importa solo di questo. Di' a quella puttana della tua amica, quando la rivedrai all'altro mondo, che mi prender io cura di Garrett al posto suo.
Durrie sorrise, quindi estrasse dalla giacca una pistola.
- Lascialo fare a me - intervenne Borko. - Ha ucciso diversi dei miei uomini.  una questione d'onore.
- Stai scherzando - ribatt Durrie. - Qui l'onore non c'entra niente.
- Lascialo a me - insistette Borko. - Ti do met della mia parte.
Durrie inarc un sopracciglio, poi rise. - Se ci tieni tanto, d'accordo. - Guard in gi verso Quinn. - Credo che mi lascer corrompere. - Rise di nuovo e torn lentamente verso la macchina.
Mentre si avvicinava alla BMW, si apr lo sportello anteriore e scese Leo Tucker. Quinn si sent invadere dalla rabbia. Doveva immaginare che c'era anche lui. L'australiano apr la portiera posteriore a Durrie. Mentre lui saliva a bordo, quello della Volvo mise altre due scatole nel bagagliaio.
Sei pens Quinn.
- Voi prendete il resto - grid Durrie all'indirizzo di Borko.
Un attimo dopo la BMW ripart a gran velocit. Il serbo si volt un attimo da quella parte, e Quinn spost il braccio quel tanto che bastava per nascondere il radiocomando sotto la mano.
Mentre Borko si girava di nuovo verso di lui, afferr il radiocomando, ma rinunci ad azionarlo. Sapeva che non avrebbe fatto in tempo a coinvolgere nell'esplosione anche la BMW. Una parte del carico era ormai andata.
- Okay. Adesso ci divertiremo un po' - disse Borko. Prese la pistola dalla fondina ascellare che aveva sotto la giacca. Una SIG P226, uguale a quella di Quinn.
- Perch Gibson non aveva un biglietto da visita? - chiese Quinn. Stava cercando di guadagnare tempo, mentre piazzava il pollice sullo scanner.
Borko aggrott la fronte per un attimo, poi sorrise: - A casa tua, intendi? Vuoi la verit? - Si chin leggermente in avanti, come per confidare un gran segreto. - Doveva inciderti sul petto il nome di Dahl con il coltello.
S.  plausibile pens Quinn, assicurandosi che la sicura fosse disattivata.
- Il tuo piano non funzioner, lo sai - disse poi. Mosse il pollice sul commutatore. Aveva gi selezionato la posizione B?
- Questo lo credi tu. Funzioner perfettamente, invece. - Borko controll che nella pistola ci fosse un proiettile in canna.
- Non mi riferisco al fatto che i vostri scienziati hanno combinato un casino e cos il tuo tentativo di genocidio etnico colpir tutti indiscriminatamente. - A a destra, B a sinistra. Giusto? Destra A... No. A a sinistra, B a destra".
- Non genocidio - precis Borko, puntando la pistola. - Disinfestazione.
Il commutatore era inclinato verso destra. - Fa lo stesso - continu Quinn. Si arrischi a dare un'occhiata al furgone, alle spalle di Borko, chiedendosi se era abbastanza lontano. Una decina di metri, giudic, ed era disteso a terra. C'era da sperare che l'esplosione investisse direttamente Borko, dando invece a lui l'opportunit di svignarsela. - Non  per questo che non funzioner.
- Davvero? - chiese Borko. - E perch, allora?
- Disgraziatamente, temo che non lo saprai mai.
Quinn premette il pollice sul pulsante del radiocomando, ma non accadde nulla.
- Che diavolo significa?
Quinn premette di nuovo. Ancora niente. Il pulsante era rotto.
- Lo sai che c'? - disse Borko. - Non me ne frega niente. Quello che importa...
Di qualunque cosa si trattasse, la fine della sua frase si perse nel boato della deflagrazione che lo fece a pezzi.

40.

Quinn, in seguito, fatic a rammentare che c'era stata un'esplosione. Ebbe invece un ricordo nitido delle mani che lo ripulivano dai detriti e l'aiutavano a rialzarsi, passandogli un braccio sotto la spalla.
- Forza, andiamo - gli disse una voce in tono perentorio.
Perch aveva difficolt a camminare? Guard gi e scorse un foulard legato intorno alla gamba. Era a scacchi rossi e neri, aveva un'aria familiare. Da dove veniva?
Presto si trov circondato dagli alberi, ma la persona a cui era appoggiato lo sollecitava ad addentrarsi ancora di pi nel bosco. Finch non ud il rumore di decine di automobili che si avvicinavano a gran velocit. E da qualche parte, dalla direzione da cui erano venuti, decine di sirene che si sovrapponevano strepitando. Chi l'accompagnava si ferm, appoggiandolo contro il tronco di un albero. Adesso Quinn era consapevole del dolore, e oltre a quello della situazione in cui si trovava e di ci che doveva ancora fare.
Guard il suo salvatore, cio Orlando. Cos minuta, eppure cos forte. Era stata lei a rimetterlo in piedi. Lei gli aveva legato il foulard intorno alla gamba. Lei l'aveva cavato fuori dalla montagna di detriti prodotti dal furgone nel momento in cui era saltato in aria.
- Quanto tempo? - chiese Quinn.
- Dall'esplosione?
Lui annu.
Lei guard l'orologio. - Nove minuti.
- Il mio radiocomando non funzionava pi.
- Il mio invece s. - Orlando tir fuori da una tasca un cellulare. Non era dello stesso modello che lei e Quinn si erano portati dietro. Notando la sua espressione perplessa, spieg: - L'ho preso a uno dei due che mi hanno seguito nel bosco.
- Li hai sistemati?
- Non sarei qui altrimenti.
Quinn avrebbe voluto sorridere, ma non ci riusc.
Orlando digit un numero, poi accost il telefonino all'orecchio.
- Dove sei? - chiese. Rimase un istante in ascolto. - Sei quasi arrivato. Mezzo chilometro al massimo. Resta in linea.
And verso la strada che costeggiava il bosco. Era troppo lontano perch Quinn potesse sentire cosa diceva, ma pochi attimi pi tardi una macchina si ferm sul ciglio della carreggiata. Era una BMW marrone. Nate!
Lui e Orlando lo aiutarono a sistemarsi sul sedile posteriore, poi Nate si sedette al volante e Orlando accanto a lui. Ripartirono verso la citt.
- Mettiti comodo - disse Orlando, voltandosi per met. - Ti portiamo da un dottore.
- Non c' tempo - rispose Quinn. - Il St Martin Hotel.  l che dobbiamo andare.
- Perch? - domand lei.
- Ti ho promesso che avremmo liberato Garrett.
- Pensi che sia l, al St Martin?
- No, non ho detto questo. Dobbiamo seguire la pista. - Rendendosi conto che lei faticava a capire, Quinn aggiunse: - Non abbiamo finito il lavoro.
- Le mentine? - domand lei. - Le ho fatte saltare in aria. Per poco non ho fatto saltare in aria anche te. Doveva esserci qualcuno l vicino, perch avevi addosso i suoi resti, quando ti ho trovato.
- Era Borko.
- Caspita - esclam Nate.
- Ma non abbiamo distrutto tutte le scatole - continu Quinn.
Spieg loro la situazione.
- Ne hanno ancora sei. Pi che abbastanza per fare una strage. Hanno soltanto due scelte. Disfarsene, o consegnarle e farsi pagare quelle che hanno.
- Ma perch l'albergo? - chiese Nate. - Hai detto che le mentine dovevano finire nei cadeau di benvenuto.
- S, per adesso  troppo tardi per mettercele, non credi?
- E allora? Dovremmo rubare le scatole rimaste e chiedere lo stesso di fare uno scambio? - intervenne Orlando. - Mi sembra un po' fiacca, come idea.
Quinn scelse le parole con cura. - Le scatole le ha Dahl. E con lui c' Tucker.
Orlando lo guard sorpresa. - Sei sicuro?
Quinn assent con il capo. - Sanno di certo dove tengono Garrett.
Nell'auto si fece silenzio. Intanto la citt li aveva di nuovo inghiottiti, e Nate dovette rallentare a causa del traffico. Lanci un'occhiata a Orlando.
- Il St Martin o il dottor Garber? - domand.
- L'albergo - rispose lei senza esitare.
- I tuoi vestiti saranno un problema - osserv Orlando, esaminando Quinn.
La giacca era piena di macchie e di strappi. Non si era salvata nemmeno la camicia. Quanto ai pantaloni, la gamba sinistra era intrisa di sangue.
- C' un pullover nella sacca - disse Nate.
Quinn aveva gi notato la borsa sul pavimento dell'auto. La prese e la sistem sul sedile. Il maglione era in cima a tutto. Se lo infil.
Qualche minuto pi tardi, Nate annunci: - Ci siamo.
Guardando fuori dal finestrino, Quinn scorse, due isolati pi avanti, il St Martin Hotel. C'erano poliziotti ovunque, e il traffico procedeva a rilento.
- Gira qui - ordin. - Proviamo a tornare indietro.
- Come faremo a entrare? - chiese Nate. - La sorveglianza  troppo stretta.
- Tu gira - ripet Quinn.
Il ragazzo obbed, proseguendo per qualche altro isolato, prima di svoltare di nuovo.
- Credi davvero che Dahl abbia portato qui le scatole? - domand Nate.
- Non ha altra scelta. Altrimenti il suo piano va a farsi fottere.
- Potrebbero trasferirle direttamente in Bosnia. Assicurandosi la massima resa.
- E la massima probabilit che l'HFA venga accusata per l'attacco. Invece, diffondendo qui il virus, possono sperare che vengano infettati anche parecchi bosniaci che vivono fuori dai Balcani. Anche se si ipotizzasse un atto di bioterrorismo, la rosa dei possibili sospetti sarebbe molto pi ampia.
- Ma Jansen ha detto che il virus non infetter solo i bosniaci - ribatt Nate.
- Questo lo sappiamo noi. Per loro sono ancora convinti di avere creato l'arma perfetta.
- Dahl si aspetter di incassare un mare di soldi da questa faccenda - osserv Nate.
- Puoi scommetterci - rispose Orlando.
Quinn per era certo che non si trattasse soltanto di soldi. Aveva evitato di proposito di affrontare l'argomento, dopo che Nate li aveva prelevati. Ma si rese conto che non poteva pi aspettare. Solo che quando fece per parlare, non riusc a trovare le parole per spiegare come stavano davvero le cose. Dopo un attimo di esitazione si rivolse a Orlando: - Hai ancora quelle foto di Garrett?
Lei lo guard sorpresa, portando con un gesto automatico la mano verso la tasca del giubbotto. - S. Perch?
- Posso vederle?
Perplessa, lei estrasse dalla tasca il piccolo album di plastica. Cominci a tirare fuori le fotografie una a una.
- No - disse Quinn. - Dammi tutto.
Con riluttanza, lei gli porse il portafoto.
C'erano in tutto tre foto di Garrett, due recenti, la terza di quando era un neonato. Ma fu la quarta immagine dell'album in miniatura ad attirare l'attenzione di Quinn.
La prese e l'allung sopra il sedile di Nate per fargliela vedere.
- Guarda qua.
- Ehi... sto guidando - disse lui.
- Che fai? - chiese Orlando.
- Dagli un'occhiata - ripet Quinn, rivolto a Nate.
Il ragazzo prese la foto con la mano destra e se la mise vicino alla faccia, senza perdere di vista la strada. Dopo un momento abbass gli occhi. Invece di limitarsi a una rapida occhiata, il suo sguardo rimase incollato all'immagine.
- Basta - disse Quinn, dandogli un colpetto sulla spalla.
- Figlio di puttana - esclam Nate, restituendo la foto.
- Cosa? - chiese Orlando.
-  lui - conferm Nate.
- Lui chi? - Orlando cominciava a spazientirsi.
- Quello che ho visto quando mi hanno rinchiuso in quella stanza d'albergo. Quello pi anziano. - Nate si volt un secondo verso Orlando, poi spost lo sguardo sullo specchietto retrovisore per guardare Quinn. -  lui il famigerato Dahl?
Quinn porse la foto a Orlando, ma lei non la prese. Non poteva non sapere chi c'era in quell'immagine, e Quinn ne era consapevole.
- L'ho visto anch'io - disse Quinn. - Era sulla BMW.
- Non  possibile! - esclam Orlando, con espressione incredula.
Quinn la scrut dritto negli occhi. - Non  morto.
- Stronzate. Tu stesso hai assistito alla sua morte. Mi hai dato le ceneri.
- Lo so. - Quinn si rivolse poi a Nate: - Sei sicuro che  lo stesso che c'era in albergo?
- S - conferm il ragazzo. - Magari un po' invecchiato rispetto alla foto. Ma si tratta sicuramente della stessa persona. Chi ?
- Nate non aveva mai visto prima quella foto - spieg Quinn a Orlando. - Puoi non credere a me, ma lui non ha motivo di mentire.
- Non pu essere - mormor lei. Stavolta non c'era pi rabbia nel suo tono, solo incredulit e sgomento.
- Pensaci. Che motivo avrebbe un altro di prendere Garrett?
- Ma  Piper! Lui  Dahl! - esclam Orlando, cercando un modo per smentire Quinn. - Lui ha rapito Garrett. Tu hai visto Piper, non Durrie. Giusto? Dev'essere cos. Ti sei sbagliato. L'esplosione ti ha sconvolto la mente.
- Durrie? - chiese Nate, confuso.
Quinn scosse la testa. - Piper non  Dahl. Durrie  Dahl. Credo che Piper non c'entri niente - rispose. - Leo Tucker era il collegamento che Durrie aveva in Vietnam. Non Piper. Probabilmente ti ha individuato quando stava seguendo Nate e me. Ma non l'ha detto al suo vecchio capo. Solo a Durrie, perch sapeva che sarebbe stato estremamente interessato.
Orlando rimase in silenzio.
- Gira qui - ordin Quinn a Nate.
Poco dopo giunsero di nuovo in vista dell'albergo, ma stavolta dal lato opposto rispetto all'ingresso principale.
- Cerca l'area riservata al carico e scarico delle merci - sugger Quinn.
- Sar sorvegliata anche quella - osserv Nate.
- Pu darsi. - Poi Quinn esclam: - Ecco,  l che devi andare!
Si riferiva a un'apertura nell'edificio, abbastanza ampia per consentire il passaggio dei camion. Un cartello all'esterno diceva che l'ingresso era riservato ai veicoli per la consegna delle merci e a quelli del personale dell'albergo. Appena oltre il portone c'erano due poliziotti, con indosso cappotti pesanti e guanti.
- Non fermarti finch non sei entrato del tutto - disse Quinn. - Devono essere i poliziotti a venire da te. - Incroci lo sguardo di Nate nello specchietto retrovisore. - Dovrai aiutarmi a sistemarli.
- Vuoi farli fuori? - chiese il ragazzo, scandalizzato.
- Spero che non sia necessario.
Nate svolt, puntando verso l'ingresso del garage. Uno degli agenti alz la mano per intimargli l'alt, ma lui prosegu per un breve tratto, prima di obbedire all'ordine. Erano abbastanza distanti dal portone perch nessuno da fuori potesse scorgerli.
- Scendi e distraili - ordin Quinn.
Mentre i poliziotti si avvicinavano, Nate apr lo sportello e smont dall'auto.
- Mi dispiace - disse, in inglese. - Non vi avevo visto. Parlate inglese?
Quinn si spost verso la portiera destra.
- Vado io - disse Orlando, l'espressione tesa.
- Non  necessario. Lascia fare a me.
- Vado io.
Senza un'altra parola, apr lo sportello e scese. Quinn la vide girare intorno all'auto e raggiungere Nate e i poliziotti. Lui segu la scena attraverso il lunotto.
Nate aveva fatto in modo che gli agenti si trovassero vicino al bagagliaio, girati di schiena rispetto alla macchina. Quinn sentiva solo l'eco sommessa della discussione, all'apparenza innocua. Ma all'improvviso Orlando estrasse la pistola. I poliziotti, raggelati, evitarono saggiamente di mettere mano alle loro.
Orlando ordin qualcosa a Nate, e lui allora si affrett ad aprire il baule dell'auto.
Con il bagagliaio aperto, la visuale di Quinn si ridusse di molto. Ud altre voci, poi le sospensioni della macchina gemettero, caricate di un peso extra.
- Non c' abbastanza spazio - disse una voce. Veniva da dietro, e risuon in modo chiaro, per quanto attutita.
Quinn sent il rumore del carrello di una pistola scorrere indietro. Segu un confuso tramestio, mescolato a grugniti, che venne dall'interno del bagagliaio.
- Cos va meglio - comment Orlando.
Quando il baule si richiuse, c'erano solo due persone dietro l'auto: Orlando e Nate.
Tornati a bordo, Orlando gett qualcosa a Quinn. Era uno dei lunghi cappotti scuri indossati dai poliziotti. Con quello, Quinn avrebbe potuto nascondere quasi interamente i pantaloni, rendendosi pi presentabile.
- Ho preso anche questi - disse lei, mostrando i due cinturoni completi di ricetrasmittenti, pistole e altri ferri del mestiere. Mancavano solo le manette, ma era facile intuire il motivo.
- Documenti d'identit? - chiese Quinn.
Orlando fece un cenno di assenso.
Nate ripart. Sbucarono in uno spiazzo coperto, davanti a una banchina di carico.
C'era un camion con la parte posteriore accostata alla banchina. Era quello di una lavanderia industriale. Due uomini stavano trasferendo una cesta piena di biancheria sporca dell'albergo sul cassone.
Quinn osserv le auto parcheggiate sul lato sinistro del piazzale: due Ford, una Peugeot e due BMW. Una delle BMW era una coup color argento. Ma l'altra era blu notte. I finestrini erano oscurati, parabrezza e lunotto compresi.
- L'auto  quella.
Quinn apr la portiera, accingendosi a scendere, ma il dolore lancinante alla coscia lo fece desistere.
- Aspetta - disse Nate. - Vado io.
Prima che il ragazzo smontasse dall'auto, Quinn gli batt una mano sul braccio, poi gli pass un documento d'identit e una pistola.
Nate si avvicin cauto, ma fu subito chiaro che sulla BMW non c'era nessuno.
- E adesso? - chiese.
- Vedi se le scatole sono ancora nel bagagliaio - rispose Quinn.
Nate cominci ad armeggiare con le varie maniglie dell'auto.
- Nate - chiam Quinn. Gli fece cenno di usare la pistola come fosse un martello.
Nate si gir a guardare la banchina di carico. I due uomini che stavano lavorando l erano spariti di nuovo all'interno dell'albergo.
Invece di colpire direttamente i vetri con il calcio dell'arma, Nate utilizz il suo giaccone per ammortizzare l'impatto. Il finestrino aveva un vetro di sicurezza, motivo per cui non and in mille pezzi. Nate dovette piegarlo verso l'interno per rimuoverlo.
- Sei sicuro che era lui? - chiese Orlando a Quinn. Il tono era controllato, ma tradiva una profonda angoscia.
Quinn continu a tenere d'occhio Nate. - S.
Orlando rimase in silenzio per un istante. - Per tutto questo tempo quel figlio di puttana era vivo e vegeto - mormor, parlando pi che altro a se stessa.
Nate riusc finalmente ad aprire il baule della BMW. Quando guard all'interno la sua espressione fu eloquente.
- Niente - disse.
- Allora dobbiamo trovarle - decise Quinn.
- Come facciamo a entrare? - chiese Nate.
- Entrare? - gli rispose Quinn. - Ci siamo gi.

41.

Come Quinn aveva preventivato, le misure di sicurezza al St Martin Hotel erano diversificate a seconda delle varie aree dell'edificio. Le delegazioni, sebbene costituite da personaggi importanti, non dovevano intralciare la normale attivit dell'albergo. Se si fosse trattato di capi di stato, avrebbero bloccato tutti gli accessi. Ma poich gli intervenuti erano in maggioranza docenti universitari o professionisti di alto livello, le precauzioni erano molto minori.
Ci nonostante, superare i controlli non sarebbe stato facile.
Il St Martin era pieno di corridoi di servizio. O almeno, questa fu l'impressione che ebbero addentrandosi nell'edificio. Erano passaggi secondari che utilizzava il personale per non disturbare i clienti. A ogni incrocio c'erano cartelli per indicare le cucine, l'atrio o le sale conferenze. Nessuno dei dipendenti che si spostavano pi o meno veloci in quel labirinto degn Quinn e i suoi compagni della minima attenzione.
Del resto non erano gli unici estranei al personale di servizio che gironzolavano per i corridoi. Infatti c'erano in giro parecchi addetti alla sicurezza, facilmente riconoscibili per un occhio allenato, nonostante indossassero abiti civili e fingessero di lavorare per l'albergo.
Quinn, Orlando e Nate furono fermati due volte. In entrambe le occasioni Quinn esib il suo tesserino della polizia, spiegando che stavano facendo un ultimo controllo delle aree esterne a quelle riservate alla conferenza, prima dell'inizio del rinfresco.
Per camuffare il modo in cui era costretto a zoppicare, Quinn cerc di far sembrare la cosa naturale, come se si trattasse di una vecchia ferita.
Trovarono il programma degli eventi della giornata in una bacheca lungo uno dei corridoi. Il rinfresco per i partecipanti alla conferenza si sarebbe tenuto nella sala da ballo. All'incrocio successivo, videro un segnale che indicava la direzione da prendere per raggiungere proprio la sala.
- Posto di controllo - avvert Quinn a bassa voce.
Due uomini vestiti di scuro stavano accanto a un metal detector. C'era anche una macchina a raggi X per ispezionare le borse, simile a quelle presenti negli aeroporti.
Quinn disse ai suoi compagni di rallentare il passo, per non destare sospetti. Prima di raggiungere il posto di controllo, avrebbero cambiato direzione con aria indifferente, o almeno queste erano le sue intenzioni.
- Quinn - disse in quel momento Orlando. - Contro il muro. Dopo il metal detector.
Quinn guard: c'erano sei scatole, impilate su un carrello.
- Sono loro - conferm Quinn.
Colse un movimento in fondo al corridoio, oltre il carrello. Due uomini si stavano avvicinando dall'altro lato del posto di controllo. Uno sembrava il capo. L'altro, quello che lo stava ad ascoltare, doveva essere un dipendente dell'albergo, a giudicare dall'abbigliamento. Indossava una giacca blu e pantaloni neri, la divisa dei sorveglianti. L'uomo continuava a fare di s con la testa, come se stesse ricevendo delle istruzioni.
Quello che parlava era Leo Tucker.
Quinn si ferm. Tucker e il sorvegliante erano ancora lontani una decina di metri.
- Giratevi verso di me - ordin. - Stiamo conversando tranquillamente. Okay?
Orlando si volt per prima, subito imitata da Nate.
- Avete visto i due che sono appena arrivati? - chiese Quinn.
- S - rispose Orlando.
- Quello alto  Leo Tucker. Sembra che stia dando istruzioni all'altro tizio.
Quinn guard verso le scatole, alle spalle di Orlando. Tucker era pi vicino, adesso. Indic il carrello dove erano accatastate. L'altro fece di s col capo e accost.
- Merda! - imprec Quinn, sottovoce. - Seguitemi.
Pass oltre Orlando e Nate.
- Halt! - grid in tedesco.
Corse, sia pure zoppicando, verso il posto di controllo. I due addetti al metal detector lo squadrarono sospettosi; uno port la mano alla ricetrasmittente agganciata al fianco. Anche l'uomo in divisa da sorvegliante si ferm. Ma non Leo Tucker. Guard Quinn con espressione sorpresa, poi corse via lungo il corridoio.
- Non toccate quelle scatole! - avvert Quinn. - Veleno!
Il sorvegliante si ritrasse immediatamente.
- Fermatelo! - url Quinn, indicando Tucker.
I due addetti alla sicurezza non reagirono prontamente. Quinn allora estrasse il tesserino della polizia, tenendolo in alto, bene in vista.
- Terrorista! - grid. -  un terrorista!
Finalmente quelli si mossero. Uno dei due rincorse Tucker. Ma l'altro rimase al suo posto. Quando Quinn attravers il metal detector, l'allarme suon.
- Un momento - disse l'uomo di guardia.
Senza fermarsi, Quinn si gir verso di lui, ammonendo: - Che nessuno tocchi quelle scatole! - Quindi continu a correre nella direzione in cui aveva visto fuggire Tucker.
Anche Nate e Orlando si erano lanciati all'inseguimento.
- Alt! - intim l'addetto alla sicurezza.
Quinn si volt e vide che l'uomo si era messo davanti al metal detector, deciso a bloccare Nate e Orlando. Fece per impugnare la ricetrasmittente, ma Orlando gli si scagli addosso, travolgendolo.
Quinn non pot fermarsi oltre. Davanti a lui, il corridoio si incrociava con un altro ad angolo retto. Tucker e il suo inseguitore erano spariti, e Quinn non sapeva da che parte erano andati. Acceler il passo e quando arriv all'intersezione, Tucker sbuc improvvisamente da sinistra. Pi avanti, nella direzione da cui l'australiano era venuto, giaceva il corpo esanime dell'addetto alla sicurezza.
Quinn afferr saldamente Tucker per la giacca. L'australiano per continu a correre, trascinandoselo dietro. Cerc di disfarsi della giacca, ma per farlo fu costretto a rallentare, consentendo a Quinn di estrarre la pistola e di puntargliela alla schiena.
- Fermati - intim Quinn.
- Vaffanculo - rispose Tucker, tentando di divincolarsi.
- Fermo!
La giacca scivol dalla spalla di Tucker. Quinn si trattenne a stento dal tirare il grilletto. Nell'attimo in cui Tucker stava per liberarsi, lo colp alla nuca con la canna della pistola. L'altro fin di sghembo contro il muro, poi cadde in ginocchio, stordito ma ancora cosciente.
Quinn si affrett a perquisirlo, per Tucker era disarmato, forse per non avere problemi con il metal detector. A quel punto gli afferr il mento, sollevandogli la faccia.
- Dov' Garrett?
Tucker tard un attimo a rispondere, cercando di riprendersi. - Fottiti.
Dei passi risuonarono dal corridoio che portava al posto di controllo.
Era Orlando, con la pistola spianata. L'abbass quando vide Quinn.
- Stai bene? - domand.
- S - fece lui, anche se la gamba gli pulsava in modo atroce. - Le scatole?
- Ho lasciato Nate di guardia.
- E l'altro addetto alla sicurezza?
- Se la caver - rispose lei. - Dobbiamo andarcene di qui.
Quinn abbass lo sguardo su Tucker. - Tu vieni con noi.
- Scordatelo!
- Se  cos... - disse Quinn, puntandogli contro la pistola.
- Non avrai mai il coraggio di sparare qui dentro.
- Non ci contare. - Quinn strinse il dito sul grilletto.
- Va bene, va bene - fece Tucker. - Ti dir dov' il bambino, ma solo se mi porterete via da qui e mi lascerete andare.
Tornarono da Nate al posto di controllo. Stava tenendo d'occhio sia le scatole sia il malcapitato sorvegliante dell'albergo. L'addetto alla sicurezza era a terra, con la schiena appoggiata al muro, svenuto.
- Dobbiamo filarcela - disse Quinn.
Ordin al sorvegliante di spingere il carrello. L'iniziale riluttanza dell'uomo svan di colpo quando Quinn gli mise la pistola sotto il naso. Orlando, che era in condizioni fisiche migliori, si occup di Tucker. Quinn e Nate si disposero rispettivamente davanti e dietro il drappello.
Ritornarono verso il garage sotterraneo, attraverso il dedalo di corridoi, stavolta consigliati dal sorvegliante sulla strada pi breve da percorrere.
Quando raggiunsero il garage, Quinn ordin a quest'ultimo e a Tucker di caricare le scatole sul sedile posteriore della BMW di Nate. Terminato il trasbordo, chiese a Nate di aprire il bagagliaio.
I due poliziotti erano ancora l, coscienti e giustamente furiosi. Tucker e l'impiegato dell'albergo li aiutarono a uscire, mentre Quinn e Orlando li tenevano sotto la minaccia delle armi.
- Metti in moto - disse Quinn a Nate, che intanto era salito a bordo della BMW. Appena il motore si accese rombando, si rivolse a Orlando: - Tu e Tucker sedetevi dietro.
Da solo di fronte al sorvegliante e ai due poliziotti, Quinn si scus: - Lo so,  stata una giornataccia. Ma, credetemi, poteva andarvi molto peggio. - Quindi apr la portiera della BMW. - Non muovetevi, finch non ce ne saremo andati. Attenzione, vi tengo d'occhio. Poi potrete fare quello che vi pare.
Sorprendentemente, i tre si attennero con scrupolo alle istruzioni.
Quinn ordin a Nate di tornare verso il Tiergarten. Prima di arrivare alla rotonda del Groer Stern lo fece accostare al ciglio della strada.
Il parco era coperto di neve e sui viali c'erano pochissime persone. Il traffico dei veicoli, invece, era sempre intenso.
- Noi ci separiamo qui - disse Quinn.
- Cosa? - chiese Nate, sorpreso.
Quinn guard il suo apprendista negli occhi. - Ti devi sbarazzare di quelle scatole. Portale all'ambasciata americana. Spiega che cosa contengono. Racconta tutto. Non ti crederanno. Probabilmente ti chiuderanno in una cella. Ma per precauzione metteranno le scatole in quarantena. Ci vorranno un paio di giorni, ma verr a tirarti fuori.
Quinn si aspettava che Nate se ne uscisse con una delle sue solite battute ironiche, invece stavolta si limit a rispondere: - Okay.
Si scambiarono una stretta di mano. - Ti sei fatto onore. Te la sei cavata meglio di quanto mi aspettassi.
- Significa che mi darai un aumento?
Quinn sorrise. - Non ci contare.
Scese dall'auto per primo, poi and ad aprire lo sportello posteriore. Orlando smont, trascinandosi dietro Tucker. Ma prima di richiudere, si sporse all'interno dell'auto e disse a Nate: - Sono contenta che ti abbiamo ritrovato.
Quinn, Orlando e Tucker s'incamminarono verso nordest lungo la Hofjgerhalle, con l'australiano nel mezzo.
- Dov'? - chiese Quinn.
- Mi lascerete andare? - domand Tucker di rimando.
- Non far niente per fermarti.
- Non  di te che mi preoccupo. - Tucker lanci un'occhiata a Orlando. - E lei?
Orlando lo fissava torva. Quello era l'uomo che aveva rapito suo figlio. Quinn non era certo di come lei avrebbe reagito.
- Abbiamo fatto un accordo, no? - intervenne lei.
Tucker parve rassicurato. - Va bene. - Per qualche istante non disse nulla, poi guard Quinn. -  al Dorint. L'albergo dove stavate anche voi.
- Sta bene? - chiese Orlando.
- A meraviglia - rispose Tucker. -  con Durrie. Gli ho detto che io avevo gi perso abbastanza tempo dietro quel marmocchio quando l'ho portato qui.
- Figlio di puttana - imprec Orlando tra i denti.
Quinn la vide fare uno sforzo sovrumano per trattenersi, finch, dopo qualche secondo, la ragione ebbe la meglio.
- Sar il caso che vi sbrighiate - disse Tucker. - Sono sicuro che non resteranno l per molto.

42.

Giunti al Dorint, Quinn entr per primo, perlustrando l'atrio con lo sguardo per individuare l'eventuale presenza di Durrie. Mentre si avviava al bancone, la receptionist lo riconobbe e gli sorrise.
- Signor Bragg - esord. - Non sapevo che avesse deciso di tornare. Mi faccia controllare la sua prenotazione.
- No. Non sono venuto per questo.
- Okay - disse la ragazza, guardandolo con aria interrogativa.
- Stavo cercando uno dei vostri ospiti. Un uomo di mezz'et. Con lui c' anche un bambino. Mi ha prestato un libro e vorrei ridarglielo prima che riparta.
- Un americano - rispose lei. Non era una domanda, ma l'implicita conferma di qualcosa che lei sapeva gi.
- S, mi pare.
- Il signor Quinn.
Quinn la scrut perplesso. - Come ha detto che si chiama?
- Il signor Quinn. E suo figlio, Garrett.
Quel bastardo aveva anche usato il suo nome, una beffa vera e propria. Per doveva riconoscere che era anche un'idea brillante. Mai e poi mai lui sarebbe andato a cercare, tra tutti i nomi del mondo, proprio quello.
- S. Giusto. Mi sa dire dove posso trovarli?
La ragazza guard il computer e digit qualcosa sulla tastiera. - Qui dice che partir oggi stesso.
- Se n' gi andato?
- No. Ma un taxi dovrebbe venirlo a prendere tra un quarto d'ora.
- Perfetto. Lo aspetter vicino agli ascensori.
Quinn ringrazi l'impiegata, poi raggiunse Orlando, che era andata a piazzarsi nel vano delle scale, oltre l'atrio. La inform che Durrie era l e che stava per andarsene, quindi si diresse a un telefono interno dell'albergo. Parlando in tedesco, si fece passare l'ufficio che gestiva il personale. Da l in poi fu facile. Fingendo di essere un cameriere addetto al servizio in camera, ottenne il numero di stanza di Durrie.
- Vado su - disse. - Tu aspetta qui, nel caso stia gi scendendo.
- Stai scherzando - fece lei.
- Se non torno nel giro di cinque minuti, mi raggiungi.
- No. Tu aspetti qui. E io salgo.
-  una pessima idea, lo sai bene - ribatt Quinn, che la vedeva schiumare rabbia. - Se vai su tu, so gi che perderai il controllo. Dammi un minuto per mettermi in posizione, poi chiama l'albergo e chiedi di passarti la sua stanza.
Dopo una breve pausa, Orlando si arrese. - Vai, allora. Stai perdendo tempo.
La suite di Durrie era un piano pi su di quella dove aveva alloggiato Quinn. C'erano meno porte, forse perch le stanze erano grandi, con due camere da letto invece di una. Quella di Durrie era a poca distanza dagli ascensori. Rimase un istante a origliare fuori dalla porta, ma l'unico rumore che veniva dall'interno era quello di un televisore acceso.
Le porte delle stanze del Dorint avevano un tipo di serratura che scattava automaticamente quando venivano chiuse, per cui non tent nemmeno con la maniglia. Prese invece dalla tasca la pistola e la punt contro la serratura. Poi fece un respiro profondo, per allentare la tensione.
In quel preciso istante all'interno della suite squill un telefono. Quinn impugn saldamente l'arma, in attesa del momento giusto.
Ud un secondo squillo e un terzo.
Forse se ne sono gi andati pens.
Un quarto squillo, poi silenzio. Non aveva risposto nessuno.
Quinn ritir la pistola, puntandola verso l'alto. Il telefono riprese a suonare, e anche stavolta nessuno rispose.
Fare irruzione per vedere se ci sono ancora? O tornare gi?
Fu la sorte a decidere al suo posto.
La porta si spalanc di colpo. Quinn arretr, puntando di nuovo l'arma.
Durrie apparve sulla soglia con Garrett in braccio. Lo stringeva al petto con la mano sinistra, mentre nella destra impugnava un coltello, diretto alla schiena del bambino.
Quinn vide che aveva anche una pistola infilata nella cintura. Allora lui abbass leggermente la sua. Se Durrie avesse minacciato Garrett con un'arma da fuoco, si sarebbe potuto azzardare a sparare un colpo. Ma il rischio per il bambino era troppo grosso, col coltello puntato contro in quel modo.
- Sei un gran rompicoglioni, Johnny - esord Durrie.
- Garrett, stai bene? - chiese Quinn.
Il bambino si gir. Aveva gli occhi sbarrati per il terrore, per se ne stava l stretto a Durrie. Senza rispondere, gli affond la testa nella spalla.
- Certo che sta bene - fece lui. - Perch non dovrebbe?
- Perch generalmente i padri non usano i figli come scudo.
- Oh, bella questa - rispose Durrie in tono derisorio. - Adesso levati dai piedi.
- Non posso lasciarti andare.
L'altro rise. - Fermarmi significa uccidere il bambino. Vedi, se il coltello lo trapasser, sar stata la tua mano a guidarlo.  questo che vuoi? Credi che lei potrebbe mai perdonartelo?
- Lascialo. Non vuoi veramente che lui ci vada di mezzo.
- Cosa pensi di fare? Consegnarmi alla polizia?
- Ti garantisco che nessuno ti far del male.
- Dannazione, non comportarti come un dilettante!
Ci fu un movimento in fondo al corridoio vicino agli ascensori. Era Orlando.
- Garrett? - chiam.
- Mamma?
Garrett sollev di scatto la testa, individuando immediatamente la madre. Orlando corse incontro al figlio.
- Ehi, attenta - disse Durrie. Si gir un poco, in modo che lei potesse vedere il coltello.
Orlando si blocc, raggelata.
Quinn sapeva che lei aveva sperato fino all'ultimo che non fosse vero, ma adesso aveva la prova davanti agli occhi. Durrie, l'uomo che aveva amato e poi dato per morto... era vivo.
Orlando avanz incerta ancora di qualche passo, poi si appoggi al muro.
- Sei in forma - osserv Durrie. - Forse  il bambino.
- Ti prego, D, lascialo andare.
- D? - fece Durrie. - Stai cercando di ammansirmi ricordandomi il passato?
- Mamma? - chiam Garrett. Il suo tono non pareva entusiasta e conteneva un'implicita accusa.
- Ricorda quello che ti ho detto - sbott Durrie, rivolto al bambino.
Garrett parve incerto, per si strinse di nuovo a lui.
- Cosa gli hai raccontato? - chiese Orlando.
- Credo che sia un segreto tra me e questo piccolo.
- Cosa gli hai raccontato? - ripet lei, alzando la voce.
- Zitta - intim Durrie. - Vuoi disturbare gli altri ospiti? Non vuoi che il coltello mi scappi di mano accidentalmente, vero?
- Non insistere con questa sceneggiata - intervenne Quinn. - Hai perso. Abbiamo le scatole. Quelle che avevi fatto portare qui da Tucker. Falla finita una volta per tutte.
L'espressione di Durrie s'indur. - Ehi, dico, non scherziamo. Mi hai appena scucito di tasca un assegno da dieci milioni di dollari. Accidenti a te!
-  finita.
Durrie reag con una specie di ruggito. - No! - esclam. - Proprio per niente.
- Evitiamo almeno che qualcuno si faccia male.
- Adesso mi dirai anche che ti dispiace, eh?
- Dobbiamo darci tutti una calmata. Non serve a niente comportarsi da pazzi.
- Non sono io che ho cominciato - gli rispose Durrie. - Il pazzo sei tu.
Guard accigliato prima Quinn, poi Orlando.
- Di che stai parlando? - chiese lei.
Durrie sbuff, poi scosse il capo. - Noi adesso ce ne andiamo.
Fece per spostarsi verso gli ascensori, ma Quinn gli si par davanti.
- Smettila di fare lo stronzo e levati dai piedi - url Durrie.
- Quinn! - esclam Orlando.
Lei gli fece un cenno, e a malincuore lui si fece da parte.
Durrie sorrise. - Grazie, Johnny.
L'uomo si avvi lungo il corridoio, con Garrett in braccio. Il bambino sbirci da sopra la spalla del padre. Aveva gli occhi velati di lacrime, pieni di paura e confusione.
Durrie si ferm sul pianerottolo.
- Uno di voi due pu chiamarmi l'ascensore? - domand.
Quinn e Orlando non si mossero.
- Forse puoi aiutarmi tu - disse allora lui rivolto a Garrett. E chinandosi vicino ai pulsanti, aggiunse: - Premi il bottone con la freccia in gi.
Il bambino obbed.
Durrie entr nella cabina vuota e si gir.
- Prenderemo questo - disse. Mosse il coltello lungo la schiena di Garrett, poi guard Quinn con un sorriso maligno. - Ehi, Johnny, che ne dici di unirti a noi? Se vieni con me, forse lascer libero il piccolo.
Quinn e Orlando fecero un passo verso l'ascensore, ma Durrie scosse il capo.
- Solo Johnny, mia cara. - Indic la pistola che Quinn stringeva in pugno. - E, gi che ci sei, molla quella.
Quinn pass l'arma a Orlando.
- Hai nient'altro addosso? - chiese Durrie.
- No.
- Okay, allora. - Durrie rivolse un cenno a Quinn, invitandolo a entrare.
Mentre saliva in ascensore, Quinn si volt a guardare Orlando. Nei suoi occhi c'erano paura e incertezza, come in quelli di Garrett. Ma anche qualcos'altro. Odio, rabbia e senso d'impotenza.
Le porte dell'ascensore si chiusero.
Durrie appoggi Garrett a terra. Per invece di premere un bottone per andare su o gi, lasci l'ascensore l dov'era. Mise rapidamente mano alla pistola e s'infil il coltello in tasca, chiudendo la lama a scatto.
- Mi hai mandato tutto all'aria - disse in tono sorprendentemente pacato, quasi divertito. - All'inizio non sapevo se essere orgoglioso o incazzato. Ma se penso ai soldi che mi hai fatto perdere, adesso sono solo incazzato.
Quinn si limit a guardarlo, senza dire nulla.
- Per voglio darti un'opportunit, Johnny. Quella di farti perdonare il tuo tradimento e di permettere a me di salvare la faccia. Ti chiedo solo un piccolo sacrificio per i miei datori di lavoro. La tua testa in una scatola. Dovrebbe essere sufficiente. Stai tranquillo, ti ammazzer con le mie mani. Niente pi inganni. Ti faccio anche una promessa. Quando avr finito, lascer tornare Garrett da sua madre.
- Ma mamma  troppo impegnata - intervenne la vocina di Garrett.
- Non t'immischiare. Sono cose da grandi, okay?
Il piccolo annu, stringendosi a una gamba di Durrie.
- Che cosa gli hai detto?
- Gli ho detto che sua madre non aveva tempo di occuparsi di lui, e che cos sarebbe stato con me, adesso.
- Sei un bastardo - mormor Quinn.
- Meglio che impari presto cosa significa il tradimento. Diamine, io sono stato per lui un padre molto migliore di te.
Quella frase lasci Quinn interdetto. Guard Durrie con aria interrogativa, ma il suo ex maestro reag con una risata di scherno.
- Ti ho visto morire - disse Quinn.
- Hai visto quello che volevi vedere - rispose Durrie.
- Ti ho visto cadere colpito dalle pallottole.
- Hai solo sentito una pistola sparare contro una pila di scatole. Poi hai visto me che mi contorcevo e il contenuto di una sacca di sangue. Tutto qui. Non hai potuto controllare le mie ferite. Ortega ti ha messo fuori gioco prima che tu avessi il tempo di farlo.
Ortega, il terzo membro del gruppo. Ovviamente era in combutta con Durrie. - Ma ti ho tastato la carotide. Non pulsava pi.
- Andiamo, Johnny. Ci sono decine di farmaci che producono quell'effetto momentaneo. Quanto a me, ero pi preoccupato di riattivare il cuore in fretta. Per fortuna, Ortega  stato pronto a farmi un'iniezione di adrenalina.
Quinn sapeva che erano rimasti fermi abbastanza perch l'ascensore cancellasse in automatico la prenotazione precedente. Motivo per cui adesso potevano anche scegliere di andare su, invece che gi. Allung di scatto una mano e premette il bottone corrispondente al piano di sopra. L'ascensore si mise in moto con un leggero sussulto.
- Bella mossa - disse Durrie. - Per non cambier niente.
Garrett si gir verso il padre, nascondendogli la faccia contro le gambe. Quinn ebbe l'impressione che stesse piangendo, ma in silenzio.
- Hai detto che ti ho tradito. E cos'avrei fatto? - chiese Quinn, ignorando l'ultima frase di Durrie.
- Non fare il furbo con me.
- E tu non accusarmi ingiustamente - ribatt Quinn. Poi un pensiero lo colp. - Si tratta di Orlando,  cos? Pensi che tra noi due ci sia stato qualcosa. Be', non  vero, non  mai successo niente.
- Ero cieco, all'inizio - sbuff Durrie. - Per quanto ne so, andava avanti da anni. Ma Citt del Messico vi ha tradito.
- Era solo un lavoro. Non c' stato nulla. Orlando te l'ha detto e ridetto. E non mentiva, maledizione.
Durrie rise. - Oh, ho finto di crederci, ma non sono stupido, Johnny. Voi due da soli, nella stessa stanza, e non  successo niente? Oh, no. Non pu venire fuori una cosa cos, dormendo sul pavimento.
L'ascensore rallent e le porte si riaprirono.
- Aspetta! - esclam Quinn. - Pensi che Garrett sia figlio mio?
- Certo che  figlio tuo. Ecco cosa capita se vai a letto con la mia donna.
Quinn non credeva alle proprie orecchie. - Garrett  tuo figlio. Non ho mai toccato Orlando nemmeno con un dito.
- Palle. Non siamo a scuola, Johnny. Non sono cos stupido.
Le porte dell'ascensore cominciarono di nuovo a chiudersi. Quinn inser una mano per tenerle aperte, poi premette il pulsante STOP e usc rapido sul pianerottolo. Si gir verso Durrie.
- Cosa pensi di ottenere in questo modo? - chiese Durrie.
- Il tempo necessario per parlare seriamente.
Garrett stava piangendo, adesso.
- Zitto - sbott Durrie in tono brusco. Il bambino pianse ancora pi forte. Durrie lanci un'occhiata a Quinn. - Di' a tuo figlio di piantarla.
- Garrett - inizi Quinn, dolcemente - si sistemer tutto, stai tranquillo. Okay?
Il bimbo non disse nulla, ma dopo qualche istante i suoi singhiozzi si placarono.
- Non  mai successo niente tra Orlando e me. Niente. Sono quattro anni che non ci vediamo.
-  proprio questo che intendevo quando parlavo di cattivo padre.
Quinn si risent. - Se avessi un figlio, non gli farei mai una cosa del genere.
- Non hai avuto scelta. Sparito io, pensavi che avresti potuto avere Orlando tutta per te. Ma ti sbagliavi, non  cos? Quando ha creduto che io fossi morto, lei ha deciso che non voleva pi avere niente a che fare con te. Ti ha mollato senza nemmeno dirti dove andava, immagino. - Durrie rise. - Dovevi sapere come sono le donne. Mi sa che riguardo a questo posso ancora darti dei punti.
Quinn fiss il suo ex maestro, sempre pi incredulo. Avrebbe voluto gridare: Ti sbagli, ma non apr bocca.
- Vuoi sapere la verit, Johnny? Non mi importa un fico di quello che c' stato tra te e lei - continu Durrie. - Anzi, mi hai fatto un favore facendomi capire com' veramente. Ti dir cos' che mi ha fatto incazzare sul serio. Sei stato tu a deludermi di pi. Ti avevo spianato la strada. Avevi avuto tutto ci che ti serviva. Addestramento, esperienza, contatti. Eppure non ti bastava, vero? Non ti bastava ritagliarti il tuo posto nel mondo. Volevi anche quello che era mio.
- Non sai di che parli - disse Quinn. - Non ho mai voluto niente di pi di ci che eri disposto a darmi.
- Sparlavi di me alle mie spalle. Mi hai messo la croce addosso per cose insignificanti che potevano capitare a chiunque. Finch le proposte di lavoro hanno cominciato a scarseggiare. L'Ufficio ha smesso di chiamarmi. E a chi si rivolgeva invece?
Non  possibile pens Quinn. Durrie era talmente fuori strada che lui non sapeva nemmeno come controbattere.
- Tu - prosegu Durrie - ti sei preso tutto, come volevi. Ma non era ancora abbastanza, vero? Finch restavo in circolazione, continuavo a metterti in ombra.
- Non  vero.
- Cos hai sfruttato l'Ufficio per farmi fuori definitivamente. E Peter  stato ben lieto di darti una mano.
- No.  tutto falso, dalla prima all'ultima parola.
Durrie sogghign. - So bene che a San Francisco mi avevi teso una trappola. Per togliermi di torno, eh? Ma ti ho lasciato con un palmo di naso, morendo prima che la tua stupida trappola potesse scattare.
- Stai travisando ogni cosa - disse Quinn. - Non avevo nessun piano. Nessuno voleva ucciderti. Peter non te lo voleva nemmeno affidare, quel lavoro.
- Non ho mai dimenticato. Non si pu dimenticare un tradimento del genere. Certo, sono stato costretto a sparire per un paio d'anni dal giro. Poi per, poco alla volta, sono rientrato, pianificando tutto, attendendo l'occasione pi favorevole. Quando poi il momento  arrivato, io ero pronto.
- Bioterrorismo? Era questa l'occasione che aspettavi?
- 'Fanculo! Anche se si fosse trattato di rubare un camion di carta igienica sarebbe stato lo stesso. L'importante era saldare i conti in sospeso.
- Con l'Ufficio. Con me... e con Orlando.
- Quella puttana era un problema. I primi due anni, dopo la faccenda di San Francisco, li ho passati da solo, senza alcun contatto con il nostro ambiente. Con nessuno. Dovevo assicurarmi che tutti mi credessero morto. Quando sono tornato, lei se n'era andata. Sono stato tentato di incaricare qualcuno di cercarla, ma mi sono trattenuto. Avevo in mente un piano pi ambizioso. Non potevo correre il rischio che lei capisse cosa stavo architettando. Perci ho dovuto aspettare, agendo sottotraccia. Mi capisci, no?
Un'altra massima di Durrie era: Non mettere mai fuori la testa se non stai davvero rischiando di affogare.
- Ci  voluto un po', ma alla fine ho scoperto che si era trasferita a Ho Chi Minh - prosegu.
- Tucker?
- No, Piper - corresse Durrie, con una risata. - Non sapeva che stava lavorando per me. In tal caso, non sarebbe stato tanto zelante. Gli ho messo alle costole Leo perch fosse i miei occhi. Ma niente, non c'era verso. Per scovarla, avrebbero fatto un sacco di chiasso, rischiando cos di metterla in allarme e di indurla a scappare. Per ero certo che c'era un sistema migliore.
Quinn lo guard, intuendo quello che stava per dire, anche se sperava di sbagliarsi.
- Nonostante ti tenessi a distanza, non avevo alcun dubbio che tu sapessi benissimo dove trovarla - continu Durrie. - Conoscendoti, immaginavo che non avresti sopportato l'idea di non sapere che fine avesse fatto. Bastava metterti un po' sotto pressione, e saresti corso da lei. Io, nel frattempo, non ti ho mai perso d'occhio. E allora mi  bastato seguirti.
Quinn riusc a restare calmo, anche se schiumava di rabbia. - E cos hai incaricato Gibson di colpire un obiettivo extra, cio me.
Durrie sorrise soddisfatto. - Il suo compito era di spingerti a lasciare Los Angeles. Una volta arrivato in Vietnam, ti ho affidato a Leo. Che non ha dovuto fare altro che seguirti. Il povero Piper non sa ancora che abbiamo trovato Orlando.
L'ascensore, rimasto aperto per troppo tempo, produsse una sorta di ronzio di protesta. Garrett stava ormai piangendo a dirotto.
-  ora di decidere - disse Durrie. - Sei disposto a fare la tua parte per salvare il salvabile? Oppure Garrett resta con me?
Improvvisamente Quinn avvert una presenza alla sua sinistra, fuori dall'ascensore. Senza tradirsi, appoggi una mano sul muro esterno, giusto di fianco alla porta, come se avesse bisogno di un supporto per sorreggersi.
- Lascia andare Garrett, adesso, subito, e io verr gi con te - promise, mentre un oggetto metallico gli sfiorava la mano.
Durrie rise di nuovo. - Penso che lo terr con me un altro po'.
Quinn stese le dita per afferrare l'arma. - O cos o niente.
Durrie gli punt la pistola alla testa. - Torna nell'ascensore. O cos o niente.
Quinn esit un istante, poi rientr nella cabina, nascondendo la mano con la rivoltella. Garrett era ancora stretto a suo padre e voltava la schiena a Quinn.
Mentre Durrie si sporgeva per premere il bottone corrispondente al pianoterra, Quinn afferr Garrett per una spalla. L'ascensore aveva ancora le porte aperte. Il bambino lanci un urlo quando lui lo stacc da Durrie e lo spinse fuori.
Quest'ultimo si volt di scatto, ma Quinn lo sbatt con un tonfo sordo contro la parete. Le porte si richiusero e l'ascensore cominci la sua discesa.
Durrie fece leva con un ginocchio per togliersi Quinn di dosso e puntargli contro la pistola. Questi, per, era stato pi svelto e lo teneva gi sotto mira.
- Non ci provare.
Durrie invece alz l'arma. Quinn la spinse di lato, giusto mentre quello premeva il grilletto. La pallottola, deviata verso l'alto, produsse un foro nella parete della cabina.
- Non voglio ucciderti! - grid Quinn.
Durrie esplose un altro colpo, ma di nuovo Quinn riusc a deviarne la traiettoria.
- Basta, Durrie, maledizione!
Invece il suo ex maestro gli punt di nuovo l'arma contro. Quinn, sbilanciato, non era in condizione di difendersi una terza volta.
Non ebbe scelta.
Tir il grilletto, urlando tutta la sua frustrazione. Diversamente dall'arma di Durrie, la pistola che Quinn aveva sottratto al poliziotto non era dotata di silenziatore. Il boato fu assordante.
Non ebbe bisogno di esplodere un secondo colpo.

43.

Per lasciare l'albergo gli bast tenere la testa bassa e andare dritto verso l'uscita appena l'ascensore giunse al pianoterra. Qualche dipendente dell'albergo stava guardando nella direzione da cui Quinn era arrivato, chiedendosi senza dubbio quale fosse la causa degli strani rumori che avevano sentito. Ma il cadavere di Durrie era visibile solo dalla zona dell'atrio dove c'erano gli ascensori. Quinn si allontan in fretta, mentre le porte di quello con cui era sceso si richiudevano, favorendo la sua fuga.
Attese dall'altro lato della strada, in piazza Gendarmenmarkt, tenendo d'occhio sia l'ingresso principale dell'albergo che quello secondario. Qualche minuto dopo, Orlando e Garrett uscirono dall'ingresso secondario.
Si recarono dal dottor Garber, senza preannunciare il loro arrivo. Lui non parve apprezzare l'improvvisata, ma li fece entrare nel suo studio medico. Fasci la ferita di Quinn e gli diede dei medicinali per prevenire possibili infezioni. Quando ebbe finito con lui, controll le condizioni fisiche di Garrett. Il responso fu che stava benissimo.
Obbedendo a una richiesta di Quinn, il dottor Garber li lasci da soli per un momento. Orlando teneva Garrett stretto in grembo. Il bambino sembrava ancora un po' sospettoso nei suoi riguardi, ma a poco a poco si stava tranquillizzando. Per fortuna, Durrie non era stato abbastanza tempo con lui da produrre danni permanenti.
- Grazie per la pistola - disse Quinn.
Orlando parve non comprendere di cosa stesse parlando. - Oh, s, certo. Non sapevo cos'altro fare. - Poi, guardando Quinn negli occhi, aggiunse: - Non ti ho ancora ringraziato per avere salvato Garrett, vero?
- Non devi - rispose lui. - Non ci sarebbe stato bisogno di salvarlo, se io per primo non avessi commesso un'imprudenza.
Lei scosse il capo e gli pos una mano sul braccio. - Grazie.
Lui si sent confortato da quel contatto, che per fu brevissimo.
- Puoi prestarmi il telefonino? - le chiese.
Chiam la Talpa. -  finita - esord.
- Bene... o male?
- Bene.
- E il bambino?
-  in salvo.
- Allora... non ho pi bisogno... di chiamare.
- No. Ma vorrei che mandassi un campione e i risultati delle tue analisi a Peter.
- Certamente.
La telefonata successiva fu all'Ufficio. Quando Peter rispose, Quinn gli raccont sinteticamente l'accaduto, poi disse: - Sto per inviarti un file video. L'ha fatto Jansen. Riceverai anche un campione separato che potrai usare per effettuare un controllo incrociato. Queste cose e le mentine che Nate ha consegnato all'ambasciata dovrebbero convincere un bel po' di persone che hanno fatto un grossissimo errore di valutazione.
- Credo proprio che dovranno fare ammenda - convenne Peter.
- Jansen dice che l'operazione era sponsorizzata dall'HFA. Qualcuno dovr occuparsi di loro.
- Lo far presente.
Quinn fece una pausa. - Devi togliere dai pasticci Nate.
- Credevo che avessi detto che non volevi pi avere niente a che fare con me.
- Sono troppo stanco per discutere, Peter. Tiralo fuori e basta.
- Vedr cosa posso fare.
- E Kenneth Murray?
- L'hanno trasferito. Una promozione. All'ambasciata di Singapore. C' parecchio da fare laggi. Non si annoier di certo.
- Grazie - disse Quinn.
- Burroughs si lamenta, per.
- Sono sicuro che riuscirai a tranquillizzarlo dandogli qualche osso da rosicchiare.
Riportarono una notizia in televisione, il mattino seguente. A Berlino era stato sventato un attentato terroristico. La natura della minaccia rimase imprecisata. Quello che sorprese maggiormente Quinn fu la persona che se ne attribu il merito.
- La NATO  lieta di annunciare che gli sforzi fatti per sventare l'attentato sono andati a buon fine - annunci Mark Burroughs. Stava dietro un podio pieno di microfoni. Non gli si vedevano i piedi, ma Quinn era pronto a scommettere che uno aveva una voluminosa ingessatura.
Quinn, Orlando e Garrett avevano pernottato in un alberghetto gestito da un amico del dottor Garber. Era stata una notte quasi insonne, per Quinn. La sua mente era sempre iperattiva, rivivendo e vagliando gli eventi del giorno precedente. Provava ancora sgomento al pensiero di quanto fosse stato vicino a perdere tutto.
A colazione, Quinn e Orlando furono molto taciturni. In effetti, si erano detti ben poco dopo la visita dal dottore. Stavano finendo di mangiare, quando il telefonino di Orlando cominci a squillare. Lei rispose, poi pass l'apparecchio a Quinn.
-  Peter.
- Che c'? - chiese lui, afferrando il cellulare.
- Stanno rilasciando Nate - lo inform Peter. - Lo troverete alla Porta di Brandeburgo tra dieci minuti.
La corsa in taxi dall'albergo richiese circa un quarto d'ora. Nate era l, da solo, sul marciapiede. Gli si illuminarono gli occhi quando vide Garrett.
- Ehi, ragazzo! - esclam.
Il piccolo si nascose dietro la madre, mentre lei salutava Nate. - Sono felice di ritrovarti sano e salvo - disse abbracciandolo.
- E io sono felice di esserlo - rispose lui, con un sorriso.
- Com' andata? - domand Quinn.
- Non  una cosa che vorrei essere costretto a fare troppo spesso - spieg Nate. - All'inizio mi hanno semplicemente preso per pazzo. Ma ci sono un paio di parole chiave capaci di far drizzare le orecchie a chiunque, sempre. Terroristi. Armi biologiche. Minaccia di contaminazione da radiazioni.
- Contaminazione da radiazioni?
- C'era questo tizio... be', ve lo giuro, non voleva assolutamente credermi. Pretendeva a tutti i costi di aprire le scatole con le mentine e verificare con i propri occhi.  stata l'unica cosa capace di dissuaderlo.
- Ti hanno maltrattato?
- Ho avuto a che fare con gente peggiore, dall'inizio di questa avventura.
- Sono contenta di trovarti cos in forma - intervenne Orlando. - Ero preoccupata.
- E di che? - fece Nate. - Ormai sono un ostaggio professionista.
Orlando sorrise. Scambi un'occhiata con Quinn, poi and verso il bordo del marciapiede e chiam un taxi.
Il tassista accost.
- Dove vai? - chiese Quinn.
- Devo riportare a casa Garrett - rispose lei, posando una mano sulla spalla del figlio. - Volevo solo assicurarmi che Nate stesse bene.
Quinn non riusc a nascondere la propria sorpresa. Aveva sperato di potere passare ancora un po' di tempo insieme, per ripercorrere le tappe di quella terribile avventura. O anche solo per parlare del pi o del meno.
- Non potremmo... voglio dire, speravo... - Non riusc a finire la frase.
Lei comprese ugualmente ci che lui intendeva. - Dammi tempo - disse. - Ho solo bisogno di stare un po' con mio figlio. - Esit. - Ti far sapere quando sono pronta.
- Certo - replic lui. - Capisco.
Orlando aiut Garrett a montare sul taxi, quindi abbracci di nuovo Nate. - Farai strada. Segui i consigli di Quinn. Sono validi... al novanta per cento.
Quando si rivolse di nuovo a Quinn, lui non riusc a capire cosa volesse fare. Cos le porse la mano. Lei la prese e lo attir a s, abbracciandolo. Lo baci su una guancia. Un bacio tenero, affettuoso. Quinn dovette fare uno sforzo enorme per non girare la faccia e baciarla sulla bocca. Quando si scost, Orlando rimase qualche istante a fissarlo. Quinn pens che volesse dirgli qualcosa, invece lei raggiunse il taxi, sal a bordo e part.
Lui segu con lo sguardo l'auto che superava la Porta di Brandeburgo diretta verso il Tiergarten.
Dopo circa un minuto, sent qualcosa di gelido pizzicargli il viso. Guard su. Il cielo era coperto di nuvole e stava cominciando a nevicare.
Un involontario brivido gli percorse la schiena. Si volt verso Nate: - Sei mai stato alle Hawaii?
...
.
...
Fine.